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Eurocarni nr. 12, 2017

Rubrica: Sicurezza alimentare
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 126)

Nuovi vincoli per l’utilizzo di sostanze chimiche pericolose

I regolamenti REACH e CLP prevedono che anche chi utilizza un prodotto nel luogo di lavoro raccolga tutte le informazioni necessarie e metta in atto le misure adeguate di protezione e prevenzione per la sicurezza e la salute dei dipendenti

I regolamenti comunitari REACH e CLP sono obiettivamente complessi. Gli obblighi per gli operatori del settore sono numerosi e onerosi, ma anche gli utilizzatori delle sostanze e miscele chimiche in ambiti professionali sono chiamati a diverse responsabilità. Per questo l’ente di formazione Change ha organizzato una “due giorni” su queste tematiche chiamando come relatori due membri dell’autorità competente REACH e CLP dell’AUSL di Modena: Silvia Goldoni e Raffaella Ricci. Titolo del corso: “Le nuove Schede Dati di Sicurezza e il Regolamento CLP” (Modena, 12 e 14 giugno). Mentre il Regolamento CLP si applica alle sostanze e alle miscele pericolose, il Regolamento REACH ha lo scopo di regolamentare in tutta la UE l’immissione sul mercato delle sostanze chimiche e di creare un sistema unificato di gestione dei rischi da sostanze chimiche immesse sul mercato. Il Regolamento sta entrando in vigore gradualmente: fin dal 2010 vi era l’obbligo di registrazione delle sostanze e miscele per i grandi produttori o importatori e per chi trattava sostanze cancerogene, mutagene o altre altamente pericolose.
Dal 2013 la registrazione è obbligatoria per chi importa o produce più di 100 tonnellate all’anno. Oggi, per chi immette sul mercato quantità superiori a una tonnellata annua.
Dal giugno 2018 i limiti di immissione sul mercato si abbasseranno ulteriormente fino a scomparire. Ciascun produttore/importatore deve registrare la sua sostanza presso l’agenzia europea ECHA, che ha sede a Helsinky, e fornire i dati di valutazione della sicurezza della sostanza stessa.
Poiché ciascuna azienda può avere una formulazione propria di una sostanza, la registrazione è specifica e raccoglie in un’unica serie numerica il numero del produttore, il tipo di sostanza e altre informazioni che riescono a distinguere prodotti molto simili, che si differenziano solo per concentrazione, per additivi oppure per impurezze. Quindi, ciascun produttore ha tanti numeri quante sono le sostanze che lui produce e le formulazioni che utilizza. E due distinti produttori della stessa sostanza hanno numeri di registrazione differenti per quella sostanza.
Secondo il REACH anche i cosiddetti “utilizzatori a valle” hanno delle responsabilità: si tratta dei produttori di preparati o miscele, dei produttori di articoli contenenti queste sostanze e degli utilizzatori in ambito professionale: i datori di lavoro.
Le informazioni devono passare da una figura all’altra e devono — quando necessario — anche risalire la catena dall’utilizzatore al produttore. Ad esempio, se un datore di lavoro rileva un problema di sicurezza o di salute per un prodotto, oppure rileva una non conformità nella Scheda Dati di Sicurezza, deve segnalare la cosa al suo fornitore, il quale a sua volta lo segnalerà al produttore della sostanza. E la segnalazione deve essere conservata come prova; ad esempio, è possibile fare una segnalazione tramite posta certificata.

Gli scenari di esposizione
Oggi, quando un’azienda immette sul mercato più di 10 tonnellate annue di una sostanza o miscela, ha l’obbligo di eseguire un rapporto di sicurezza chimica sulla base dell’utilizzo che ne faranno gli utilizzatori a valle. Per ciascun utilizzo possibile va stilato uno Scenario di Esposizione. Sono necessari scenari specifici per il momento della produzione, della manipolazione, dell’immagazzinamento, del trasporto e dello smaltimento della sostanza, almeno. L’ECHA propone un modello di scenario cui rifarsi, che riporta ad esempio informazioni sulle condizioni operative della sostanza, la sua forma fisica, la durata, la frequenza di esposizione dei lavoratori e anche dei consumatori. Questi documenti accompagnano le Schede Dati di Sicurezza oppure le implementano: si hanno così le eSDS “Schede Dati di Sicurezza estese”.
Fino a giugno 2018 sarà necessario fornire gli scenari d’uso solo per le sostanze soggette a registrazione presso l’agenzia ECHA e importate o prodotte per più di 10 tonnellate annue, ma dopo tale data lo scenario diventerà obbligatorio per tutte le sostanze senza distinzioni.
Se nella miscela prodotta è contenuto anche solo un componente che in purezza prevede l’obbligo di scenario, per quel componente diventa necessario stilare gli Scenari di Esposizione. Non è invece previsto che si stilino gli scenari per i pericoli fisici, per gli effetti sull’allattamento e per gli effetti narcotici.
Se un datore di lavoro non individua fra gli scenari disponibili quello relativo all’utilizzo che lui fa del prodotto, può muoversi in vari modi. Può chiedere al produttore di quel prodotto di inserire uno scenario corrispondente all’utilizzo che ne fa. Il fornitore ha tempo un anno per emettere questo nuovo scenario.
Se il fornitore però si rifiuta di stilare lo scenario di esposizione, il datore di lavoro ha ancora due possibili strade da percorrere. Se usa più di una tonnellata annua di prodotto, stila lui stesso uno scenario d’uso e lo segnala all’ECHA. Cosa certo non facile, sotto tutti i punti di vista. Oppure il datore di lavoro cambia fornitore, cercandone uno che abbia già previsto l’utilizzo che la sua azienda fa fra i suoi scenari. Drastico, ma certamente efficace, come stimolo per i produttori a stilare i necessari Scenari.

Autorizzazioni e restrizioni
L’obiettivo del Regolamento REACH è quello di eliminare dal mercato le sostanze chimiche più pericolose. Un bando messo in atto per la sicurezza e la salute delle persone e dell’ambiente, che viene imposto per via indiretta, ponendo ostacoli sempre più difficili e costosi alle aziende che non vogliono ri­nunciare a queste sostanze chimiche.
Va detto che la UE applica queste restrizioni verso quelle sostanze chimiche pericolose che presentano già un’alternativa di pari efficacia, economicamente idonea e con minor impatto negativo.
Sul sito dell’agenzia europea ECHA è possibile reperire la Candidate List: una black list su cui sono riportati i nomi delle sostanze chimiche altamente preoccupanti per la salute o per l’ambiente. Sono “sostanze estremamente problematiche”. Al momento sono circa un centinaio.
L’agenzia ECHA funziona come l’agenzia EFSA, di cui è la corrispondente per le sostanze chimiche. Quando una sostanza viene iscritta in questa lista, l’ECHA comincia a raccogliere tutti i dati necessari a capire se è possibile eliminare quella sostanza dal mercato, se esistono altre molecole altrettanto valide nella resa e con minor impatto su salute e sicurezza.
Dopo una valutazione dei risultati dell’ECHA da parte degli Stati Membri e della Commissione, la molecola riconosciuta essere preoccupante per la salute e l’ambiente, e sostituibile con alternative di pari efficacia ed economicamente idonee, viene iscritta in una nuova lista. Questa lista raccoglie le sostanze per le quali è necessaria un’autorizzazione specifica per poterla utilizzare, indipendentemente dalla quantità.
Le aziende che vogliono continuare a utilizzare quella sostanza devono chiedere — pagando profumatamente — l’autorizzazione a farlo, giustificando la loro domanda e mostrando in che modo intendono tutelare lavoratori e ambiente. Ad oggi sono circa una trentina di sostanze. La lista è reperibile nell’Allegato 14 del Regolamento REACH e riporta anche la data di scadenza di utilizzo consentito della sostanza, superata la quale non sarà comunque più possibile farne uso. Dunque il sistema spinge fortemente le aziende a innovare i loro processi di lavoro e le sostanze utilizzate, a investire in ricerca e sviluppo. Il sistema delle autorizzazioni infatti è lungo, costoso e oneroso e le autorizzazioni hanno comunque una scadenza limitata nel tempo, il che obbliga le aziende a ripetere l’iter procedurale. Ottenuta l’autorizzazione d’uso, questa si applica anche agli utilizzatori a valle.
Le etichette dei prodotti che contengono sostanze che necessitano dell’autorizzazione specifica e sono riportate nell’Allegato 14 devono essere subito aggiornate dal produttore. La Scheda Dati di Sicurezza va immediatamente aggiornata al punto 15 e inviata ai clienti.
Nell’Allegato 17 invece sono riportate le restrizioni: si tratta di oltre sessanta sostanze per le quali esistono limitazioni già da prima dell’emissione del Regolamento REACH; ad esempio il divieto di vendita al pubblico, obblighi di diluizione, modalità di manipolazione. Sono indicazioni che vanno riportate nella Scheda Dati di Sicurezza. Naturalmente, le sanzioni relative alle sostanze che necessitano di restrizioni o di autorizzazione sono salatissime. Il loro possesso, nonché utilizzo, in azienda è vietatissimo.

Obblighi per gli utilizzatori a valle
I datori di lavoro che fanno uso di prodotti chimici (intesi come sostanze e miscele) hanno nuovi obblighi da rispettare. Innanzitutto devono far circolare lungo la catena di commercializzazione dei prodotti chimici eventuali informazioni utili alla tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza. Devono accertarsi che i prodotti da essi stessi detenuti possiedano etichetta a norma, riportante i pittogrammi corretti e tutte le informazioni necessarie. Al momento dell’acquisto di un prodotto pericoloso, devono accertarsi che questo sia registrato dal produttore o importatore presso l’agenzia europea ECHA: infatti, come già detto, è vietato utilizzare sostanze pericolose non registrate. L’eventuale registrazione è riportata al punto 1 della Scheda Dati di Sicurezza per le sostanze e al punto 3 per le miscele.
Nel caso di sostanze pericolose registrate, i datori di lavoro devono accertarsi che quella sostanza non sia presente nella Candidate List riportata nell’Allegato 14 del Regolamento REACH, dove è riportato l’elenco delle sostanze che necessitano di autorizzazione. Inoltre devono verificare che la sostanza pericolosa utilizzata non sia soggetta a particolari restrizioni consultando l’Allegato 17, sempre del Regolamento REACH. L’eventuale presenza della sostanza negli Allegati 14 e 17 deve essere riportata al punto 15 della scheda. Leggendo le Schede Dati di Sicurezza redatte secondo le nuove norme, i datori di lavoro devono anche verificare che l’utilizzo da loro fatto sia quello previsto dal produttore e che invece non ne facciano fare un uso sconsigliato ai loro dipendenti riguardo a strumenti, scopi, modi e tempi d’uso. Si tratta di informazioni reperibili nei cosiddetti Scenari d’Uso, che ad oggi sono obbligatori solo per i produttori o importatori che gestiscono più di 10 tonnellate annue di quella sostanza pericolosa.
Se i datori di lavoro fanno fare un uso della sostanza diverso da quello riportato negli Scenari di esposizione, devono procedere stilando essi stessi uno Scenario d’uso e segnalandolo all’agenzia europea ECHA, oppure devono richiedere al loro fornitore di aggiungere lo Scenario d’uso corrispondente al loro. Oppure, ancora, devono cercare un altro fornitore del prodotto che abbia previsto il loro Scenario d’uso.
Nel caso in cui nutrissero dubbi o perplessità o rilevassero mancanze relative alla documentazione che ricevono dal loro fornitore, devono segnalarli allo Sportello REACH- CLP attivato presso le AUSL oppure, laddove gli sportelli non sono ancora attivi, segnalarli alle autorità competenti. E questo solo per la fase iniziale, di selezione e acquisto di un prodotto chimico.
Una volta entrati in possesso del prodotto, i datori di lavoro devono seguire quanto previsto dal DLgs 81/08 (Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro). Devono eseguire nuove valutazioni del rischio chimico, utilizzando le nuove Schede Dati di Sicurezza e gli Scenari di Esposizione che i fornitori dei prodotti devono consegnare loro e spesso misurando la contaminazione ambientale cui espongono i loro lavoratori. Gli Scenari d’uso sono indispensabili nella valutazione del rischio perché solo dopo aver identificato gli utilizzi che vengono fatti di una sostanza è possibile stimarne l’esposizione dei lavoratori nei vari contesti.
Se l’ambiente di lavoro non rispetta le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori riportate negli Scenari d’uso, i datori di lavoro hanno un anno di tempo per adeguare le loro aziende acquisendo e mettendo in pratica le protezioni indicate dal produttore/importatore. La stima può essere eseguita per misurazione della concentrazione della sostanza nell’ambiente di lavoro oppure con metodi statistici, utilizzando algoritmi e altri sistemi di calcolo. Se il risultato della valutazione dell’esposizione dei lavoratori non è soddisfacente, allora il datore di lavoro deve adottare nuove misure tecniche di protezione e prevenzione ed eseguire una nuova valutazione dell’esposizione.


Giulia Mauri

Eurocarni
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