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Eurocarni nr. 8, 2016

Rubrica: Razze
Articolo di Gaddini A.
(Articolo di pagina 74)

Le Podoliche

Il ceppo Podolico rappresenta un insieme di razze bovine da carne, ma in origine da lavoro, diffuse soprattutto in Italia e nella penisola balcanica, che presentano caratteristiche comuni, sia morfologiche che fisiologiche. Le Podoliche manifestano tra loro analogie sorprendenti, considerando che sono allevate in regioni distanti anche migliaia di chilometri e molte di esse sono state di fatto isolate per secoli. Le razze che evidenziano una vicinanza genetica maggiore sono quelle che facevano parte di entità nazionali comuni, come l’Impero austro-ungarico o la Iugoslavia, nelle quali le popolazioni bovine locali sono state separate da frontiere solo per la frammentazione degli stati legata ad eventi storici.

Caratteristiche
I tratti comuni più evidenti delle razze del gruppo sono il mantello grigio, maggiormente scuro nei tori e con sfumature più scure sul treno anteriore, la pelle nero ardesia e la pigmentazione nera, che riguarda mucose visibili, punta delle corna, unghioni e unghielli, ciuffo del pisciolare, nappo della coda. I bovini Podolici conservano alcune caratteristiche morfologiche derivate dai loro antenati adibiti al lavoro nei campi e alla trazione, come arti solidi, con tendini forti, articolazioni asciutte e unghioni duri. Gli appiombi sono generalmente corretti, ma sono presenti anche animali mancini o falciati. Nelle razze più rustiche è ancora presente un’ampia giogaia.
Dall’animale da lavoro derivano anche il temperamento vivace, la prontezza di reazione agli stimoli e il portamento vigoroso, a testa eretta.
Le razze Podoliche manifestano una notevole resistenza alle avversità climatiche e alle malattie, insieme a una grande capacità di riprodursi in ambienti difficili con scarso o nullo intervento dell’uomo, facilità di parto e ottima capacità materna, intesa come abilità di portare il vitello allo svezzamento anche in condizioni precarie. Queste caratteristiche non riguardano solo le razze più rustiche, quelle meno sottoposte a selezione per la produzione della carne, ma anche le razze “migliorate”, con spiccata attitudine per la carne e alta produttività, grazie alla selezione, operata da decenni con saggezza ed equilibrio, che ha evitato di concentrarsi esclusivamente sulla produzione, mantenendo invece preziose caratteristiche di resistenza. Tra i pregi delle Podoliche non va dimenticato il valore estetico: molti allevatori le scelgono anche perché sono “belle”, più di quelle delle altre razze con spiccate caratteristiche produttive, e conservano nella selezione alcuni caratteri morfologici “solamente” per mantenere la bellezza dell’animale.
Tra i difetti delle Podoliche, in particolare di quelle rustiche, si contano la scarsa precocità, gli interparti lunghi e la bassa resa al macello, che nelle razze migliorate è però comparabile a quella delle razze specializzate da carne cosmopolite. Le lattazioni sono brevi (5-6 mesi) con produzione di latte scarsa, ma di solito sufficiente per lo svezzamento del vitello. In condizioni di allevamento in zone marginali, la produzione di latte, seppur limitata, fornisce comunque un reddito aggiuntivo non trascurabile, con la produzione di latticini tradizionali, a volte anche di notevole pregio, come il rinomato “caciocavallo di Podolica”, riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) dalle regioni Campania, Puglia e Basilicata.

Origini
Il nome del ceppo Podolico richiama la regione storica della Podolia, che oggi fa parte dell’Ucraina. In realtà non c’è nessuna prova che questi animali vengano da quella regione, dove oggi non esistono bovini di questo tipo. La denominazione nasce nell’ambiente scientifico della prima metà dell’Ottocento, quando si cercava di catalogare le razze bovine, peraltro non ancora ben definite, attribuendo loro progenitori selvatici appartenenti a specie diverse, sulla base soprattutto del confronto delle misure del cranio, e cercando di spiegare la presenza delle varie razze nell’Europa occidentale, senza l’ausilio delle tecniche di confronto genetico di cui oggi disponiamo. Così la presenza di razze simili in Italia e nei Balcani era spiegata con l’introduzione nella nostra penisola da parte delle popolazioni barbariche, nel corso delle invasioni iniziate nel periodo intorno alla caduta dell’Impero romano e proseguite nei secoli successivi. In realtà, all’arrivo delle invasioni barbariche, l’Europa occidentale e l’Italia in particolare erano abbondantemente popolate da bovini di diversi tipi, ampiamente utilizzati per il lavoro nei campi (in Italia l’uso dei cavalli come motore agricolo è sempre stato molto limitato), ma anche per i sacrifici, che erano parte essenziale dei riti religiosi, e quindi come animali da carne.
Non c’è nessuna prova del fatto che le popolazioni barbariche abbiano portato con sé i bovini che allevavano nelle steppe dell’Asia centrale da cui provenivano, anche perché molte delle invasioni sono state compiute da eserciti a cavallo, che si spostavano velocemente, senza le famiglie e le masserizie al seguito, bovini compresi, ma che piuttosto razziavano gli animali e le derrate che trovavano sulla loro strada. Inoltre, i vari popoli identificati in passato come responsabili dell’introduzione di bovini in Italia e negli altri paesi dell’Europa occidentale, come ad esempio i Longobardi, si insediarono in zone diverse da quelle nelle quali oggi si allevano i bovini Podolici.
I confronti tra i patrimoni genetici delle varie razze hanno permesso di stabilire che la domesticazione dei bovini (esclusi quelli zebuini) e di quasi tutte le altre specie di animali domestici è avvenuta in Medioriente, nella cosiddetta Mezzaluna Fertile, che occupa grosso modo l’attuale Iraq e parte degli stati che lo circondano. Da questa zona i bovini si sarebbero diffusi in Europa seguendo le migrazioni dei popoli neolitici attraverso due diverse rotte, una che passa per il Nord Africa e raggiunge la Spagna attraverso lo stretto di Gibilterra, l’altra che attraversa l’Anatolia per poi passare per il Bosforo, fino a raggiungere i Balcani e poi il resto del continente europeo. Quest’ultima migrazione avrebbe dato origine alle razze autoctone balcaniche e italiane e il fatto che la maggior parte dei bovini Podolici si trovi disseminata lungo il suo tragitto, per poi espandersi lungo la Penisola italiana, con l’eccezione della Sicilia, fa pensare che il bestiame grigio dalle lunghe corna si trovi in Italia non da tredici o quindici secoli, ma da alcuni millenni.

Le razze
Attualmente in Europa esistono quattordici razze appartenenti al ceppo Podolico, di cui quattro in Italia: Marchigiana, Podolica, Romagnola e Maremmana, che costituiscono circa il 75% dei capi Podolici totali. Le altre razze si trovano in Croazia, Serbia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia, Turchia e Ucraina, e oltre metà di esse sono in grave rischio di estinzione, affidate a pochissimi allevatori appassionati, con consistenze anche di poche decine di capi. La Podolica ungherese (Magyar Szürkemarha) e quella turca (Boz Irk) hanno un numero di capi maggiore, restando comunque razze a consistenza limitata. Recentemente, nella parte della penisola istriana oggi appartenente alla Slovenia, sono stati reintrodotti capi della razza Istriana, una volta ampiamente diffusa, mentre anche l’Albania ospita una razza di probabile derivazione Podolica.
Le Podoliche hanno un retaggio storico di allevamento in zone marginali, con condizioni climatiche e di allevamento molto dure, che hanno selezionato animali in grado di resistere a lunghi periodi di sottoalimentazione, nomadismo spinto, guerre e carestie, rimanendo attive e produttive anche senza cure da parte dell’uomo, ma ovviamente senza raggiungere i picchi di produttività delle razze “gentili”.
L’avvento della meccanizzazione all’inizio del Novecento ha messo in crisi queste razze, rendendo inutile la loro attitudine al lavoro e determinando l’estinzione di alcune di loro, come la Pugliese del Veneto, sparita intorno al 1970.
Solo poche di esse sono state sottoposte a nuova selezione per l’attitudine carne e l’esempio migliore è costituito dalla Marchigiana, oggi esportata in tutti i continenti come ottima razza specializzata da carne, dalle ottime prestazioni produttive, mentre altre hanno mantenuto le loro spiccate caratteristiche di rusticità, rimanendo adattate a sistemi di allevamento a basso impatto ambientale in zone marginali.
Nei Balcani la quasi totalità delle Podoliche è andata incontro a un velocissimo declino, soprattutto per il massiccio incrocio con bestiame Simmental, presente nell’area dalla seconda metà dell’Ottocento, e tuttora ampiamente prevalente, in purezza e come incrociante su razze locali. I bovini Pezzati rossi di origine svizzera hanno agito come veri e propri “killer” delle Podoliche, determinandone la sparizione o la riduzione a poche decine di capi in tutti i paesi balcanici.
Va sottolineato che le razze italiane di maggiore successo, come Marchigiana e Romagnola, sono state introdotte in molti paesi anche extraeuropei, dall’Australia all’Argentina, mentre la Grigia ungherese è allevata anche in Slovacchia e Austria, ed è presente in vari giardini zoologici tedeschi, come quelli di Kleve, Bernburg e Odenkirchen, o in parchi nazionali come quello di Neusiedler See-Seewinkel, in Austria, esibita come attrazione, in quanto esempio di bovino primitivo, grazie al suo aspetto selvatico, che fa pensare a una forte vicinanza con l’uro, l’antenato selvatico dei bovini, estinto dal 1627.

Prospettive
Le Podoliche hanno assunto una notevole importanza per la recente tendenza della politica agricola a privilegiare allevamenti a basso impatto sull’ambiente: infatti queste razze frugali sono adatte al pascolo in zone impervie e con scarse risorse foraggere, inaccessibili alle razze “gentili”, e sono usate per contrastare l’invasione di piante infestanti o l’avanzata dei boschi, dovuta all’abbandono delle campagne, come accade in diverse aree protette dei Balcani. I prodotti delle Podoliche sono identificati dai consumatori come eticamente ed ecologicamente corretti, perché ottenuti con un bassissimo impatto sull’ambiente, nel rispetto del benessere animale, e spesso sono certificati come prodotti da agricoltura biologica. Queste caratteristiche hanno permesso di inserire le Podoliche in programmi di salvataggio a livello nazionale e internazionale, sia per il rispetto dell’ambiente, anche nella prospettiva del cambiamento climatico in corso, sia per salvaguardarle come preziose riserve di diversità genetica.


Andrea Gaddini

 

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