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Eurocarni nr. 12, 2016

Rubrica: La pagina scientifica
(Articolo di pagina 93)

Antibioticoresistenza: progetti a tutela del consumatore

Un problema trasversale che investe la medicina veterinaria e quella umana. Alla Giornata della Suinicoltura esperti a confronto in un evento che ha visto la presenza di medici e scienziati, tra i quali Roberto Callioni, presidente di One Health

L’antibioticoresistenza è un problema trasversale che investe sia il settore veterinario che quello della medicina umana. Non è infatti un caso che la Commissione europea, dopo aver dovuto registrare negli ultimi anni un aumento nella resistenza agli antimicrobici in tutto il continente, abbia dato il via a un Piano quinquennale che include 12 azioni puntuali, il cui obiettivo è quello di eliminare l’uso inappropriato e irrazionale degli antibiotici ad uso umano e, relativamente all’agricoltura e agli allevamenti, l’impiego degli stessi antibiotici in animali e nell’industria alimentare. Il 30 novembre, alla Giornata della Suinicoltura che si è svolta presso il Michelangelo Business Center di Modena, il tema dell’antibioticoresistenza ha tenuto banco in un confronto tra esperti che ha potuto contare anche sulla presenza di scienziati della medicina umana. Il titolo dell’evento, infatti, era: “Biosicurezza. Antibioticoresistenza. Progetti di sanità pubblica. Allevatori e mondo scientifico uniti a tutela del consumatore”. Uno di questi scienziati è il  dottor Roberto Callioni, medico odontoiatra e presidente dell’associazione One Health.

Dottor Callioni, il tema dell’antibioticoresistenza è sempre più dibattuto. Che espansione ha avuto negli ultimi anni tra la popolazione e quali sono le maggiori cause?
«A circa un secolo dalla scoperta del primo antibiotico, la penicillina, che ha salvato milioni di vite, penso che Alexander Fleming sarebbe de­luso dalla sua progenie e, in generale, di come stanno andando le cose. Molteplici soggetti, spesso di opposta estrazione culturale, da tempo sensibilizzano al problema dell’antibioticoresistenza. E così, se Aifa (Agenzia italiana del farmaco, Ndr) sottolinea la necessità di un cambiamento culturale cui tutti sono chiamati, medici, pazienti e in questo caso anche veterinari e allevatori, anche Jim O’Neil, noto economista past president Goldman Sachs e attuale ministro del Commercio inglese, ha stimato che nel 2050, nel mondo, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di decessi, superando ampiamente quelli per tumore (8,2 milioni), diabete (1,5 milioni) o incidenti stradali. In Europa si verificano annualmente 4 milioni di infezioni da germi antibioticoresistenti che causano 37.000 decessi.
Antibioticoresistenza, quindi, come problema con grave ricaduta sulla salute dei pazienti, ma anche di esborso economico per il sistema e la collettività. In Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate del continente e comunque al di sopra della media. Nel nostro Paese, ogni anno, dal 7 al 10% dei pazienti va incontro ad una infezione batterica multiresistente. Le maggiori cause dell’antibioticoresistenza prevedono molteplici responsabili. L’utilizzo indiscriminato degli antibiotici è certamente una delle cause più importanti. In tal senso taluni accusano i medici nel contesto dell’espansione di una sorta di medicina difensiva, di un eccesso di prescrizione di antibiotici anche nel caso di patologie di eziogenesi virale. Non si può non ricordare un altro significativo problema dopo il grande sviluppo di farmaci antimicrobici tra gli anni ‘30 e ‘60 del secolo scorso: solo due classi di antibiotici sono arrivate sul mercato negli ultimi cinquant’anni, il che mette sul banco degli imputati le big pharma, che dedicherebbero solamente l’1,6% delle proprie risorse economiche per la messa in uso di nuovi antimicrobici
».

Il dottor Mino Tolasi, veterinario, in un’intervista ha dichiarato che la comunità scientifica non ha mai dimostrato che l’assunzione di carne provoca il fenomeno dell’antibioticoresistenza, diversamente da quanto emerso rispetto ai batteri isolati nei macelli. In cosa consiste la differenza tra i due aspetti?
«Questi aspetti, proprio nella comunità scientifica, sono spesso molto controversi, anche se le ultime notizie giunte dagli USA sembrerebbero confermare invece il nesso dell’assunzione di carne con il fenomeno dell’antibiticoresistenza. Ben diverso è l’aspetto relativo ai batteri isolati nei macelli dopo l’abbattimento degli animali. Problemi davvero molto complessi che coinvolgono anche modalità di controllo con tamponi delle cariche batteriche, asepsi ambientale e perfino, negli ultimi anni, possibili problemi di promiscuità nelle modalità di macellazione, con possibili ricadute non ancora quantificate: il riferimento è alle pratiche islamiche di iugulazione. Insomma, un problema articolato e complesso, anche se ben differenziato».

Qual è la percezione del paziente rispetto al problema dell’antibioticoresistenza?
«Non mi sembra di cogliere isterismi collettivi rispetto al problema in essere. Il livello di attenzione è sì in incremento, ma ben lontano da quello dedicato, per esempio, negli ultimi mesi, alle vaccinazioni».

Ritiene che esista un’informazione distorta o non propriamente corretta riguardo il tema dell’antibioticoresistenza nell’uomo?
«Diciamo che, come auspica l’Aifa, è necessario formalizzare una campagna informativa capillare e alla portata di tutti. Non usare antibiotici nel caso di patologie ad eziogenesi virale, per le quali, tra l’altro, l’uso di vaccini appropriati sarebbe di grande utilità anche per scongiurare l’utilizzo di antibiotici per la cura di complicanze batteriche. Ma anche la sensibilizzazione ad una corretta posologia giornaliera e per tutto il tempo della prescrizione. Questo aspetto rientra nell’inderogabile necessità di immaginare una vera e propria istruzione del consumatore, e non mi riferisco solo all’assunzione corretta di farmaci, ma anche, ad esempio, alla conservazione e all’uso degli alimenti acquistati nelle catene di grande distribuzione, proprio a partire da carne e pesce».


www.giornatadellasuinicoltura.it

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