Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2016

Rubrica: Fiere
Articolo di Borghi G.
(Articolo di pagina 118)

Col confezionamento “skin” meat is better!

Meat Day a Cibus Tec

Se il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, alla presentazione del pacchetto del Governo Industria 4.0, ha dichiarato che “la strada della competitività passa dagli investimenti in innovazione”, per gli espositori di Cibus Tec questo messaggio era chiarissimo già da molto, molto tempo. Solo così si spiegano infatti, al di là di ogni messaggio o invito della politica, le oltre 600 novità di prodotto presentate alla manifestazione ad alta specializzazione di Fiere di Parma e Koelnmesse dedicata alle tecnologie delle maggiori e più importanti filiere alimentari. Un settore, quello del food processing &packaging, oggi più che mai riconosciuto come tra i più dinamici del made in Italy, che a Parma ha trovato i giusti interlocutori a livello mondiale, anche grazie ad un’organizzazione fieristica (la prima come Koeln Parma Exhibitions) davvero ineccepibile. Tra le altre offerte, come nelle precedenti edizioni, Cibus Tec per i suoi visitatori ha pensato però anche a 12 workshop di altissimo livello, sia per i personaggi chiamati ad intervenire che per i contenuti affrontati, tematiche di grande attualità specifiche per le varie aree di interesse della fiera. Venerdì 28 ottobre è stata la volta della carne: al Meat Day, organizzato insieme ad Assocarni e Sealed Air, si è parlato di confezionamento “skin”, delle possibilità che questa tipologia di imballaggio offre alle aziende che decidono di sceglierlo per i propri prodotti e, in particolare, dei numerosi vantaggi, evidenza che si traduce oggi in un interesse sempre crescente riscontrabile sul mercato italiano e su quelli europei. Ad aprire i lavori del convegno, svoltosi presso la sala del centro congressi, Elena Massironi, consigliere Assocarni, affiancata nel moderare gli interventi dei relatori da François Tomei, direttore dell’Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame.

Il confezionamento in skin delle carni: una leva competitiva nel mercato retail
Per Giovanni Sorlini, responsabile ambiente, qualità e sicurezza Inalca, negli ultimi anni il settore carneo ha subito alcuni sostanziali cambiamenti, tra i quali:

  • la riduzione del peso del tradizionale banco macelleria nel punto vendita a favore dell’aumento dell’offerta a scaffale di prodotti freschi (con relativa redistribuzione tra freschi e freschissimi);
  • la forte crescita all’interno della gdo delle private label, oggi vere e proprie marche;
  • i cambiamenti negli stili di consumo e preparazione domestica degli alimenti («per gli Americani è scomparso il concetto di “pranzo” ma si cerca ancora il “valore aggiunto” dell’alimento nel contesto gastronomico, ovvero prodotti pronti più complessi nella preparazione»);
  • la competizione con forme alternative di distribuzione («si pensi alla crescita dell’e-commerce»);
  • la volontà di “far parlare” di più il prodotto.

«Il confezionamento in skin supporta in toto queste nuove trasformazioni» sottolinea Sorlini «a partire da una maggior protezione del prodotto durante la catena del freddo fino all’apertura di infinite possibilità nell’ambito della comunicazione col consumatore ai sensi del Regolamento CE 1169/2011 (informazioni nutrizionali, supporto a claim commerciali, loghi di certificazione, ecc…, NdR). Penso ad esempio al Super Burger di bovino e di suino a marchio Montana. Abbiamo scelto lo skin per questo prodotto perché, oltre allungarne i tempi di conservazione, è una confezione innovativa, completamente riciclabile e, soprattutto, ci consente di raccontare all’acquirente le nostre motivazioni — e, quindi, anche la filosofia dell’azienda, il territorio da cui proviene — direttamente, con una grafica semplice e colorata, immediata. In questo caso mi viene in mente anche la dichiarazione ambientale di prodotto dell’Hamburger Montana».
Per passare poi agli aspetti relativi alla sicurezza dell’alimento, «tramite lo skin anche il consumatore finale può beneficiare di una tecnica di confezionamento sicura, prima riservata solo al circuito B2B» prosegue Sorlini. Una tecnica che “regala” al prodotto tanti vantaggi:

  • prima di tutto un allungamento della shelf-life («15-18 giorni almeno: e qui si apre un mondo!» afferma Sorlini);
  • un ambiente anaerobio protettivo, con la presenza di flore lattiche in grado di contrastare processi di decomposizione di tipo chimico e microbiologico e la crescita di batteri patogeni di tipo aerobio.

«La selezione lattica delle flore, inoltre, conserva la naturale fragranza della carne» prosegue il responsabile ambiente, qualità e sicurezza di Inalca «e, elemento da non sottovalutare, sui tagli muscolari vengono mantenuti i naturali processi di frollatura».

Tendenze e ragioni del forte sviluppo dello skin packaging in Europa
Il convegno è proseguito con l’intervento di Didier Marteau, direttore Fresh Red Meat Market Europa, Medio Oriente e Africa di Sealed Air, leader a livello mondiale nella produzione di materiali e sistemi per la protezione, la presentazione e l’imballaggio. La tecnologia Darfresh® è la proposta di Sealed Air per il confezionamento in skin. «Sealed Air sta investendo moltissimo nella conoscenza del mercato che, è sotto gli occhi di tutti, cambia con grande velocità, oltre ad indagare con analisi il più possibile precise e puntuali i bisogni, le nuove necessità del consumatore» afferma Marteau. Dalle ricerche effettuate, in particolare sul mercato americano, sono emerse cinque principali richieste da parte del consumatore che si prepara all’acquisto di generi alimentari: la garanzia di freschezza dell’alimento, la capacità di stoccaggio nel frigorifero domestico (contenitori non troppo “invadenti”), la facilità di trasporto dal punto d’acquisto a casa, l’apertura facilitata e il concetto di sostenibilità in senso lato, compresa la preoccupazione crescente per ridurre al minimo lo spreco di cibo.
«Lo skin può essere la soluzione per rispondere a tante richieste del consumatore finale» sostiene Didier Marteau «ma, ancor prima, a quelle del retailer». Oltre alla maggiore shelf-life già citata da Giovanni Sorlini — e che resta il minimo comun denominatore delle richieste dei vari attori sul mercato —, alla maggior qualità e sapore della carne legata alla frollatura («lo skin favorisce la maturazione della carne e per gli operatori di Tesco, gruppo di distribuzione britannico attivo a livello internazionale, ad esempio», racconta Marteau, «è stato necessario educare i consumatori sul colore e l’odore che ha la carne al momento dell’apertura della confezione in skin, entrambi molto diversi rispetto ad altri tipi di imballaggio»), grazie allo skin il prodotto si vede meglio, resta più spazio sullo scaffale («e consente di ripensare addirittura allo scaffale stesso optando per un display apposito per un imballaggio verticale»), non ci sono contaminazioni grazie all’integrità dell’imballo, si riduce lo spreco di carne all’interno della confezione… Tutti questi vantaggi sembrano essere stati recepiti nei vari Paesi europei, tanto che l’espansione di questo tipo di confezionamento si sta allargando velocemente.
«La sfida che adesso ci interessa vincere è quella relativa all’e-commerce, la cui crescita è trainata da Paesi come Olanda, Germania e Inghilterra» puntualizza Marteau. «Amazon, colosso in questo campo, sta facendo notevoli investimenti sull’alimentare e in particolare sulla carne. Lo skin può essere un “partner” fondamentale per accelerare il percorso di conquista di questa area del mercato da parte dei web store».

Innovazione e sfide future: Coop e lo skin nel settore carni
Per Marco Guerrieri, responsabile settore carni e ittico di Coop Italia, «la crisi economica degli ultimi 10 anni ha ridimensionato il valore dei consumi, soprattutto alimentari, e cambiato in modo irreversibile le abitudini di acquisto degli Italiani. L’overdose consumistica è finita perché era figlia di un preciso periodo storico. Tuttavia, il consumatore odierno, pur ritenendo prioritari i tradizionali valori di qualità e sicurezza, manifesta nuove esigenze e sensibilità: è entrato nella logica del sostenibile e dell’etico, inteso come nuovi stili di consumo, attenzione per il benessere degli animali, per gli sprechi alimentari, la difesa dell’ambiente, il cosiddetto “salutismo”, ovvero l’attenzione alla propria salute…». Se, infatti, è vero che il consumatore ha ridotto la sua spesa, e non di poco, in termini di volumi, negli ultimi anni sono emerse altre aree di acquisto. «Sono finiti gli anni delle grandi abbuffate e sono iniziati quelli delle “esperienze gastronomiche”» dice Guerrieri. «In questo contesto la Grande Distribuzione, ed in particolare Coop, sta cercando di anticipare le nuove dinamiche di consumo andando a sviluppare nuovi concept di layout e assortimentali per soddisfare un consumatore sempre più evoluto e informato. Expo 2015, ad esempio, è stata per Coop l’occasione per lanciare un’esperienza di acquisto innovativa: il Supermercato del Futuro ha permesso di sperimentare e mostrare al mondo le potenzialità date dalle moderne tecnologie sia in termini di modalità di vendita, che di innovazione di prodotto e confezionamento. Le aspettative dei clienti vanno trasformate in azioni da parte della GDO».
Oggi l’innovazione viaggia più velocemente di quanto la nostra mente riesca ad adattarsi ad essa. «Il packaging del futuro — fa notare il responsabile settore carni e ittico di Coop Italia — dovrà essere in grado di soddisfare sia le nuove esigenze del consumatore moderno che della Grande Distribuzione, adattandosi a un’offerta sempre più ampia e differenziata e capace di fornire un valore aggiunto al prodotto nel senso di un suo miglior mantenimento, minore ingombro e materiale utilizzato, minori odori nel frigorifero, migliore applicabilità a tutte le prestazioni, migliore adattabilità alla verticalizzazione e al commercio on-line. La tecnologia di confezionamento che secondo Coop si adatta maggiormente a soddisfare le esigenze del nuovo consumatore è proprio lo skin, anche se al momento presenta dei limiti nell’applicabilità ad alcune referenze».
Al di là di queste restrizioni, altri importanti vantaggi offerti dalla versatilità del confezionamento in skin per Guerrieri sono una miglior presentazione del prodotto («si ha la sensazione quasi di toccarlo»), la possibilità di fornire un maggior numero di informazioni…. Insomma, siamo all’inizio di una modalità completamente nuova di presentare un alimento, grazie alla quale si potrà dar spazio alla creatività, introducendo via via nuove referenze, ristabilendo con il consumatore un rapporto stretto di fidelizzazione con il brand.
Lo skin è quindi il futuro? Pare proprio di sì, ma bisognerà fare squadra, come spesso accade o, meglio, dovrebbe accadere. «Per affrontare le sfide future ed essere sempre più vicini alle esigenze del consumatore moderno sarà ne­cessaria una ancora più forte interazione tra industria alimentare, industria dei materiali di confezio­namento e Grande Distribuzione per sviluppare ulteriori in­novazioni» conclude Marco Guerrieri.


Gaia Borghi

Eurocarni
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