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Eurocarni nr. 12, 2016

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 21)

Legge di bilancio e suoi problemi

Il rispetto delle regole va bene ma deve essere preteso per tutti e con tutti e non solo per alcuni

È tempo di legge di bilancio: il Governo ha dovuto vararla lo scorso ottobre e si deve ora fronteggiare la Commissione UE per arrivare alla sua definitiva approvazione. Si tratta di una legge triennale, che si è rivelata subito complessa ed apparentemente poco chiara su alcuni particolari aspetti, che, per maggiore comprensione dei nostri lettori, vorremmo poter chiaramente sintetizzare. È da premettere che i numeri che sono stati divulgati per le varie voci devono essere visti nel quadro generale delle prospettive economiche dell’Eurozona, soggette, secondo quanto sostenuto anche di recente dalla BCE, al ribasso, nonostante i dati suggeriscano una crescita del terzo trimestre di quest’anno (simile a quella del secondo trimestre e della quale abbiamo scritto nel precedente numero di questa Rivista). Per tale situazione la BCE ha lasciato intendere che opterà per un’estensione del piano di acquisti oltre marzo 2017, termine fissato in origine nell’ambito del Quantitative Easing.
Tanto premesso, è sembrato perciò ottimistico prevedere stime di crescita dell’1% del PIL per il prossimo anno, tenendo anche conto dell’eventuale incertezza aggiuntiva degli effetti su spread e banche nel caso si determinasse una particolare situazione politica. L’intero quadro previsionale di un deficit per il 2017 al 2,3% del PIL e dell’inizio della discesa del debito, sempre annunciata dai vari governi, ma che non si è mai verificata — fino a raggiungere una montagna inesplorata che continua a condizionare il nostro Paese e lo rende vulnerabile agli interessi richiesti dai mercati — può apparire non in linea con la situazione presente.
Oltre ad alzare, come accennato, il deficit al 2,3%, con un aumento di mezzo punto sul previsto, anche il quadro delle coperture alle nuove spese appena illustrate appaiono alquanto ottimistiche. Le priorità di spesa si possono considerare come impostate su due punti principali: merito e bisogni. Il merito riguarda gli incentivi alle imprese ed è la parte più innovativa e condivisibile della intera manovra. Si possono citare tra detti incentivi quelli importantissimi che riguardano il sostegno all’innovazione Industria 4.0 (13 miliardi nel triennio), la diminuzione dell’Ires al 24%, l’aumento della decontribuzione al salario di produttività, crediti alle piccole e medie imprese. Il fine potrebbe essere quello di far compiere passi in avanti per recuperare una certa percentuale di investimenti e rimettere, al centro dell’agenda nazionale, la produttività, che rispetto ai nostri concorrenti è ferma ormai da parecchi anni.
Per quanto si riferisce poi ai bisogni, e cioè ai bisogni, la parte maggioritaria degli stanziamenti è costituita da 7 miliardi triennali, dei quali due per il corrente anno riguardanti i prepensionamenti Ape e l’aumento della quattordicesima e due miliardi aggiuntivi al Fondo Sanitario Nazionale, che dovrebbero essere destinati a trattamenti per patologie gravi ed oncologiche. Apprezzabile sembra l’impegno a favore delle famiglie (600 milioni), anche se per esse occorrerebbe effettuare nuove misure di carattere più stabile e strutturale, come la detrazione di imposte sui redditi e non dei vari bonus, che, secondo un generale convincimento, non hanno dato finora frutti sperati.
Esistono poi due altre importanti questioni che riguardano le spese per circostanze eccezionali, sottoposte alla valutazione della Commissione UE: 4,5 miliardi per la ricostruzione post terremoto e 3 miliardi per la tragedia dell’immigrazione.
Fin qui l’indicazione, se pur sommaria, delle più importanti misure previste nel disegno di legge approvato, ma ora si apre il dibattito e lo scontro con Bruxelles, sempre più alla ricerca di una quadratura non facile da raggiungere.
Si è già cominciato ad indicare la deviazione degli obiettivi previsti dal Patto di stabilità che fa paventare una possibile bocciatura poiché viene sostenuto, anche se, a bassa voce, che il 2,3% di deficit inserito nel progetto non è l’1,8% che il nostro Paese si era impegnato a realizzare a maggio per convincere la Commissione UE a concedere la flessibilità su riforme e investimenti nel corrente anno. In proposito, il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha dichiarato di voler considerare alcune circostanze eccezionali, ma, allo stesso tempo, ha puntualizzato che la flessibilità, invocata a più riprese dall’Italia, non significa “giocare con le regole” che vanno rispettate, ricordando anche che il giudizio sulla manovra italiana si fonderà sulle previsioni economiche della Commissione, che, con ogni probabilità, saranno meno ottimistiche di quelle del nostro Governo.
Il rispetto delle regole va bene ma deve essere preteso per tutti e con tutti e non solo per alcuni. A buon intenditor…


Cosimo Sorrentino

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