Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2016

Rubrica: Benessere animale
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 60)

I reali effetti della stabulazione in box singolo sulla salute dei vitelli da latte

Allevare i vitelli in box singolo per i primi due mesi di vita compromette lo sviluppo cognitivo e la salute degli animali? E il loro accrescimento? E la produttività futura? Le domande sono di quelle che fanno sobbalzare sulla sedia gli allevatori: da decenni mantenere i vitellini in isolamento per tutta la durata dell’alimentazione lattea è una pratica universalmente accettata. Naturalmente è autorizzata dalle norme europee e giustificata come efficace tutela della salute dei giovani animali. Ma nulla dura in eterno, nemmeno le consuetudini; e tanto meno le opinioni, specialmente quando sono basate sui risultati della ricerca. Eppure, esistono realmente i vantaggi ritenuti associati a questa pratica di management? E vale la pena di allevare gli animali con questa metodica? Se lo sono chiesto tre ricercatori dell’Animal Welfare Program dell’Università canadese della British Columbia, Faculty of Land and Food Systems. I nostri — al secolo J.H.C. Costa, M.A.G. von Keyserlingk e D.M. Weary — hanno raccolto tutti gli articoli relativi all’argomento pubblicati negli ultimi quindici anni e ne hanno analizzato i risultati. Gran parte degli articoli confrontavano le performance cognitive, di resa zootecnica e di condizioni sanitarie di vitelli stabulati in box singolo con quelle di vitelli tenuti in gruppo.

La review
Con questo metodo di ricerca — definita review — si ottiene un riassunto di tutte le ricerche valutate e si riesce a concentrare in un unico articolo i più recenti sviluppi dello studio di una materia a livello mondiale.
Il lavoro sviluppato con la review ha risparmiato parecchia fatica ai lettori (che leggendolo, conoscevano i risultati di tutti gli articoli considerati dalla pubblicazione) e nel 2016 è stato pubblicato su una rivista di primo piano come il Journal of Dairy Science con il titolo che più o meno suona così: “Effetti dell’allevamento in gruppo dei vitelli su comportamento, capacità intellettive, rese e salute: una review” (J.H.C. Costa, M.A.G. von Keyserlingk, D.M. Weary, “Invited review: effects of group housing of dairy calves on behaviour, cognition, performance and health”, Journal of Dairy Science, 99:2453-2467). Il punto di partenza della ricerca è stato proprio l’interrogativo “ma perché i vitelli negli allevamenti da latte devono essere isolati dalla madre e dai compagni, mentre in tutte le altre forme di allevamento — anche intensive — di bovini da carne, ovini, caprini e suini nella fase di allattamento i piccoli rimangono con la madre e i fratelli?”. Una risposta immediata potrebbe essere “perché nell’allevamento del bovino da latte il latte viene venduto e la vacca partorisce in genere un unico vitello”. Ma i ricercatori non si accontentano certo di una risposta immediata e per natura mettono in discussione le consuetudini.

Salute
Mortalità e morbilità fra i vitelli sono due parametri importanti per definire lo stato sanitario dell’inte­ra mandria. Nell’articolo “La ri­mon­ta, cenerentola dell’allevamento” (in Eu­rocarni n. 10/2016) abbiamo riportato le incidenze di mortalità rilevate in Veneto e in diversi Paesi sviluppati. Ed è stata proprio la que­stione sanitaria a rendere così usuali le gabbiette singole per i primi due mesi di vita dei vitelli delle razze da latte. Certamente, la stabulazione individuale minimizza il contatto diretto naso-naso e quello oro-fecale fra animali. Si dice anche che il box singolo faciliti il monitoraggio dei vitelli e di conseguenza il trattamento delle patologie risulta migliorato. Eppure… Eppure gli autori affer­mano che nonostante tutto c’è poca evidenza di una reale relazione fra box singoli e salute dei vitelli. Alcuni studi empirici non hanno rilevato differenza nelle condizioni di salute fra vitelli allevati in gabbia singola e quelli in gruppi di pochi individui.
Altri studi ancora hanno confrontato situazioni di allevamento molto simili per il management, in cui la differenza principale consisteva solo nel ricorso al box singolo o al recinto di gruppo: ebbene, questi studi riportano che non ci sono differenze di incidenza per le malattie respiratorie e — secondo altri studi ancora — neppure per Escherichia coli O157, Salmonella e Cryptosporidium parvum. Altre ricerche ancora addirittura affermano che allevare vitelli in gruppo comporta un miglioramento delle condizioni sanitarie dell’apparato digerente e di quello respiratorio dei vitelli (Hänninen et al., 2003; Babu et al., 2009).
Certamente vi sono diversi fattori che giocano nella partita delle condizioni di salute del vitello neonato e non basta avere un box singolo per risolvere tutti i problemi. La quantità di latte e di colostro assunta, la lettiera abbondante, asciutta e pulita e il numero di vitelli presenti nel gruppo possono influenzare notevolmente lo stato di salute del vitello. Questi aspetti quindi devono essere considerati ogni volta che si confrontano i risultati fra la stabulazione singola o in gruppo. In linea generale è possibile che gruppetti di 3, 4 o 5 vitelli possano soddisfare le esigenze di socializzazione degli animali senza comprometterne le condizioni sanitarie.
Mantenere stabile il gruppo senza inserire nuovi individui per il periodo di tempo più lungo possibile è sicuramente vantaggioso anche per gli aspetti igienico-sanitari oltre che per quelli comportamentali e di aggressività.
In conclusione, le patologie batteriche più diffuse nella fase neonatale non appaiono essere particolarmente legate al numero di vitelli per box. D’altronde la trasmissione dei patogeni è un fenomeno complesso, su cui molte altre pratiche di gestione possono influire molto maggiormente. Il rischio di malattia è legato anche alle modalità di somministrazione del latte, del colostro, all’igiene delle strutture e alla ventilazione, alla dieta fornita e al monitoraggio delle condizioni di salute. E — aggiungiamo noi — ai programmi vaccinali delle vacche gravide e alla corretta sanitizzazione di secchi, tettarelle e pareti dei box. Intervenire correttamente su queste variabili comporta sicuramente risultati migliori che affidarsi semplicemente al box singolo.
Sicuramente — affermano gli autori — sulla base delle ricerche effettuate è possibile affermare che i vitelli possono essere allevati insieme, pur mantenendo un buon livello sanitario se la loro gestione è corretta e attenta.
Anzi, ricerche future dovranno individuare le migliori condizioni possibili, studiando le interazioni esistenti fra ventilazione delle strutture, età del primo contatto con i conspecifici, programma alimentare e misure preventive igienico-sanitarie.


Giulia Mauri

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.