Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2011

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Gregori L.
(Articolo di pagina 142)

Il caso dell’Acido Linoleico Coniugato (CLA)

Dalla Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza uno studio destinato a stravolgere l’opinione diffusa che i composti naturali ad azione anticancerogena siano esclusivamente di origine vegetale

La carne ed il latte dei ruminanti contengono elevate quantità di CLA (Coniugated Linoleic Acid) che esercita un’azione anti-cancerogena e chemioprotettiva. È il risultato della ricerca condotta dal professor Aldo Prandini, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Agraria, Istituto di Scienze degli Alimenti e della Nutrizione. Lo studio è destinato a contribuire a stravolgere l’opinione diffusa che, come asserito da numerosi studi sull’alimentazione umana, i composti naturali ad azione anti-cancerogena siano esclusivamente di origine vegetale. Anticipando l’esito definitivo della ricerca, ancora in corso, il docente spiega come e perché il CLA ha effetti positivi se assunto attraverso l’alimentazione. Questo derivato dall’acido linoleico, il più importante fra gli acidi grassi essenziali polinsaturi (PUFA) che svolgono nell’organismo numerose funzioni chiave, ha una struttura molecolare in cui i due doppi legami nella catena polinsatura sono separati da un solo atomo di carbonio (per questo vengono detti “coniugati”) conferendo al CLA proprietà diverse rispetto al normale acido linoleico. In natura si trova solo nella carne di ruminanti e nei latticini, poiché viene prodotto dalla mammella e dai batteri intestinali dei ruminanti a partire dagli acidi grassi polinsaturi contenuti negli alimenti.  Per ottenere una più elevata concentrazione nelle carni e nel latte è fondamentale che l’alimentazione dei bovini sia ricca di foraggi consumati freschi o al pascolo.

Secondo la letteratura, il CLA può modulare la carcinogenesi agendo come anti-iniziatore tumorale e anti-promotore tumorale. Ha proprietà antiaterogene ed ha effetti sulla composizione corporea favorendo la sintesi di massa magra, sull’efficienza alimentare e sulla crescita, sul metabolismo glucidico-lipidico-epatico e sul sistema immunitario.  
Fu scoperto, nel 1979, da ricercatori dell’Università del Wisconsin che applicarono, sulla pelle di topi, estratti di carne bovina. I topi vennero poi esposti a forti agenti cancerogeni. Quando i ricercatori contarono il numero di tumori sviluppati dai topi nelle 16 settimane successive, trovarono che quelli esposti all’estratto di carne contraevano il 20% in meno di tumori. L’identità del composto anti-cancerogeno è stata scoperta solo nel 1987 da Michael Pariza. Più tardi lo studioso ha affermato che «pochi anticarcinogeni, e certamente nessun altro acido grasso conosciuto, sono efficaci quanto il CLA nell’inibizione della carcinogenesi, impiegando questo modello sperimentale».

La carne di manzo ne contiene fino a 13 mg/g, quella di agnello 14,9 mg/g (Jahreis, 1999), dieci volte di più di altre carni. Alte percentuali sono state trovate anche nei latticini (17,23 mg/g nella fontina, fino a 17,39 nel pecorino). 
L’elevata presenza nei ruminanti sarebbe dovuta al biochimismo ruminale ed alla fisiologia della mammella. Le fasi metaboliche responsabili delle più importanti modifiche a carico dei nutrienti alimentari avvengono nel rumine e nella mammella e riguardano soprattutto gli acidi grassi insaturi. 

L’acido linoleico ha due doppi legami insaturi, uno in posizione 9 e l’altro in posizione 12, entrambi di tipo cis. La necessità dei microrganismi ruminali di liberarsi dell’idrogeno che hanno “sottratto” ai carboidrati alimentari per ricavarne energia fa sì che si abbiamo delle reazioni di idrogenazione dei legami insaturi. 
L’acido che si forma è l’acido rumenico o CLA dal nome dell’organo nel quale si forma. Da questo, per idrogenazione, si ha l’acido vaccenico. Il tutto grazie al lavoro metabolico di alcuni microrganismi cellulosolitici. Da qui, la formazione degli acidi “buoni”, dipendente soprattutto dalla dieta del ruminante che, come si spiegava sopra, deve essere ricca in foraggi. 

Una volta che si sono formate apprezzabili quantità di vaccenico nel rumine, nel parenchima ghiandolare della mammella si ha la trasformazione del vaccenico in CLA. I batteri coinvolti sono fondamentalmente il Butyrivibrio fibrisolvens, Treponeema Borrelia, Micrococcus sp, Ruminococcus albus, Eubacterium, ecc..
Tornando alle anticipazioni dei risultati della ricerca, il prof. Aldo Prandini spiega che, perché il CLA esplichi la sua azione positiva sull’organismo umano, se ne dovrebbe assumere una quantità definita. A seconda degli studi epidemiologici, questa dovrebbe andare dai 95 mg ai 3 g/giorno. Una dieta che preveda il consumo di circa 150 g di carne d’agnello o bovina, 200 g di latte e 80 g di formaggi permetterebbe di assumere una quantità di CLA sufficiente per espletare effetti benefici sulla salute.

 

Loretta Gregori


 

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.