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Eurocarni nr. 1, 2011

Rubrica: Zootecnia
Articolo di Corona S.
(Articolo di pagina 58)

La protesta senza fine del mondo agricolo sardo

Il Movimento Pastori Sardi continua le proteste e apre un imbarazzante problema di rappresentanza del mondo imprenditoriale. A questo proposito abbiamo intervistato il leader del MPS e il responsabile Agroalimentare di LegaCoop nell’Isola

Non è stato facile riuscire ad intervistare Felice Floris. I suoi impegni a capo del Movimento Pastori Sardi sono numerosissimi, le attività continue, senza sosta. E ovviamente in tutto questo rimane il proprio lavoro da seguire. Che non si pensi infatti che nel frattempo si sottragga alle incombenze che la sua azienda agricola gli pone davanti ogni giorno! Perché la sua impresa lui continua a seguirla in prima persona. Tutti parlano del Movimento Pastori Sardi. Non solo i diretti interessati, ma anche chi, pur occupandosi di tutt’altra cosa o “soffrendo di altri mali”, attribuisce a questo movimento un significato che va al di là di quello che i pastori intendevano rappresentare. Giungono al Movimento e-mail e lettere di sostegno da ogni dove, inviti continui a trasmissioni televisive, persino una lunga raccolta firme degli studenti di un prestigioso liceo classico. Ne parla la stampa nazionale ed internazionale, specializzata e non, perché in certo qual modo ci troviamo di fronte a dei nuovi Cobas, capaci di impersonare, nell’immaginario collettivo, l’unità e il dinamismo che altri gruppi di lavoratori invidiano. Lo stesso Floris ammette di aver avuto un riscontro in termini di solidarietà e richieste di collaborazione che va bel al di là di qualunque aspettativa. E probabilmente l’essere riuscito, con un altro ristretto gruppo di persone, a generare una tale mobilitazione, fa ben pensare anche chi, nella disperazione per una crisi permanente del lavoro, ritrova la speranza di potercela fare, un giorno.

È vero anche che sul MPS è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto, non sempre in buona fede, talvolta denunciando oscure macchinazioni interne con i peggiori secondi fini possibili. Il Movimento nasce con lo scopo di dar voce alle specifiche esigenze di una categoria che ritiene di non essere più degnamente rappresentata dalle confederazioni degli agricoltori. Tuttavia, nel momento in cui scriviamo, le innumerevoli ed eclatanti manifestazioni del MPS non sono bastate a far ottenere tutto ciò che gli allevatori chiedono. Al pari delle altre organizzazioni datoriali del comparto. In ogni caso il Movimento ha posto il serio problema della rappresentanza delle associazioni datoriali, notoriamente in forte crisi da tempo. La cosa si fa seria, quindi, perché se un movimento creato ad hoc riesce ad ottenere più e meglio di strutture accreditate al Ministero che hanno centinaia di migliaia di sedi in Italia e all’estero e che raccolgono umori e interessi di milioni di imprese, allora si apre un problema. Lo stesso, forse, che vede in piena crisi la politica e le istituzioni. Nessuna divagazione filosofica sulla natura di questo Movimento e il suo successo ci deve tuttavia distrarre da quanto sta accadendo in Sardegna e non solo.

Il Movimento Pastori Sardi non si è infatti fermato, nemmeno dopo gli innumerevoli accordi fatti con la Giunta regionale alle 4 del mattino in una notte di festa. Ma, soprattutto, ha continuato la protesta anche dopo l’approvazione della Legge regionale 12 novembre 2010 che dispone in materia di agricoltura e che ha ampiamente trattato la questione dei pastori. Chiediamo a Felice Floris perché riprenda una protesta che solo pochi giorni prima si era fermata con l’abbandono del Consiglio regionale, in via Roma a Cagliari. E se il fatto di accordare fiducia all’esecutivo regionale non sia stato un gesto di forte ingenuità. Floris risponde deciso.

«La legge approvata qualche settimana fa non ci piace. È pasticciata, divide la categoria e il mondo produttivo. Crea delle distinzioni tra le imprese che non possiamo accettare, per questo abbiamo ripreso le rimostranze e le porteremo avanti sino a quando non verranno accolte le nostre richieste così come le abbiamo poste. Niente di meno. Avevamo lasciato il Consiglio sulla base di un accordo, ma non come una resa. E l’abbiamo fatto perché ci siamo fidati, perché ci siamo messi in una condizione di dialogo e collaborazione. Ma questa fiducia è stata vana e completamente disattesa dalla Giunta Cappellacci».

E prosegue: «Quello che volevamo era un aiuto immediato che non facesse distinzione sulla dimensione dell’azienda o sul numero di capi allevati. Un aiuto per le famiglie che da anni vivono in una condizione di difficoltà economica. Il risultato invece è stato la strumentalizzazione del malcontento generale per far diventare legge una serie di richieste di singoli che in un altro contesto o condizione non sarebbero passate mai. Noi non ci prestiamo a questo tipo di politica di basso livello, ci interessa solo che ci venga dato quanto chiediamo, senza compromessi».

Al Movimento sono chiari, dunque: solo nel momento in cui verrà accordato quanto chiedono, la protesta avrà fine. Tra le richieste, un contributo in forma de minimis di 15.000 euro per tre anni ad azienda, senza distinzione in termini di capi allevati o di dimensione dell’impresa, così come a suo tempo era stato pensato per l’emergenza nel settore bovino. Sul lungo termine, invece, sono necessari 5 o 6 impianti di refrigerazione del latte, in modo che sia possibile pastorizzarlo e trattarlo per la commercializzazione anche oltremare. Si potrebbe in questo modo aprire il mercato e dare una capacità di sbocco maggiore al latte sardo, lontano dal sistema di trasformazione isolano. Deve altresì cambiare la politica del monoprodotto, oggi incentrata sul Pecorino Romano Dop che il mercato non è più in grado di assorbire come un tempo. Bisogna lavorare su tutte le alternative possibili. Altro elemento fondamentale della proposta è l’utilizzo di energie alternative e rinnovabili. La Regione Sardegna — a detta del MPS — si dovrebbe dotare di una società che provveda a sue spese all’installazione di sistemi fotovoltaici o eolici, che rendano ogni azienda indipendente dal punto di vista energetico e quindi in grado di abbattere notevolmente i costi di gestione, oltre che adottare una politica rispettosa dell’ambiente. Infine, il Movimento non sposa l’ipotesi della “camera di compensazione” ossia, un soggetto che ritira il prodotto in eccesso. «E ora vi lascio io con una domanda» ribatte Floris. «Che fine hanno fatto i 150 milioni di euro dell’Accordo di Programma da destinare alle aziende impegnate alla produzione di latte ovino? E come funziona il Consorzio latte? Non riusciamo a capire. L’unica cosa che capiamo è che alle aziende zootecniche di tutto questo non è rimasto e non rimane nulla».

Il Movimento Pastori Sardi è particolarmente duro nel giudicare l’operato delle confederazioni di categoria che rappresentano i produttori di latte ovino, sostenendo che le organizzazioni datoriali dell’agricoltura non hanno mai voluto raggiungere lo stesso obiettivo del MPS. Si sarebbero accontentate di molto meno. Già prima dell’estate sarebbe stata presentata una proposta di legge sostenuta da alcune confederazioni, che: «era ridicola. Prevedeva un impegno finanziario totale per 16 ml di euro circa, contro i 150 ml che sono stati stanziati a seguito delle nostre proteste» sottolinea Floris.

Anche il risultato della legge regionale descritta, pur rifiutata dal MPS, sarebbe — a dire di Floris — un merito del Movimento. Eppure il contenuto della legge della discordia, tanto richiesta e tanto contestata, non è totalmente condiviso da tutte le associazioni di categoria. LegaCoop per esempio, che pur ne ha sostenuto l’approvazione, non si mostra soddisfatta, tutt’altro. E per bocca del responsabile agroalimentare LegaCoop Sardegna, Daniele Caddeo, sostiene: «l’articolo 1 della norma si prefiggeva l’ambizioso obiettivo di dare respiro alle imprese ma anche di generare prospettive concrete. Ma di fatto quanto previsto non è sufficiente perché non c’è un’adeguata dotazione finanziaria. Viene da dire che è la montagna che ha partorito il topolino. Nel complesso è una norma senza prospettive di lungo termine. Confidiamo nel fatto che questo sia il primo passo di un piano di rilancio più ampio, che i fondi stanziati non si perdano per strada e che si avvii, da questo momento, una nuova politica per questo settore. Noi proponiamo la cosiddetta camera di compensazione che provveda, almeno in una prima fase, alla raccolta del prodotto in eccesso, in modo che il prezzo possa restare comunque alto e che quindi la remunerazione del latte sia adeguata. Nel contempo, bisogna incentivare le OP e portare le imprese a definire una politica aziendale che le “costringa” ad aggregarsi tra loro. L’esperienza delle cooperative insegna che operare assieme dà sempre un valore aggiunto nell’attività imprenditoriale. È vero che le anomalie e le difficoltà del singolo si riflettono in ambito cooperativo, ma certe problematiche possono essere più facilmente risolvibili di quanto non si possa fare in solitudine. Nel caso della questione del pagamento del latte ovino, le cooperative, pur con innumerevoli problemi, hanno in qualche modo dimostrato di poter fronteggiare la situazione, perché il pastore associato ad una cooperativa non ha completamente abdicato al suo ruolo di imprenditore nel momento in cui consegna il latte al caseificio. Al contrario, sente sulle sue spalle il peso della gestione e della strategia commerciale che segue la fase di trasformazione. Questo non accade tra coloro che vendono il latte ai privati, con tutte le conseguenze del caso. La differenza sembra di poco rilievo ma in realtà l’allevatore che opera in un contesto di aggregazione ha consapevolezza piena del mercato e questo, pur sembrando un dettaglio, è in verità elemento di non poca rilevanza».

Chiediamo a Caddeo, in parte chiamato in causa dall’MPS, come si pongano associazioni come LegaCoop rispetto alle critiche mosse da Felice Floris e il netto rifiuto del Movimento alla collaborazione. Caddeo non si mostra colpito né preoccupato e risponde: «Credo che i ripetuti riferimenti del MPS alle associazioni di categoria dell’agricoltura fossero più dirette ad altri soggetti, sebbene le cooperative siano state più volte additate di recente e con riferimenti negativi legati proprio al basso prezzo del latte. Il problema della crisi della rappresentanza è comunque oggi un male comune che non riguarda solo la Sardegna, né tocca il solo comparto agricolo e zootecnico. Le organizzazioni di categoria, come i sindacati, hanno alle spalle una storia importante. Sono tutte diretta emanazione di un partito politico, nonostante molte oggi abbiano raggiunto un certo livello di autonomia.

L’attuale crisi della politica e delle istituzioni non poteva non riflettersi anche sul mondo della rappresentanza del lavoro e delle imprese. Bisogna capire cosa c’è dietro il MPS. Se si tratta solo di un gruppo, seppur folto, di allevatori che mostrano tutto il loro malumore, oppure se esistano obiettivi differenti da quelli rilevati o peggio ancora strumentalizzazioni che cavalcano il malcontento. In ogni caso le grandi associazioni — pur macchine spesso elefantiache e per certi versi con grossi limiti a seguire il passo del mercato — rappresentano le imprese a 360° e al di là dell’esigenza del momento, con una professionalità e una competenza che nessuno può improvvisare. Nemmeno il Movimento Pastori Sardi».

 

Sebastiano Corona


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