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Manovra collettiva e ripresa economica
L’OCSE conferma che nel nostro Paese la ripresa è partita anche se per tutto il 2010 essa procederà “a passo lento”
Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 26)
La manovra correttiva adottata dal Governo italiano va nella direzione giusta. E, infatti, prima l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico dei Paesi più avanzati, poi l’Unione Europea, con il presidente Barroso ed il commissario agli Affari Economici Olli Rehn, e, non ultimo, il Fondo Monetario Internazionale, promuovono gli obiettivi ed i contenuti della finanziaria da 24 miliardi di euro varata dal Governo. Sembra anche essere un buon viatico il fatto che dai mercati non siano arrivati successivamente altri tonfi, più o meno clamorosi. E non va trascurata, peraltro, la considerazione che, oltre all’Italia, anche gli altri Paesi dell’Unione Europea stanno procedendo a tagli e risanamenti. L’OCSE dunque conferma che nel nostro Paese la ripresa è partita anche se, per tutto il corrente anno, essa procederà “a passo lento”, come si legge nell’annuale previsione economica presentata in occasione dell’apertura del Forum 2010, presieduta, come è noto, dall’Italia. Secondo le ultime stime la crescita, quest’anno, sarà dell’1,1% con un picco dell’1,5% nell’ultimo trimestre, mentre nel 2011 arriverà all’1,5%. Si tratta di cifre che sono solo leggermente inferiori a quelle della Zona Euro, la quale, sempre secondo l’OCSE, crescerà dell’1,2% nel 2010 e dell’1,8 % nel 2011.
L’Europa farà, però, meno degli Stati Uniti, ora in crescita del 3,5%, per poi accelerare nel 2011, grazie ad una ripresa della domanda privata, che, gradualmente, sostituirà il sostegno delle politiche fiscali, destinato a diminuire nel corso dell’anno. Da parte sua, il presidente della Federal Reserve americana, nell’assicurare che la Banca Centrale prenderà le misure necessarie per aiutare la ripresa, si mostra cautamente ottimista sullo stato di salute del suo Paese, nonostante la ripresa modesta e frenata, l’elevato tasso di disoccupazione, la crisi del debito Europeo, ed il deterioramento dei conti pubblici. Tuttavia, come già accennato, la ripresa americana è in corso e nonostante la crisi europea, la quale, se i mercati continueranno a stabilizzarsi, avrà effetti limitati sugli Stati Uniti. La Federal Reserve resta comunque attenta all’evolversi della situazione ma è incoraggiata dalla risposta europea data alla crisi del debito. Per il Fondo Monetario Internazionale, invece, la crescita italiana sarà dello 0,8% quest’anno con il deficit al 5,3%. Anche gli Stati Uniti apprezzano la manovra del nostro Governo e l’impegno annunciato sulle riforme strutturali, ma chiedono alle banche uno sforzo più deciso in direzione della ricapitalizzazione. Tema, però, che i maggiori istituti di credito respingono, ribadendo la validità del sistema di credito italiano. Peraltro l’industria italiana sta cominciando a premere sull’acceleratore, facendo registrare favorevoli momenti sia per quanto concerne il fatturato che gli ordinativi, con un’impennata che non si vedeva dal luglio del 2006. A spingere ricavi e commesse, però, è stato soprattutto il momento favorevole per le nostre esportazioni. Infatti il fatturato è cresciuto, su base annua, del 15,6% sul mercato estero e solo del 3% su quello interno. Stessa dinamica per gli ordini, lievitati del 31,6% in direzione estero e aumentati del 15,4 in Italia. Inoltre, guardando ai valori assoluti degli indici elaborati dall’ISTAT, emerge come il terreno da recuperare per tornare ai livelli pre-crisi sia ancora tanto, anche se oltre metà del percorso è stato fatto.
Il vero problema, però, che sta patendo l’Italia e tutta l’area OCSE, è la crescita della disoccupazione, anche se il nostro Paese fa registrare tassi inferiori rispetto agli altri. Infatti, in Italia, la disoccupazione sarà dell’8,7% nel corrente anno e forse continuerà a crescere, anche se lentamente, nel prossimo anno, fino a toccare la punta dell’8,8%. Trattasi comunque di livelli che si rivelano inferiori a quelli complessivi della Zona Euro, con il 10,1% quest’anno e nel 2011, ed a quelli degli Stati Uniti, con il 9,7% quest’anno e l’8,9 nel prossimo anno. Scongiurato invece, sempre secondo l’OCSE, il rischio contagio della crisi greca sui tassi d’interesse del debito italiano, che, da parte sua, continua ad essere la nostra palla al piede, anche se ci confortano alcune iniziative già intraprese, in sede europea, per stabilire nuovi criteri, intesi ad alleggerire il peso che grava tuttora sugli obiettivi che potrebbero essere portati a compimento, soprattutto per favorire la crescita, fattore di ogni sviluppo.
Cosimo Sorrentino
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