Eurocarni nr. 8, 2010

Valutatori europei addestrati per il benessere animale

È importante compiere i rilevamenti sia in allevamento, sia in macello. Questa una delle conclusioni del Progetto WelfareQuality.

Rubrica: Benessere animale

Articolo di Mauri G.

(Articolo di pagina 39)

Riprendiamo il discorso sulle conclusioni a cui sono giunti i folti gruppi di studio che per cinque anni si sono dedicati al progetto europeo Welfare Quality. Dopo Blockhuis, che ha introdotto gli astanti agli obiettivi del progetto, dopo la Keeling e la Veissier, i quali hanno illustrato i metodi scelti per valutare e punteggiare il benessere degli animali da reddito, dopo Manteca, che ha presentato gli aspetti di benessere su cui si era scelto di indagare, è stata la volta di Andrew Butterworth.

L’inglese Andy Butterworth, della University of Bristol Clinical Veterinary — ha illustrato alla platea del congresso di Uppsala (ottobre 2009) le conclusioni di un’altra fase del progetto Welfare Quality, ovvero il fornire agli allevatori le informazioni ottenute dagli studi in modo da indicare loro come migliorare il benessere nella propria azienda. Per fare questo — ovviamente — è necessario avere un’analisi obiettiva dell’allevamento in questione. Ciò è possibile solo attraverso valutatori addestrati: in questo modo, tutto il personale che svolge questo ruolo può dare risposte omologhe, non soggettive, scientifiche e costruttive. I valutatori quindi devono conoscere i quattro principi del benessere animale — buona alimentazione, buone condizioni di stabulazione, buona salute e comportamento animale corretto — da cui nascono i dodici criteri da osservare — assenza di fame o sete, comfort termico, comfort nel riposo, facilità di movimento, assenza di procedure gestionali che provocano dolore, assenza di malattie e di ferite, assenza di paura, buona relazione uomo-animale, possibilità di esprimere il comportamento sociale e altri aspetti del comportamento compresi nell’etogramma di specie. Essi, inoltre, devono ricevere una formazione e un addestramento che assicurino loro competenza nella misurazione dei parametri da osservare.

Il progetto Welfare Quality ha prodotto tre documenti — acquistabili on-line sul sito del progetto stesso www.welfarequality.net — che costituiscono i protocolli ufficiali dei sistemi di valutazione e sono specifici per bovini, suini e avicoli. Butterworth ha sottolineato l’importanza di effettuare le misurazioni sia in allevamento che in macello: solo così il quadro dell’allevamento in oggetto può essere completo. Infatti, “combinando le misurazioni raccolte in allevamento e in macello è possibile ottenere molte informazioni sia sul benessere animale, sia sulla qualità dei prodotti”. Ad esempio, in allevamento si possono osservare l’idoneità delle cuccette per le vacche lattifere, la densità animale, la sete dei soggetti più deboli del gruppo; si possono contare i capi malati e valutare la qualità della lettiera, si può osservare il comportamento (quale il bagno di sabbia degli avicoli) e punteggiare l’andatura degli animali in modo da ottenere informazioni sulle zoppie presenti. Al macello, invece, si possono studiare con attenzione (eventualmente anche registrando con telecamere) e punteggiare altri aspetti, quali le lesioni podali degli avicoli o le ferite cutanee dei suini. Dopodiché i valutatori devono essere in grado di effettuare un’analisi dei fattori di rischio. Questi fattori vengono ricavati dalle informazioni che essi hanno raccolto in azienda sulle risorse, i mezzi disponibili e l’ambiente di allevamento. Quindi l’analisi dei fattori di rischio è il primo passo per definire la situazione di un allevamento specifico, quello preso in esame.

Questo lavoro deve sfociare in un risultato concreto, quello di supportare le decisioni gestionali che permettono un miglioramento del benessere. È quindi il momento di parlare con gli allevatori e di fornire loro dati concreti. I valutatori stilano un feedback report, cioè una relazione finale sui risultati raccolti in azienda. Questi risultati sono espressi sia sotto forma di punteggi, sia sotto forma di grafico a colonne, che permette di comprendere con immediatezza se quel determinato problema è presente in azienda con incidenza bassa o media o elevata. Di conseguenza, questo feedback report mostra su quali aspetti bisogna concentrarsi per migliorare il benessere dei propri animali. Ad esempio, in un allevamento di suini si può constatare una presenza di zoppie del 3,8% e di borsiti del 10,5%. A differenza di quanto i valori percentuali potrebbero suggerire a una prima occhiata, il problema su cui è più urgente intervenire sono le zoppie, perché 3,8% è un valore di elevata incidenza, mentre il 10,5% di borsiti è sinonimo di una situazione di gravità medio-bassa. I punti presi in esame dal feedback report sono una trentina, così da non disperdere le informazioni tanto faticosamente raccolte in un numero eccessivo di elementi. Ciò infatti si tradurrebbe in una scarsa praticità delle informazioni.

Se le cose che non vanno sono troppe e se tutto va cambiato, è facile che l’allevatore si scoraggi e non adotti nessuna miglioria; invece, se le informazioni sono chiare e precise e interessano un numero quanto più ridotto possibile di aspetti, il responsabile affronta con più serietà e determinazione gli sforzi mentali ed economici necessari per ottenere il risultato; un risultato che gli appare raggiungibile. Fatto questo feedback report, il compito del valutatore si ferma. Secondo Butterworth, infatti, i valutatori non possono assolutamente dare suggerimenti diretti su come migliorare la situazione del proprio allevamento. Forse questa decisione è stata presa dai responsabili del progetto Welfare Quality per garantire l’assoluta neutralità dei valutatori. Il compito di suggerire gli interventi concreti per migliorare il benessere in allevamento viene affidato ad altre figure: i veterinari aziendali, i manager e i consulenti negli allevamenti sottoposti a soccide o altre forme di legame, i consulenti legati ad aziende commerciali. Queste figure professionali possono essere in grado — ognuno in base al suo ruolo e alla sua formazione — di trasmettere informazioni precise e specifiche per il singolo allevamento.

In conclusione al suo intervento, Butterworth ha specificato come dalla valutazione complessiva dell’allevamento e dal rispetto dei quattro principi del benessere animale si possano ricavare le informazioni sul benessere relative a quello specifico allevamento da trasmettere ai consumatori. Ma è solo dallo studio dei dodici criteri e dalle loro misurazioni che è possibile trarre un valore di giudizio che permetta di individuare le misure da adottare per i miglioramenti. Per gli allevatori le informazioni utili sono queste ultime, non quelle tratte dai quattro principi, perché solo queste sono precise e convertibili in indicazioni pratiche.

Giulia Mauri

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