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Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Piscopo A.
(Articolo di pagina 157)

Alternativa all’eutanasia di animali non deambulanti

Premessa - La tutela del benessere animale oggi è un diritto riconosciuto sia dalle norme specifiche che regolano la materia, sia dalla nostra civiltà dei consumi. L’animale deve essere preservato dall’utilizzo di metodi coercitivi che possono determinare un sovvertimento della causa, producendo un’effetto aversivo, se questi non sono riconducibili alla salvaguardia di atti di crudeltà prima della soppressione degli animali, allo scopo di evitare loro sofferenza (sufferèntia) e paura (pavor), angoscia (angùstia) e dolore (dòlor). La consapevolezza e la presa di coscienza da parte dell’uomo che gli animali sono esseri senzienti, e che quindi sono in grado di percepire sufferèntia, pavor, angùstia e dòlor, ha fatto sì che nel tempo si sia distinto il concetto preconizzante di morte dell’animale, configurabile con la fase preparatoria dello stesso, che porta ad evitare, qualora i procedimenti (metodi) siano utilizzati in maniera ottimale, i diversi gradi di percezione precedenti la fase di preagonia, con relativa perdita di coscienza e sensibilità e che culmina con la morte. Possiamo pertanto definire i gradi di percezione come i gradi di benessere animale, inteso come diritto acquisito e inviolabile, prima di essere ucciso per il fine umano, o per qualsiasi altro fine che non sia quello umano, come ad esempio l’eutanasia dell’animale come fine a se stessa.

“The downer cow” o mucca a terra - In nome dell’animal welfare, l’approccio normativo per la downer cow (mucca a terra) è articolato da atti cogenti in seno all’UE inerenti la tutela degli animali durante il trasporto. In sintesi, per le norme riguardanti gli animali non deambulanti, si profilano le seguenti alternative: trasporto di animali non deambulanti; macellazione sul posto e al macello di animali non deambulanti; da ultimo, eutanasia di animali non deambulanti.

1. Trasporto di animali non deambulanti - Il Regolamento CE n. 1/2005, allegato I, cap. 1, prescrive le modalità di trasporto degli animali non deambulanti. Inidoneità al trasporto: non può essere trasportato nessun animale che non sia idoneo al viaggio previsto, né le condizioni di trasporto possano essere tali da esporre l’animale a lesioni o sofferenze inutili; gli animali che presentano lesioni o problemi fisiologici ovvero patologie non vanno considerati idonei al trasporto, in particolare se non sono in grado di spostarsi autonomamente senza sofferenza o di deambulare senza aiuto; tuttavia, animali che presentano lesioni o malattie lievi possono essere ritenuti idonei al trasporto se questo non provoca nocumento alla salute e all’animal welfare. Questo primo approccio normativo pare fatto su misura per gli animali da reddito, che hanno subito nella vita una forte speculazione produttiva e a, fine della carriera, occorre adottare la soluzione migliore per porre fine alla loro esistenza. La downer cow syndrome può presentarsi in natura sotto diverse forme: e allora abbiamo il caso della vacca da latte a fine carriera, la vacca a terra a causa di incidenti gravi verificatisi in azienda e che non consentono all’animale di camminare o di reggersi in piedi, ma anche nella tramontata ipotesi di malattia della mad cow disease o morbo della mucca pazza. Altre situazioni in cui il trasporto può significare grave pericolo per lo stato di salute dell’animale, ad esempio nelle vacche pregne, e per tutte le situazioni di compromissione grave dello stato di salute dell’animale non in grado di deambulare. È ovvio quindi che il Regolamento non si applica solo alla downer cow, ma a tutte le categorie di animali non trasportabili di cui al punto 2, allegato I, capo 1 lettera a) e successivi. Sarà cura del veterinario stabilire di volta in volta la trasportabilità dell’animale, in base a un giudizio formulato secondo coscienza e, più ampiamente, in base alla propria conoscenza, competenza e responsabilità, basato sull’esame clinico o sulla visita ante-mortem, di cui al punto 3 del Reg. CE n. 1/2005.

2. Macellazione sul posto e al macello di animali non deambulanti - L’art. 12 del DLgs 333/1998 recita: «gli animali feriti o malati devono essere macellati o abbattuti sul posto; il veterinario ufficiale può tuttavia autorizzare il loro trasporto per la macellazione o l’abbattimento purché ciò non comporti ulteriori sofferenze». Ai sensi del suddetto articolo, agli animali a fine carriera produttiva, che non sono in grado di reggersi in piedi, è sconsigliato il trasporto verso il macello, a causa delle pressanti trazioni e sforzi eccessivi provocati durante la fase di carico/scarico. Gli animali che non sono in grado di sostenersi devono essere macellati d’urgenza in idonee strutture o abbattuti sul posto e quindi tali animali sono considerati inidonei al trasporto secondo il DLgs n. 532/92, modificato dal DLgs n. 388/98 e sostituito dal recente Regolamento (CE) n. 1/2005. Peraltro, tali comportamenti coercitivi assumono caratteri di crudeltà nei confronti dell’ animale (si veda art. 544-ter del Codice Penale, maltrattamento di animali). Qualora al macello arrivino animali coricati nel camion e questi non siano in grado di alzarsi o di scendere autonomamente, è necessario procedere all’abbattimento sul mezzo di trasporto, così da evitare di ricorrere a modalità inadeguate relative allo scarico dell’animale vivo, procurandogli ulteriori e inutili sofferenze. Nel caso di animali giunti al macello che non siano in grado di muoversi autonomamente verso la trappola per lo stordimento, occorre esaminare con attenzione le condizioni generali dell’animale al fine di stabilire la possibilità di ammetterli alla macellazione e, in tal caso, di giudicare l’idoneità al consumo delle carni o meno. L’utilizzo di metodi coercitivi sull’animale ferito o malato costituisce reato. Il veterinario ufficiale, chiamato a visita per stabilire la macellazione d’urgenza, potrebbe trovarsi ad assistere a comportamenti e situazioni che possono compromettere il benessere animale, come ad esempio: uccisione di animali (chiunque, per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale, art. 544-bis Codice Penale); maltrattamento di animali (chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, art. 544-ter Codice Penale); abbandono di animali (chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività, art. 727 Codice Penale).

La macellazione d’urgenza - Gli ungulati domestici, per il resto sani, che hanno subito incidenti di particolare gravità o sono affetti da turbe metabolico-funzionali, tali da portarli all’immobilizzazione, e per i quali non è possibile applicare il trasferimento dall’azienda al macello, evitando loro inutili sofferenze, sono macellati sul posto (art. 12 DLgs 333/98), dopo avere proceduto alla visita pre-macellazione (visita ante mortem). A tale proposito è bene prevedere in azienda una sala annessa adibita a macellazione d’urgenza con pareti piastrellate a 2 metri d’altezza e pavimento a piastrella ruvida (antiscivolo), con serbatoio per la raccolta del sangue, un paranco per sospendere l’animale, acqua corrente, utensili e coltelleria, e contenitori per la raccolta del sangue e di altri materiali. La sala adibita a macellazione d’urgenza è indispensabile per garantire le condizioni minime di igiene e la messa in sicurezza della carne. Diversamente, l’animale non può che essere stordito e abbattuto sul luogo dell’incidente (box, recinto, stalla, ricovero, ecc...), sottoposto alla vista degli altri animali e in condizioni igieniche scadenti (letame, urina, mosche, ecc...), che possono compromettere la salubrità della carne. Il veterinario ufficiale chiamato in reperibilità a presenziare la macellazione d’urgenza si reca in azienda assieme al personale addestrato (tecnico specializzato del macello) e procede alla visita ante mortem; l’animale viene stordito dal tecnico della macellazione e trasportato nella sala d’urgenza, prima che riprenda coscienza. Qui è sospeso per procedere con la successiva fase di dissanguamento. A questo punto si possono adottare diversi procedimenti: l’animale può essere stordito e dissanguato, ma non scuoiato, ed essere trasportato senza eccessivi ritardi al macello più vicino, con mezzo refrigerato e non, se il trasporto è inferiore alle 2 ore; oppure è possibile procedere alla macellazione totale sul posto e al trasporto della carcassa, del sangue, dei visceri e degli organi e tessuti racchiusi in contenitori che ne garantiscano la tracciabilità o comunque un nesso con le carni. La seconda ipotesi, qualora fosse possibile attuarla, offre maggiori garanzie di igiene e salubrità delle carni. In genere, il veterinario ufficiale chiamato a macellazione d’urgenza, deve essere un esperto di ispezione delle carni e, preferibilmente, un veterinario ufficiale di un macello. Nella visita d’urgenza in azienda, situazioni particolarmente gravi possono indurre il veterinario ufficiale a dover imporre l’abbattimento dell’animale con esclusione delle carni dal consumo umano. Ad esempio, uno stato di cattivo dissanguamento e, nel caso di trasporto dell’animale al macello, una tardiva eviscerazione, o, ad esempio, in caso di animali che al momento della visita siano stati trovati agonizzanti o in particolari stati di sofferenza da cui risulta facile presumerne alla visita ante mortem indicatori patologici e/o comportamentali.

3. Eutanasia di animali non deambulanti - La bella morte o morte tranquilla (eutanasia), praticata su animali da reddito, affetti da malattie incurabili, secondo alcuni diventa l’atto più concreto e compiuto da fare per il solo fine umanitario di abbreviare le loro sofferenze percettibili. In caso quindi di animali da reddito, di cui all’allegato I, capo 1., punto 2, lettera a), che non sono in grado di spostarsi autonomamente senza sofferenza o di deambulare senza aiuto e non sono tra l’altro macellabili, non sono destinati cioè a un fine umano, la soluzione più idonea risulta (secondo alcuni) l’eutanasia. Quando un animale si presenta in decubito permanente, ed è impossibilitato a muoversi, come ad esempio nell’indebolimento della motilità dei muscoli riconducibile a mastite acuta e tossiemia, a lesioni più o meno gravi dei muscoli dovuti a compressione, in casi di peritonite acuta, occlusione intestinale, idrope degli invogli fetali, ferite gravi, prolasso, ecc..., tutto ciò deve indurre a pensare a un possibile stato di compromissione della commestibilità delle carni, e quindi ricorrere alla macellazione potrebbe divenire superfluo. La morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un animale al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia, può essere ottenuta nei modi seguenti: con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente in vita l’animale; in questo caso parliamo di “eutanasia passiva”; attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte dell’animale, “eutanasia attiva”; su richiesta dell’allevatore, “eutanasia volontaria”.

Alternativa all’eutanasia di animali non deambulanti - L’eutanasia animale deve poter essere praticata solo in casi del tutto eccezionali. Ad esempio. nei casi limite, rivolta ad alleviare gli spasimi dell’agonia, in condizioni di particolare sofferenza, in cui non vi è nessuna speranza di guarigione. Tuttavia l’eutanasia animale, se propugnata dalla SIVAR-Società Italiana Veterinari Animali da Reddito e sottoscritta dalla FNOVI-Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (più Anmvi-Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e AIVEMP-Associazione Italiana Veterinaria Medicina Pubblica) e da altre associazioni (LAV-Lega Anti Vivisezione e Animals’ Angels), e apprezzata dal Ministero della Salute, non può essere ammessa né dalla legge né dalla morale e dall’etica. La concezione medico-giuridica secondo la quale un simile intervento sia legittimo, di sicuro darà luogo all’apertura di riflessioni e discussioni di carattere giuridico-morale ed etico. Per tale motivo, non si capisce perché, ad esempio, determinate categorie di animali, come i cani e i gatti, anche in regime di sofferenza sono costretti a stare in un canile/gattile per tutta la vita, senza poter essere soppressi e non può essere adottato lo stesso trattamento per le downer cow. A tal uopo, bisogna fare delle considerazioni di natura tecnica, per cui questi animali spesso sono alloggiati in spazi angusti, cosicché le zampe anteriori immobili sono a contatto diretto con il pavimento, mentre tutto il treno posteriore sosta per lungo tempo accasciato nella canaletta di scolo dei reflui, con ripercussioni di natura infiammatoria alle articolazioni, piaghe da decubito forzato, ferite, abrasioni, lesioni da compressione del corpo sugli arti, ecc... È necessario parlare di animal welfare soprattutto nella fase in cui l’animale immobilizzato si accascia a terra nell’allevamento. La gestione a questo punto deve essere affidata ai veterinari, a cui spetta la scelta definitiva: abbattere l’animale per eutanasia (passiva, attiva, e/o volontaria); macellazione sul posto e/o trasporto al macello; mantenimento in vita dell’animale fino alla cessione delle funzioni vitali. Nel primo caso, con assoluto rispetto per le proposte e sottoscrizioni fatte dalle associazioni di categoria nel tentativo di mettere fine agli atti di crudeltà nei confronti delle downer cow, e di tutelare l’animal welfare, mi riserbo la mia personale opinione sulla praticabilità del ricorso a tale pratica, peraltro costosa. Come detto in precedenza, un tale trattamento, legittimato giuridicamente, porrebbe la professione del veterinario in conflitto di coscienza e, per lo più, in contrasto con la morale e con l’etica. La natura giuridica, morale ed etica del diritto alla vita, valida per esseri senzienti inferiori, come i cani e i gatti, i quali, pur vivendo in regime di sofferenza, non è lecito abbatterli, deve essere valida anche per le mucche a fine carriera e per tutte le altre specie animali. Tuttavia, trovandoci di fronte ad una scelta, appare alquanto necessario adottare il principio del borderline, tra casi limite di irreversibilità, per cui l’animale è incurabile, e casi più lievi, in cui è ammessa la macellazione sul posto o il trasporto al macello. La scelta di adottare la pratica dell’eutanasia caso per caso dovrebbe essere ammessa e regolamentata per legge. Inoltre, il costo dell’eutanasia equivale, qualora si optasse per la resa dell’animale macellato sul posto o trasportato al macello, ad abbatterlo.

Ipotesi accreditate - Nel secondo caso, toccherà al veterinario stabilire la macellazione più idonea, secondo coscienza, conoscenza, competenza, responsabilità (CCCR), e quanto disposto nell’allegato I, capo I, in cui si chiarisce cosa si intenda per idoneità al trasporto (“non può essere trasportato nessun animale che non sia idoneo al viaggio previsto”). Il veterinario chiamato in reperibilità deve gestire con cautela queste operazioni, curando quanto più possibile la tutela del diritto al benessere animale prima che esso venga abbattuto. La macellazione sul posto è stata ampiamente discussa nel mio articolo “Sul benessere animale e sulla protezione durante il trasporto e al macello” pubblicato in Eurocarni n. 12/2006. Nell’articolo si prevedeva che nell’allevamento vi fosse una sala annessa adibita a macellazione d’urgenza, e che fosse la carcassa (quarti/frattaglie, ecc...) ad essere trasportata e non l’animale sia vivo che morto (stordito e jugulato). Tale ipotesi pare peraltro avvalorata dal nuovo Regolamento UE (il Regolamento abroga il DLgs n. 333/98) relativo alla protezione degli animali durante la macellazione, che, nel progetto di risoluzione legislativa del Parlamento e nel parere della Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare, con l’introduzione di emendamenti rispetto al testo originale della Commissione, prevede per determinate categorie di animali le unità mobili di macellazione [emendamento 34, 2-bis “Entro il 1º gennaio 2013 la Commissione presenta una proposta legislativa al Parlamento europeo e al consiglio che stabilisce le norme e le condizioni dell’uso di unità mobili di macellazione all’interno della Comunità provvedendo affinché in tali unità mobili siano prese tutte le precauzioni per non pregiudicare il benessere degli animali”; si veda anche l’emendamento 43 (2)-72 (1)].

Motivazione - Le unità mobili di macellazione riducono lo stress causato agli animali dalle attività di trasporto prima della macellazione, diminuendo anche il rischio di ridurre la qualità delle carni. Per gli animali fragili, quali le ovaiole e le mucche in elevata lattazione, esse costituiscono uno strumento importante per evitare un doloroso trasporto che spesso provoca fratture o cadute. Inoltre tali unità contribuiscono a diminuire il degrado ambientale (emendamento 43, c-bis: gli animali in lattazione devono essere abbattuti in unità mobile di macellazione entro le 12 ore).

Motivazione - Gli animali in lattazione sono esposti a maggiori sofferenze durante il trasporto, sia nel caso in cui non siano munti almeno ogni 12 ore, che a causa del limitato sviluppo dei loro muscoli posteriori e il continuo sforzo necessario durante il trasporto per rimanere in equilibrio. Spesso cadono nei veicoli e sono esposti a ulteriori sofferenze quando arrivano depressi nelle unità di macellazione. Pertanto, occorre progettare unità mobili di macellazione con attrezzature tali che tengano conto pienamente del benessere degli animali. La terza ipotesi, ossia tenere in vita l’animale non deambulante fino alla cessione delle funzioni vitali, è la soluzione che io mi permetto di sottoscrivere, per risolvere il problema della mucca a terra, connesso agli atroci atti di crudeltà. L’effetto “stockman” (stockman = l’uomo di stalla) è l’approccio uomo-animale, che inizia nell’allevamento e si ripercuote sugli animali e sul loro benessere a seconda delle influenze positive o negative esercitate dall’uomo. In caso di downer cow, senza vessazione da parte del proprietario, bisogna relegare l’animale, che deve essere trasportato per sollevamento, trascinamento su pallet, slitte, in una sala a parte, e fatto riposare sulla paglia abbondante, impedendo che venga a contatto diretto con il pavimento. Poiché trattasi di animali sfruttati che hanno dato superproduzioni animali all’uomo, in virtù della dignità inviolabile della vita, dal concepimento al suo termine naturale, essi meritano quantomeno una morte tranquilla. La possibilità di tutelare l’animal welfare anche con atti che esulano dall’approccio normativo, deve prendere corpo anche nel mondo veterinario, valutandoli secondo coscienza e, se del caso, legittimandoli per legge. Da ciò nasce l’esigenza di introdurre dei concetti nuovi ai fini della tutela del benessere animale, ai quali nessuno pensa, né il legislatore, né i veterinari che sono parte chiamata in causa, in quanto deputati ai controlli, né le associazioni a difesa degli animali, che se da un lato intendono proteggerli, dall’altro rischiano di arrecare un danno ancora maggiore, poiché l’approccio di intervento sull’animale immobilizzato è di difficile gestione. In questi casi, anche se consideriamo gli animali come esseri senzienti inferiori rispetto all’essere umano, protremmo introdurre il concetto di eutimia (dal greco euthymia, composto di eu = buono e thymos = animo), cioè di serenità, di sollievo della sofferenza da parte dell’animale. Solo in tal modo, isolando l’animale, governandolo e lasciandolo riposare, si può gestire un atto umanitario, che nella pratica risulta ingestibile per le condizioni in cui versa l’animale stesso e per il suo benessere. Il supporto economico, da parte dello Stato, all’allevatore deve servire per lo smaltimento della carcassa: calcolo approssimativo di costo per eutanasia e distruzione della carcassa: euro 500; resa dell’animale al macello o macellato sul posto: euro 500; calcolo approssimativo per il mantenimento dell’animale in azienda fino alla morte e distruzione della carcassa: euro 500. Infine, il diritto all’animal welfare è tutelato da norme di riferimento che è bene, ciascuno per la propria parte, faccia osservare e osservi. La vacca da latte a fine carriera o a terra è segnata dall’elevato livello produttivo di latte, dovuto alla selezione genetica. Il gruppo di esperti sulla salute e benessere degli animali (efsa) si è pronunciato sugli effetti dei più diffusi sistemi di allevamento sul benessere delle vacche da latte e sulle malattie correlate. Il panel di esperti scientifici sul benessere delle vacche da latte, nel luglio 2009, sia pure con le cautele del linguaggio scientifico si è espresso in maniera molto negativa. Il livello produttivo, raggiunto dagli allevamenti industriali, è incompatibile con il benessere e la salute delle “forzate del latte”. Questo aumento forzato è dovuto ai criteri della selezione genetica. Anche su questo bisogna lavorare in un prossimo futuro per tutelare l’animal welfare.

Dott. Alfonso Piscopo
Veterinario Dirigente – Azienda Sanitaria Provinciale n. 1 Agrigento

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