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Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 26)

La crescita non deve essere gonfiata

I singoli Paesi dell’UE devono capire che non si può uscire completamente dalla crisi ciascuno per proprio conto, nemmeno i Paesi più forti, come la Germania e la Francia, e la stessa Italia

Sembra esserci ormai un pensiero comune sul fatto che l’anno trascorso sia da dimenticare, anche se per tutti i Paesi dell’area OCSE, cioè quelli maggiormente avanzati, il 2009 è stato davvero negativo, in perfetto stile recessione. E se Eurolandia segna il passo rispetto agli Stati Uniti ed al Giappone, avviati verso una ripresa più decisa prevista per il corrente anno, non mancano manifestati timori sulla tenuta dei conti pubblici dei vari Paesi aderenti all’euro. Inoltre la massa dei debiti, in cui sono sprofondate le famiglie di alcuni Paesi avanzati, frena la ripresa dell’economia e non basta il sostenuto sviluppo interno della Cina per imprimere una decisiva svolta per la vera ripresa. Infatti, se consideriamo i dati ora disponibili per il quarto trimestre dell’anno appena trascorso, il PIL risulta essere stato molto deludente in tutti i Paesi, rappresentanti le maggiori economie industrializzate. Le più forti flessioni sono state registrate in Spagna ed in Gran Bretagna, grandi malate, che negli ultimi tempi si sono sempre presentate come Paesi virtuosi, e si sono permessi di guardare dall’alto in basso il nostro Paese. La loro spocchia aveva fatto propagandare sorpassi ed ironie, soprattutto nei confronti dell’Italia, mentre ora il loro bilancio pubblico è quanto meno preoccupante. Tuttavia, in posizione intermedia si ritrovano ora la Germania e l’Italia, poiché il PIL è diminuito rispettivamente del 2,4% e del 2,8%.

Le cose sembrerebbero andare meglio, come accennato, per gli Stati Uniti e la Francia, ma tali risultati, bisogna sottolinearlo, sono stati ottenuti con forte spesa pubblica e con costosi sostegni che hanno peraltro non guarite le loro economie, poiché si è trattato di una terapia non curativa nel lungo termine, tanto che il loro deficit pubblico è sostanzialmente cresciuto fino a raggiungere il 9,9% negli USA e il 7,9% in Francia. Diverso è stato il percorso seguito da Germania e Italia, che si sono ispirate ad un maggior rigore dei conti pubblici, tanto che ora presentano un deficit di molto inferiore rispetto a quelli citati, essendosi attestati rispettivamente sul 3,2% e sul 5%. Rispetto a chi insiste ripetendo che il nostro Paese abbia operato poco e male per fronteggiare la crisi, si può certamente obiettare che quei Paesi che hanno fatto molto, ma solo apparentemente, non hanno ottenuto risultati positivi a causa dei loro deficit privati, cui si sono aggiunti debiti pubblici. La vera realtà consiste nel fatto che il PIL italiano ed anche quello tedesco è diminuito più per cause esterne, quali la sensibile caduta delle esportazioni, che per motivi interni, poiché i consumi delle famiglie hanno tenuto sia in Germania che in Italia (molto più in Germania grazie ad un forte programma di rottamazione; programma che certamente, ormai esaurito, non potrà mai ripetersi).

In ogni modo, il 2009 si è confermato anno negativo sia per le nostre esportazioni che importazioni, anche se, e lo diciamo a titolo consolatorio, la doppia flessione tiene la nostra bilancia commerciale in equilibrio e, anzi, si riduce il deficit del 30%. La nostra flessione risulta, purtroppo, generalizzata, e riguarda quasi tutti i settori, ad eccezione dei settori farmaceutici, chimico-medicinali e botanici. L’area geografica che ha risentito delle nostre mancate esportazioni risulta essere quella dell’Unione Europea, con particolare riferimento a Spagna, Gran Bretagna e Grecia, cioè i Paesi che stanno attualmente manifestando dolorosi effetti sulle loro economie. In ogni caso non vi potrà essere ripresa solida né in Italia né in Germania fino a che non ripartirà la domanda estera, che purtroppo continua ad essere debole, poiché gli altri Paesi, destinatari delle nostre esportazioni, si trovano in situazioni peggiori delle nostre. Ciò che maggiormente amareggia è il fatto che ognuno cerca di agire per proprio conto, gonfiando le situazioni interne con vari mezzi, risultati poi deleteri. I singoli Paesi dell’UE devono capire che non si può uscire completamente dalla crisi ciascuno per proprio conto, nemmeno i Paesi più forti, come la Germania e la Francia. Neanche l’Italia, a nostro avviso, può farlo, pur avendo le imprese resistito con molto coraggio alla recessione e avendo lo Stato riguadagnato parecchia fiducia negli investitori internazionali grazie ad un’oculata gestione dei conti pubblici, e nonostante essa sia stata avversata da forze oscure e non del nostro Paese.

Cosimo Sorrentino

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