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Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: Indagini di mercato
(Articolo di pagina 133)

Il settore della carne ovina nell’Unione Europea: situazione di mercato e prospettive

Il mercato europeo della carne ovina è caratterizzato da qualche anno da una crisi della produzione e dei consumi. Mentre questi ultimi tenderanno ancora a diminuire, la produzione sembra destinata a stabilizzarsi, anche grazie alla prevista minore incidenza della febbre catarrale degli ovini e nonostante i maggiori costi che deriveranno dall’introduzione del nuovo sistema di identificazione con marca auricolare elettronica a partire dall’anno prossimo. Nel Grafico1 sono riportate le previsioni di mercato, recentemente presentate a Bruxelles al Comitato europeo delle carni ovine, che evidenziano il trend di produzione, consumo, import ed export nella Comunità europea fino al 2015.

Il patrimonio ovicaprino - Il censimento del patrimonio ovicaprino effettuato nel 2009 mostra una forte contrazione del numero dei capi nella UE: 90.078 milioni di unità nel 2008, contro i  95.653 milioni nel 2007 (–5,8%), mentre il patrimonio caprino rimane sostanzialmente stabile. Rispetto all’anno 2000, il patrimonio ovicaprino europeo si è ridotto complessivamente del 12% circa, nonostante l’importante ampliamento del territorio comunitario dopo l’adesione degli ultimi 12 nuovi Stati Membri a partire dal 1º maggio 2004 (Tabella 1, Grafici 2-3).

Produzione - Nel Grafico 4, in cui sono riportate le macellazioni europee, si può notare come in qualsiasi momento dell’anno il trend della produzione sia in lieve ma costante calo rispetto all’anno che precede. Nel Grafico 5, che riporta stime relative alle macellazioni di ovini nel 2009 e nel 2010 in alcuni Stati Membri, troviamo confermata la tendenza verso il calo generalizzato della produzione o, nel migliore dei casi (Bulgaria, Grecia, Austria, Portogallo e Romania), il mantenimento dello status quo.

Prezzi - I prezzi si prevedono relativamente stabili anche per il 2010: per gli agnelli leggeri (LL) si registra un prezzo medio di 707/100 kg (–6% rispetto all’anno precedente), mentre per gli agnelli pesanti (HL) i prezzi sono stabili a 410/100 kg (Grafico 6).

Import-Export - L’Unione Europea è un importatore netto di carni ovicaprine (Grafico 7): nel 2008, a fronte di circa 10.000 tonnellate di carne esportata (soprattutto in Croazia, Svizzera, Libano, Angola, Costa d’Avorio ed Hong Kong), le importazioni sono state pari a 284.675 tonnellate, in gran parte provenienti dalla Nuova Zelanda (242.405 tonnellate) e dall’Australia (22.398 tonnellate). Gli altri Paesi fornitori sono Uruguay, Argentina, Cile, Macedonia, Islanda ed Isole Falkland (Tabella 2). Queste importazioni avvengono praticamente tramite contingenti tariffari previsti dalla Comunità europea, grazie ai quali i dazi doganali per i prodotti provenienti dai maggiori Paesi fornitori sono azzerati. Va considerato, tuttavia, che nessuna delle quote disponibili viene utilizzata al 100% dagli operatori europei. Il 22% delle importazioni sono costituite da prodotti freschi ed il 71% da congelati.

Il mercato in Italia - Nel 2009 il patrimonio caprino è diminuito dello 0,5% e dovrebbe ancora diminuire (ulteriore 0,2%), mentre il patrimonio ovino è rimasto stabile. Entro il 2010, la diminuzione del patrimonio continuerà tuttavia in misura più rilevante. Nel 2009 la produzione lorda è aumentata del 2,2%, proseguendo la tendenza positiva iniziata l’anno precedente (+6,1% nel 2008). Tuttavia, nel 2010 la situazione dovrebbe riequilibrarsi. Le esportazioni di animali vivi hanno subito una caduta del 50% nel 2009 e registreranno un nuovo calo nel 2010 (–10%). Le importazioni sono aumentate dell’8% nel 2009 e dovrebbero aumentare ancora nell’anno in corso (+4%), tendendo verso una maggiore stabilità. Il consumo nel 2009 è stato relativamente stabile e dovrebbe rimanere tale ancora nel 2010. Il nostro Paese, nel dare attuazione all’articolo 68 del Regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio dell’Unione Europea del 19 gennaio 2009, ha disposto un sostegno specifico per il miglioramento della qualità delle carni ovicaprine nazionali prevedendo, mediante un decreto in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, una somma di 10.000.000 Ä destinata a pagamenti annuali supplementari a favore degli allevatori di ovicaprini, che rispettano almeno una delle seguenti condizioni di ammissibilità:

  • acquistano direttamente da allevamenti iscritti al Libro Genealogico o al Registro Anagrafico montoni di genotipo ARR/ARR ovvero ARR/ARQ, iscritti al Libro Genealogico o al Registro Anagrafico;
  • detengono montoni, iscritti al libro genealogico o al registro anagrafico, di genotipo ARRI ARR ovvero ARR/ARQ, iscritti al Libro Genealogico o al Registro Anagrafico, di età inferiore o uguale a 5 anni;
  • macellano capi ovicaprini certificati ai sensi del Regolamento (CE) n. 510/2006, ovvero certificati ai sensi di sistemi di qualità riconosciuti;
  • allevano capi ovicaprini nel rispetto di un carico di bestiame pari o inferiore a 1 UBA per ettaro di superficie foraggera.

In termini economici, si tratta di importi massimi che potranno arrivare sino a 300 Euro per i capi di cui al comma 1 lettera a), 70 Euro per i capi di cui al comma 1 lettera b), 15 Euro per i capi di cui al comma 1 lettera c), 10 Euro per i capi di cui al comma 1 lettera d). Tutti i grafici e le tabelle sono fonte Commissione europea, 1º dicembre 2009.

François Tomei
Direttore Assocarni

Eurocarni
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