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Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: Convegni
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 112)

Cancro e dieta: una relazione pericolosa

L’alimentazione corretta ed equilibrata è il più importante strumento di prevenzione del cancro. I microelementi presenti in alcuni prodotti vegetali e la riduzione delle calorie sono elementi chiave

L’interazione fra alimentazione e salute è un tema scottante, facilmente trattato con partigianeria e poco equilibrio. Eppure, è un argomento che non può mancare in un dibattito su cibo e nutrizione, come quello intavolato al primo forum internazionale del Barilla Center for Food and Nutrition. Umberto Veronesi, che fra le altre cose è membro dell’Advisory board del Barilla Center, ha impostato il suo intervento al forum sulla prevenzione del cancro, il principale nemico contro cui ha combattuto durante tutta la sua vita professionale. «Dopo 3.000 anni di storia, in questo secolo assistiamo al calo della mortalità per cancro nel mondo. È proprio grazie alla prevenzione che abbiamo raggiunto questo risultato». E l’alimentazione è un aspetto fondamentale della prevenzione. La società non riesce ancora a riconoscere all’alimentazione il ruolo chiave nella prevenzione delle malattie. Questa mancanza non permette alle persone di controllare la propria salute, tanto quanto potrebbe fare se fosse meglio informata. Tutti sappiamo a quali conseguenze sulle proprie condizioni porti il fumo, eppure, se valutiamo i fattori di rischio del tumore, l’alimentazione si assesta sul 35%, mentre il fumo sul 30% e le infezioni pregresse sul 10%.

Da anni va avanti la giusta campagna di informazione sui danni provocati dal fumo. Quella sulla corretta alimentazione è solo agli inizi. Ed è molto più complicata. Ad esempio, il nuovo regolamento UE sui profili nutrizionali e sulle indicazioni da porre sulle confezioni degli alimenti per non trarre in inganno i consumatori ha scatenato appena dopo Natale accuse di limitazione delle libertà individuali mosse da un importante giornale a diffusione nazionale nei confronti dell’Unione Europea (Corriere della Sera, articolo di Piero Ostellino del 27 dicembre 2009). Secondo l’articolo, è la “tirannide della salute” che sostiene le ragioni dirigistiche dei burocrati europei, mentre “l’universale isteria salutistica” porta gli Stati e l’Unione a imporsi sulle scelte del singolo individuo. Secondo il giornalista, l’estrema diffusione dell’obesità infantile e di tutte le malattie conseguenti sulla popolazione europea (si veda l’articolo “Costi e danni di un’alimentazione squilibrata” pubblicato su Eurocarni n. 2/2010 sul tema obesità e diabete e costi sanitari) non costituiscono di per sé una condizione per correre necessariamente ai ripari. Eppure, la battaglia per una corretta alimentazione — e un corretto stile di vita — va portata avanti perché ci sono riscontri scientifici positivi in merito. E tutti i relatori presenti al forum sono stati concordi su questo fatto. Veronesi ha poi ricordato che per certi tipi di tumore è possibile ridurre quasi a zero l’incidenza assumendo 400 g di frutta e verdura al giorno. Inoltre, là dove si mangia di più ci sono più tumori. Poiché l’effetto positivo della dieta mediterranea sull’incidenza dei tumori è un fatto assodato, la ricerca deve concentrarsi sull’individuazione delle molecole protettive presenti in questa dieta. Alcuni elementi sono già noti oggi: ad esempio, il resveratrolo presente nel vino protegge dal tumore al colon e riduce fortemente l’incidenza di malattie cardiovascolari; la curcumina presente nel curry ha azione antagonista con l’enzima cox, che gioca un ruolo non secondario nello sviluppo del tumore del colon; anche l’antocianina del mirtillo e di tutti i frutti di colore scuro ha effetti protettivi su questo tipo di cancro; gli agrumi presentano i terpeni e i fenoli; l’aglio protegge dal tumore allo stomaco; le fragole, il cavolo, il tè verde… Sono tutti alimenti che contengono importanti molecole nella prevenzione delle malattie cancerogene.

Anche il chimico William Haseltine, della Haseltine Associated e presidente della William A. Haseltine Foundation for Medical Sciences and the Arts, ha parlato durante il forum della relazione esistente fra dieta e tumore. «Anche se è riconosciuta una correlazione fra un tumore e l’attività di alcuni geni — ad esempio nel cancro alla mammella — abbiamo appurato che il rischio di sviluppare un certo tipo di neoplasia è dovuto solo per il 10% all’ereditarietà (la cosiddetta familiarità), mentre per il 90% è da imputarsi a fattori ambientali, fra i quali primeggiano quelli alimentari». Quindi è così che si spiega il fenomeno per cui una donna giapponese (un’etnia già di per sé poco portata a sviluppare neoplasie), che vive in Giappone, ha un decimo delle probabilità di sviluppare un tumore al seno o allo stomaco di una donna giapponese che vive in Europa o negli USA. Haseltine ha anche citato recenti studi condotti su ratti e su primati, che hanno messo in evidenza il legame fra dieta e longevità: un regime alimentare a basse calorie — tanto da avvicinarsi alla condizione di fame — allunga le prospettive di vita. Naturalmente, Haseltine ha riconosciuto che non è neppure pensabile proporre ad un paziente un regime dietetico così stretto da fargli soffrire perennemente la fame. Ma possiamo desumere da questi studi che ciò che dobbiamo colpire, se vogliamo ridurre l’incidenza di tumori, malattie neurologiche e diabete, sono le calorie assunte e non i micronutrienti. Dunque, ridurre la quantità di cibo ingerito, mantenendo una buona varietà ed elevata qualità degli alimenti. «È anche possibile — ha proseguito Haseltine — che in futuro, attraverso l’effetto di farmaci, si simuli la condizione di quasi fame che ha caratterizzato queste ricerche». In questo modo si cercherebbe di attivare nell’uomo i meccanismi di risposta genetici che si sono attivati nei ratti e nei primati degli esperimenti e che sono presumibilmente responsabili dell’allungamento della vita dei soggetti testati. Certo, questa applicazione pratica al momento è solo teorica. Infatti il rischio, con il libero accesso al cibo che noi uomini in sovrappeso abbiamo, a differenza dei ratti e dei primati dell’esperimento, è che i pazienti vengano stimolati a mangiare di più aggravando ulteriormente la loro condizione di salute.

Giulia Mauri

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