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Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: Indagini
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 81)

Dal Texas un nuovo protocollo terapeutico per la malattia respiratoria bovina

Se ne è trattato al “Workshop per il veterinario feedlot”, organizzato dalla compagnia biofarmaceutica Pfizer Animal Health

I sistemi di allevamento di bovini da carne europei e statunitensi presentano similitudini e diversità che contribuiscono a dare risultati differenti. Ciò che accomuna o che distingue le modalità di gestione della mandria – il feedlot – è il risultato di diversi fattori, alcuni locali, altri globali, e che in parte sono frutto di indagini e in parte invece di abitudini. Analizzare ciò che accomuna e ciò che invece allontana i diversi sistemi di management può quindi portare a miglioramenti e a razionalizzazioni dei costi e delle spese, con vantaggi sanitari ed economici. Per questo motivo la Pfizer Animal Health ha organizzato il “Workshop per il veterinario feedlot” (Supporto al veterinario feedlot seguendo il bovino “dal prato alla tavola”, Asiago, 18 e 19 settembre 2009). All’evento hanno partecipato, fra gli altri, medici veterinari in forza alle aziende private del settore, come Luca Morandini della Agridea-Cargill e Adriano Soriolo della Pfizer, veterinari attivi nel sistema sanitario regionale, come Aldo Montagna della ULSS n. 15 Alta Padovana e Piero Vio dell’Unità di progetto sanità animale e igiene alimentare del Veneto, e nella rete degli IZS, come Eliana Schiavon dell’IZS delle Venezie. Proprio quest’ultima ha ricordato che «in generale, il complesso della malattia respiratoria bovina rappresenta la principale causa di morte nell’allevamento bovino da carne in tutto il mondo e il suo impatto sulla redditività delle aziende è notevolissimo, anche per i costi indiretti quali le riduzioni delle performance». Ecco perché un attento rispetto dei programmi vaccinali e dei relativi richiami, oltre agli interventi mirati alla prevenzione e alla cura delle patologie respiratorie e parassitarie, è un aspetto fondamentale del buon management e va attentamente valutato di volta in volta.

Adriano Soriolo, office technical manager della Pfizer Animal Health, ha raccontato la sua visita agli allevamenti del Texas, lo Stato americano con il maggior numero di allevamenti da carne. «Italia e Spagna sono le uniche due realtà europee con un sistema di allevamento del bovino da carne simile a quello americano; ecco perché la mia azienda ha organizzato questo programma di scambio con gli USA, il Field experience exchange». Le differenze sono naturalmente notevoli: i singoli allevamenti di feedlot contano oltre 50.000 capi; allevano Hereford, Angus, incroci, ma anche i maschi di Pezzate nere da latte. All’arrivo, gli animali pesano appena 150-220 kg e partono per il macello attorno ai 400-450 kg per le femmine e 550-600 kg per i maschi. L’alimentazione è sempre a base di unifeed, ma è il fioccato di mais a comporre la gran parte della razione e non il silomais come avviene in Italia. Altre notevoli differenze del sistema allevatoriale americano sono rappresentate dall’ampio utilizzo di auxinici, la castrazione dei maschi e il ricorso agli ormoni con impianti auricolari all’arrivo in azienda, ma che possono anche venire ripetuti nel corso dell’ingrasso. Ciò che più ha colpito Soriolo è l’enorme capacità di raccolta dati degli allevamenti texani. «In qualsiasi momento, il proprietario è in grado di conoscere quanti capi sono presenti nei singoli box e in allevamento, il peso medio, la quantità di alimento consumato da ogni partita, il costo dei trattamenti effettuati, il numero dei morti e dei cronici…». Ciò dà all’allevatore la possibilità di ricavare, sulla base del prezzo medio, il valore reale degli animali in qualsiasi momento. «Il che ha un’utilità pratica ed economica molto importante». Come in tutto il mondo, anche in Texas si deve fronteggiare il problema della patologia respiratoria. Sulla base della stagione, della durata del viaggio, della razza e del peso e del costo del medicinale rapportato ai dati aziendali degli anni passati, il veterinario responsabile dell’allevamento stabilisce, in accordo con l’allevatore, i trattamenti da compiere all’arrivo dei capi. Si tratta, in sostanza, di una precisione adottata sulla base della probabilità del rischio. Una volta stabilito il protocollo, questo è seguito pedissequamente e non viene modificato senza il consenso del veterinario. Esistono precisi protocolli per il primo, il secondo e il terzo trattamento. Spesso, se provengono da un condizionatore (back grounder)i capi non vengono trattati con antibiotico. Non vengono mai effettuati per nessuna ragione cocktail di antibiotici. Si utilizzano antinfiammatori Fans, in associazione con gli antibiotici. I trattamenti vengono fatti preferibilmente per via intramuscolare o sottocutanea. Un aspetto del controllo delle malattie respiratorie che ha molto colpito Soriolo è il Post-Treatment Interval (PTI). Si tratta di un modus operandi che segue la regola secondo la quale, anche qualora non vi sia remissione dei sintomi, prima di ritrattare l’animale si attende che l’antibiotico utilizzato abbia esaurito la sua durata di efficacia. Per stabilire questa durata si fa riferimento alle indicazioni fornite dalle aziende farmaceutiche produttrici: anche per questo aspetto non esistono improvvisazioni.

Secondo uno studio di Lee Bop Harper, del servizio tecnico USA della Pfizer, si raggiungono i medesimi risultati (successo di terapia, ritrattamenti, animali cronici e mortalità) ripetendo il trattamento antibiotico dopo un periodo di sospensione di 5, 10 o 14 giorni. Inoltre, gli animali malati con sintomatologia respiratoria in genere vengono lasciati nel box di origine — opportunamente trattati e identificati — e non spostati in infermeria. Questa è una soluzione razionale, dice Soriolo, perché evita ai capi malati di reinfettarsi e cross-infettarsi fra loro, cosa che invece accade nell’infermeria. In questo modo si riduce la probabilità di avere infetti cronici. Oltretutto, si evita il problema del rientro nel box di origine: qui il capo infetto potrebbe infettare nuovamente i compagni. E, non modificando la composizione del gruppo, si evitano i problemi di reinserimento e di aggressività nella mandria.

In conclusione, secondo Soriolo, anche se il management dell’allevamento del bovino da carne in Texas è diverso — ed è veramente un sistema di tipo industriale — esistono spunti interessanti anche per il nostro sistema produttivo. Innanzitutto, l’eccellente analisi aziendale consente l’applicazione di protocolli sanitari basati su dati oggettivi, sia scientifici sia ricavati dalla realtà aziendale. La razionalizzazione delle pratiche mediche, in sostanza, è una garanzia in più per la loro efficacia e per il contenimento dei costi: due elementi che, anche nell’allevamento italiano, hanno un grande peso nella redditività di un’azienda zootecnica.

Giulia Mauri

Note

Si ringrazia per la sempre cortese e amichevole disponibilità il dottor Luca Valerani.

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