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Bovini da carne e malattia respiratoria: la realtà francese
Se ne è trattato al “Workshop per il veterinario feedlot”, organizzato dalla compagnia biofarmaceutica Pfizer Animal Health e che si è svolto ad Asiago il 18 e 19 settembre 2009
Rubrica: Indagini
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 107)
Nella gestione dell’allevamento del bovino da carne si segue ormai da anni la logica del feedlot, ovvero della mandria. Di regola non è più il singolo capo ad essere seguito, bensì il gruppo di animali, omogeneo per età e taglia. Di conseguenza, l’approccio da adottare è molto diverso da quello in cui al centro del sistema c’è il singolo animale. Molto spesso, però, non si è ancora compiuto del tutto questo “passaggio mentale” negli operatori del settore, oppure mancano gli strumenti per l’aggiornamento. Per questo motivo la Pfizer Animal Health ha organizzato il “Workshop per il veterinario feedlot” (Asiago, 18 e 19 settembre 2009). Alla due giorni hanno parlato fra gli altri medici, veterinari liberi professionisti, come Federico Cornelio, Luigi Turrina e Alberto Casartelli, veterinari in forza agli istituti zooprofilattici, come Eliana Schiavon dell’IZS delle Venezie, e rappresentanti della filiera, come François Tomei di Assocarni. Si sa che la filiera del bovino da carne italiana è strettamente connessa a quella francese, anche se, negli ultimi tempi, le problematiche legate alla malattia della Lingua Blu hanno fortemente influito — riducendolo e modificandolo — sul volume degli scambi commerciali di capi vivi. Proprio a causa di questo stretto legame, è opportuno che gli allevatori e i veterinari italiani si mantengano informati sull’evoluzione del management transalpino. «Lo scambio di informazioni tra esportatori francesi e clienti-allevatori italiani resta la chiave di sviluppo e di futura partnership tra il mondo produttivo del bovino da carne di Francia e Italia» ha detto Federico Cornelio, della clinica veterinaria di Commentry, nella regione di Auvergne in Francia.
Particolarmente interessante e arricchito da bellissime fotografie raccolte sul campo è stato proprio l’intervento di Cornelio, il quale ha parlato dei programmi di controllo e della raccolta degli animali da parte degli allevatori ed esportatori francesi. Gli allevamenti transalpini di broutard, infatti, pur mantenendo un carattere estensivo, hanno subito forti modifiche nell’ultimo decennio, con un incremento della pressione selettiva e una concentrazione sempre crescente delle nascite. Di conseguenza, ha riferito Cornelio, le problematiche sul vitello neonato ricoprono ora una maggiore importanza nella gestione aziendale, pur rimanendo invariate dal punto di vista eziologico. Si tratta sempre, infatti, di diarrea, infezioni respiratorie e perinatali. Pur rimanendo notevoli le differenze fra le varie regioni francesi di produzione, alcuni aspetti ormai accomunano tutti i sistemi di gestione adottati dai principali operatori: programmi di controllo, vaccinazioni e metafilassi rappresentano la regola quasi ovunque. Sierologia ed epidemiologia sono dunque diventati anche in Francia strumenti quotidiani. Gli esami si concentrano soprattutto sulle malattie dell’apparato respiratorio, visto anche che, per conformazione e selezione genetica, questa struttura risulta particolarmente esposta alle infezioni: Cornelio ha infatti ricordato che il volume respiratorio di un bovino di 500 kg è di appena 12 litri, mentre quello di un cavallo di 400 kg è di 42 litri.
Le malattie riscontrate più di frequente nei broutard francesi risultano essere virali (RS, BVD e Pi3; poca IBR), batteriche (soprattutto Pasteurellosi, ma anche Micoplasmosi e solo in bassa parte Salmonellosi) e parassitarie (le bronchiti verminose sono molto comuni). Da uno studio francese del 2004 citato da Cornelio sulle malattie respiratorie virali è emersa la seguente classifica di frequenza: RS (nel 50% dei casi), BVD (nel 29%), Pi3 (nel 13%) e IBR (nell’8%). Dunque il 92% delle malattie respiratorie virali è da attribuirsi a tre virus: RS, BVD e Pi3. La prevenzione deve quindi essere attuata con rigore. Cornelio ha poi esposto diverse metodiche adottate Oltralpe: la vaccinazione intranasale o per via iniettoria su tutta la mandria, i protocolli individuali e la metafilassi. Naturalmente, anche i francesi si scontrano con i limiti della vaccinazione, quali la validità del vaccino contro i patogeni presenti nell’allevamento, il pericolo di interferenza con gli anticorpi colostrali nei giovani vitelli, la variabilità nella risposta individuale — dovuta anche a carenza di microelementi — e di altri fattori ancora. Il che fa dire a Cornelio che «la vaccinazione non è un’assicurazione». Valutando i pro e i contro del sistema vaccinale iniettorio o intranasale, Cornelio si sbilancia a favore del secondo perché è pur vero che la vaccinazione tramite siringa nei vitelli è efficace ma laboriosa (2 iniezioni in 15 giorni, più il richiamo entro 3 mesi) e subisce troppe interferenze con il colostro.
Per contro, la via intranasale con vaccino vivo dà subito una buona risposta locale; consente inoltre di fare un solo trattamento a 3 settimane e di ripeterlo dopo nove, con due trattamenti a 3 e a 4 mesi (se in autunno) o entro i 6 mesi (ma sempre con due trattamenti se in inverno). Cornelio ha anche ricordato che i trattamenti individuali rimangono inevitabili su alcuni soggetti. Infine, la metafilassi, da compiersi dopo l’esportazione in Italia, va sviluppata e razionalizzata, attraverso una migliore comunicazione e la stesura di intese specifiche fra esportatori francesi e allevatori italiani. D’accordo con queste ultime parole di Cornelio è Eliana Schiavon dell’IZS delle Venezie. Che ha ricordato come: «la conoscenza dello stato sanitario degli animali all’arrivo è fondamentale, anche perché l’assembramento di capi di diversa provenienza è di per sé un rischio elevato», ed è anche una consuetudine — spesso inevitabile — nell’allevamento da carne italiano. Le malattie respiratorie infatti sono responsabili del 60-80% della morbilità e possono rappresentare il 20-80% delle cause di mortalità nel periodo di adattamento.
Giulia Mauri
Note
Si ringrazia per la sempre cortese e amichevole disponibilità il dottor Luca Valerani.
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