Eurocarni nr. 3, 2010

Pollo Label Rouge

Quando il benessere animale paga

Rubrica: Osservatorio internazionale

Articolo di Villa R.

(Articolo di pagina 45)

Già fin dalla sua nascita, nel 1965, il marchio Label Rouge ha rappresentato in Francia un sinonimo di carne di qualità. Se, però, a quel tempo venivano contraddistinti da questo marchio appena 2,6 milioni di capi avicoli all’anno, la tendenza alla crescita è stata notevolissima nel corso degli anni, fino ad arrivare recentemente a superare i 110 milioni di capi da carne e i 320 milioni di uova da animali allevati all’aperto, per un valore complessivo di oltre 500 milioni di euro.

LabelRouge

Attualmente, la carne di pollo Label Rouge rappresenta il 10% circa di quella complessivamente prodotta sul territorio d’Oltralpe; tuttavia, comprende ben il 40% di tutti i produttori di carne avicola. A livello di consumi, essa costituisce il 36% di tutta la carne acquistata nei punti vendita, ma nella categoria dei polli freschi interi la percentuale copre quasi due polli su tre (il 63% del mercato nazionale francese). Qual è la ragione di tanto successo? Perché i consumatori francesi sono disposti a pagare di più? La chiave della penetrazione nel mercato sta, da un lato, nella qualità superiore di tali prodotti rispetto a quelli convenzionali ottenuti da animali allevati in ambienti confinati; dall’altro lato, nella serie di controlli a garanzia della genuinità. In sostanza, è risultato premiante l’accoppiamento di un concetto come il benessere animale alla rivalutazione di razze regionali, insieme all’introduzione di un sistema di rintracciabilità, il quale, tramite un numero di identificazione sui singoli tagli venduti, consente di andare indietro di due generazioni (grand parents). Tutto ciò è supervisionato dallo Stato e questo genera una fiducia nel consumatore tale da fargli preferire la carne marchiata rispetto a quella standard, nonostante un costo della Label Rouge mediamente superiore del 60%. Questo modello collettivo volontario ha lo scopo di produrre cibi di qualità elevata nel rispetto dello sviluppo rurale sostenibile e della biodiversità, promuovendo l’agricoltura familiare con metodi estensivi, senza che tutto ciò possa essere tacciato di mancanza di efficienza o di avversione alle nuove tecnologie. Vi è pertanto anche una dimensione etica e non solo economica dietro questo successo, che i consumatori sembrano aver ben compreso e condiviso.

I metodi di allevamento e la filiera

Vengono privilegiate le razze rustiche a lento accrescimento, allevate in pollai esposti alla luce naturale e con una superficie massima coperta di 400 m2, con un numero consentito di quattro pollai per ciascuna azienda agricola. La concentrazione non deve eccedere gli 11 capi/m2 ed i 25 kg/m2 mentre la superficie all’aperto deve consentire almeno 2 m2 per capo (quindi il pollaio da 400 m2 deve insistere su una superficie all’aperto uguale o superiore ad un ettaro). La dieta durante il periodo di ingrasso deve essere esclusivamente vegetale e deve contenere un minimum pari al 75% di cereali e prodotti a base di cereali, il resto è rappresentato da proteine vegetali (pisello, soia, favino, erba medica, ecc…). I capi non possono essere macellati prima degli 81 giorni di età (fino a 110 a seconda della tipologia), un valore almeno doppio rispetto ai polli convenzionali. Il disciplinare prevede che il trasporto agli impianti di macellazione non debba superare le 2 ore oppure i 100 km di distanza. Il peso medio dei polli eviscerati pronti per la cottura si aggira tra 1,2 e 1,7 kg, con una durata commerciale dopo la macellazione che varia dai 10 giorni per i polli interi o porzionati avvolti dal semplice film plastico fino ai 14 giorni per quelli confezionati sottovuoto o in atmosfera protettiva.

Polli

In consonanza con le abitudini alimentari sempre più orientate ai cibi pronti, ci sono anche polli Label Rouge venduti già cotti e pronti al consumo. La filiera produttiva coinvolge non solo gli allevatori ma anche mangimifici, macelli e la rete dei punti vendita, con controlli effettuati da un organismo di parte terza accreditato ai sensi della norma EN/ISO 45011. Molte delle razze allevate hanno già ottenuto il riconoscimento europeo della Indicazione Geografica Protetta, ad ulteriore tipicizzazione delle specialità regionali garantite dal marchio collettivo dall’etichetta rossa. Il marchio è gestito dal Synalaf (Syndicat National des Labels Avicoles de France), un organismo interprofessionale che raggruppa tutti i soggetti coinvolti nella filiera, nato nel 1967 per rappresentare le organizzazioni regionali di produttori di carni avicole e uova.

Un esempio che può valere anche in Italia?

Con la finalità di ampliare l’esempio francese, nel 2007 è nata lERPA (European Rural Poultry Association), un’associazione che raggruppa gli allevatori europei che si riconoscono nel modello dell’avicoltura di qualità praticata con metodi non intensivi. La situazione italiana è molto diversa da quella transalpina, per storia e per cultura imprenditoriale, tuttavia non è un’opzione fantasiosa quella di immaginare la costituzione di un consorzio di produttori e di un marchio che valorizzino le numerose razze locali di cui il nostro Paese è ancora ricco. Uno dei pregi del modello Label Rouge è che esso non si vuole sostituire ad altri marchi di valorizzazione, quali Dop, Igp, agricoltura biologica, ma anzi si propone come un rafforzativo, un ombrello comune che dia fiducia al consumatore attraverso i controlli messi in campo, caratterizzandosi per una mirata attività di ricerca scientifica e promozionale sulla diversità ecologica, nutrizionale ed organolettica che contraddistingue i prodotti marchiati dall’ormai famosa etichetta. Forse dovremmo ispirarci un po di più ai cugini francesi, da sempre maestri nelle azioni collettive, piuttosto che rimanere stancamente adagiati in una situazione che soddisfa pochi e scontenta molti tra gli operatori.

Roberto Villa

>> Link: www.poultrylabelrouge.com - www.synalaf.com

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