Edizioni Pubblicità Italia
Per un rilancio della carne suina
Da parte di Confagricoltura
Rubrica: Mercati
Articolo di Brandone C.
(Articolo di pagina 144)
Situazione di mercato
Anche per la carne suina all’origine della congiuntura negativa vi è uno squilibrio tra fabbisogno interno e produzione nazionale di carne. Un divario che pure sembra destinato ad aumentare. Oggi la consistenza degli allevamenti suinicoli italiani si aggira attorno ai 12 milioni di capi, pari a circa il 60% del fabbisogno nazionale, di cui oltre 9 milioni — pari al 75% del totale — certificati per la produzione di prosciutti Parma e San Daniele. La produzione di Dop è peraltro in aumento annuo di oltre il 4%. La suinicoltura italiana è caratterizzata dalla specializzazione verso la produzione del suino pesante da salumeria Dop i cui tagli “cosce” hanno finora permesso di sostenere l’intera filiera produttiva nazionale, rappresentando tra il 70 e l’80% del valore economico del suino. Il numero dei suini certificati per il circuito dei prosciutti Dop è costantemente cresciuto negli ultimi anni fino a raggiungere livelli di vera e propria eccedenza produttiva. Negli ultimi dodici mesi i prosciutti marchiati Dop e non salati si aggirerebbero sui 4-6 milioni di pezzi, pari al 28-30% delle disponibilità, un surplus che il mercato potrebbe assorbire solo a fronte di un consistente abbattimento dei valori unitari. Parallelamente, è aumentata la dipendenza dall’estero in quanto negli ultimi anni si è registrata, infatti, una crescita nelle importazioni di animali vivi e di carni. Di queste, ben 565.000 tonnellate hanno interessato cosce fresche e congelate, con un aumento del 2,4% pari al 61% dell’import totale. Tale situazione si riflette sulle scelte dei consumatori che sempre di più privilegiano prodotti a basso costo. In conclusione, il settore attraversa una fase congiunturale negativa duratura senza precedenti e più grave delle peggiori previsioni degli operatori del settore. I bilanci economici delle aziende, messe a dura prova da una riduzione delle quotazioni ormai ampiamente “a due cifre”, hanno ormai superato la soglia “fisiologica” d’allarme. Il tutto mentre, nel contempo, i costi alla produzione — specialmente quelli relativi alla mangimistica — lievitano oltre il limite sostenibile dagli allevatori.
Ipotesi di intervento
Anche la fase di crisi attraversata dal comparto suinicolo, che dura ormai da oltre un triennio, evidenzia la necessità di realizzare un “piano” per un riassetto complessivo della struttura produttiva primaria. Un piano nazionale di settore che dovrà accompagnare il comparto verso un diverso equilibrio domanda/offerta e che miri ai seguenti obiettivi:
- la diversificazione degli indirizzi produttivi (suino leggero/suino pesante);
- una maggiore trasparenza dei sistemi di rilevazione delle quotazioni e nella compravendita dei capi;
- una migliore sinergia tra produzione e distribuzione moderna con mutui vantaggi;
- un recupero della competitività del segmento produttivo, anche mediante un maggiore equilibrio nella ripartizione dei ricavi lungo la filiera.
Gli strumenti utilizzabili a questo scopo nell’immediato e nel medio periodo potrebbero essere:
- la decretazione dello stato di crisi del comparto;
- la previsione di un programma di finanziamento per accompagnare le aziende, anche attraverso la riduzione dei carichi produttivi, al rispetto dei nuovi parametri ambientali;
- l’introduzione di procedure per la programmazione delle produzioni Dop rispetto alle effettive potenzialità;
- il potenziamento dei controlli da parte degli enti preposti (IPQ-INEQ);
- la definizione di un sistema di etichettatura obbligatoria delle carni suine a livello comunitario;
- incentivi per la valorizzazione e promozione delle carni italiane, del Gran Suino Padano, del suino Napoli e dei relativi prodotti trasformati;
- un miglior accesso al credito per gli allevamenti;
- l’aumento delle restituzioni all’esportazione per i prodotti della salumeria;
- concessione di incentivi finalizzati al contenimento dei costi assicurativi;
- la riduzione delle aliquote IVA e degli oneri previdenziali;
- la definizione con le Camere di Commercio e la Borsa Telematica di un diverso sistema di rilevazione delle quotazioni dei suini nonché la definizione di criteri condivisi di valutazione delle diverse tipologie di carcasse;
- la definizione di un “contratto tipo” per la compravendita dei capi a livello nazionale;
- la promozione di strutture di produzione organizzata (O.P.) nonché di filiere corte tra produzione organizzata, trasformazione e commercio, incentivando le O.P. tramite la realizzazione ed il finanziamento di progetti di filiera;
Un’effettiva riduzione dei carichi burocratici ed amministrativi tramite:
- l’accorpamento in un’unica struttura nazionale di tutti i controlli ufficiali. In Italia sono oltre 12 gli enti e corpi istituzionali che svolgono i controlli e analisi negli allevamenti. Tutti corpi ed enti che, nella maggior parte dei casi, si sovrappongono su medesime tipologie di controllo, svolti con diversi criteri applicativi ed interpretativi;
- la definizione di misure per la gestione di consorzi per il ritiro dei capi morti in azienda nonché degli animali non trasportabili al macello;
- la definizione di criteri per la gestione ottimizzata dei registri sanitari aziendali, dei registri movimentazione e registrazione capi;
- l’applicazione uniforme su tutto il territorio della normativa ambientale e sanitario-veterinaria (biosicurezze).
Giuseppe Brandone
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