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Eurocarni nr. 2, 2010

Rubrica: Rassegne
Articolo di Murzi M.
(Articolo di pagina 111)

Fiera nazionale del Bue Grasso a Carrù

Non era ancora scesa la neve sul borgo operoso di Carrù, ma la mattina di giovedì 17 dicembre dell’appena trascorso 2009 le piante e il terreno, alla fine di una rigida notte serena, erano fortemente imbiancati dalla rugiada congelata. Eppure, come da 99 anni, l’aria era piena di festa, migliaia di persone giunte da ogni dove affollavano già prima dell’alba le strade e parevano non soffrire per niente il gran freddo. L’appuntamento con la Fiera del Bue Grasso è per molti irrinunciabile: non per abitudine, ma per necessità d’incontro. Gli amici si ritrovano, riprendono la conversazione, si scambiano idee ed esperienze: all’alba, svuotando una scodella fumante di trippa in brodo che oltre a scaldare lo stomaco dà forza e vigore all’animo e, più tardi, davanti a uno scottante piatto di bollito carrucese. Oh, le salse!.. Verde, al miele, rossa, cognà, rafano, mostarde e senape!


Il sindaco di Carrù, Maria Paola Marabotto, e l’allevatore Natale Manzo di Rocca de’ Baldi insieme al bue vincitore della categoria “Buoi Grassi Nostrani”.

I ristoranti “bollito no stop”, che assieme ai fumi mandavano in aria le sonorità dei cori tradizionali delle Langhe o quelle di qualche solista bontempone, erano affollati, alcuni addirittura avevano davanti all’ingresso una lunga fila di clienti in chiacchiere e per niente infastiditi dall’attesa. E sempre nella mattinata alle 9 è cominciata la distribuzione di “bollito no stop” anche al Palafiera. Come già da qualche anno, questo giorno di festa è stato preceduto da altre manifestazioni, in particolare quella dell’Asta del Bue: ha avuto luogo la mattina di domenica 13, con la partecipazione di un vasto pubblico e con quotazioni da record; battitore è stato il direttore dell’APA di Cuneo Bartolomeo Bovetti, assistito dal funzionario comunale di Carrù Giorgio Pellegrino. Macellai e ristoratori hanno gareggiato con foga per conquistare i più bei capi di bestiame: entusiasmanti sono stati i rilanci via internet, e il primo rilancio on-line è stato da Tokyo, con l’offerta del ristorante “Armani Ginza Tower”, alla quale sono seguite soprattutto delle dei ristoratori di Montecarlo e della Liguria. Il che dà la dimensione del successo di questa iniziativa e della fama che la carne di Carrù ha nel mondo: per altro, alla vigilia della fiera, è stato deciso che ogni allevatore della provincia di Cuneo potrà fregiarsi del marchio “Bue Grasso di Carrù”. Ma è il macellaio Favarelli che si è portato nella sua Milano il molto conteso bue “Abramo” di 1.033 chili, allevato da Antonio Biolatto di Racconigi (CN), pagando la bella cifra di 9.200 euro. Altri capi sono stati portati via per cifre altrettanto consistenti: ad esempio la macelleria Savini di Pistoia, che oltre ai ristoranti toscani fornisce alcuni ristoranti in Giappone, si è aggiudicata il bue “Meo” di 1.060 chili, allevato dall’ormai noto e apprezzato Natale Manzo: pagati 6.670 euro. Finita l’asta, ben 500 sono stati i commensali che al Palafiera hanno gustato il bollito carrucese: aperitivo offerto dalla Coldiretti e vini della Cantina Clavesana.

Ma torniamo al momento culminante della manifestazione, quello di giovedì 17 dicembre. Alle ore 11, nel Foro Boario, si è svolta la passerella dei capi premiati e degli allevatori più celebrati: gualdrappe (dal 1910 realizzate da pittori locali), moscaròle (reti di canapa per decorare la fronte di buoi), fasce, marenghi, coppe… Il sindaco di Carrù, Maria Paola Marabotto, che assieme all’assessore Francesco Rocca spende per la fiera energie e propone idee nuove, ha dato inizio alla premiazione. Ricordiamo che da 13 anni questo evento è sostenuto, oltre che dal Municipio di Carrù e da altri enti, dalla Banca Alpi Marittime. Forte è il fascino della cultura contadina in questo angolo discreto d’Italia, e si respira soprattutto in quello spazio dove si accalca il pubblico, mantelli a ruota, bastoni e cappelli tipici, intorno allo spiazzo ricoperto di paglia dove sfileranno i magnifici animali (“fatti in bocca” come dice il gergo, per dire che il bue ha già otto denti), le tranquille potenze, risultato di tante fatiche e pratiche rigorosamente tecniche degli allevatori: curatori soprattutto in quella mattinata dell’aspetto e della presenza del loro prodotto (per altro il tutto lancia un rassicurante messaggio anche ai tanti consumatori di carne piemontese).

La premiazione, dunque: il 1° premio per la prima categoria dei “Buoi Grassi Nostrani” è andato all’allevatore Natale Manzo di Rocca de’ Baldi, moscaròla oro, gualdrappa e diploma, e dalla Banca Alpi Marittime, trofeo, 3 marenghi e 250 euro; per la seconda categoria dei “Buoi Grassi Migliorati”, il 1° premio a Claudio Dagelle, moscaròla oro, gualdrappa e diploma, e ancora 3 marenghi e 250 euro; per la terza categoria dei “Buoi Grassi della Coscia”, il 1° premio a Bartolomeo Cavallero, moscaròla oro, gualdrappa e diploma, e ancora 3 marenghi e 250 euro; per la quarta categoria dei “Manzi Grassi Nostrani”, il 1° premio a Romana Martinengo, gualdrappa, coppa e diploma, e 250 euro; per la quinta categoria del “Manzi Grassi Migliorati”, il 1° premio a Carmela Chricosta, gualdrappa, coppa e diploma, e 250 euro; per la sesta categoria dei “Manzi Grassi della Coscia”, il 1° premio a Luigi Giuseppe Rabino, gualdrappa, coppa e diploma, e ancora 250 euro. Premi anche ad altre categorie, come quella dei “Vitelli Castrati Nostrani”, quella dei “Vitelli Castrati della Coscia” e poi delle “Vitelle della Coscia”, delle “Manze grasse”, delle “Vacche grasse”, dei “Torelli della coscia”, e infine dei Tori (2 denti, da 4 a 6 denti, e oltre i 6 denti). A seguire una mangiata di “bollito no stop” al Palafiera con la Pro Loco di Carrù e un pranzo ufficiale al Palazzetto dello Sport dove l’amministrazione comunale ha consegnato il “Bue d’Oro 2009” al giornalista Raffaele Sasso, “eccellente divulgatore della rassegna zootecnica”. L’appuntamento è al 16 dicembre dell’anno prossimo, quando la fiera celebrerà i suoi cento anni.

Manrico Murzi

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