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Eurocarni nr. 2, 2010

Rubrica: Assemblee
Articolo di Andena N.
(Articolo di pagina 95)

Il vero valore aggiunto è l’origine italiana dei prodotti

Le strategie dell’Associazione Italiana Allevatori nelle parole del suo presidente nel corso dell’assemblea annuale di Roma

Il vento sta cambiando, c’è fermento nel mercato del latte e, se tutto va come auspichiamo, potremmo chiudere il 2009 con qualche positiva notizia per gli allevatori. Di certo abbiamo tutti voglia di metterci alle spalle un anno da dimenticare e ripartire con una attitudine positiva, perché se nel 2010 non la smetteremo di rimetterci per ogni litro di latte prodotto, la situazione diventerà veramente insostenibile. Per contro, in questi mesi abbiamo avuto modo di vedere quanta importanza abbia oggi assunto l’origine italiana del prodotto, anche se sotto questo profilo il confronto con l’industria alimentare sta diventando sempre più difficile.

Tracciabilità garantita - Ma la considero una prova di quanto spazio potrebbe guadagnare il vero made in Italy se togliessimo dal mercato le mozzarelle prodotte con cagliate lituane o i formaggi spacciati per nostrani, quando invece hanno alle spalle migliaia di chilometri. È un percorso in salita, viste le dimensioni degli interessi in gioco, visto che la sola filiera lattiero-casearia vale 21,8 miliardi di euro (molto più della Finanziaria attualmente in discussione). E non ci induca in errore il sostanziale miglioramento della bilancia commerciale (abbiamo recuperato 300.000 tonnellate in latte equivalente), perché a fronte di una contrazione delle importazioni dobbiamo anche assistere ad un rallentamento dell’export.

La forbice dei prezzi - Quello che invece ci preoccupa è l’allargamento della forbice dei prezzi, che vede gli allevatori perdere costantemente redditività, a fronte di un sistema bancario sempre più restio a investire nel nostro mondo. Né ci conforta doverci confrontare con una catena del valore in cui il prodotto agricolo vale il 25%, contro il 40% appannaggio dell’industria e il 35% drenato dalla Grande Distribuzione. Dati pesanti, ai quali dobbiamo aggiungere la continua contrazione del numero di stalle da latte in produzione, passato dalle 182.000 unità del 1989 alle attuali 42.000. Una riduzione che ha certamente aumentato l’efficienza dell’intero sistema zootecnico nazionale, ma non vorremmo dover assistere ad un ulteriore smantellamento di questo patrimonio, a causa delle importazioni di latte straniero, spacciato per italiano.

Nasce il “Piano longevità” - Su questo punto non ce la sentiamo di derogare per nessun motivo e intendiamo lavorare sul fronte dell’assistenza tecnica con un progetto che abbiamo denominato “Piano longevità”, nato per aumentare l’efficienza del sistema produttivo, migliorare la redditività aziendale, soddisfare le richieste di qualità e sicurezza da parte del consumatore, nonché soddisfare i parametri di sostenibilità ambientale e benessere animale. Stiamo mettendo a punto degli “indici di allerta” in grado di evidenziare tempestivamente i punti critici del ciclo produttivo, con l’obiettivo di aumentare il tasso annuo di riproduzione e ridurre il tasso di rimonta, una strada che porterà ad una ulteriore diminuzione dell’impatto ambientale degli allevamenti. Senza dimenticare la riorganizzazione del sistema delle associazioni regionali allevatori e delle associazioni provinciali allevatori per rendere il mondo AIA sempre più efficiente, senza però perdere l’indispensabile presidio del territorio.

Le sofferenze della carne - Nel mondo della carne bovina la situazione non è certamente migliore. E la preoccupazione è legittima, visto che parliamo di un settore che, per quanto concerne la sola componente zootecnica, vale 3,4 miliardi di euro, per un totale di filiera di oltre 15 miliardi di euro, in calo del 5,3% rispetto all’anno precedente. Un comparto che vede l’Italia vincolata a filo doppio alle importazioni di capi da ristallo dalla Francia, una dipendenza che influenza in maniera pesante l’andamento dei prezzi di tutta la filiera. A tutto ciò va aggiunta la contrazione degli acquisti domestici, scesi del 2,1% in volume, un’autosufficienza che si attesta sul 62,3% e una redditività in costante dimagrimento.

Il valore di Italialleva - Ecco perché puntiamo su Italialleva, la piattaforma voluta da AIA per garantire l’origine italiana dei prodotti alimentari di origine zootecnica e per dare il giusto riconoscimento al lavoro dei nostri allevatori e dei partner della filiera agroalimentare e distributiva che condividono con noi gli stessi valori etici. In quest’ottica si inserisce l’intesa siglata nell’ottobre 2008 con METRO, che prevedeva che i prodotti di origine animale venduti nei 48 punti vendita di Metro in Italia fossero targati Italialleva, un percorso a garanzia del consumatore finale che a tutt’oggi ha dato vita a 13 filiere, suddivise fra il settore carni, latticini e uova, che hanno generato un fatturato complessivo di oltre 21 milioni di euro, con ottime prospettive di crescita. Un esempio di positiva collaborazione che mostra chiaramente quanto sia importante trovare partner motivati a valorizzare il rapporto con il territorio, in un’ottica di vera filiera. È su queste basi che guardiamo al 2010 con ottimismo, pur consapevoli che i nostri allevatori dovranno confrontarsi con un mercato sempre più selettivo. Una sfida che non ci spaventa, perché AIA e i suoi associati hanno le carte in regola per essere i protagonisti della scena alimentare.

Nino Andena
Presidente di AIA

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