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Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Zootecnia
Articolo di Tirelli F.
(Articolo di pagina 40)

I “fan” della tavola allergici agli allevamenti

Incongruenza e contraddizione esplicita... Buona parte dei buongustai che ama le tavole con abbondanza di carne è pronta a condannare il settore zootecnico, dimenticando l’indotto che la zootecnia mobilita a monte e a valle

Quando si parla di bovini in gastronomia il pensiero corre alla bistecca, al roastbeef, all’ossobuco, al bollito, alla fiorentina, alla bresaola, per citare alcune delle scelte dei consumatori che vanno per la maggiore. Poi al latte, che viene consumato ad ogni età, e soprattutto ai formaggi, duri, teneri, ai grana, agli asiago e al burro col quale si condiscono tortelli e tortellini. Così, quando si parla di suini, viene spontaneo ricordare l’arista, la braciola, le salsicce, i salami, i cotechini, il prosciutto, il culatello, la coppa, la pancetta e il ragù. E non basta... Ci sono gli ovini, che non solo ci assicurano carne e latte di grande qualità, ma anche lana che alimenta l’industria tessile e quindi ci veste. Gli avicoli rappresentano un altro capitolo non secondario di ciò che assicurano alle nostre tavole, uova e carne tenera, accessibile a tutte le borse.

Non è tutto dell’universo zootecnico, ma quanto basta per fare una constatazione sorprendente: buona parte dei buongustai, quelli che amano le tavole imbandite con abbondanza e ricchezza di proteine nobili, cioè carne, è pronta ad accodarsi con quanti protestano se qualche effluvio di troppo emana dalle stalle, con chi contesta all’Europa i residui aiuti che ancora elargisce a chi alleva perché non abbandoni l’attività professionale.

Incongruenza, superficialità, contraddizione esplicita. Dimenticando che non si tratta solo di allevamenti e allevatori, ma anche dell’indotto che la zootecnia mobilita a monte e a valle, cioè chi fornisce i fattori produttivi, industrie mangimistiche, meccaniche, edilizie, trasporti, ecc... A valle industrie agrarie per la lavorazione e trasformazione delle derrate agricole, impianti di conservazione e stagionatura, assieme all’organizzazione commerciale, vale a dire alle attività di concentrazione e distribuzione dei prodotti.

Dire “allevamenti”, anche nel 2010, significa inoltre materia organica che, integrata nei terreni coltivati, li fertilizza, ne corregge in meglio la composizione, riduce il ricorso alla chimica, condizioni necessarie per tutelare l’ambiente. Materia organica e liquami che possono alimentare impianti per produrre energia, in una realtà mondiale alla ricerca affannosa di alternative al petrolio.

Non ci sono soltanto i vegetariani, quelli ideologizzati, che remano contro le attività di allevamento. Si deve constatare che un’aliquota non secondaria di consumatori — con i propri contraddittori comportamenti — dà loro una mano per rendere più difficile un’attività già ardua e insufficientemente redditizia di per sé, minando la presenza sul territorio italiano del più importante ramo del settore primario, che non solo tende a decrescere, ma provoca un continuo aumento delle importazioni con grave danno per la bilancia commerciale.

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