Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Assemblee
Articolo di Tomei F.
(Articolo di pagina 42)

La criticitĂ  del comparto zootecnico e della filiera carni

Sostenibilità della zootecnia

A partire dall’ottobre scorso, Assocarni ha partecipato alla creazione di un network europeo e nazionale, finalizzato a mettere in pista soluzioni che possano migliorare l’impatto della zootecnia sull’ambiente e, parallelamente, comunicare meglio sul versante sia della sostenibilità che della salute, per contrastare coloro che vorrebbero ignorare l’importanza fondamentale della carne nella dieta alimentare e dimostrare il vero, limitato, peso dell’agricoltura ed in particolare dell’allevamento nell’emissione di CO2. Il tema del cambiamento climatico, collegato all’agricoltura ed in particolare alla zootecnia, non può e non deve essere sottovalutato, tenuto conto che le prime linee direttrici di questa nuova politica agricola, maggiormente attenta ai cambiamenti climatici, sono state già tracciate dal Parlamento europeo. Inutile, quindi, mettere la testa sotto la sabbia! Se non vogliamo ritrovarci ulteriori oneri di eco-condizionalità oppure etichette con impronte di carbonio (la cosiddetta carbon footprint), dobbiamo intervenire in maniera risoluta con dati scientifici in grado di dimostrare che quel 18% di gas a effetto serra, di cui sarebbe responsabile la zootecnia mondiale, secondo l’ormai noto studio della FAO (Livestock Long Shadow), va assolutamente ridimensionato e riposizionato nell’alveo della zootecnia europea, al fine di intervenire laddove siamo noi europei direttamente responsabili (a titolo esemplificativo le emissioni di gas a effetto serra di origine zootecnica, sono principalmente generate da Cina, USA, Brasile, India e Federazione Russa, di gran lunga più marcate rispetto all’UE). Il contributo alle emissioni totali di gas serra del settore agricolo dell’UE è del 9,3%, una vera pagliuzza rispetto alla trave del settore energetico europeo che contribuisce alle emissioni totali di gas serra per il 79%. Tra l’altro, è appena il caso di precisare che in seno all’Unione Europea la quota dell’agricoltura nelle emissioni di gas ad effetto serra è passata dall’11% al 9,3% tra il 1990 ed il 2007 (fonte: Agenzia europea dell’Ambiente). Come ben sapete, uno sforzo considerevole è inoltre stato fatto con l’ultima riforma della PAC del 2003 che ha introdotto pesanti oneri di eco-condizionalità agli agricoltori che, nel caso di inadempimento, pagano con tagli ai premi. Ma ciò che più conta è sapere che quel 9,3% è formato da un 5% di emissioni di protossido di azoto e da un 4,3% di emissioni di metano.

Il protossido di azoto deriva dai fertilizzanti azotati di origine organica e minerale, mentre il metano è essenzialmente prodotto dal processo di digestione del bestiame, dallo stoccaggio e dallo spargimento del liquame. Pertanto, senza voler ignorare in alcun modo il problema ambientale, ed essendo chiaro che come Unione Europea abbiamo un dovere morale nel mostrare la strada maestra al resto al mondo…,  possiamo impegnarci ulteriormente a ridurre le nostre emissioni di gas ad effetto serra:

  • favorendo lo stoccaggio del carbonio nei terreni;
  • intensificando la produzione di energie rinnovabili ottenute da sottoprodotti di origine animale;
  • riducendo l’uso di fertilizzanti azotati;
  • migliorando la dieta alimentare degli animali;
  • ottimizzando il trattamento delle deiezioni negli impianti di biogas;

Inutili quindi i richiami di Sir Paul McCartney a consumare meno carne per salvare il pianeta (la “simpatica” equazione Less Meat = Less Heat, meno carne = meno calore, Ndr). Questa, infatti, è ormai la subdola strada scelta dai vegetariani per contrastare il consumo di carne! Certamente dobbiamo fare un uso più attento delle risorse, ahinoi non infinite della terra, ma come Europa non possiamo permetterci il lusso di diminuire ulteriormente la produzione zootecnica, facendo affidamento sulle importazioni dai Paesi Terzi, perché siamo certi che, da qui al 2050, la terra dovrà sfamare 9 miliardi di persone che hanno il sacrosanto diritto di introdurre proteine animali nella loro dieta. Il convegno “L’Allevamento per un mondo sostenibile”, organizzato unitamente ad Assalzoo, è un primo esperimento pilota per fare sistema e rispondere in maniera più efficace a questi continui attacchi, che necessita di risorse e di azioni prolungate nel tempo. L’obiettivo è quello di mettere in pista altre iniziative in campo ambientale ma anche sul tema della salute, direttamente correlato a quello ambientale, perché ormai l’equazione minore consumo di carne uguale più sostenibilità e meno tumori si sta sedimentando nella testa del consumatore. Come industria della carne dobbiamo imparare a comunicare alle diverse parti interessate (consumatori, giornalisti, opinionisti, scienziati, ecc…), tramite azioni diversificate a lungo termine (seminari, convegni, articoli, social network, comitati scientifici) che non si esauriscano in attività seminariali estemporanee. In poche parole: fare opinione per lasciare il segno!

Tariffe veterinarie

Il Decreto Legislativo n. 194 sulla disciplina di modalità di finanziamento dei controlli sanitari ufficiali è entrato in vigore il 12 dicembre 2008 ed ha rappresentato un vero salasso per l’intera filiera delle carni, già duramente colpita dal calo dei consumi e dalla crisi economica in atto. Non richiameremo ancora un volta l’attenzione delle aziende associate sul lavoro che è stato fatto nelle more della stesura del provvedimento presso il Ministero, senza il quale gli effetti sarebbero stati devastanti. Come è noto il Decreto Legislativo 194/2008 si basa sul principio della copertura del costo del servizio presso il singolo impianto nel quale sono effettuati i controlli ufficiali. La normativa vigente è molto chiara nel dire che l’impianto di macellazione è tenuto a pagare le spese effettive del controllo ufficiale presso la proprio struttura, dovendosi escludere da tali tariffe qualsiasi attività che il veterinario svolge nell’arco della giornata al di fuori dello stabilimento. In buona sostanza, lo stabilimento di macellazione restituisce alla ASL le spese “vive” che quest’ultima ha sostenuto nell’impianto per effettuare un’attività obbligatoria prevista dal Pacchetto Igiene e non altre attività svolte come pubblico ufficiale, oppure controlli ufficiali effettuati presso altre strutture inefficienti presenti sul territorio della ASL. Pertanto, considerato che sul territorio molte delle aziende associate ad Assocarni hanno riscontrato aumenti che raggiungono nei casi più gravi il 50% (rispetto al vecchio Decreto Legislativo 432/1998) e che è irrealistico modificare un DLgs che è ormai sotto il controllo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è necessario agire sulla singola ASL ed effettuare una valutazione dettagliata della propria attività e delle “ore veterinarie” di cui l’impianto abbisogna. Ribadiamo che le ore veterinarie sono direttamente correlate all’attività dell’impianto e che sono escluse fumose attività amministrative, corsi di aggiornamento o pseudo rivendicazioni sindacali correlate all’applicazione del contratto collettivo dei medici veterinari, il cui rapporto sinallagmatico è tra la ASL ed il medico veterinario e non con il macello che usufruisce di un servizio che, seppur obbligatorio, è pur sempre un servizio e non una tassa.

Il sistema di qualità alimentare nazionale zootecnia e l’attuazione dell’articolo 68 della Pac

Assocarni, L’Italia Zootecnica, Ancalega e Confcooperative hanno lavorato su un progetto di rilancio della zootecnia nazionale, facendosi promotrici di un sistema di qualità nazionale (SQN) che individui le produzioni zootecniche con specificità di processo e/o di prodotto, aventi caratteristiche qualitativamente superiori rispetto alle norme di commercializzazione o ai requisiti minimi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale nel settore zootecnico. A tale sistema di qualità, che nasce su impulso del settore bovino, potranno partecipare tutte le filiere zootecniche che desiderano valorizzare il proprio prodotto e contemporaneamente usufruire dei vantaggi che derivano dai fondi di sviluppo rurale, che assumeranno un ruolo centrale dopo il 2013.

Il Sistema di Qualità Nazionale (SQN), che deve ancora terminare il proprio iter ministeriale, prevede i seguenti requisiti:

  • un disciplinare di produzione vincolante per tipologia di prodotto che individua i processi produttivi e gli elementi che contraddistinguono “la qualità superiore” del prodotto o del processo. Il disciplinare deve prevedere obblighi tassativi concernenti metodi di ottenimento che garantiscano caratteristiche specifiche di processo produttivo oppure una qualità del prodotto finale specificamente superiore alle norme commerciali correnti in termini di sanità pubblica, salute e benessere degli animali o tutela ambientale;
  • un piano di controllo delle specifiche di produzione vincolanti contenute nel disciplinare di produzione, il rispetto delle quali è verificato da un organismo di controllo indipendente.

L’SQN deve assicurare la garanzia del diritto di accesso a tutti i produttori comunitari legittimamente interessati. Il MIPAAF potrà riconoscere un unico disciplinare di produzione per singola tipologia di prodotto. Ciò significa che potranno coesistere più sistemi di qualità nazionali all’interno delle singole filiere. Potranno presentare al Ministero una proposta di riconoscimento per un disciplinare di produzione almeno 4 regioni oppure i produttori che dimostrino di essere rappresentativi di almeno il 50% della produzione nazionale relativa alla tipologia di prodotto. Il Ministero potrà istituire un marchio collettivo unico, di cui potrà beneficiare ciascun produttore che rispetti un disciplinare di produzione riconosciuto come rientrante nel SQN. Il marchio collettivo potrà essere affiancato alla denominazione prevista dallo specifico disciplinare di produzione. A livello nazionale l’unica strada percorribile è quella della valorizzazione delle carni ottenute o trasformate nel nostro Paese che oggi non sono distinguibili ma sono unbranded. È necessario distinguere le nostre carni, senza creare l’ennesimo mercato di nicchia, bensì renderle riconoscibili al consumatore rimarcando i valori nutrizionali peculiari, il costante controllo dell’alimentazione degli animali, dell’uso del farmaco e del benessere degli animali.

Certificati verdi

Il 5 maggio scorso è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’atteso Decreto interministeriale del MIPAAF di concerto con il MISE di attuazione della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 sulla tracciabilità delle biomasse per la produzione di energia elettrica. Il provvedimento, che è stato il risultato di un faticoso iter normativo avviato con la Legge Finanziaria del 2007 e finalizzato solo 2 anni e mezzo dopo, ha visto Assocarni lavorare intensamente in questi mesi presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per far inserire le imprese industriali di macellazione ed alimentari in generale tra i destinatari degli incentivi ed avere certezze sul fatto che i sottoprodotti di origine animale siano anch’essi destinatari dei certificati verdi. Purtroppo, la recente manovra finanziaria all’esame del Parlamento ha disposto l’abolizione dell’obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta di certificati verdi relativi alla produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili e assimilabili. Tale abrogazione produrrà una drastica riduzione degli investimenti in nuovi impianti di produzione di elettricità con fonti rinnovabili ed avrà effetti gravissimi per il settore delle rinnovabili. Insieme a Confindustria, Assocarni sta conducendo un’azione molto forte affinché tale disposizione venga stralciata o attenuata nella sua portata.

Gli enti inutili e la battaglia solitaria di Assocarni

È veramente curioso che Assocarni sia l’unica associazione del settore a richiedere a gran voce l’eliminazione di enti pubblici come l’INCA (Istituto Nazionale per le Conserve Alimentari) e la SSICA (Stazione Sperimentale Industria Conserve Alimentari) che da decenni gravano sulle imprese senza fornire loro alcun servizio. La manovra finanziaria mira ad eliminare una pletora di enti inutili (tra i quali INCA e SSICA) che faranno risparmiare pochi spiccioli allo Stato, in quanto in realtà tutti i costi di gestione sono ormai da anni a carico dei privati che pagano un contributo obbligatorio. La Finanziaria rappresenta, quindi, un’occasione unica per sopprimere anche il contributo obbligatorio che grava sulle imprese. Ebbene, Assocarni è l’unica associazione del comparto industriale (non solo alimentare!) che ha sostenuto espressamente la soppressione di tali enti. Gli altri comparti industriali sono fermamente intenzionati a mantenere in vita queste costose ed inutili strutture, che ormai non svolgono più alcuna mansione utile per le imprese.

Road map II 2010/2015. Nuove prospettive per l’alimentazione dei non ruminanti

La nuova Road map II, ovvero il documento sulla strategia per le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (Bse e Tse) per il periodo 2010-2015, sarà a breve presentato ufficialmente dalla Commissione europea. Possiamo già anticiparne i contenuti ormai definitivi. È prevista la possibilità di eliminare entro i prossimi 5 anni il divieto di utilizzo delle Proteine Animali Trasformate (PAT) nell’alimentazione dei non ruminanti — come suini, polli e pesci — e ammettere la presenza di una piccola quantità di PAT nell’alimentazione degli animali allevati. La Road map II ribadisce il divieto di utilizzo delle farine intraspecie (ad esempio, farine di suini somministrate come mangime ai suini), ma evidenzia i benefici che si potrebbero ottenere attraverso l’utilizzo di PAT in correlazione con l’attuale dipendenza di proteine (ad esempio, soia) dai Paesi Terzi. Ad ogni modo, l’introduzione di una quantità tollerabile di PAT nell’alimentazione animale dovrà basarsi sui risultati ottenuti dalla valutazione del rischio Bse, risultati che saranno pubblicati in un parere dell’EFSA entro la fine del 2010. Invece, in merito al materiale specifico a rischio (MSR) che deve essere rimosso e distrutto alla macellazione, la comunicazione chiede che la lista degli MSR sia in linea con gli standard internazionali previsti dall’OIE (ciò potrebbe rappresentare per l’intestino la possibilità di limitare la distruzione all’ileo distale e non all’intero pacco intestinale come previsto oggi). Inoltre, il documento rimarca la necessità che sia assicurato l’attuale livello di sicurezza per il consumatore, garantendo l’accurata rimozione del MSR, ma propone la possibilità di cambiare la lista dei materiali specifici a rischio basandosi su evidenze scientifiche. Si attende, inoltre, dall’EFSA, entro la fine del 2010, un report che rivaluti la pertinenza della lista dei materiali specifici a rischio dei piccoli ruminanti. Nel frattempo, il documento propone una possibile revisione dell’obbligo di rimozione degli MSR per gli Stati Membri che sono classificati come Paesi a rischio trascurabile secondo il codice OIE. Per quanto riguarda il monitoraggio della Bse nei bovini, la Commissione prevede una graduale continuazione nell’incremento del limite di età per l’esecuzione del test Bse negli Stati Membri attenendosi interamente ai criteri epidemiologici. La concreta attuazione della Road map II avrà delle implicazioni economiche fondamentali per tutta la zootecnia ed è per questo che Assocarni si accinge a costituire un gruppo di lavoro sui sottoprodotti per analizzare nel dettaglio le priorità per la filiera delle carni.

Benessere degli animali

Il benessere degli animali rimane un tema rilevantissimo per la nostra filiera in tutte le sue declinazioni (allevamento, macellazione e trasporto) e su questo tema, il cui inasprimento normativo può avere un impatto economico pesantissimo, Assocarni è da sempre impegnata in una intensa attività di lobby. Dopo la dipartita della Commissaria alla Salute e protezione dei consumatori Androulla Vassiliou — che ricordiamo si era accanita nel voler a tutti i costi inasprire le norme sul trasporto degli animali rendendolo di fatto antieconomico (riduzione drastica dei tempi di trasporto, inasprimento delle disposizioni relative alla densità di carico, nonché introduzione di una banca dati on-line direttamente collegata ai sistemi di navigazione satellitare attualmente già montati sui veicoli)— Assocarni portò avanti una fortissima azione di lobby che, grazie all’interessamento decisivo del Commissario Tajani, determinò la bocciatura della proposta normativa. Entro la seconda metà del 2011 verrà rivista la legislazione europea sul benessere animale durante il trasporto e in allevamento (ricordiamo invece che il nuovo regolamento sul benessere durante la macellazione sul quale abbiamo lavorato intensamente l’anno passato entrerà in vigore il 1° gennaio 2013), mentre una nuova proposta di legge sulla Salute Animale (Animal Health Law) sarà presentata il prossimo anno.

Informazione al consumatore sui prodotti alimentari

Il 16 giugno scorso ha avuto luogo il voto a Strasburgo, in prima lettura, sulla proposta di regolamento per l’informazione al consumatore relativa ai prodotti alimentari sul quale Assocarni sta conducendo un’azione di lobby molto impegnativa da diversi mesi. Il testo torna ora all’esame della Commissione europea e del Consiglio dei Ministri Agricolo europeo per poi eventualmente ritornare al Parlamento per un’approvazione in seconda lettura. La disposizione che va assolutamente scongiurata è l’obbligo generalizzato dell’indicazione dell’origine dei prodotti alimentari. Opportuno, invece, prevedere uno studio d’impatto filiera per filiera per verificare il vantaggio competitivo che ne scaturisce, soprattutto per quei prodotti trasformati per i quali indicare l’origine sarebbe estremamente gravoso (continue modifiche dei Paesi di approvvigionamento in base alle esigenze di mercato e conseguenti modifiche delle etichette) e sostanzialmente banalizza il lavoro dell’industria di trasformazione (ad esempio per mortadella, salame, ecc…). Altro aspetto preoccupante che riguarda in particolare le carni bovine ed ovine è l’obbligo di indicare in etichetta “carni ottenute da macellazione senza stordimento”. È ovvio che c’è un intento deliberato a colpire le macellazioni rituali, evidenziandone le deroghe in materia di benessere degli animali. La norma va respinta, anche perché gran parte di quelle carni che non sono acquistate dal consumatore halal, ma vengono vendute nei normali canali commerciali non sarebbero collocabili sul mercato.

Ritardi nei pagamenti: si allungano i tempi

A livello nazionale il tavolo di confronto tra Federalimentare e GDO che dovrebbe portare ad una sorta di gentlemen’s agreement sui temi più scottanti è purtroppo ingessato da mesi. Ma è indubbiamente sul fronte comunitario che bisogna guardare, anche se la presidenza spagnola non è stata in grado di trovare un compromesso tra tutti gli Stati Membri. Permangono divergenze tra gli Stati Membri, riguardo al limite di 60 giorni per la pubblica amministrazione, giudicato troppo breve da alcuni Paesi, e a quello di 30 giorni per la verifica del credito, proposto dal Parlamento. Inoltre, molte delegazioni giudicano eccessivamente gravoso il metodo di calcolo dell’interesse di mora (il Parlamento propone il tasso di riferimento maggiorato di almeno il 9%). Peraltro, è recentemente emersa la volontà della delegazione francese di restringere la definizione di “ente pubblico” per escludere le aziende municipalizzate, il che pone un problema aggiuntivo, poiché molte delegazioni non sono d’accordo. La palla passa, quindi, alla presidenza belga, che ha inserito il dossier tra le proprie priorità e che tenterà di chiuderlo entro la fine del 2010. Quello sui ritardi nei pagamenti è un provvedimento che interessa particolarmente tutta l’industria alimentare ed il tessuto economico del nostro Paese in generale e che per fortuna vede come “titolare” del dossier il commissario italiano Antonio Tajani. Il voto in Plenaria in Parlamento, inizialmente previsto per giugno, è stato rinviato e si terrà, presumibilmente, tra settembre e ottobre.

Ripresa dei negoziati Mercosur

La ripresa dei negoziati è stata ufficialmente annunciata al summit di Madrid il 16 maggio scorso. Al grande ottimismo del presidente della Commissione Barroso (che ha parlato di accordi “ambiziosi, equilibrati” che daranno vita ad uno dei mercati di libero scambio più vasti del mondo, comprendente 750 milioni di consumatori) si contrappone da parte di molti la netta sensazione che il settore agricolo sarà ancora una volta sacrificato a vantaggio di quello dei servizi (in particolare bancari ed assicurativi) e dell’industria non alimentare (soprattutto automobilistica). Per quanto riguarda la carne, verranno effettuati degli studi d’impatto al fine di verificare le dimensioni dei nuovi contingenti di importazione, le tipologie di prodotto che si intenderà favorire maggiormente ed il livello del dazio che verrà applicato ai prodotti che verranno considerati. Secondo il Commissario all’Agricoltura Cioloș, gli standard produttivi e sanitari, in particolare, dovranno essere richiesti per tutti i prodotti presenti sul mercato interno dell’Unione, siano essi importati che locali. Il rispetto di tali standard sarà quindi riconosciuto a livello economico nei confronti dei competitors internazionali. Come di consueto Assocarni svolgerà un’intensa attività di lobby su questa partita che si preannuncia difficile.

OGM

In materia di OGM Assocarni ha una posizione molto precisa e concreta: sull’assenza o meno di rischi derivanti dagli OGM ci sono organismi mondiali ed europei autorevoli e competenti che hanno espresso dei pareri. Poi, c’è la legittimità della scelta del consumatore che deve essere informato e che deve sapere se una cosa è o non è OGM. Quando però diciamo che deve essere informato, lo deve essere a 360°. Deve sapere che la Commissione europea afferma che il mancato utilizzo di mangimi geneticamente modificati provocherà nel futuro prossimo una esplosione dei prezzi di determinati prodotti agricoli, uno smantellamento della produzione europea e una dipendenza solo da Paesi che nel mondo usano OGM. In particolare, in questi mesi Assocarni ha lavorato intensamente, affinché vengano introdotte delle soglie di tolleranza allorquando sia rinvenuta la presenza accidentale di piccole tracce di materiale GM non autorizzato dalla UE negli alimenti e nei mangimi importati, dal momento che i derivati di mais e colza, ma soprattutto della soia, sono ampiamente utilizzati nella produzione di alimenti. L’impatto negativo della cosiddetta autorizzazione asincrona, cioè della discrepanza fra i tipi di OGM coltivati nei Paesi esportatori e quelli ammessi alla commercializzazione in Europa, come evidenziato da un recente studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione UE, stima in un miliardo di euro in 6 mesi il costo dell’impatto diretto sulla zootecnia europea dell’incertezza del quadro operativo: un dato che evidenzia l’esposizione dell’Unione Europea al rischio di una progressiva delocalizzazione delle sue produzioni zootecniche verso Paesi con standard più bassi di sicurezza e rispetto dell’ambiente.

Il futuro della pac

La politica agricola comune somiglia un po’ alla Sagrada Familia di Barcellona, l’eterno cantiere ideato da Gaudì! Stiamo ancora assestando il nostro sistema nazionale alle modifiche apportate dall’Health Check del 2008 che già si aprono le discussioni sul futuro della Politica Agricola comunitaria dopo il 2013. Sono numerosi gli Stati Membri dell’UE che spingono per ridurre il bilancio agricolo europeo, che oggi assorbe circa il 40% dell’intero budget. La schiera comprende gran parte dei Paesi del nord Europa che hanno trovato, però, nel nuovo asse Francia/Germania/Polonia una certa resistenza. Certamente si prefigurano cambiamenti sostanziali per i pagamenti diretti, considerato che l’attuale dibattito mostra già una sostanziale concordanza tra i politici sul superamento dei titoli storici in favore di quelli omogenei (regionalizzazione), probabilmente su base europea. Attorno a questi argomenti ruotano una serie di altre tematiche che riguardano i problemi di approvvigionamento alimentare in Europa e nel mondo, l’occupazione nelle zone rurali, la gestione sostenibile delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, la volatilità dei prezzi, l’equilibrio all’interno della catena alimentare e la competitività dell’agricoltura europea. La Commissione europea presenterà a fine 2010 una Comunicazione sul futuro della PAC dopo il 2013. A partire da quel momento entreremo nel vivo del dibattito e dell’attività di lobby che auspichiamo possa essere più coesa a livello italiano rispetto alla riforma Fischler del 2003.

Il trattato di Lisbona: cambia il modo di fare lobby

È entrato in vigore dal 1° dicembre il Trattato di Lisbona, a quasi 9 anni dal Vertice di Nizza (dicembre 2000), in occasione del quale si discusse la possibilità di redigere un nuovo Trattato. In materia di politica agricola, c’è un significativo cambiamento nella procedura legislativa, poiché la procedura legislativa ordinaria in materia di PAC sarà la codecisione e non più la consultazione. Con il nuovo Trattato, il Parlamento europeo diventa “un’istituzione a pieno titolo” con un ruolo definito nel processo decisionale. Pertanto il Consiglio è ora tenuto a prendere in considerazione gli emendamenti del Parlamento europeo e negoziare le proprie posizioni con i deputati in prima e seconda lettura, con la possibilità di attivare un comitato di conciliazione (una terza lettura), prendendo in considerazione anche  la possibilità di non portare a termine l’iter legislativo, qualora non si trovi un accordo tra Consiglio e Parlamento. Il testo del trattato ha tuttavia delle parti che si prestano ad ambiguità. L’articolo 37 esclude espressamente che misure in materia di fissazione dei prezzi, di prelievi e di aiuti vengano decise secondo la procedura legislativa ordinaria (la procedura di codecisione), ma gli esperti legali della DG AGRI confermano che tutti i quattro basilari regolamenti della PAC saranno oggetto di codecisione (l’OCM unica, i pagamenti diretti, lo sviluppo rurale e il finanziamento della PAC). In termini pratici, questo significa che ogni nuova normativa che verrà quindi sottoposta alla procedura di codecisione, necessiterà di un lasso di tempo di 18-36 mesi per essere approvata, a fronte dei circa 12 mesi precedenti. Le nuove regole prevedono inoltre che il Comitato economico e sociale dell’Unione Europea sia consultato su tutte le proposte legislative che prevedono la procedura di codecisione. Se è improbabile che ciò pregiudichi l’esito finale, questo procedimento potrebbe essere comunque un modo per rallentare determinate fasi del processo legislativo. Un ulteriore ritardo nel nuovo processo decisionale deriva dalla previsione di consultazione dei Parlamenti nazionali, i quali avranno otto settimane di tempo per verificare il rispetto del principio di sussidiarietà.

François Tomei
Direttore Assocarni

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