Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Legislazione
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 161)

Il sequestro di prodotti alimentari

Introduzione - Nell’ambito del controllo ufficiale è talvolta necessario escludere dalla commercializzazione alimenti a causa di non conformità conclamate o della necessità di ulteriori accertamenti, oppure, in determinate situazioni, per limitare la disponibilità degli alimenti o degli animali destinati alla produzione alimentare. Il termine normalmente più impiegato per queste operazioni è quello di “sequestro”, presente originariamente nella normativa penale e successivamente utilizzato anche in quella amministrativa, anche se altre terminologie sono divenute di uso corrente. La vigente normativa prevede diverse tipologie di sequestro o atti similari, che si cercherà di inquadrare in riferimento ad alcune fattispecie riscontrabili nella realtà del settore alimentare e che possono essere così classificati: sequestro penale o giudiziario (Codice di Procedura Penale); sequestro “cautelare” (Legge n. 689/1981); sequestro “cautelativo” (DPR n. 327/1980); blocco ufficiale (Regolamento CE n. 882/2004); vincolo sanitario (Decreto Legislativo n. 80/2000 e altre fonti).

Sequestro penale o giudiziario - Senza voler tentare di esaurire l’argomento — oggetto di ben più competente dottrina e di ampia giurisprudenza — si possono brevemente distinguere il sequestro penale probatorio da quello preventivo, avendo entrambi interesse per l’attività di controllo ufficiale sulla sicurezza igienica degli alimenti, accennando poi al sequestro conservativo. Secondo l’art. 253 del Codice di Procedura Penale “l’autorità giudiziaria dispone con decreto motivato il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti”. Siamo nel campo del cosiddetto “sequestro probatorio”, con il quale “le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo” vengono tolte alla disponibilità del proprietario per essere assunte come prove nel procedimento. Il sequestro probatorio viene effettuato dall’autorità giudiziaria, personalmente o mediante un ufficiale di polizia giudiziaria dalla stessa delegato. Tuttavia, secondo l’art. 354 CPP, se vi è “pericolo che le cose le tracce e i luoghi… si alterino o si disperdano o, comunque, si modifichino e il Pubblico Ministero non può intervenire tempestivamente”, nel compimento dei necessari accertamenti e rilievi “gli ufficiali di polizia giudiziaria… se del caso, sequestrano il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti”, consegnando una copia del verbale, contenente il motivo del provvedimento, alla persona interessata, e facendo pervenire l’originale, entro 48 ore, al PM. Questi, entro ulteriori 48 ore, convalida il sequestro o dispone la restituzione di quanto sequestrato (art. 355 CPP). La richiesta di riesame può essere esercitata dagli aventi diritto entro 10 giorni dalla notifica del decreto di convalida o dalla data in cui sono venuti a conoscenza del sequestro. Alle operazioni di sequestro può assistere il difensore delle persone oggetto di indagine, “senza diritto di essere preventivamente avvisato” (art. 356 CPP).

L’art. 321 CPP tratta invece il “sequestro preventivo”, che viene effettuato “quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati”. Il sequestro, in questo caso, può essere disposto con decreto motivato dal giudice competente (o dal giudice per le indagini preliminari prima dell’esercizio dell’azione penale) su richiesta del pubblico ministero. Ma, durante le indagini preliminari e in caso di urgenza, è lo stesso PM a decretare, con le necessarie motivazioni, il sequestro, che può essere effettuato anche di propria iniziativa dalla Polizia Giudiziaria, la quale entro 48 ore deve trasmettere gli atti al PM. Questi deve chiedere al giudice la convalida del sequestro, entro 48 ore dal sequestro stesso (se lo ha disposto personalmente) o dal ricevimento del verbale inviato dalla Polizia Giudiziaria. L’ordinanza di convalida dev’essere emessa entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta da parte del PM. Gli interessati possono richiedere la revoca (al PM, nel corso delle indagini preliminari) o il riesame (al Tribunale, nelle fasi successive) del sequestro, o inoltrare ricorso presso la Corte di Cassazione, secondo le procedure dettate dal CPP. È, pertanto, il sequestro penale preventivo ad essere effettuato di propria iniziativa dal personale incaricato del controllo ufficiale degli alimenti con qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria (tecnici della prevenzione, medici, veterinari) nei casi di rinvenimento, nel corso dell’attività ispettiva, di prodotti in cattivo stato di conservazione, alterati, contaminati, nocivi e in vario modo pericolosi anche potenzialmente. Ma anche il sequestro penale probatorio, se ricorrono i casi di urgenza di cui sopra, può essere effettuato dagli UPG prima dell’intervento del Pubblico Ministero. È fatta salva, come si è visto, la necessità di ottenere la convalida nei tempi previsti.

Il “sequestro conservativo” (artt. 316-320 CPP) è ordinato dal Giudice su richiesta del PM, qualora vi sia una “fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario dello Stato”, e viene eseguito sui beni mobili o immobili dell’imputato o sulle somme o cose a lui dovute; ma può essere richiesto anche dalla parte civile “se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato” (in caso di richiesta risarcitoria) e si esegue sui beni dell’imputato o del responsabile civile (art. 316 CPP). Questo sequestro (che non riguarda il controllo ufficiale per la sicurezza alimentare) potrebbe essere attuato su alimenti, che sono beni mobili, ma la deperibilità o la perdita qualitativa degli stessi nel tempo interessato dal procedimento ne limiterebbe l’efficacia. Più appropriatamente, potrebbe riguardare strutture ed attrezzature di stabilimenti del settore alimentare. Può, comunque, essere evitato, o può esserne ottenuta la revoca, mediante il versamento di una cauzione.

Sequestro cautelare (Legge n. 689/1981) - La Legge 24 novembre 1981, n. 689, concernente la modifica del sistema penale e la depenalizzazione di numerose violazioni, all’art. 13 (atti di accertamento) così recita: “Gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono, per l’accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica. Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare oggetto di confisca amministrativa, nei modi e con i limiti con cui il codice di procedura penale consente il sequestro alla polizia giudiziaria”. L’art. 20 precisa: “Le autorità stesse (autorità amministrative competenti in materia sanitaria individuate dalle Regioni, Nda) possono disporre la confisca amministrativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione e debbono disporre la confisca delle cose che ne sono il prodotto…” (comma 3), e “è sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione delle quali costituisce violazione amministrativa, anche se non venga emessa l’ordinanza-ingiunzione di pagamento” (comma 4). Da quanto sopra si evince che rientrano nell’applicabilità del sequestro cautelare previsto dalla Legge 689/1981 i prodotti alimentari la cui detenzione a vario titolo o commercializzazione costituisca violazione amministrativa. Dato che ne è sempre disposta la confisca (atto successivo al sequestro) anche in assenza di ordinanza-ingiunzione, alcuni organi di controllo e autorità amministrative ritengono inutile l’atto di convalida da parte dell’autorità stessa (che sembrerebbe dovuto per analogia con il sequestro giudiziario, secondo il richiamo del citato art. 13: “nei modi e con i limiti con cui il codice di procedura penale consente il sequestro alla polizia giudiziaria”).

Casi esemplificativi nei quali è ipotizzabile questo tipo di sequestro: prodotto alimentare preconfezionato con etichettatura inesistente o irregolare, o scaduto (violazioni del DLgs n. 109/1992 e altre norme specifiche); prodotto alimentare per il quale sia impossibile la rintracciabilità (non dimostrabilità del fornitore) prevista dall’art. 18 del Reg. 178/2002; prodotto di origine animale preconfezionato privo del bollo sanitario o marchio di identificazione (violazione dell’art. 5 del Reg. CE n. 853/2004; art. 6, commi 9 e 10, del DLgs. n. 193/2007). Nei confronti del sequestro, secondo l’art. 19 della L. 689/1981, “gli interessati possono, anche immediatamente, proporre opposizione all’autorità indicata nel primo comma dell’art. 18”: tale articolo, tuttavia, parla genericamente di “autorità competente”, dovendosi così fare riferimento all’art. 3 del DPR n. 327/1980 che individuava come tali il Ministero della Sanità, l’organo delle Regioni e i Comuni attraverso le USL; le singole Regioni hanno legiferato delegando esplicitamente la competenza in materia sanzionatoria sanitaria. Non è neppure specificato il termine massimo entro il quale può essere presentata l’opposizione al sequestro: si può ritenere applicabile il termine di trenta giorni di cui al citato primo comma dell’art. 18, lì riferito alla presentazione degli scritti difensivi relativi alla contestazione o notificazione della violazione e nel caso qui trattato da far partire, invece, dal momento in cui l’interessato viene messo a conoscenza del sequestro. Alla proposta di opposizione, da inoltrarsi “con atto esente da bollo”, l’autorità risponde con ordinanza motivata entro dieci giorni dalla sua presentazione, fatto salvo il tacito accoglimento se entro tale termine non viene rigettata. È importante che tutti gli interessati all’atto di sequestro ne siano messi a conoscenza, anche se assenti, mediante invio di copia del verbale: è il caso, per esempio, di un produttore o confezionatore che abbia omesso indicazioni obbligatorie in etichetta, qualora il sequestro venga effettuato in un esercizio di vendita al dettaglio: oltre a consegnare immediatamente copia del verbale al detentore dell’alimento, il verbalizzante dovrà inviarne copia a detto produttore, peraltro principale responsabile e autore della violazione, in modo che questi abbia la possibilità di ricorrere all’autorità competente. Tale aspetto non è specificato dalla normativa citata, mentre lo è per il sequestro trattato nel prossimo capitolo. Data la tipologia e la rilevanza dell’atto è preferibile ricorrere, per il suo invio, alla procedura di notificazione di atti civili e giudiziari, e non alla semplice posta raccomandata.

Sequestro cautelativo (DPR n. 327/1980) - Si tratta del sequestro espressamente previsto dalla normativa sanitaria nazionale, da alcuni denominato semplicemente “sequestro sanitario” sebbene tale denominazione non sia formalmente utilizzata. L’art. 1 della Legge n. 283/1962 afferma tra l’altro: “Sono soggette a vigilanza per la tutela della pubblica salute la produzione ed il commercio delle sostanze destinate alla alimentazione. A tal fine l’autorità sanitaria può procedere, in qualunque momento ed a mezzo dei competenti organi ed uffici, ad ispezione e prelievo di campioni negli stabilimenti ed esercizi pubblici, dove si producano, si conservino in deposito, si smercino o si consumino le predette sostanze, nonché sugli scali e sui mezzi di trasporto. Essa può, altresì, procedere al sequestro delle merci e, ove dagli accertamenti eseguiti risulti necessario per la tutela della pubblica salute, alla loro distruzione”. L’art. 20 del DPR n. 327/1980 (Regolamento di attuazione della L n. 283/1962) afferma che tale sequestro viene disposto, a tutela della salute pubblica, dall’autorità sanitaria competente, ma può essere effettuato anche direttamente dal personale preposto ai servizi di vigilanza sull’igiene alimentare “salvo conferma, nel termine di 48 ore, da parte dell’autorità sanitaria”. Anche l’eventuale immediata distruzione, se ritenuta necessaria, dev’essere disposta dall’autorità sanitaria (organo delle Regioni). La custodia della merce sequestrata è affidata, “in quanto possibile”, al suo proprietario o detentore, se l’autorità sanitaria non dispone diversamente: in caso di impossibilità di tale affidamento, la merce può essere custodita in altro luogo, per esempio presso gli uffici dell’organo accertatore (in tal caso sotto la responsabilità dell’organo stesso).

Tuttavia, qualora “sussista grave ed imminente pericolo di danno alla salute pubblica, la merce sequestrata deve essere immediatamente distrutta, dopo che dalla stessa merce sia stato effettuato il prelievo di campioni”. Ma quest’ultima ipotesi sembra più attinente al campo penale che a quello amministrativo, per la conclamata pericolosità dell’alimento. La persona alla quale viene affidata la custodia della merce sequestrata dev’essere citata e generalizzata nel verbale di sequestro, informandola della responsabilità che assume in riferimento alle pene previste ai sensi degli articoli 334 e 335 del CP. Il verbale di sequestro, che dev’essere “motivato e circostanziato”, dev’essere redatto in più copie: una per l’autorità sanitaria; una per il detentore della merce; una ciascuna per il produttore della merce e altri eventuali corresponsabili. Anche nel caso di questo tipo di sequestro gli interessati possono far pervenire all’autorità competente eventuali deduzioni scritte e istanze di dissequestro entro il termine, definito dall’art. 20, di 10 giorni, trascorso il quale, ed acquisito il risultato delle analisi effettuate sui campioni prelevati, viene: ordinato il dissequestro della merce risultata conforme alla normativa; accertata la commestibilità della merce non conforme alla normativa, se necessario mediante ulteriori indagini di laboratorio, con eventuale destinazione alla distruzione o alla trasformazione o ad usi diversi dall’alimentazione umana (art. 21, DPR 327/1980).

Questa tipologia di sequestro risulta legata, secondo quanto espresso in precedenza, all’effettuazione di indagini di laboratorio su campioni prelevati dalla stessa merce qualora sia ravvisato un rischio di danno alla salute del consumatore; viene quindi effettuata, riassumendo, secondo lo schema: sospetto di pericolo ravvisato in corso di vigilanza; prelievo di campioni; sequestro cautelativo; convalida del sequestro da parte dell’autorità sanitaria entro 48 ore (ed eventuale distruzione immediata); esito delle analisi; atto dell’autorità sanitaria (dissequestro, distruzione, destinazione ad usi diversi). Si noti che il DPR 327/1980 fu emanato prima della legge di depenalizzazione (L. 689/1981), quando tutte le violazioni erano di carattere penale. Si trattava, quindi, di uno strumento utile alla tutela “cautelativa” della salute pubblica in assenza di una conferma di non conformità, da impiegare quindi da un lato per sospendere la commerciabilità degli alimenti in presenza di un sospetto di pericolo, dall’altro per poter procedere in via amministrativa alla ricerca delle prove necessarie a far nascere un procedimento penale. Oggi questo tipo di sequestro può essere ancora formalmente effettuato, non essendo abrogata la normativa che lo prevede e regolamenta. Tuttavia, può essere ritenuto superato nella sostanza dal “blocco ufficiale” di cui al Reg. n. 882/2004.

Blocco ufficiale (Reg. CE n. 882/2004) - Il Regolamento (CE) n. 882/2004, facente parte del “pacchetto igiene”, ha introdotto una nuova tipologia di atto riconducibile alla categoria dei sequestri. In particolare l’art. 2, punto 12, definisce “blocco ufficiale: la procedura con cui l’autorità competente fa sì che i mangimi o gli alimenti non siano rimossi o manomessi in attesa di una decisione sulla loro destinazione; include il magazzinaggio da parte degli operatori del settore dei mangimi e degli alimenti conformemente alle disposizioni emanate dall’autorità competente”. Nei successivi articoli il Reg. 882/2004 non parla più del blocco ufficiale, se non all’art. 18 come “azione in casi sospetti” trattando l’introduzione di mangimi e alimenti da Paesi Terzi: “l’autorità competente dispone il blocco ufficiale della partita interessata fino all’ottenimento dei risultati dei controlli ufficiali”. Ma non è detto che il blocco ufficiale non possa essere effettuato in situazioni diverse. L’art. 54 dello stesso Reg. 882/2004 elenca, tra le azioni in caso di non conformità alla normativa, “la restrizione o il divieto dell’immissione sul mercato, dell’importazione o dell’esportazione di mangimi, alimenti o animali”, e, oltre a quelle elencate, “qualsiasi altra misura ritenuta opportuna dall’autorità competente”. Pertanto l’Azienda Sanitaria Locale, nelle sue articolazioni del Dipartimento di Prevenzione, quale autorità competente per il controllo ufficiale (ai sensi dell’art. 2 del Decreto legislativo n. 193/2007) può procedere a “sequestrare” alimenti, in attesa delle ulteriori e definitive decisioni che possono derivare da accertamenti analitici o documentali ritenuti necessari da parte di chi esegue l’attività ispettiva. L’atto potrebbe essere chiamato semplicemente “sequestro”, visto che l’art. 54 lascia ampio spazio discrezionale (“qualsiasi altra misura…”), ma può essere meglio denominato “blocco ufficiale” per uniformità con la definizione data dal regolamento e con la terminologia in esso impiegata, ma anche per non creare confusione con i sequestri previsti da altre normative. Il blocco ufficiale ha un ruolo conservativo (“…gli alimenti non siano rimossi o manomessi…”) per il tempo necessario a formulare una decisione definitiva sulla destinazione, che può essere la restituzione al proprietario, l’avviamento alla trasformazione, la distruzione o lo smaltimento come sottoprodotto di origine animale, ecc… Materialmente consiste nel “magazzinaggio da parte degli operatori”: un obbligo che può avvicinarsi a quello di custodia previsto dalle tipologie di sequestro già esaminate. Si ritiene che anche il blocco ufficiale, sebbene non specificamente regolamentato dalla normativa, debba essere eseguito con metodiche atte a segregare l’alimento e a conservarlo adeguatamente in vista di una ipotetica restituzione. L’operazione dev’essere verbalizzata e dev’essere garantito il diritto di ricorso all’autorità definita dalla Regione. Non è prevista alcuna procedura di convalida, ma è l’autorità competente di cui al DLgs n. 193/2007 a gestire l’intero procedimento.

Vincolo sanitario - Per analogia con il sequestro può essere utile esaminare anche il “vincolo sanitario”, citato nella normativa relativa ai controlli ufficiali sull’importazione di prodotti alimentari di origine animale: art. 8, comma 3, lettera a), del DLgs 25 febbraio 2000, n. 80 (attuazione della Direttiva 97/78/CE e 97/79/CE in materia di organizzazione dei controlli veterinari sui prodotti provenienti da Paesi Terzi). In particolare, per “i prodotti per i quali la normativa comunitaria prevede la sorveglianza dal posto d’ispezione frontaliero d’introduzione fino allo stabilimento di destinazione” è previsto che “il trasporto fino allo stabilimento di destinazione deve avvenire, sotto vincolo sanitario, in veicoli o contenitori a chiusura ermetica, sigillati al momento della partenza dal posto d’ispezione frontaliero”. Il vincolo sanitario è pertanto, in pratica, una sorta di sequestro temporaneo, non finalizzato alla confisca, con limitazione alla disponibilità della derrata alimentare, nella quale i sigilli apposti dal veterinario ufficiale del PIF garantiscono l’integrità della partita nel passaggio di competenza tra lo stesso PIF e il Servizio Veterinario che opera il controllo sullo stabilimento. È molto importante la tempestiva comunicazione e trasmissione degli atti tra gli uffici competenti del PIF e dell’ASL, relativamente all’inizio del trasporto in vincolo e all’arrivo a destinazione con successiva rimozione dei sigilli. Anche in altre parti del DLgs si parla di trasporto con sigilli, benché non venga più impiegata la terminologia “vincolo sanitario”. Lo stesso DLgs prevede invece all’art. 20 il sequestro, operato dal veterinario ufficiale del PIF qualora sia riscontrato pericolo per la salute umana o per gli animali. La terminologia “vincolo sanitario” è utilizzata inoltre in alcuni atti normativi relativi a malattie degli animali, in riferimento alla movimentazione in particolari situazioni: per esempio, gli animali sensibili non vaccinati contro la blue tongue, provenienti dalle zone di sorveglianza, “devono essere inviati, sotto vincolo sanitario e senza alcuna sosta intermedia, dall’azienda di origine allo stabilimento presso il quale devono essere macellati” (OM Salute 23 gennaio 2006). Secondo un altro esempio, la normativa nazionale sulle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili parla di “vincolo sanitario” in relazione alle “limitazioni ufficiali di movimento” di cui all’art. 12, comma 1, del Regolamento (CE) n. 999/2001; il DM Salute 16 ottobre 2003 all’art. 5, comma 3, afferma che le carni non conformi per le quali lo Stato membro di provenienza neghi il nulla osta al respingimento “devono essere mantenute in vincolo sanitario fino all’avvenuta asportazione della colonna vertebrale, da effettuare nel rispetto delle pertinenti disposizioni contenute nei Regolamenti (CE) 999 e 1774”: in riferimento a tale disposizione, l’art. 10 del DLgs n. 36/2005 stabilisce la sanzione amministrativa pecuniaria da Ä 6.000,00 ad Ä 45.000,00 per chi “viola la misura cautelare del differimento dell’ulteriore commercializzazione della partita o il vincolo sanitario ivi previsti”. Nel caso degli animali non sarà possibile apporre sigilli, ma ogni capo sarà identificato negli atti inerenti il provvedimento.

Modalità di sequestro e verbalizzazione - Si ritiene che il verbale di sequestro (o di blocco ufficiale o vincolo sanitario) debba riportare almeno: intestazione e recapito dell’ufficio operante; numerazione progressiva/protocollo; data, orario e luogo del sequestro; nomi e qualifica dei verbalizzanti; dati dell’impresa del settore alimentare; generalità complete dell’operatore del settore alimentare (titolare, legale rappresentante o comunque responsabile); tipo di sequestro e normativa di riferimento; motivo del provvedimento; elenco dettagliato della merce oggetto del provvedimento (natura, quantità, stato e modalità di detenzione prima del sequestro, ecc…); modalità di esecuzione: contenitori utilizzati, numero di colli, ecc…, sigillatura e identificazione; indicazioni circa la custodia della merce sequestrata e le modalità di conservazione; indicazioni per il diritto di ricorso/difesa. Per quanto riguarda in generale le modalità del sequestro, queste possono variare a seconda della situazione, delle dimensioni della partita e dei materiali e dispositivi disponibili. La merce da sequestrare dev’essere catalogata e riunita in uno o più colli (scatole, sacchi e sacchetti, pallets e film plastico, contenitori diversi), sigillata con spago e piombini (in tal caso occorre citare nel verbale la dicitura impressa sul piombo con l’apposita pinza), oppure con nastro adesivo, timbri e/o firme dei presenti. Dev’essere comunque possibile rilevare eventuali effrazioni di tali sigilli. La merce dev’essere identificata esternamente con cartelli o comunque con indicazioni che riportino un riferimento al numero di verbale e a quanto contenuto, resi ufficiali mediante timbri e/o firme delle parti. Per evitare la necessità di successivi interventi sul posto causati da rottura accidentale dei colli e/o dei sigilli, si ritiene utile, a seconda delle dimensioni della partita sequestrata e della situazione logistica dello stabilimento, collocare la merce in un luogo isolato e protetto, possibilmente accessibile solamente alla persona a cui è affidata la custodia, oppure in modo da renderne possibile la movimentazione nello stabilimento senza effrazione dei sigilli (per esempio su uno o più pallets con fasciatura laterale e superiore mediante film plastico, facilmente spostabili con sollevatori). Come si è visto, in alcuni casi (ad esempio, animali d’allevamento) non è possibile “sigillare” quanto sequestrato o posto in blocco ufficiale o vincolo sanitario, ma è indispensabile una precisa identificazione dei capi sul verbale (numeri auricolari, tatuaggi) in modo da poterne effettuare successivamente la verifica.

Custodia delle cose sequestrate - Anche se possibilmente “le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla segreteria”, uffici giudiziari che prestano i servizi rispettivamente per il giudice e per il PM (art. 259 CPP, riferito al sequestro probatorio), o vengono conservate presso le sedi dei servizi di vigilanza che spesso dispongono di frigoriferi e congelatori, in molti casi, in ambito sia penale che amministrativo, esse vengono lasciate in custodia ad una persona, se possibile il loro proprietario (ma potrebbe anche trattarsi di persona diversa). L’art. 334 del Codice Penale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da Ä 51,00 a Ä 516,00 “chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa”. Il reato è inquadrato come delitto nei confronti della pubblica amministrazione, essendo previste (congiuntamente) le pene della reclusione e della multa. Se il reato è commesso dal proprietario e custode della merce sequestrata, le pene sono inferiori: reclusione da tre mesi a due anni e multa da Ä 30,00 ad Ä 309,00. Infine, se il reato è “commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia” la pena va da un mese ad un anno di reclusione, oltre alla multa fino a Ä 309,00. Il CP prevede altresì, all’art. 335, l’ipotesi colposa (reato compiuto contro l’intenzione): “chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309”.

Conclusioni - Questo scritto vuol essere semplicemente un contributo, non certo esaustivo, al dibattito perennemente in atto nel settore del controllo ufficiale degli alimenti, dato che ogni giorno molti professionisti devono decidere che tipo di sequestro effettuare e con quali modalità, correndo anche il rischio di fare scelte inappropriate o controverse, specialmente in campo amministrativo a causa della sovrapposizione di norme. E si auspica possa avere una certa utilità anche per gli operatori del settore alimentare “controllati”, eventualmente interessati a provvedimenti di sequestro. È, comunque, il frutto di un esame della normativa, che si spera sia stato sufficientemente attento, e di esperienze fatte sul campo. Per ulteriori approfondimenti si rimanda all’autorevole parere dei giuristi e degli organi competenti.

Marco Cappelli
Tecnico della Prevenzione
ASL n. 5 – La Spezia

Riferimenti normativi

Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 – Approvazione del Codice di Procedura Penale (SOGURI n. 250 del 24/10/1988).

Legge n. 689 del 24/11/1981 – Modifiche al sistema penale (SOGURI n. 329 del 30/11/1981) e successive modificazioni.

Decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1980, n. 327 – Regolamento di esecuzione della Legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni, in materia di disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (GURI n. 193 del 16/07/1980), e successive modificazioni.

Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (rettifica in GUUE n. L 191 del 28/05/2004).

Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 – Attuazione delle Direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari (SOGURI n. 39 del 17/02/1992); modificato dai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 febbraio 1996, n. 175 (GURI n. 76 del 30/03/1996) e 28 luglio 1998 n. 311 (GURI n. 218 del 18/09/1997), dal Decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 68 (GURI n. 72 del 27/03/2000) e dal Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 181 (GURI n. 167 del 21/07/2003).

Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GUCE n. L 371 del 01/02/2002), modificato dal Regolamento (CE) n. 1642/2003 (GUCE n. L 245 del 29/09/2003).

Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale (rettifica in GUCE n. L 226 del 25/06/2004).

Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 193 – Attuazione della Direttiva 2004/41/CE relativa ai controllo in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore (GURI n. 261 del 09/11/2007, SO n. 228).

Legge 30 aprile 1962, n. 283 – Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (GURI n. 139 del 04/06/1962) e successive modificazioni.

Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice Penale (SOGU n. 253 del 28/10/1930) e successive modificazioni.

Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 80 – Attuazione della Direttiva 97/78/CE e 97/79/CE in materia di organizzazione dei controlli veterinari sui prodotti provenienti da Paesi Terzi (GURI n. 82 del 07/04/2000; Rettifica in GURI n. 132 del 08/06/2000).

Ordinanza 23 gennaio 2006 Ministero della Salute – Blue Tongue – Campagna di vaccinazione 2005-2006 (GU n. 43 del 21/02/2006).

Regolamento (CE) n. 999/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22/05/2001 recante disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili (GUCE n. L 147 del 31/05/2001).

Decreto del Ministero della Salute 16 ottobre 2003 – Misure sanitarie di protezione contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili (GURI n. 289 del 13/12/2003).

Regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 3 ottobre 2002 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano (GUCE n. L 273 del 10/10/2002).

Decreto Legislativo 21 febbraio 2005, n. 36 – Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CE) n. 1774/2002, e successive modificazioni, relativo alle norme sanitarie per i sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano (GURI n. 63 del 17/03/2005).

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