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Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Razze
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 153)

La razza Pomarancina

Salva per la bontĂ  delle sue carni, attualmente non raggiunge il migliaio di capi, suddivisi in una dozzina di allevamenti tra Castelnuovo Val di Cecina, Montecatini Val di Cecina, Volterra e Pomarance

È da epoca imprecisata che il tratto di dorsale appenninica tra i contrafforti montani emiliano-romagnoli e la parte meridionale dell’Abruzzo si caratterizza per l’allevamento di ovini morfologicamente non omogenei, ad attitudine indifferenziata e detti genericamente di razza Appenninica. Solitamente allevati in piccoli greggi che effettuavano durante l’anno forme di transumanza relativamente breve, presentano caratteristiche alquanto variabili da zona a zona e a seconda della località di allevamento hanno sempre assunto specifiche attribuzioni. Ancora agli inizi degli anni Sessanta uno studio di Federconsorzi evidenziava la presenza di ovini nell’entroterra pisano, ed in particolare nell’area intorno a Volterra, classificati come ecotipi della razza Appenninica. Negli ultimi scorci dello stesso decennio furono fatte ipotesi sulla natura ed origine della pecora Pomarancina, studi che indicavano la fine dell’Ottocento come il periodo in cui si sarebbero compiuti incroci tra popolazioni locali e razze straniere e italiche (ceppi merinizzati, Ile de France e Bergamasca) per esaltarne quelle caratteristiche ritenute interessanti dal mercato (di allora): precocità, adattamento agli ambienti collinari difficili, media produzione di lana e spiccata attitudine carnea.


Esemplare di Pomarancina. Razza a preminente attitudine da carne, si adatta molto bene all’allevamento in zone marginali.

Quest’ultimo aspetto in particolare ha evitato la scomparsa della razza Pomarancina, la cui consistenza attualmente non raggiunge il migliaio di capi, suddivisi in una dozzina di allevamenti tra Castelnuovo Val di Cecina, Montecatini Val di Cecina, Volterra e Pomarance, ad un’altitudine media sul livello del mare di 430 metri. Le caratteristiche fisiche che contraddistinguono la pecora Pomarancina sono la taglia medio-grande, potendo gli arieti raggiungere il peso di 65 chilogrammi e  le femmine quello di 55 (e anche questo ha giocato a favore della sua recente valorizzazione), il vello prevalentemente bianco assente sul ventre e sugli arti, ed orecchie a portamento pendente o orizzontale. Da una recente indagine effettuata per conto della Regione Toscana è emerso che le principali fonti di alimento della pecora Pomarancina sono il pascolo naturale e le specie foraggere (le più utilizzate sono l’erba medica, la lupinella, la sulla, il trifoglio, la veccia e l’avena). È inoltre consuetudine fornire alle greggi delle integrazioni al pascolo sotto forma di fieno e concentrati, prodotti quasi completamente in proprio dalle aziende agricole.

I parti, in media 2,57 per biennio, si distribuiscono uniformemente nelle varie stagioni dell’anno, con un indice di gemellarità abbastanza elevato, vicino al 50%. Il latte, benché raramente utilizzato per la produzione casearia, ne risulterebbe di buon utilizzo con una presenza di grasso pari al 3,48%, proteine al 5,03 e sostanza secca al 4,92. Ma è la carne dell’agnello Pomarancino, ritenuta di grande valore per la sua tenerezza e per il gusto morbido e gradevole, che in qualche modo ha salvato la razza da una scomparsa… annunciata. Tra i primi allevamenti a intuirne il pregio è stato l’Agriturismo Bellaria di Cozzano, località di Volterra, (telefono 0588 42085). Gli agnelli vengono macellati quando hanno raggiunto un peso medio di 20 kg, intorno ai 90 giorni d’età. Se ne ottiene una carcassa, spiega Luigi Piccicuto, proprietario della struttura, di oltre 11 kg, con una resa netta superiore al 61%. La carne di agnello Pomarancino subisce un calo alla cottura intorno al 21% e possiede un buon contenuto di acidi grassi insaturi. Anche alcune macelleria locali hanno inserito tra le loro proposte l’agnello Pomarancino e con la carne di animali adulti ci si è ingegnati nella preparazione di un sugo, adatto per condire paste concave o corte o da servire sul pane abbrustolito, come aperitivo. Con la carne degli stessi soggetti negli ultimi anni si è riconsiderata l’opportunità di produrre salumi.

Franca Staccioli nel suo Podere Pietraia di Pomarance (telefono 0588 61058), in regime biologico, elabora salsicce da stagionare o da consumare fresche, anche con una minima aggiunta di carne suina. Tutte idee buone (e gustose) per identificare ancor meglio una razza, ma soprattutto salvarla da pressoché certa scomparsa.

Riccardo Lagorio

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