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Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Elogio della carne
Articolo di Ventura S.
(Articolo di pagina 25)

La doppia piramide, alimentare e ambientale ovvero “Cicero pro domo sua”

Con il numero di luglio di questa Rivista è stata inaugurata una nuova rubrica intitolata “Naturalmente Carnivoro” ed illustrata da una splendida fotografia di Fabio Cannavaro. I lettori sono invitati ad aderire a questa iniziativa mandando una loro foto. Per parte mia, invece di una foto, mando ad Eurocarni questo breve articolo, che riassume la mia reazione alla lettura di un resoconto del convegno sulla “doppia piramide” (alimentare e ambientale), organizzato a Milano alla fine del giugno scorso dal Barilla Center for Food & Nutrition. Alla famosa piramide alimentare progettata vent’anni fa negli Stati Uniti, basata essenzialmente sulla cosiddetta dieta mediterranea, il Barilla Center ha affiancato un’altra piramide, che posiziona i cibi in funzione del loro impatto ambientale. Dal confronto delle due piramidi risulterebbe che i prodotti migliori per la salute (frutta, ortaggi, pane, pasta, riso, patate, legumi) sono anche i meno dannosi per l’ambiente.

A questo risultato si arriva utilizzando il Life cycle assessment (che analizza il percorso dei prodotti agricoli lungo la filiera agroalimentare) ed il cosiddetto Water footprint (cioè la stima della quantità d’acqua necessaria per la produzione dei singoli alimenti). Anche senza mettere in dubbio la validità scientifica dei metodi utilizzati, si deve evidenziare il semplicismo dei risultati raggiunti. Infatti, già la piramide alimentare diffusa vent’anni fa non teneva conto del contesto umano, geografico e climatico in cui vengono consumati i singoli alimenti. In altri termini, i cibi che “fanno bene alla salute” delle popolazioni abituate a vivere nelle zone climatiche temperate non sono necessariamente adatti agli abitanti delle altre zone, tropicali, equatoriali o polari. Inoltre, nella stessa zona climatica la scelta ottimale dei cibi è in funzione dell’attività lavorativa dei singoli consumatori. Non ha senso, a mio parere, imporre “a priori” una dieta povera di carni. La carne è indispensabile ad un’alimentazione equilibrata. Ferro, zinco, vitamina B12 e amminoacidi hanno la loro fonte migliore nella carne.

Veniamo adesso alla piramide ambientale progettata dal Barilla Center. Essa si baserebbe su tre criteri:

  • emissione di gas a effetto serra;
  • uso delle risorse idriche;
  • sfruttamento del suolo.

Ma allora non si capisce perché l’impatto ambientale della carne rossa sarebbe più importante di quello della carne bianca, dei formaggi o del latte. Da un lato, il “colore” della carne è determinato dall’alimentazione e dal modo di vita dell’animale. Gli animali allevati all’aria aperta, che producono una carne rossa grazie alla buona ossigenazione dei loro muscoli, sarebbero più nocivi per l’ambiente che gli animali allevati in batteria, come i polli? D’altro canto, sia il latte che i formaggi provengono dall’allevamento dei bovini e degli ovini, il cui impatto ambientale è relativo al suo carattere più o meno intensivo. Come si può pretendere che una mucca allevata in batteria sia meno dannosa per l’ambiente che un vitellone da carne allevato al pascolo?

Infine, anche la piramide ambientale, come quella alimentare, non tiene conto del contesto più largo delle zone climatiche. L’impatto sull’ambiente della produzione di carne rossa è naturalmente diverso nella pampa argentina, nella pianura Padana o nelle zone tropicali dell’Africa e dell’America meridionale. In conclusione, la doppia piramide elaborata dal Barilla Center può indurre in errore proprio per la sua semplicità ed apparente chiarezza. Tenendo conto della sua origine, essa si apparenta, in definitiva, alla famosa orazione di Cicerone “pro domo sua”.

Sergio Ventura

Note

E. Contini, La doppia piramide che salva l’ambiente e tutela la salute, in Agricoltura, n. 7/8 2010, pp. 26-27. Cf. pure, in Eurocarni n. 8/2010, p. 107-109, G. Mauri, “Piramide ambientale e piramide alimentare”.

S. Ventura, Elogio delle carni, in Eurocarni, giugno 2008, pp. 31-32.

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