Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 1, 2010

Rubrica: Legislazione
Articolo di De Rosa V.
(Articolo di pagina 20)

Sottoprodotti di origine animale: si cambia

Pubblicato il Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il Regolamento

È stato pubblicato il Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il Regolamento (CE) n. 1774/2002 a decorrere dal 2011. Il regolamento stabilisce norme sanitarie comunitarie concernenti la raccolta, il trasporto, la manipolazione, la trasformazione e l’uso o lo smaltimento di sottoprodotti di origine animale, al fine di evitare i rischi che tali prodotti potrebbero comportare per la sicurezza della catena alimentare e dei mangimi (Tabella 1). I sottoprodotti di origine animale si ottengono prevalentemente durante la macellazione di animali destinati al consumo umano, durante la produzione di prodotti di origine animale come i prodotti lattiero-caseari, durante lo smaltimento dei cadaveri di animali e nell’ambito di provvedimenti di lotta alle malattie. A prescindere dall’origine, essi costituiscono un rischio potenziale per la salute pubblica e degli animali nonché per l’ambiente. Questo rischio viene tenuto sotto controllo in modo adeguato, o destinando tali prodotti a sistemi di smaltimento sicuri o utilizzandoli per vari fini, a condizione che trovino applicazione requisiti rigorosi che riducono al minimo i rischi sanitari connessi. Numerosi sottoprodotti di origine animale sono, infatti, usati comunemente in importanti settori produttivi, quali ad esempio le industrie farmaceutiche, mangimistiche e del pellame.

Le nuove tecnologie hanno esteso le possibilità d’impiego dei sottoprodotti di origine animale ad un ampio numero di settori produttivi, in particolare per la produzione di energia. Una volta che un prodotto è diventato un sottoprodotto di origine animale, esso non deve rientrare nella catena dell’alimentazione umana. Si applicano circostanze particolari per la manipolazione di talune materie prime, come le pelli, trattate in stabilimenti o impianti integrati per la produzione di gelatine alimentari. I sottoprodotti di origine animale vengono classificati in tre categorie che riflettono il livello di rischio che essi presentano per la salute pubblica e degli animali, sulla base di valutazioni del rischio, escludendo dalla catena dei mangimi quelli che presentano un livello di rischio elevato (Tabella 2). Deve essere però chiaro che, qualora si mescolino sottoprodotti di origine animale di categorie diverse, la miscela verrà trattata nel rispetto delle norme stabilite per la quota di miscela appartenente alla categoria di rischio più alta. Visto l’elevato livello di allerta, i sottoprodotti di origine animale che presentano rischi di Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (Tse) non devono, in particolare, essere impiegati nei mangimi. Non risulta necessario smaltire lo stallatico e il contenuto del tubo digerente ottenuto negli impianti di macellazione, a condizione che essi siano adeguatamente trattati in modo da impedire la trasmissione di malattie durante il loro utilizzo sul terreno. Le autorità competenti possono autorizzare la preparazione e l’utilizzo sul terreno delle preparazioni biodinamiche a base di materiali delle categorie 2 e 3 per la produzione biologica, visto il limitato rischio per la salute pubblica e degli animali che tali prodotti rappresentano (Tabella 3).

I sottoprodotti di origine animale derivati da animali morti in allevamento o abbattuti per eradicare malattie trasmissibili non devono essere utilizzati nella catena dei mangimi. Per altri sottoprodotti di origine animale non elencati in nessuna delle tre categorie, la categorizzazione automatica come materiale di categoria 2 deve essere mantenuta per motivi di cautela, in particolare per rafforzare l’esclusione generale di tale materiale dalla catena dei mangimi per animali d’allevamento, diversi dagli animali da pelliccia. In deroga, il sotterramento e l’incenerimento di sottoprodotti di origine animale, in particolare di animali morti, possono essere giustificati in situazioni specifiche, soprattutto in zone isolate alle quali l’accesso è praticamente impossibile, o in situazioni di lotta a malattie che richiedono lo smaltimento immediato degli animali uccisi come misura di controllo del focolaio di malattie trasmissibili gravi. Al fine di prevenire rischi derivanti da animali selvatici, ai corpi o parti di corpi di tali animali, dei quali si sospetta che siano stati contaminati da malattie trasmissibili, devono applicarsi le norme del presente regolamento. Questo non dovrebbe implicare l’obbligo di raccogliere e smaltire i corpi degli animali selvatici che sono morti o sono stati cacciati nel loro habitat naturale. Se si osservano le buone prassi venatorie, gli intestini e le altre parti della selvaggina possono essere smaltite in loco in modo sicuro.

La normativa comunitaria, in particolare il Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, fissa norme per la manipolazione della carne e dei sottoprodotti ottenuti dalla selvaggina. Tali norme imputano la responsabilità per la prevenzione dei rischi a persone formate, quali i cacciatori. In considerazione dei rischi potenziali per la catena alimentare, ai sottoprodotti derivati da selvaggina abbattuta si dovrebbe applicare il regolamento anzidetto solo nella misura in cui la cacciagione è immessa sul mercato o inviata agli stabilimenti per la lavorazione della selvaggina. Gli operatori coinvolti, in definitiva, lungo tutta la catena devono raccogliere, identificare e trasportare i sottoprodotti di origine animale senza indebiti ritardi, in condizioni idonee a prevenire i rischi per la salute pubblica e degli animali. Secondo il regolamento si deve infatti garantire che, durante il trasporto, i sottoprodotti siano accompagnati da un documento commerciale o da un certificato sanitario, e che tali documenti contengano almeno informazioni sull’origine, la destinazione e la quantità e una descrizione dei sottoprodotti di origine animale e della loro marcatura, qualora essa sia prevista. Misure di attuazione dovranno essere adottate per alcune specifiche prescrizioni connesse alla raccolta e al trasporto di tali sottoprodotti, quali l’identificazione, la separazione delle diverse categorie, applicabili anche ai contenitori, ai veicoli e al materiale d’imballaggio.

Ai fini della rintracciabilità, le persone che spediscono, trasportano o ricevono tali sottoprodotti devono tenere un registro delle partite ed i relativi documenti commerciali o certificati sanitari. In attesa di divenire applicabile, a decorrere del 4 marzo 2011, i riferimenti al presente regolamento si intendono fatti al Regolamento CE n. 1774/2002 che non risulta, ad un primo impatto, modificato in modo sostanziale dalla nuova normativa comunitaria.

Vincenzo De Rosa
Veterinario Dirigente ASL 2 Savonese

Riferimenti normativi:

Regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il Regolamento (CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale); GUCE L 300 del 14/11/2009.

Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale; GUCE L 139 del 30/04/2004.

Regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 ottobre 2002, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano; GUCE L 273 del 10/10/2002.

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