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Eurocarni nr. 1, 2010

Rubrica: Convegni
(Articolo di pagina 88)

Agroalimentare italiano: il processo di aggregazione come leva di sviluppo

“L’aggregazione è un fattore decisivo per la competizione. Il mondo agricolo deve fare sul serio”. Questo l’invito ad intraprendere un percorso nuovo, sottolineato da Luciano Sita, assessore alle Attività produttive del Comune di Bologna

Lo scorso 12 novembre si è tenuta a Bologna la tavola rotonda sul tema “Opportunità – l’aggregazione come fattore di successo nel mercato agroalimentare”, organizzata da Legacoop Agroalimentare per commentare, con esperti del settore, i risultati di uno studio condotto da Eurogroup Consulting, prima società di consulenza direzionale italiana di matrice europea, parte del network internazionale Eurogroup Consulting Alliance. L’indagine parte da un’analisi sull’evoluzione della catena del valore nel settore agroalimentare e ne valuta l’impatto della crisi economica. I comparti presi come riferimento sono il lattiero/caseario, che è il più rappresentativo per volume d’affari, il vitivinicolo, maggiormente focalizzato sui mercati internazionali e le carni rosse, settore poco “brandizzato”.

I risultati dell’indagine - I risultati dello studio di Eurogroup Consulting mettono in evidenza che, per un settore come quello agroalimentare, che risente già dal punto di vista strutturale di una limitata competitività, l’aggregazione è un’importante leva di sviluppo. Vengono individuate delle possibili vie per raggiungere posizioni dominanti nel mercato che permettono un maggiore potere contrattuale verso fornitori e clienti e adeguati livelli di patrimonializzazione per realizzare progetti di crescita. Tra queste il conseguimento di una massa critica necessaria per affrontare la crescita a livello locale e internazionale, la ricerca di economie di scala e di integrazione di filiera per ottimizzare la struttura dei costi industriali e gestionali o l’acquisizione di risorse finanziarie necessarie per lo sviluppo. Tuttavia, perché le operazioni di fusione e acquisizione creino valore in modo duraturo, è fondamentale una rigorosa valutazione della coerenza strategica del business e un’efficace gestione del post merger integration. Così Francesca Benini, partner di Eurogroup Consulting, ha descritto i benefici derivanti dall’aggregazione di realtà industriali: «La recente crisi in Italia ha portato, nel corso dei primi sei mesi del 2009, ad una riduzione delle operazioni di M&A del 24% rispetto allo stesso periodo del 2008. Gli effetti si sono verificati soprattutto nelle grandi operazioni anche se ad alcuni operatori si sono presentate delle vere e proprie opportunità legate alla diminuzione dei prezzi delle transazioni.


I partecipanti alla tavola rotonda: Marco Bulgarelli, direttore generale di Cooperare; Massimo Corbari, amministratore delegato di Global Marketing Service; Luigi Cremonini, presidente del Gruppo Cremonini; Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini; Carlo Piana, responsabile direzione corporate di Cariparma; Rossella Saoncella, direttore generale del Gruppo Granarolo; Roberta Silva del Gruppo Kraft Foods Italia; Giuliano Poletti, presidente Lega Nazionale Cooperative e Mutue.

Per il contesto italiano si è avuto conferma che le fusioni e acquisizioni, sono spesso funzionali a processi di consolidamento industriale, soprattutto nel mondo della piccola e media impresa, dove il tema della crescita dimensionale rimane una priorità strategica. Tuttavia, molte aggregazioni non hanno funzionato e i motivi possono essere diversi: sovrastima delle sinergie di costo e di crescita della top line, mancanza di un timing rigoroso e di una chiara leadership, scelta del management non sempre adatto al nuovo modello organizzativo, con conseguente mancanza di una chiara comunicazione degli obiettivi e delle strategie. In altri casi, quando il business non è sufficientemente redditizio, quelle stesse multinazionali che negli anni ‘90 avevano acquistato brand italiani del food & beverage, ora stanno progressivamente ricedendo rami d’azienda poco remunerativi e si rifocalizzano sull’aspetto reddituale del loro core business (Motta e Alemagna da Nestlè, Buitoni da Nestlè, Negroni da Kraft, Bertolli da Unilever). Pertanto, marchi locali e aziende poco strategiche, nel contesto globale di una multinazionale, si trasformano, per gruppi italiani, in opportunità che riescono a valorizzare meglio il made in Italy e ad acquisire maggior peso verso la distribuzione moderna». Dopo il saluto di Luciano Sita, assessore alle attività produttive del Comune di Bologna e alla relazione di Giovanni Luppi, presidente Legacoop Agroalimentare, Francesca Benini ha presentato lo studio di Eurogroup. Sono intervenuti alla tavola rotonda: Marco Bulgarelli, direttore generale di Cooperare; Massimo Corbari, amministratore delegato di Global Marketing Service; Luigi Cremonini, presidente del Gruppo Cremonini; Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini; Carlo Piana, responsabile direzione corporate di Cariparma; Rossella Saoncella, direttore generale del Gruppo Granarolo; Roberta Silva del Gruppo Kraft Foods Italia; Giuliano Poletti, presidente Lega Nazionale Cooperative e Mutue, ha chiuso i lavori.

Industria alimentare italiana: lo scenario - L’industria alimentare italiana, seconda tra le attività manifatturiere, continua a rimanere un pilastro dell’economia nazionale in quanto costituisce la prima filiera economica del Paese insieme ad agricoltura, indotto e distribuzione. Acquista e trasforma circa il 70% del prodotto agricolo nazionale confermando l’eccellenza italiana nel settore, una delle bandiere del made in Italy nel mondo. Tuttavia, la competitività è messa a rischio a causa di una forte polverizzazione: 68.000 aziende di cui il 90% ha meno di 9 dipendenti e solo il 25% degli occupati lavora in aziende con più di 250 dipendenti, contro il 52% in media dell’Unione Europea. A ciò si aggiungono innovazione insufficiente, alti costi dei servizi, soprattutto in termini di logistica, una rete infrastrutturale da migliorare e una generale contrazione della redditività aziendale a cui non fa fronte un aumento sensibile della produttività. Inoltre, la distribuzione moderna continua ad aumentare il proprio potere contrattuale, utilizzando in modo significativo le private label, (nel 2008 hanno avuto un’incidenza del 14,5% sul totale delle vendite grocery e si prevede che, a fine 2009, aumenteranno a valore dell’11%) e le promozioni (con un’incidenza, nel primo semestre 2009, del 24%). Si tratta di strumenti di forte impatto in termini di redditività per le aziende produttive. Il settore, strutturalmente poco competitivo, va riletto anche alla luce dell’attuale contesto economico-finanziario: nel secondo trimestre 2009, l’agricoltura italiana ha subito una contrazione consistente sia del valore aggiunto reale, sia della produzione. L’industria di trasformazione ha subito un calo decisamente più contenuto rispetto all’intero settore manifatturiero, ma gli scambi commerciali sono stati caratterizzati da una riduzione accentuata dei flussi delle esportazioni, laddove per molti comparti l’export rappresenta un canale di vendita fondamentale. Sul fronte dei consumi, i dati Istat agosto 2009/2008 rilevano che il totale delle vendite al dettaglio ha registrato un calo del 2,9% e per i prodotti alimentari del 2,8%. Questo dato è sorprendente per un settore che si contraddistingue per le sue caratteristiche anticicliche e anelastiche.

Eurogroup Consulting è una società italiana di consulenza di direzione ed organizzativa la cui missione è supportare le aziende private e pubbliche a migliorare i propri risultati nella prospettiva del mercato unico europeo. Parte di Eurogroup Consulting Alliance, Eurogroup Consulting è la prima società di consulenza direzionale italiana di matrice europea ad offrire ai propri clienti un’avanzata conoscenza diretta dei singoli mercati europei e un approccio strategico multiculturale e multidisciplinare. In Italia, Eurogroup Consulting opera con uffici a Roma e Milano, e conta un team di oltre 90 professionisti.

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