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Eurocarni nr. 1, 2010

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 125)

Effetti dell’inquinamento ambientale in allevamento

Due episodi di intossicazione da PCB e da piombo sono stati presentati dall’Izs della sede di Bologna alla fiera Sicura 2009

Sono numerosissime le sostanze tossiche di origine industriale o comunque antropica in grado di contaminare l’ambiente ed accumularsi nella catena alimentare, fino a raggiungere livelli pericolosi per la salute umana. Ci sono i metalli pesanti. E ci sono i POPs, i Persistent Organic Pollutants. Di entrambi abbiamo parlato nell’articolo del mese scorso (G. Mauri, Dirty dozen, pops e top of the pops: microinquinanti ambientali all’assalto della catena alimentare, in Eurocarni n. 12/2009, pag. 145). Nel corso degli ultimi 10 anni si sono contati numerosissimi casi di contaminazione da POPs degli alimenti che hanno conquistato le pagine di cronaca dei giornali. Solo per citare alcuni casi nazionali, si ricordano le vongole veraci inquinate dalla zona industriale della laguna di Venezia (1999), il latte e le mozzarelle alla diossina in Campania (2002-2003 e poi di nuovo nel 2007), le uova e i polli contaminati dai trucioli di legno esotico in Piemonte (2004), il latte di Puglia, Campania e Piemonte reso non commestibile dalla presenza di sostanze provenienti dalle emissioni di impianti metallurgici. Ma, se estendiamo la raccolta dei dati al mondo occidentale, ci accorgiamo che ogni anno si è verificato almeno un caso di contaminazione da POPs negli alimenti. Non è, quindi, sbagliato parlare di emergenza. Emergenza locale e mondiale. Per questo, secondo Giorgio Fedrizzi, responsabile del reparto chimico degli alimenti di Bologna dell’IZS di Lombardia ed Emilia-Romagna, solo un sistema di monitoraggio che preveda controlli sistematici sui mangimi e sui principali alimenti, come il latte, può prevenire il rischio concreto della diffusione di cibi contaminati.

Fedrizzi ha tenuto la conferenza “Sanità animale: riflessioni sulle tematiche emergenti. Sostanze tossiche di origine ambientale che influiscono sulla salute degli animali e delle produzioni” durante la fiera Sicura svoltasi a Modena nel maggio scorso. Il monitoraggio sistematico del territorio non è ancora praticato con sistematicità, quello delle produzioni alimentari invece è inserito nel triennale Piano nazionale di sorveglianza e vigilanza sanitaria sull’alimentazione degli animali. Nell’allegato 1 del Piano nazionale dei residui sono indicate le sostanze da ricercare, fra le quali spiccano anche i composti organoclorurati, compresi i PCB. Altre volte, però, è l’allevatore stesso a sospettare che la propria mandria sia entrata in contatto con i microinquinanti ambientali. Le sostanze tossiche, infatti, provocano negli animali diverse malattie, dette “malattie da causa tossica esogena”. Queste patologie si manifestano con sindromi complesse e lesioni che interessano tutti gli organi e i tessuti. Il decorso delle malattie da causa tossica esogena può essere iperacuto o protratto. Nel primo caso l’insorgenza contemporanea in più animali di una patologia è uno degli elementi più sospetti; inoltre, l’assenza — solitamente — dell’innalzamento della temperatura corporea porta a escludere l’origine infettiva o organica della malattia. La diagnosi nelle intossicazioni iperacute si basa sui sintomi, sull’anatomia patologica e sugli esami di laboratorio. Ma, prima di tutto, si basa sull’anamnesi, ricostruendo la quale si deve riuscire a individuare “il fatto nuovo”, l’evento che può aver provocato l’intossicazione. Nel decorso protratto, invece, è l’accumulo della sostanza tossica che dà la malattia cronica. I sintomi sono più subdoli, spesso consistono in una riduzione delle produzioni, della fertilità, danni a embrioni e a feti, malformazioni e aborti. Anche in questo caso dobbiamo ricercare “il fatto nuovo”, che però è di più difficile individuazione perché si tratta di un elemento (una fonte di alimentazione, ad esempio) che abbiamo inserito nella gestione della mandria qualche tempo addietro.

Fedrizzi ha riportato due eventi di malattie da causa tossica esogena monitorati dal suo Izs. Il primo è un avvelenamento cronico da PCB che si è avuto in un allevamento di 180 vacche da latte nella provincia di Bergamo. Nell’agosto 2000, durante un test di autocontrollo, un allevatore rileva la presenza di PCB nel latte delle sue vacche e decide di contattare l’Izs. Per individuare l’origine della contaminazione di PCB, l’Istituto Zooprofilattico procede analizzando il trinciato di mais e i terreni dell’azienda. La ricerca viene estesa anche a lotti di terreni di aziende confinanti l’allevamento e ai loro relativi prodotti. Inoltre, l’Izs effettua una ricerca di PCB sulle bovine, sul latte, sui polli presenti in azienda, le loro uova, sui vegetali dell’orto aziendale e sugli abitanti della cascina. I terreni delle altre aziende e il loro mais non evidenziano contaminazioni importanti di PCB, mentre sia il terreno sia il trinciato aziendale risultano contaminati. Vengono prelevati e analizzati separatamente vari organi e tessuti di tre capi bovini e tutti i tessuti analizzati, cervello compreso, rivelano una massiccia contaminazione. A questo punto, l’Izs individua come probabile causa di contaminazione da PCB la presenza in zona di un ex deposito di oli esausti, trasferito altrove cinque anni prima dei fatti narrati. Si tratta, dunque, di un inquinamento circoscritto, ma con gravi conseguenze per l’azienda e i nuclei familiari ad essa riconducibili. Seguendo le indicazioni dell’Istituto, l’allevatore procede abbattendo tutta la mandria.

Alcuni terreni di limitata estensione vengono bonificati per consentire gli orti familiari e l’allevamento di animali da cortile. Gli abitanti vengono sottoposti a controlli medici periodici di monitoraggio a lungo termine, per intercettare precocemente eventuali problemi di salute riconducibili alla tossicità cronica. L’anno successivo l’azienda viene riconvertita in allevamento di bufale da latte. Vengono destinati all’alimentazione degli animali solo i terreni meno contaminati dell’azienda. Il latte viene monitorato costantemente. Nel periodo 2002-2003, però, si registra un progressivo incremento della presenza di PCB nel latte di bufala, fino al superamento dei limiti. L’Izs effettua una nuova ricerca su nuove matrici, per individuare ulteriori fonti di inquinamento; intanto, i limiti vengono nuovamente superati anche in tutti gli altri prodotti aziendali (ortaggi, insilato, polli e uova). L’Izs non trova una soluzione a questa seconda contaminazione. E l’allevamento deve chiudere. Il secondo evento presentato da Fedrizzi è invece un episodio di intossicazione acuta da piombo, che ha colpito un’azienda di vacche da latte di 86 capi, in provincia di Pavia, nel novembre 2001. In questo caso, l’allevatore assiste impotente a un rapido e progressivo aumento della mortalità del bestiame, che finisce per colpire il 100% degli animali. L’Izs procede analizzando il latte di massa, in cui viene rilevata una concentrazione di 142 microgrammi/kg di Pb. Sottopone allora a controlli le vacche: nel sangue delle bovine si raggiungono picchi di 600 microgrammi/kg, nelle feci 898.000 microgrammi. Il problema è chiaro: è saturnismo.

L’Istituto raccoglie campioni del trinciato presente nel carro unifeed. Nel foraggio grossolano rileva una concentrazione di 60.000 microgrammi/kg di piombo, nel foraggio medio di 76.00 microgrammi/kg e in quello fine addirittura 104.000 microgrammi/kg. Anche il carro risulta fortemente contaminato da piombo in frammenti. La causa di questo episodio di inquinamento massivo viene individuata in una rotoballa di fieno. La macchina che compone i balloni ha raccolto — oltre che il fieno — anche una batteria per trattori abbandonata sul ciglio del campo. Quando il fieno della rotoballa è stato utilizzato per comporre l’unifeed, tutta la razione è stata contaminata dalla batteria stritolata. E nessun animale è stato salvato.

Giulia Mauri

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