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Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Aziende
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 59)

Benvenuti a Casa Paridaans

Tiny Paridaans, con i figli Martijn, Han, Irma e il genero Willem Jorissen, hanno sviluppato un gruppo, Pali, ritenuto tra i primi per importanza e più efficienti a livello europeo nel settore dello svezzamento, allevamento e macellazione di vitelli

 

 

A Casa Paridaans, nella tenuta di Tournhout, non distante da Anversa e nella zona conosciuta come Campina perché un tempo ricoperta di boschi preziosi per la costruzione di veloci navi, l’arrivo è sempre chiassoso.

Malgrado gli sforzi di Irma, premurosa a non fare perdere la calma ai nuovi arrivati, c’è sempre chi è più irrequieto o più affamato di altri. Le voci di uno si sommano disordinatamente alle voci dell’altro e il risultato è uno schiamazzo irripetibile con le parole. Il viaggio — numerose le località di partenza: dalla Polonia, dall’Estonia, dalla Lituania, dalla Germania e da molti altri Paesi ancora — in questi anni si è fatto più confortevole.

 

Il Gruppo Pali, con le sue sedi nei Paesi Bassi, in Belgio, Germania, Italia e Spagna, opera all’interno di una catena produttiva controllata.

 

Le attese alle frontiere non risultano più lunghe ed estenuanti, i mezzi di trasporto sono stati resi molto più accoglienti che in passato e durante le soste c’è sempre qualche estraneo che vuole familiarizzare. Ma è normale che, alla fine, tutti non vedano l’ora di arrivare alle attenzioni della nuova famiglia.

 

Martijn, Irma e Han Paridaans.

 

Prima di giungere alle diverse destinazioni bisogna però aspettare che Irma scelga per ciascuno la residenza ideale, sulla base delle caratteristiche che i baliotti possiedono: c’è sempre qualcuno a cui prestare maggiori e personalizzate attenzioni perché magari non è proprio in forma o deve migliorare un poco il proprio stato fisico.

Tuttavia, è anche chiaro che nelle comitive così numerose si trovi sempre chi è timido e insicuro e si vede subito che dovrà ambientarsi per un periodo più lungo prima di vivere a contatto con tutto il gruppo.

Ognuno di questi nuovi arrivati per qualche giorno, e fino al raggiungimento della condizione ideale, mangerà e sarà accudito in un apposito spazio, separato dagli altri: all’onesto letto di paglia che poggia sulla lettiera, a disposizione di tutti secondo un preciso capitolato autoimposto dai Paridaans, si affianca allora una dieta esclusiva con pasti differenziati o di frequenza distinta dai compagni di viaggio in recinti separati.

O, nei casi più complicati, una delle tante fattorie che lavorano con i Paridaans per allevare baliotti si premurerà di somministrare biberon di latte sino a quando tutti insieme cresceranno in maniera omogenea. Come da Wim Verheyen in Merksplas, a pochi chilometri da Tournhout.

Qui i pasti, che sono sempre una corsa alle mangiatoie, si compongono di polvere di latte per due volte al giorno e mais con altre fibre vegetali una sola volta al giorno.

Tutto è controllato nei minimi dettagli: Wim, con le attrezzature elettroniche di cui dispone, può sapere con esattezza chi è più goloso e va in fretta a crescere e chi è meno interessato alla pappa e dovrà invece essere assistito per raggiungere il giusto peso.

Addirittura divide gli ospiti in tre gruppi per assicurarsi che ognuno abbia la propria corretta razione di cibo e riconosce con facilità chi abbia raggiunto una conformazione ed una maturità tali da potersi permettere box comuni.

Di solito quelli che Wim chiama baby box, ovvero pulitissimi recinti dedicati a coloro che sono appena arrivati, appaiono pieni per le prime settimane e lentamente riescono a sgombrarsi. Wim Verheyen lavora con la famiglia Paridaans da parecchi anni. Tra di loro c’è stima e fiducia reciproca. Li lega un contratto di soccida che prevede l’allevamento e la cura dei baliotti utilizzando le materie prime selezionate dai Paridaans. È il capostipite Tiny che offre ancora dopo quasi cinquant’anni dalla fondazione della società la sua preziosa esperienza ai figli Martijn e Han ed al genero Willem Jorissen, mente contabile e marito di Irma. Insieme sono riusciti a sviluppare un gruppo, Pali, che viene considerato uno dei primi per importanza e senz’altro tra i più efficienti a livello europeo nel settore dello svezzamento, allevamento e macellazione di vitelli.

 

Ogni singolo vitello che viene introdotto in un allevamento di vitelli da carne all’interno del Gruppo Pali viene esaminato primariamente da uno degli specialisti acquisitori del gruppo.

 

Questa reputazione, che nel mercato italiano è riconducibile al marchio Vitelco, si deve alla struttura snella ed essenziale che il Gruppo ha saputo mantenere: le sedi di Germania, Spagna e Italia, costituite per gestire in maniera ottimale la catena produttiva, possiedono relazioni durature e modelli commerciali stabili.

Anche le linee di comunicazione all’interno del Gruppo Pali sono da manuale. Infatti, data la caratteristica famigliare dell’impresa, le relazioni interpersonali vengono curate in modo capillare e la comunicazione avviene in modo diretto e non sono cambiate negli anni malgrado il continuo espandersi del Gruppo.

Uno dei punti di forza del gruppo Pali è, inoltre, la competenza che il mercato gli ha riconosciuto sia nella vendita di carne, in particolare di carne bianca di vitello, sia nella compravendita di animali vivi (bovini, suini e ovini).

Gli italiani vanno matti per questo tipo di carne, bianca e delicata, leggera e digeribile. La carne bianca di vitello ha oggi il non indifferente pregio di potere essere imbandita in tempo molto breve, in linea con le tendenze della cucina di oggi, pratica e veloce.

In Italia viene usata per le più succulente preparazioni, e gli italiani sono aiutati non poco dalla profonda cultura e fantasia culinaria che li contraddistingue.

 

Il Gruppo Pali ha il controllo totale in ogni parte della catena produttiva.

 

E se è vero, come svela Edoardo Massironi di Vitelco Italia, che esistono aree dove la carne di vitello è più apprezzata di altre (ad esempio all’interno del quadrilatero di Varese, Como, Bergamo e Milano o lungo la direttrice tra Modena e Bologna e ancora tra Lucca, Prato e Firenze), è altrettanto certo che per i Paridaans l’Italia è il maggiore acquirente (la quantità varia tra il 40% ed il 50% dei 150.000 vitelli macellati).

Del resto ciascun italiano consuma in media per almeno quindici giorni l’anno carne di vitello e nessuno in Europa fa altrettanto.

Il mercato ha saputo premiare negli anni la costanza delle forniture da parte del Gruppo Pali, conseguenza dell’attenzione che viene riposta durante il periodo di allevamento: le parti (fresche o congelate) vengono tagliate e confezionate a seconda delle richieste specifiche dei clienti ed il colore e il rapporto tra carne e grasso dipendono dalla specifica domanda dei diversi mercati internazionali.

 

Le parti (fresche o congelate) vengono tagliate e confezionate a seconda delle richieste specifiche dei clienti.

 

Lungo l’infinita pianura a cavallo tra il confine ormai solo immaginario tra Belgio e Paesi Bassi stanno gli allevamenti scelti dalla famiglia Paridaans. Ne segue personalmente uno anche Han nella campagna di Weelde, una enclave belga nella terra dei tulipani. Un pugno di case che poggiano su sabbia bianca buona per fare vetro, circondato da coltivazioni di patate, barbabietole, sorgo e frumento sul quale svetta la Chiesa del Monastero di San Giuseppe, sconsacrata 25 anni fa.

Lì accanto crescono con le migliori cure, meravigliando chi per la prima volta ode qualcosa di simile, sulle note di motivi rock internazionali, tremila vitelli — in prevalenza di razza Blu belga, un asso per la produzione delle parti nobili richieste dal mercato — e 600 vacche da latte.

Pare che questa musica sia apprezzata dagli ospiti e li aiuti nella crescita.

Non ci sono dubbi per la famiglia Paridaans: il benessere animale è strategico ed il sacrificio della vita che dà la vita merita rispetto e considerazione.

In effetti l’atmosfera ordinata, la capillare organizzazione che conduce, in vari passaggi, da uno stadio all’altro di crescita, sono molto più simili a una rispettabile caserma che non ad un normale allevamento di bestiame.

Sarà forse la musica che distende gli animi e rende il clima così sereno».

Riccardo Lagorio

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