Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Cantoni C. , Gaidella L. , Conti G. ,
(Articolo di pagina 208)

L’allevamento del suino domestico italiano e la reale presenza di trichinellosi alla luce del Regolamento 2075/CEE/2005

 

Il nostro collaboratore Prof. Carlo Cantoni, uno degli autori.

 

Le carni dei suini domestici, ma soprattutto le carni dei cinghiali e degli equidi, oltre che di altre specie animali, possono essere infestate da nematodi del genere Trichinella, parassita che si annida all’interno delle fibrocellule muscolari striate ma anche nei liquidi interstiziali muscolari; l’uomo che dovesse consumare tali carni può andare incontro a malattia.

Infatti, anche i Regolamenti comunitari del 2004, facenti parte del cosiddetto “Pacchetto Igiene”, considerando la trichinella come rischio specifico, confermano quanto la legislazione italiana prevede da sempre: si impone, cioè, che tutte le carcasse degli animali sensibili e destinati ad essere consumati dall’uomo devono essere sottoposte ad esame specifico per individuare trichinella (a meno che la normativa comunitaria non preveda altrimenti).

 

Il Regolamento 2075

Dal 1° gennaio 2006 è entrato in vigore il Regolamento 2075/CE/2005 che:

  1. definisce le norme specifiche per i controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine, quali:
    • l’individuazione di metodi di laboratorio efficaci per evidenziarle nelle carni fresche, che prevedono la digestione artificiale dei campioni aggregati che consente di evidenziare anche le larve non incitate, di fatto superando il vecchio esame con il trichinoscopio a compressione;
    • il prelievo sistematico di campioni dalle carcasse dei suini domestici nei mattatoi;
    • il prelievo sistematico di campioni dalle carcasse di equidi, cinghiali ed altre specie animali;
    • il trattamento, in determinate e specifiche condizioni, di congelazione delle carni per sopprimere tutti i parassiti presenti;
  2. prevede, sulla base di pareri scientifici espressi dall’EFSA, due grandi innovazioni:
    • la possibilità di riconoscimento ufficiale delle aziende di suini domestici e addirittura delle Regioni esenti da trichine da parte delle autorità ufficiali negli Stati Membri;
    • la possibilità di superare l’obbligo della ricerca sistematica del parassita nelle carni dei suini domestici destinati esclusivamente all’ingrasso qualora provengano o da un’azienda o categoria di aziende riconosciute esenti da Trichine dalle autorità competenti.

Il Regolamento prevede, nell’Allegato IV, che:

  • per riconoscere un’azienda come ufficialmente esente occorre soddisfare alle prescrizioni di cui al capitolo I e II, punti A B e D;
  • per riconoscere una categoria di aziende occorre soddisfare alle prescrizioni di cui al capitolo II, punti C e D.

 

Requisiti dell’azienda esente

I conduttori degli allevamenti di suini domestici, che sono a tutti gli effetti degli “Operatori del Settore Alimentare”, che da ora chiameremo per comodità OSA, devono, per ottenere il riconoscimento ufficiale di “azienda esente da Trichine”, essere sottoposti ad un controllo permanente dell’alimentazione e delle condizioni di stabulazione, per possedere “condizioni di stabulazione controllata nei sistemi di produzione integrata”, consistenti in quelle misure e condizioni necessarie per controllare l’introduzione in allevamento di pericoli biologici in grado di influire sullo stato sanitario degli animali. Gli OSA devono:

  • aver adottato tutte le precauzioni pratiche per impedire l’accesso ai roditori, ai grandi uccelli carnivori e ad altri mammiferi;
  • applicare un programma documentato di lotta contro i roditori e altri parassiti per prevenire l’infestione, e che soddisfi l’autorità competente;
  • garantire che tutti i mangimi utilizzati provengano da stabilimenti che rispettano i principi del Regolamento 183/CE/2005 relativo all’igiene dei mangimi;
  • conservare tutti i mangimi in silos chiusi ed in contenitori inaccessibili ai roditori;
  • rimuovere ed allontanare per l’eliminazione le carcasse degli animali morti entro 24 ore dal decesso;
  • informare l’autorità competente della presenza di discariche in prossimità dell’azienda, per una valutazione del rischio al fine della classificazione dell’esenzione;
  • garantire l’identificazione dei suini perché sia possibile la tracciabilità fino all’azienda;
  • garantire che i suini di nuova introduzione siano provenienti da aziende ufficialmente riconosciute come esenti da trichine;
  • garantire che nessun suino dell’azienda abbia avuto accesso all’esterno.

Un eventuale accesso all’esterno dei suini prima dello svezzamento ed in zone adeguatamente recintate è consentito se e solo se:

  1. nella Nazione non risultano registrate negli ultimi dieci anni contaminazioni da Trichine degli animali domestici;
  2. esiste un programma annuale di controllo per la fauna selvatica a rischio, basato sull’effettiva valutazione del rischio e consistente nell’esame degli animali indicatori delle varie specie identificati in base a risultati precedenti (tali esami devono dimostrare una prevalenza inferiore al 0,5%);
  3. tutti i soggetti da riproduzione presenti (scrofe e verri) in azienda siano sistematicamente campionati al momento della macellazione;
  4. sia garantito l’impedimento all’accesso dei grandi uccelli carnivori ed onnivori.

Le autorità competenti verificano tali requisiti e quindi possono riconoscere un’azienda come esente da Trichine purché:

  • negli ultimi 12 mesi l’azienda venga ispezionata due volte per verificare la conformità alle prescrizioni degli OSA di cui appena detto;
  • tutti i suini destinati al macello negli ultimi 24 mesi siano stati sottoposti a controlli per garantire che un numero sufficiente di animali è stato sottoposto a controllo per la trichinosi;
  • i risultati di tali controlli siano negativi;
  • sia stato approntato nelle zone da riconoscere un programma di sorveglianza della fauna selvatica che ottimizzi l’individuazione di Trichine negli animali indicatori, partendo dai dati storici e tenendo presente che la mancanza di trichine in un periodo di dieci anni consente di riconoscere un’azienda come esente.

 

Le carni dei suini domestici, ma soprattutto le carni dei cinghiali e degli equidi, possono essere infestate da nematodi del genere Trichinella.

 

Requisiti di categoria di aziende

Le autorità competenti possono riconoscere una categoria di aziende come esente da Trichine purché:

  • nella nazione non siano state rilevate contaminazioni autoctone da Trichine negli ultimi 10 anni e che in questo periodo i suini macellati siano stati controllati in modo da garantire, con una probabilità del 95%, che nei casi in cui la prevalenza sia superiore all’0,0001% siano state evidenziate eventuali contaminazioni.
  • sia stato approntato nelle zone da riconoscere un programma di sorveglianza della fauna selvatica che ottimizzi l’individuazione di Trichine negli animali indicatori, partendo dai dati storici e tenendo presente che la mancanza di trichine in un periodo di 10 anni consente di riconoscere un’azienda come esente.

 

Requisiti di Regione a rischio trascurabile

Una Regione che intende classificarsi come a rischio trascurabile per Trichine deve fornire una relazione contenente le informazioni di base di questa situazione allo Stato, che a sua volta invia una notifica alla Commissione e agli altri Stati Membri; la Commissione può ricevere osservazioni scritte da parte degli altri Stati Membri entro un termine di tre mesi.

Tra le informazioni di base rientrano anche i programmi di monitoraggio:

  • della fauna selvatica, da redigersi secondo le indicazione fornite dall’Istituto Superiore di Sanità ISS del Ministero della Salute, e che riguarderà gli animali indicatori rinvenuti morti o abbattuti nel corso di attività venatoria o piani provinciali di controllo;
  • dei suini domestici provenienti da aziende esenti al fine di verificare l’effettiva esenzione tramite:
    1. il controllo sistematico di tutte le scrofe ed i verri provenienti da aziende esenti da Trichine;
    2. il controllo a campione del 10% di ogni partita di suini da ingrasso scelti con metodo random.

Il veterinario ufficiale del macello certificherà tale controllo, terrà altresì una registrazione degli esami, e aggiornerà per la parte di competenza la sezione “informazioni sanitarie” nel sito della BDN suina a seguito dei controlli condotti presso il macello.

 

Ritiro della qualifica ufficiale di azienda esente

Gli OSA delle aziende riconosciute come esenti devono informare le autorità competenti in caso che le condizioni di cui all’allegato IV capitolo I e II punto B non siano più rispettate.

Se un animale risulta positivo al test di individuazione di Trichine e proviene da un’azienda ritenuta esente, l’autorità competente provvede a ritirare la qualifica ufficiale di azienda esente, ad esaminare tutti i suini domestici al momento della macellazione e ad effettuare un test sierologico sugli animali a rischio presenti in azienda, a rintracciare e sottoporre ad esame tutti gli animali riproduttori arrivati nell’azienda e tutti quelli che hanno lasciato l’azienda nei 6 mesi precedenti.

È possibile che un’azienda a cui è stato revocato il riconoscimento lo ottenga nuovamente se rispetta le prescrizioni di cui all’Allegato IV.

 

La situazione attuale

Nel territorio italiano non risulta segnalato negli ultimi 10 anni alcun caso di trichinella nei suini domestici non allevati allo stato brado, per cui i requisiti richiesti di cui all’Allegato IV, capitolo I e II, lettera B sono soddisfatti.

I requisiti richiesti dall’Allegato IV, capitoli I e II, punti A, B e D corrispondono in modo sostanziale ai requisiti generali igienico-sanitari di biosicurezza in allevamento previsti dalle norme internazionali, e che possono far ottenere l’accreditamento sanitario ai sensi dei piani di sorveglianza ed eradicazione attualmente in vigore di alcune malattie infettive dei suidi quali la Malattia Vescicolare del Suino od il Morbo di Aujeszky.

A questo proposito esistono già checklist o liste di riscontro utilizzate dalle autorità competenti e cioè dai servizi veterinari delle ASL di molte regioni italiane per verificare la presenza e confermare la sussistenza dei requisiti degli allevamenti dei suini. Inoltre ai sensi dell’OM 12/04/2008 sulle norme concernenti l’identificazione, la registrazione delle aziende, dei capi suini nonché le relative movimentazioni, il veterinario ufficiale ASL competente per l’allevamento è tenuto a verificare la sussistenza dei requisiti igienico-sanitari sopraddetti, e a riportare ed attestare tale condizione nel registro aziendale del DPR 317/96.

Molte aziende si trovano in possesso di condizioni idonee; occorre quindi che facciano domanda all’ASL competente per territorio e che questa effettui le verifiche previste, per poter poi procedere all’inserimento, in caso favorevole, e quindi all’aggiornamento della Banca Dati Nazionale BDN delle aziende come ufficialmente esenti da trichinella nel sito dell’anagrafe suina predisposto dal Ministero della Salute (https://suini.izs.it/).

Da parte sua l’azienda per mantenere il riconoscimento deve ottemperare agli adempimenti previsti per l’aggiornamento dei dati dell’anagrafe suina, garantendo tutte le informazioni relative al censimento aziendale aggiornate almeno annualmente, e tutte le informazioni relative alle movimentazioni inserite entro sette giorni dall’evento.

L’introduzione di soggetti da aziende con la medesima qualifica verrà verificato dall’ASL tramite la banca dati dell’anagrafe suina; l’introduzione di soggetti da aziende di stato sanitario inferiore farà perdere la qualifica precedentemente ottenuta, e ciò verrà registrato dall’ASL nella banca dati.

Le registrazioni consentiranno alle autorità competenti di verificare in banca dati in ogni momento lo stato sanitario dell’intero territorio ed il riconoscimento di idoneità di vari ambiti.

 

Nel territorio italiano non risulta segnalato negli ultimi dieci anni alcun caso di trichinella nei suini domestici non allevati allo stato brado.

 

Considerazioni

Al di là di ogni ragionevole dubbio su può affermare che la trichinosi non esiste nel suino domestico italiano (a questo proposito nel marzo 2005 il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA ribadiva che negli ultimi vent’anni nei Paesi dell’EU non era stato riportato alcun caso di trichinosi umana da consumo di carne di suini provenienti da allevamenti industriali); la situazione di esenzione del territorio italiano può essere resa come attestazione di qualifica sanitaria, trattandosi di una malattia con risvolti di sanità pubblica e non solo di sanità animale.

Oggi il Regolamento offre l’opportunità di creare una situazione di accreditamento e in questo momento gli allevatori, i macellatori, i servizi veterinari delle ASL e le Regioni hanno l’occasione per elevare il livello sanitario del territorio.

Gli allevatori, che in virtù degli accreditamenti già posseduti per altre malattie si trovano già ad un buon grado di applicazione dei requisiti secondo quanto previsto dal Regolamento, procedano a fare domanda di riconoscimento di azienda suinicola esente da trichinella al servizio veterinario competente. Tanto più che, ai sensi dei Regolamenti 852 e 853/CE/2004, il possesso dell’esenzione rientra nelle “pertinenti informazioni in materia di sicurezza alimentare che figurano nei registri tenuti presso l’azienda di provenienza” e che prefigurano la mancanza di malattie che potrebbero incidere sulla sicurezza delle carni: gli allevatori forniranno queste notizie nel documento di informazione della catena alimentare che deve accompagnare gli animali verso il macello.

I macellatori spingano per ottenere tra le varie attestazioni sanitarie richieste agli allevatori, e che fanno parte delle qualifiche sanitarie degli allevamenti, utili e necessarie per le attestazioni di idoneità all’esportazione dei prodotti di origine animale derivati dalla carne suina, anche l’esenzione degli allevamenti da Trichine, tenendo presente che risulta essere un requisito ragguardevole dei prodotti italiani da esportare.

Alcuni Stati (Cina, Federazione Russa) già chiedono per le carni e loro derivati acquistati sul mercato italiano la dichiarazione di assenza di casi di trichinella nell’allevamento di origine dei suini; e nessuno ignora i volumi del mercato export delle carni suine italiane.

Nei grossi macelli sarà minore l’impatto sulla catena produttiva qualora i soggetti da esaminare saranno una percentuale dell’effettivo; fermo restando che la rintracciabilità delle carni e delle partite verrà comunque garantita come previsto dalla legge.

I servizi veterinari ASL, qualora le condizioni specifiche lo permettano e gli allevatori lo richiedano, procedano alla programmazione delle ispezioni degli allevamenti, e quindi al riconoscimento del loro territorio come esente, oltre che dal Morbo di Aujeszky e Malattia Vescicolare, anche da trichinella.

I servizi veterinari regionali diano l’impulso all’attuazione dei piani di monitoraggio ad ogni livello, creando le condizioni per le qualifiche di Regione a rischio trascurabile dei rispettivi territori in cui si effettua l’allevamento intensivo. Ciò consentirà di fornire dati adeguati allo scadenzario definito dall’EFSA per le relazioni sulle zoonosi.

Solo lo sforzo comune consente di raggiungere al più presto uno stato sanitario certificato come informazione di sanità pubblica sul web, disponibile per chiunque voglia verificare in rete l’accreditamento sanitario di un territorio.

Di contro la tendenza ad effettuare forme “antiche” di allevamento, quali quella del suino allo stato semibrado, sono scarsamente incentivabili: dietro il paravento di una presunta naturalità e tradizione si possono avere situazioni critiche delle condizioni di allevamento, elevando il rischio di caduta delle condizioni di biosicurezza degli allevamenti: la possibilità di contatto con animali selvatici e inselvatichiti diventa alta e totalmente priva di qualsiasi forma di controllo.

Giovanni Conti

ASL di Bergamo

Luigi Gaidella

ASL di Mantova

Carlo Cantoni

D.S.T.V.S.A.

Università degli Studi di Milano

 

Bibliografia

  • Opinion of the Scientific Committee on Veterinary Measures relating to Public Health on trichinellosis, epidemiology, methods of detection and Trichinella – free pig production of 21-22 November 2001 (Parere del Comitato scientifico per le misure veterinarie relative alla salute pubblica (SCVPH) su trichinellosi, epidemiologia, metodi di individuazione e produzione di suini esenti da Trichinella) del 21-22 novembre 2001, pubblicato al seguente indirizzo: http://europa.eu.int/comm/food/fs/sc/scv/outcome_en.html
  • Parere del gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici (BIOHAZ) relativo alla “Valutazione del rischio di una revisione dell’ispezione di animali da macello in aree a bassa prevalenza di Trichinella” (data di adozione: 09/03/2005), pubblicato al seguente indirizzo: www.efsa.eu.int/EFSA/efsa_locale-1178620753820_1178620776755.htm
  • Parere del gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici circa la “Richiesta di un parere sulla fattibilità di istituire aree indenni da Trichinella e, in tal caso, sull’aumento del rischio per la salute pubblica derivante dal non sottoporre all’esame per Trichinella spp. i maiali provenienti da dette aree1” (richiesta n. EFSA-Q-2005-001), adottato il 26 ottobre 2005, pubblicato al seguente indirizzo: www.efsa.europa.eu:80/cs/BlobServer/Scientific_Opinion/biohaz_op_ej277_trichinella_fa_summary_it.pdf?ssbinary=true
  • Regolamento CE N. 2075/2005 della Commissione del 5 dicembre 2005 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni (GUCE n. 338 del 22.12.2005).
  • Intesa Governo-Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano del 10 maggio 2007 concernente linee guida per la corretta applicazione del Regolamento 2075/CE/2005 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichinella nelle carni, ai sensi dell’art. 8 comma 6 della Legge 5 giugno 2003, n.31.
  • Ordinanza Ministeriale 12 aprile 2008 (GU n. 139 del 16 giugno 2008): Norme concernenti l’identificazione, la registrazione delle aziende, dei capi suini nonché le relative movimentazioni.
  • Decreto Direzione Generale Sanità Regione Lombardia n. 14049 del 22.11.2007: Approvazione del documento “Linee guida per l’applicazione del Regolamento 2075/CE/2005”.
  • Circolare Regione Piemonte dell’8 gennaio 2008 “Misure di controllo della Trichinella negli allevamenti e nelle carni dei suini”.
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