Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Leggi e decreti
Articolo di De Rosa V.
(Articolo di pagina 13)

Nuove norme per la commercializzazione delle carni di pollame

Qualità delle carcasse, caratteristiche anatomiche, tipo di alimentazione e modalità di allevamento per fornire al consumatore informazioni sufficienti, inequivoche ed obiettive sui prodotti posti in vendita

 

Il nuovo Regolamento (CE) n. 543/2008, recante modalità di applicazione del Reg. (CE) n. 1234/2007, stabilisce norme per la commercializzazione delle carni di pollame, direttamente applicabili in tutti gli Stati Membri dal 1° luglio 2008 e sostitutive di quelle contenute negli abrogati Reg. (CE) n. 1538/1991 e Decreto Ministeriale n. 465 del 10/09/1999.

Le adottate disposizioni riguardano, in particolare, l’elenco dei tipi di carcasse, parti e frattaglie di pollame cui si applica il regolamento, la classificazione in base alla conformazione, all’aspetto e al peso, i tipi di presentazione, la denominazione di vendita, l’indicazione facoltativa dei metodi di refrigerazione e della forma di allevamento praticato, le condizioni di magazzinaggio e trasporto relative ad alcuni tipi di carni di pollame e l’accertamento del rispetto di tali requisiti inteso a garantirne un’applicazione uniforme in tutta la Comunità.

 

Un pollo al centro del quale si nota il cartellino per l’etichettatura.

 

Ambiti di applicazione

Le norme del regolamento si applicano alla commercializzazione all’interno della Comunità di alcuni tipi e presentazioni di carni delle seguenti specie:

  • polli domestici;
  • anatre;
  • oche;
  • tacchini;
  • faraone.

Non si applicano invece alle carni di pollame destinate ad essere esportate fuori dalla Comunità e al pollame ad eviscerazione differita di cui al Reg. (CE) n. 853/04, oltre a taluni prodotti e presentazioni che rivestono importanza locale o comunque limitata.

Gli stessi Stati Membri possono derogare ai requisiti del presente regolamento nei casi di fornitura diretta di piccoli quantitativi di carni di pollame di cui all’Articolo 1, Paragrafo 3, Lettera d), del Reg. (CE) n. 853/04, da parte di un produttore la cui produzione annua è inferiore a 10.000 volatili (Allegato XIV, Reg. CE n. 1234/07).

I prodotti diversi da quelli qui disciplinati, possono essere commercializzati soltanto se recano denominazioni di vendita che non induca in un errore essenziale il consumatore, generando confusione tra i prodotti in questione ed altri prodotti cui si applicano invece le disposizioni del nuovo regolamento.

 

Classificazione delle carni di pollame in base alla qualità e al peso

  1. La commercializzazione del pollame in classi distinte a seconda della conformazione e dell’aspetto esige l’adozione di definizioni relative alla specie, all’età e alla presentazione delle carcasse, ovvero alla conformazione anatomica e al contenuto dei tagli di pollame. Per quanto riguarda il prodotto noto come foie gras (fegato grasso), l’elevato valore ed il conseguente rischio di pratiche fraudolente esigono la definizione di precisi requisiti minimi per la commercializzazione.
  2. Le carni di pollame sono commercializzate in uno dei seguenti modi:
  • fresche;
  • congelate;
  • surgelate.
  1. Le carni di pollame congelate o surgelate possono essere classificate secondo la categoria di peso.

Per appartenere alla classe “A” o alla classe “B”, le carcasse e i tagli di pollame cui si applica il presente regolamento devono soddisfare i seguenti requisiti minimi e risultare:

  1. integri, tenuto conto della presentazione;
  2. puliti, esenti da qualsiasi elemento estraneo visibile, da sporcizia o da sangue;
  3. privi di odori atipici;
  4. esenti da tracce di sangue visibili, salvo quelle di modesta entità e non appariscenti;
  5. privi di ossa rotte sporgenti;
  6. privi di ecchimosi gravi.

Il pollame fresco non deve presentare alcuna traccia di precedenti congelamenti.

Per rientrare nella classe “A” le carcasse e i tagli di pollame devono inoltre avere una buona conformazione, con petto ben sviluppato e cosce carnose. I polli, le giovani anatre e i tacchini devono presentare un sottile e regolare strato di grasso sul petto, sul dorso e sulle cosce. Per i galli, le galline, le anatre e le giovani oche è ammesso uno strato di grasso più spesso.

Sulle oche uno strato di grasso da modesto a spesso deve ricoprire tutta la carcassa. Un numero limitato di piccole penne, spuntoni (calami) e filopiume può essere presente sul petto, sulle cosce, sul codriolo (osso sacro), in corrispondenza delle articolazioni delle zampe e sulla punta delle ali; può essere presente anche in altre parti della carcassa nel caso di pollame da brodo e di anatre, tacchini e oche di riforma. Lesioni, ecchimosi, scolorimenti e rossori sono tollerati, purché in numero limitato, di modesta entità, poco appariscenti e in punti diversi dal petto e dalle cosce.

Il pollame congelato o surgelato non deve presentare alcuna traccia di bruciature da congelamento (impallidimento, insipidezza o rancidità, essiccamento, spugnosità), salvo se accidentali, di modesta entità, poco appariscenti e in punti diversi dal petto e dalle cosce.

In deroga non è necessario procedere alla classificazione delle carni o fare uso delle indicazioni supplementari sui documenti di accompagnamento e sull’etichetta delle carni di pollame preconfezionate e non, quando si tratta di consegne ai laboratori di sezionamento o agli stabilimenti di trasformazione.

 

Etichettatura

Le carni di pollame sono definite nel modo di seguito indicato.

  1. carcasse intere: “Pollo boiler”; “Gallo”; “Gallina”; “Pollame da brodo”; “Cappone” (>140 giorni); “Galletto” (peso <650 g o <28 giorni); “Giovane Gallo” (>90 giorni e punta dello sterno rigida); (giovane) “Tacchino”; (giovane) “Anatra”; (giovane) “Anatra muta”; (giovane) “Anatra mulard”; (giovane) “Oca”; (giovane) “Faraona”.
  2. Tagli: “metà”; “quarto”; “cosciotto”; “petto con osso”; “coscia”; “coscetta”; “sovraccoscia”; “fuso”; “ala”; “ali non separate”; “filetto/fesa di tacchino”; “petto” (con forcella); “fesa” (con forcella); “magret/maigret”; “coscia di tacchino disossata”.

Le carcasse di pollame devono, inoltre, essere poste in vendita in una delle seguenti presentazioni, da indicare in etichettatura insieme alla denominazione di vendita:

  • parzialmente eviscerate “sviscerate”;
  • con frattaglie;
  • senza frattaglie.

Per carcasse parzialmente eviscerate, si intendono le carcasse dalle quali non sono stati asportati il cuore, il fegato, i polmoni, il ventriglio, il gozzo e i rognoni. Per tutte le presentazioni di carcasse, se la testa non è stata asportata, la trachea, l’esofago e il gozzo possono rimanere nella carcassa.

Nelle frattaglie sono compresi esclusivamente: il cuore, il collo, il ventriglio e il fegato, nonché tutte le altre parti considerate commestibili sul mercato verso il quale il prodotto è avviato per il consumo finale.

Dal fegato sono asportati la vescichetta biliare e il ventriglio, svuotato del suo contenuto e privato della membrana cornea, mentre il cuore può essere con o senza il pericardio.

Qualora rimanga unito alla carcassa, il collo non è considerato parte delle frattaglie.

Se uno di questi quattro organi non è solitamente presente nella carcassa posta in vendita, la sua assenza è indicata nell’etichetta (Fig. 1).

 

Figura 1 – Etichettatura delle carni di pollame.

 

Invece, nel caso di tagli di pollame la denominazione di vendita reca anche il riferimento alle rispettive specie. Alcuni tagli possono essere presentati con o senza pelle. L’assenza della pelle nei prodotti quali il petto con osso, la coscia, la coscetta, il sovraccoscia, il fuso, l’ala e le ali non separate, o la presenza della pelle nel filetto o fesa di tacchino, vanno indicate nell’etichetta.

Le denominazioni dei prodotti e gli altri termini cui si fa riferimento nel regolamento sono indicate almeno nella lingua o nelle lingue dello Stato Membro in cui ha luogo la vendita al minuto o qualsiasi altra utilizzazione. Quando nelle carni di oche e anatre delle specie Cairina moschata o Cairina moschata x Anas platyrhynchos, allevate per la produzione di foie gras e alimentate in modo da determinare ipertrofia delle cellule epatiche, è riportata l’indicazione “allevato all’aperto”, per garantire un’informazione completa è opportuno far figurare tale dicitura anche sull’etichetta destinata al consumatore. Le caratteristiche ponderali sono le seguenti: i fegati d’oca hanno un peso netto di almeno 400 g; quelli di anatra di almeno 300 g.

 

Diciture supplementari

L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità delle carni di pollame preconfezionate destinate al consumatore finale devono figurare sull’involucro o su etichetta apposta su tale involucro, le seguenti indicazioni a corredo delle denominazioni dei prodotti:

  • la categoria (classe “A” o “B”);
  • lo stato in cui sono commercializzate (fresche, congelate o surgelate);
  • temperatura di conservazione (magazzinaggio) raccomandata;
  • il prezzo totale e quello per unità di peso per le carni di pollame fresche alla vendita al dettaglio;
  • il numero di riconoscimento del macello o del laboratorio di sezionamento (escluso se il sezionamento e il disosso avviene sul luogo di vendita);
  • il Paese di origine per le carni di pollame importate da Paesi terzi.

Per le carni di pollame fresche, il termine minimo di conservazione è sostituito dalla data di scadenza “da consumarsi entro”.

Oltre al rispetto delle regole nazionali concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari adottate in conformità alla Direttiva 2000/13/CE (DLgs n. 181/2003) le indicazioni supplementari quali la categoria, lo stato in cui le carni di pollame sono commercializzate e la temperatura di magazzinaggio raccomandata possono figurare soltanto sui documenti commerciali di accompagnamento, se trattasi di prodotti preconfezionati destinati al consumatore finale, ma commercializzati in una fase che precede la vendita a quest’ultimo o se destinati ad essere consegnati alle collettività per esservi preparati, trasformati, frazionati o somministrati.

Per le carni di pollame non presentate in imballaggi preconfezionati per la vendita al consumatore finale ed alle collettività o per i prodotti alimentari confezionati nei luoghi di vendita a richiesta dell’acquirente o preconfezionati ai fini della vendita immediata, gli Stati Membri, purché sia garantita l’informazione all’acquirente, adottano le modalità secondo le quali devono essere fornite le indicazioni obbligatorie, o alcune di esse, (Artt. 3 e 4, Par. 2, Direttiva 2000/13/CE), ovvero, la denominazione di vendita, l’elenco degli ingredienti, la quantità di taluni ingredienti, il quantitativo netto, la data di scadenza, le condizioni particolari di conservazione e di utilizzo, il luogo d’origine e l’indicazione dello stabilimento di fabbricazione.

 

Indicazioni facoltative

Tra le indicazioni che possono venir facoltativamente utilizzate nell’etichettatura figurano quelle relative al metodo di refrigerazione:

  • raffreddamento ad aria;
  • raffreddamento per aspersione o ventilazione;
  • raffreddamento per immersione;

e a particolari forme di allevamento, diversamente da quello organico o biologico:

  • “alimentato con il …% di …”;
  • “oca ingrassata con avena”;
  • “estensivo al coperto”;
  • “all’aperto”;
  • “rurale all’aperto”;
  • “rurale in libertà”.

Ai fini della tutela del consumatore, il riferimento al tipo di allevamento praticato deve essere subordinato al rispetto di criteri ben precisi riguardanti le condizioni di allevamento e i limiti quantitativi per l’indicazione di parametri quali l’età alla macellazione, la durata del periodo d’ingrasso o la razione di determinati ingredienti alimentari (Tab. 1).

 

 

È in particolare prevista la registrazione e l’ispezione periodica delle aziende di pollame da carne, autorizzate a utilizzare termini che fanno riferimento a particolari forme di allevamento.

Le aziende suddette devono essere quindi obbligate a tenere registri particolareggiati e regolarmente aggiornati, per un periodo minimo di sei mesi dopo la consegna, nei quali annotano il numero di animali per tipo di allevamento, il numero di animali venduti e il nome e indirizzo degli acquirenti, nonché i quantitativi e la provenienza dei mangimi.

I produttori che allevano i volatili all’aperto registrano la data alla quale detti volatili hanno avuto accesso esternamente per la prima volta. I macelli autorizzati a riportare le diciture in etichetta sono soggetti invece a uno speciale riconoscimento e alla detenzione di registri separati per ogni tipo di allevamento, nei quali annotare: il numero e il peso totale, vivo o morto, degli animali consegnati e trasformati con indicazione dei nomi e degli indirizzi dei produttori; il numero di animali venduti con l’indicazione del nome e l’indirizzo degli acquirenti da conservare per un periodo minimo di sei mesi dopo la consegna. I mangimifici e i fornitori di mangimi devono tenere, per un periodo minimo di sei mesi dalla consegna, una registrazione da cui risulti che la composizione dei mangimi forniti ai produttori che dichiarano la % di alimento sia conforme alle prescrizioni in materia di alimentazione animale.

Gli incubatoi tengono una registrazione, sempre per un periodo minimo di sei mesi dalla consegna, dei volatili delle razze a crescita lenta forniti ai produttori per l’allevamento rurale all’aperto e rurale in libertà.

Regolari ispezioni per il rispetto delle suddette registrazioni vengono quindi effettuate presso:

  • l’allevamento (almeno una volta per ogni ciclo di produzione);
  • i mangimifici e i fornitori di mangimi (almeno una volta all’anno);
  • il macello (almeno quattro volte all’anno);
  • l’incubatoio (almeno una volta all’anno per ciascun tipo di allevamento rurale all’aperto e rurale in libertà).

Quando sull’etichetta della carne, ottenuta da anatre e oche allevate per la produzione di foie gras, figura l’indicazione del tipo di allevamento all’aperto occorre indicare anche il termine “per la produzione di fegato grasso”.

Le carni di pollame importate provenienti da Paesi Terzi possono recare una o più delle indicazioni facoltative a condizione che siano accompagnate da un certificato rilasciato dalle competenti autorità del paese d’origine, nel quale si attesti che i prodotti sono conformi alle pertinenti disposizioni del regolamento.

 

Carni di pollame congelate

Considerato che la temperatura di magazzinaggio e di manipolazione rappresenta un elemento fondamentale per la salvaguardia di elevati standard qualitativi, viene stabilita la temperatura limite (–12°C) alla quale devono essere conservati i prodotti congelati di carni di pollame.

Tolleranze per brevi fluttuazioni di temperatura del prodotto (3°C) sono ammesse durante la distribuzione locale e nei banchi per la vendita al consumatore finale. Le carni di pollame devono essere congelate appena possibile nel quadro delle procedure normali di macellazione (Allegato XIV, Reg. CE n. 1234/07).

Le carni di pollame congelate o surgelate, presentate in imballaggi preconfezionati, contenenti una carcassa di pollame o uno o più tagli di pollame del medesimo tipo e specie, possono essere classificate secondo le seguenti categorie di “peso nominale” (quantità di prodotto che l’imballaggio si ritiene debba contenere) riportato obbligatoriamente in etichettatura.

Per le carcasse:

  • < 1.100 grammi: per classi di 50 grammi (1.050, 1.000, 950, ecc…);
  • da 1.100 a < 2.400 grammi: per classi di 100 grammi (1.100, 1.200, 1.300, ecc…);
  • ≥ 2 400 grammi: per classi di 200 grammi (2.400, 2.600, 2.800, ecc…).
  • Per i tagli:
  • < 1.100 grammi: per classi di 50 grammi (1.050, 1.000, 950, ecc…);
  • ≥ 1.100 grammi: per classi di 100 grammi (1.100, 1.200, 1.300, ecc…).

I preconfezionati devono, quindi, soddisfare le seguenti condizioni:

  1. il “contenuto effettivo” (quantità di prodotto contenuto realmente) non deve essere inferiore, in media, al peso nominale;
  2. la proporzione di preconfezionati che presentano un “errore per difetto” (quantità di cui il contenuto effettivo differisce in meno dalla quantità nominale) maggiore dell’errore massimo tollerato deve essere sufficientemente contenuta affinché i lotti di preconfezionati superino i controlli previsti per tali categorie di peso (paragrafo 10, Art. 9);
  3. non può essere commercializzato alcun preconfezionato che presenti un errore per difetto maggiore del doppio dell’errore massimo tollerato (Tab. 2).

Il controllo delle carni di pollame congelate o surgelate, presentate in imballaggi preconfezionati è effettuato per campionamento e si articola in due parti:

  • una verifica del contenuto effettivo di ciascun preconfezionato del campione;
  • una verifica del contenuto effettivo medio dei preconfezionati del campione.

I singoli lotti di preconfezionati sono considerati ammissibili se i risultati di entrambe le verifiche indicano che sono soddisfatti i criteri di cui ai paragrafi 10 e 11, Art. 9 del regolamento.

Il lotto è costituito da tutti i preconfezionati dello stesso peso nominale, dello stesso tipo e dello stesso ciclo di produzione, confezionati nello stesso luogo, che costituiscono oggetto di ispezione.

La dimensione del lotto è limitata ai quantitativi di seguito indicati:

  • se il controllo è eseguito alla fine della linea di confezionamento, ogni lotto contiene un numero di preconfezionati pari alla produzione oraria massima della linea medesima, senza altre limitazioni dimensionali;
  • negli altri casi la dimensione del lotto è limitata a 10.000 preconfezionati.

Da ogni lotto viene prelevato a caso un campione da sottoporre a controllo, costituito dal numero di preconfezionati come Tab. 3.

Per i lotti comprendenti meno di 100 preconfezionati, il controllo non distruttivo ai sensi dell’allegato II della Direttiva 76/211/CEE riguarda, se effettuato, il 100% dei preconfezionati medesimi.

 

 

Ai fini del controllo del contenuto effettivo di ciascun preconfezionato del campione, il contenuto minimo ammissibile è calcolato sottraendo dal peso nominale del preconfezionato la tolleranza per difetto relativa a tale peso. I preconfezionati del campione il cui contenuto effettivo è inferiore al contenuto minimo ammissibile sono considerati inidonei.

Il lotto di preconfezionati controllato è considerato ammissibile se il numero di unità inidonee presenti nel campione è inferiore o uguale al limite di ammissibilità (Tab. 4).

Se il numero di unità inidonee è uguale o superiore al limite di ammissibilità, il lotto non è considerato ammissibile.

Ai fini del controllo del contenuto medio effettivo, un lotto di preconfezionati è considerato ammissibile se il contenuto medio effettivo dei preconfezionati che costituiscono il campione è superiore al limite ammissibile (Tab. 5).

 

Campionamento dei lotti

Le disposizioni del regolamento, e in particolare quelle riguardanti la vigilanza e il rispetto dello stesso, devono essere applicate in modo uniforme su tutto il territorio della Comunità. Le modalità di applicazione adottate a tal fine devono essere anch’esse uniformi. Pertanto, è necessario stabilire norme comuni per il campionamento e le tolleranze applicabili all’intero lotto sottoposto a controllo, sulla mancata osservanza delle indicazioni riguardanti soprattutto le denominazioni, lo stato di commercializzazione e la classificazione. Ciascun lotto è costituito da tutte le carni di pollame dello stesso tipo, della stessa classe e dello stesso ciclo di produzione o provenienti dallo stesso macello o laboratorio di sezionamento, situato nel medesimo luogo, che formano oggetto dell’ispezione. Da ogni lotto, che può essere ispezionato presso un macello, un laboratorio di sezionamento, un punto di vendita all’ingrosso o al minuto, ovvero, nel caso di importazioni da paesi terzi, all’atto dello sdoganamento, viene prelevato con scelta casuale un campione costituito dal numero di singoli prodotti (Tab. 6).

 

 

Nell’ambito dell’ispezione di lotti di carni di pollame della classe “A”, è ammessa una tolleranza corrispondente al numero totale delle unità inidonee indicato nella colonna 3 della tabella 6. Dette unità inidonee possono anche comprendere, per il filetto o la fesa, filetti o fese con non più del 2% in peso di cartilagine (punta flessibile dello sterno). Tuttavia, il numero di unità inidonee che non soddisfano i requisiti non deve essere superiore a quello indicato nella colonna 4 della stessa tabella. Per quanto riguarda le foie gras, eventuali unità inidonee sono tollerate soltanto se di peso non inferiore a 240 g per i fegati d’anatra e a 385 g per i fegati d’oca.

Nell’ambito dell’ispezione di lotti di carni di pollame della classe “B”, la tolleranza relativa al numero di unità inidonee è raddoppiata. Qualora il lotto ispezionato non sia considerato idoneo, l’ente incaricato della sorveglianza (Allegato I, Direttiva 76/211/CEE) ne vieta la commercializzazione, ovvero l’importazione se il lotto proviene da un paese terzo, fino al momento in cui venga dimostrato che si è provveduto a renderlo conforme con quanto disposto dal regolamento.

 

Determinazioni del tenore d’acqua

I polli congelati e surgelati possono essere commercializzati all’interno della Comunità soltanto se il tenore d’acqua non supera il livello tecnicamente inevitabile, viene quindi fissato il tenore massimo d’acqua, determinato, presso gli stabilimenti di produzione, secondo i metodi di analisi quali la prova di sgocciolamento risultante dal decongelamento delle carcasse (Allegato VI) e la prova chimica per i tagli di pollame (Allegato VIII). Di conseguenza, viene definito un sistema di controllo sia nei macelli che in tutte le fasi della commercializzazione, in cui, le competenti autorità designate vigilano a che i macelli e i laboratori di sezionamento, annessi o meno, adottino tutte le misure necessarie e in particolare a che:

  • siano prelevati campioni per il controllo dell’assorbimento d’acqua durante la refrigerazione e del tenore d’acqua dei polli congelati e surgelati (ad esclusione di carcasse di tacchino con raffreddamento ad aria);
  • i risultati dei controlli siano registrati e conservati per un periodo di un anno;
  • ciascun lotto sia contrassegnato in modo tale da poterne identificare la data di produzione; i marchi dei lotti debbono figurare nei registri di produzione.

I macelli, almeno una volta durante ciascun ciclo di lavorazione di otto ore, controllano l’assorbimento d’acqua secondo le modalità indicate nell’Allegato IX. Se tali verifiche evidenziano un assorbimento d’acqua superiore a quello compatibile di cui agli Allegati IX e VI, punti 10 e 7, nelle fasi della preparazione delle carcasse, i macelli apportano immediatamente al processo di lavorazione i necessari correttivi tecnici.

La competente autorità dello Stato Membro, almeno una volta ogni due mesi (tre mesi per i laboratori di sezionamento), effettua per ciascun macello verifiche a campione del tenore d’acqua nei polli congelati e surgelati. Detti controlli non devono essere effettuati sulle carcasse o sui tagli per le quali è stato sufficientemente dimostrato dagli impianti di produzione, che sono destinate esclusivamente all’esportazione. In casi specifici, le competenti autorità possono rendere più rigorose le verifiche per un determinato macello o laboratorio di sezionamento. In tutti i casi in cui si ritenga che un lotto di polli congelati o surgelati non soddisfi le disposizioni del presente regolamento, le autorità competenti riprendono i controlli con la frequenza minima soltanto dopo che abbiano dato risultati negativi tre verifiche successive, su campioni prelevati in tre diversi giorni di produzione nell’arco di un periodo massimo di quattro settimane. I costi di tali verifiche sono a carico del macello interessato. Se i risultati dei controlli, nel caso del raffreddamento ad aria, evidenziano che per 6 mesi (1 anno per laboratori di sezionamento) sono stati rispettati i criteri stabiliti, la frequenza delle analisi effettuate dai macelli può essere ridotta a una verifica al mese (ogni sei mesi per i laboratori di sezionamento).

Qualora i risultati dei controlli ufficiali indichino un superamento dei limiti tollerati, il lotto in questione è considerato non conforme al presente regolamento. In tal caso, tuttavia, il macello interessato può chiedere che si proceda ad una contro analisi da effettuarsi nel laboratorio di riferimento (Allegato XI), secondo un metodo scelto dalla competente autorità dello stesso Stato membro. I costi dell’analisi suddetta sono a carico del detentore del lotto. In caso di esito di contro analisi sfavorevole, l’autorità competente provvede affinché il lotto stesso possa essere commercializzato come tale nella Comunità, soltanto se sugli imballaggi individuali e sugli imballaggi collettivi delle carcasse in questione siano apposti dal macello, sotto il controllo dell’autorità competente, una fascetta o un’etichetta recanti, in lettere maiuscole di colore rosso (altezza di almeno 1 cm per imballaggi individuali, almeno 2 cm per quelli collettivi), la dicitura chiaramente leggibile e indelebile “Tenore d’acqua superiore al limite CE” al solo fine di agevolare i controlli e impedire che il prodotto cambi di destinazione commercializzandolo all’interno della Comunità, invece che esclusivamente esportato.

 

Conclusioni

Le novità apportate dal regolamento, rispetto alle lacune lasciate dal “pacchetto igiene”, riguardano il riferimento alle temperature limite per le carni di pollame congelate, alla definizione di “lotto” e di carni di pollame surgelate che devono essere conservate costantemente ad una temperatura non superiore a –18°C (Allegato XIV, Reg. CE 1234/07).

Vengono lasciati impregiudicati eventuali provvedimenti nazionali di natura tecnica che stabiliscano prescrizioni più rigorose di quelle minime indicate dal regolamento per le indicazioni facoltative e applicabili esclusivamente ai produttori dello Stato Membro interessato, purché compatibili con la legislazione comunitaria e conformi alle norme comuni di commercializzazione delle carni di pollame. Viene previsto, in considerazione della natura specifica di talune verifiche citate nel regolamento, che le responsabilità possano essere anche delegate ad enti indipendenti, debitamente qualificati e riconosciuti. Da ricordare infine che attualmente vige l’obbligo italiano per le carni avicole, oltre alle indicazioni del DLgs n. 109/1992, del rispetto dell’etichettatura prevista dall’Ordinanza Ministeriale 26 agosto 2005, la cui validità decorre fino al 31/12/2008. L’ordinanza riguardando solo le carni avicole prodotte o introdotte sul territorio italiano, rientra tra le misure di protezione supplementari e preventive contro l’influenza aviaria, come anche la Decisione 2007/118/CE della Commissione che stabilisce norme relative a un marchio d’identificazione alternativo, in conformità della Direttiva 2002/99/CE, per le carni di pollame oggetto di restrizioni sanitarie e non ammesse al commercio intracomunitario o internazionale (Direttiva 2005/94/CE, Art. 23). Le disposizioni dell’ordinanza si applicano alle carni di pollame, alle carni di selvaggina da penna oggetto di attività venatoria, alla selvaggina da penna allevata, ai ratiti, alle preparazioni e ai prodotti a base di carne. L’etichetta apposta sulle carcasse, sul singolo pezzo, sul contenitore o comparto di vendita di ogni prodotto avicolo deve riportare:

  • la sigla IT, oppure ITALIA, seguita dal numero identificativo dell’allevamento di provenienza degli animali (o dalla sigla della provincia in cui ha sede l’allevamento da cui provengono le carni, in caso di carni sezionate);
  • la data o il numero di lotto di macellazione (o di sezionamento, se trattasi di carni sezionate);
  • il numero di riconoscimento dello stabilimento di macellazione (o di sezionamento).

Tali obblighi di etichettatura delle carni preconfezionate o del materiale di imballaggio, sono assolti dal produttore nazionale di carni avicole e dal primo destinatario nazionale delle stesse quando provengono da Paesi comunitari e terzi; il dettagliante potrà esporre al pubblico, ai fini della vendita, le indicazioni in corrispondenza dei prodotti o ricopiarle su un cartellino. Si consideri che l’omissione o l’incompletezza di questa specifica etichettatura è punita non con la sanzione pecuniaria ma con la sospensiva dell’attività da 7 a 21 giorni.

Vincenzo De Rosa

irigente veterinario

ASL 2 Savonese

 

Riferimenti legislativi

  • Reg. (CE) n. 543/08 GU L 157 del 17/6/2008.
  • Reg. (CE) n. 1234/97 GU L 299 del 16/11/2007. Regolamento modificato da ultimo dal Reg. (CE) n. 470/2008 (GU L 140 del 30/5/2008).
  • Reg. (CE) n. 1538/91 (GU L 143 del 7/6/1991). Regolamento modificato da ultimo dal Reg. (CE) n. 1474/2007 (GU L 329 del 14/12/2007).
  • Reg. (CE) n. 1906/90 (GU L 173 del 6/7/1990). Regolamento modificato da ultimo dal Reg. (CE) n. 1029/2006 (GU L 186 del 7/7/2006).
  • Direttiva 2000/13/CE (GU L 109 del 6/5/2000).
  • Direttiva 76/211/CEE GU L 046 del 21/02/1976.
  • Decreto Ministeriale n. 465 del 10/09/1999 (GU n. 291 del 13/12/1999).
  • Decreto Legislativo n. 181 del 23/06/2003 (GU n. 167 del 21/07/2003).
  • DLgs n. 109 del 27/01/1992 (GU n. 39 del 17/02/1992).
  • Ordinanza Ministeriale del 26 agosto 2005 (GU n. 204 del 2/09/2005).
  • Ordinanza Ministeriale del 10 ottobre 2005 GU n. 240 del 14/10/2005).
  • Ordinanza Ministeriale del 7 marzo 2006 (GU n. 102 del 4/05/2006).
  • Ordinanza Ministeriale 17 dicembre 2007 (GU n. 302 del 31/12/2007).
  • Direttiva 2002/99/CE (GU L 18 del 23/1/2003).
  • Direttiva 2005/94/CE (GU L 10 del 14/1/2006).
  • Reg. (CE) n. 853/04 (GU L 139 del 30/4/2004). Regolamento modificato da ultimo dal reg. (CE) n. 1791/2006 (GU L 363 del 20/12/2006).
  • Reg. (CE) n. 2076/05 (GU L 338 del 22/12/2005). Regolamento modificato da ultimo dal Regolamento (CE) n. 1666/2006 (GU L 320 del 18/11/2006).
  • Decisione 2007/118/CE del 16 febbraio 2007 (GU L 51 del 20/2/2007).
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