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Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Slalom
Articolo di Sorrentino C.
(Articolo di pagina 54)

Eurolandia in affanno

 

 

 

Agosto è stato il mese durante il quale abbiamo tenuto gli occhi puntati soprattutto sulla Germania, per capire quale fosse il destino della crescita europea.

Infatti, la più grande economia del Vecchio Continente ha diffuso la statistica sul Prodotto Interno Lordo del secondo trimestre di quest’anno, fornendo così una prima indicazione sui dati di Eurolandia.

Di essi si può evidenziare un fatto mai registrato finora, cioè la contrazione dell’economia nella storia dell’Eurozona per un calo dello 0,2% rispetto al primo trimestre di quest’anno.

Dietro la frenata dell’economia europea si ravvisano, in particolare, le difficoltà della ex potente locomotiva tedesca, con un PIL che si attesta su uno 0,5% ed una revisione al ribasso dell’1,5% segnata nel primo trimestre del corrente anno.

Situazione, nel complesso, migliore per la Francia e la Spagna con un +0,1%.

 

Jean-Claude Trichet, presidente della BCE, lancia l’allarme: il PIL di Eurolandia nel 2008 registrerà una flessione, mentre i prezzi continueranno a correre.

 

Al di fuori della zona euro, la situazione non è positiva neanche per il Regno Unito; la Banca Centrale ha tagliato, a metà agosto, le previsioni di crescita per il primo trimestre del prossimo anno, ma ha, nel contempo, anche indicato che, con i tassi fermi, l’inflazione scenderà sotto l’obiettivo del 2% in due anni.

Per quanto riguarda l’Italia il dato fornito concerne un –0,3% rispetto al primo trimestre di quest’anno e segnali poco incoraggianti arrivano, però, dal crollo ai minimi, da 15 anni, della fiducia nell’economia europea e dalla battuta di arresto registrata, nello scorso mese di giugno, dalla produzione industriale.

Da questi principali dati, si può facilmente dedurre che il nostro Paese arranca e, anzi, arretra addirittura, ma dalla lettura del supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia sulla finanza pubblica, diffuso l’11 agosto di quest’anno, l’economia italiana fornisce elementi che non fanno vedere un quadro totalmente pessimistico.

La fotografia mostra un Paese certamente in difficoltà, come del resto è stato accennato per gli altri partner dell’Eurozona, ma esso riesce a trovare, al suo interno, la forza di reagire, nonostante si debba confrontare con la realtà del prezzo del petrolio, fino ad oggi sempre più alle stelle.

Ecco, perciò, che pur con il calo del PIL, le entrate tributarie, nel primo semestre del corrente anno, non si sono fermate ed anzi, il gettito è migliorato (+4,1%) ad eccezione dello scorso mese di luglio che ha fornito segnali in contro tendenza.

Inoltre, segnale incoraggiante viene fornito dal magma del debito pubblico, che cala di poco, ma cala, interrompendo, così, una serie di rialzi record.

Sono queste due notizie, che definiremmo liete, le quali, nel momento in cui l’inflazione tocca una nuova preoccupante punta al rialzo, rendono meno fosche le preoccupazioni per l’economia italiana.

Per fornire un quadro più dettagliato delle citate due liete notizie, va notato che il debito delle amministrazioni pubbliche ha fatto registrare sì un calo lieve — poco meno dell’1% — ma che in valore assoluto, significa, comunque, circa 14 miliardi di euro; si può così tirare un sospiro di sollievo, poiché viene interrotta una serie di rialzi record registrati anche nei primi quattro mesi di quest’anno.

Per quanto si riferisce, poi, al gettito tributario, aumentato nel primo semestre dell’anno del 4,1%, come sopra detto, esso non deve essere sopravvalutato, in quanto non si può negare che la realtà della crisi generale cominci a farsi sentire con due principali segnali:

  1. il primo concerne la richiesta del bonus fiscale sulle ristrutturazioni edilizie, che fa registrare, nel primo semestre dell’anno, una diminuzione dell’11%, anche se l’anno precedente aveva fatto registrare un vero e proprio boom;
  2. il secondo riguarda il dato delle entrate tributarie relative al solo mese dello scorso giugno, diminuite, come sopra accennato.

Il risultato di giugno non ha, però, sorpreso il Tesoro più di tanto, dal momento che, tra abolizione dell’ICI, riduzione del versamento IRAP per effetto del cuneo fiscale, slittamento dei versamenti per l’autoliquidazione (IRES ed IRAP) da parte delle grandi aziende, se lo aspettava e visto che lo stesso Tesoro — utilizzando un sistema di calcolo diverso rispetto a quello adoperato dalla Banca d’Italia — aveva già calcolato un ammanco ancora superiore.

Ma noi ci interroghiamo: si tratta dell’inizio di una discesa preoccupante o solo di un piccolo stop? L’ottimismo che pervade il governo, comunque, vorremmo che fosse confermato anche per il secondo semestre dell’anno, ma le Cassandre sono in agguato.

Cosimo Sorrentino

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