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Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Analisi di settore
(Articolo di pagina 167)

Considerazioni del gruppo di lavoro “ovini” del COPA-COGECA sul futuro sostegno al settore ovino in Europa

 

Introduzione

L’allevamento ovino rappresenta un’attività agricola millenaria in Europa e nel resto del mondo. Come gli altri ruminanti, gli ovini sono presenti in tutti i Paesi europei. I ruminanti come gli erbivori sono dotati della capacità di trasformare l’erba in proteine digeribili per l’uomo. Oltre alla loro funzione di fornitura di alimentazione e di lana, gli ovini formano il retaggio culturale del paesaggio europeo.

 

La pastorizia, il pascolo, la cura naturale delle superfici meno fertili e difficilmente utilizzabili per altre attività agricole rappresentano i principali punti di forza che l’allevamento ovino mette a profitto dell’equilibrio ambientale.

 

La pastorizia, il pascolo, la cura naturale delle superfici meno fertili e difficilmente utilizzabili per altre attività agricole rappresentano i principali punti di forza che l’allevamento ovino mette a profitto dell’equilibrio ambientale (il mantenimento della biodiversità e della qualità dell’acqua, la lotta contro l’erosione e le inondazioni, le valanghe o gli incendi, lo stoccaggio del carbonio contenuto nella materia organica del suolo sotto l’erba) e della coesione sociale nelle zone rurali. Tuttavia, si constata attualmente che l’allevamento ovino, attore di un’agricoltura sostenibile e multifunzionale, si deve confrontare con difficoltà economiche e strutturali in numerosi Paesi della Comunità Europea. L’enormità di queste difficoltà giustifica le azioni comunitarie per contrastare il declino di un settore molto importante e per evitare, in tal modo, delle conseguenze ambientali, sociali, e di sicurezza alimentare nel lungo periodo.

Il COPA (Comitato delle Organizzazioni Professionali Agricole dell’UE) e la COGECA (Confederazione Generale delle Cooperative Agricole dell’UE) hanno già espresso le loro reazioni alla comunicazione e alle proposte della Commissione sulla valutazione dello stato di salute della PAC. Quest’ultima costituisce un’opportunità per rimediare alla grave situazione odierna nel settore dei piccoli ruminanti, per lo meno relativamente alle “carni ovine” ed è pur necessario trovare risposte alle sfide a più lungo termine per la promozione della sostenibilità dell’allevamento ovino in Europa.

 

Le azioni prioritarie: agire a livello di mercato, nel commercio internazionale e, in particolare, nelle importazioni

L’Unione Europea è dovuta ricorrere a maggiori importazioni di carni ovine, considerato il calo della sua produzione. La carne importata, congelata o refrigerata, copre distanze di varie migliaia di chilometri e spesso arriva in Europa in momenti cruciali per la valorizzazione della produzione europea (Pasqua, feste di fine anno): in effetti, queste importazioni esercitano una pressione al ribasso sui prezzi del prodotto europeo.

In mancanza di un accordo globale equilibrato per l’agricoltura in Europa, è indispensabile per il settore avere la possibilità di stabilire alcune linee tariffarie per la carne di agnello nell’ambito dell’OMC, il quale dovrà fare rispettare la decisione comunitaria. Comunque sia, bisogna che qualsiasi animale o prodotto importato rispetti le norme europee in materia di sicurezza alimentare, sia per ciò che riguarda la tracciabilità, l’identificazione la salute e il benessere degli animali, così come per le norme ambientali, cosa che per il momento ciò non avviene.

 

Il mercato interno

Nel contesto della difficile situazione del settore, è necessario promuovere tramite delle azioni parallele la competitività dei produttori europei, affinché possano ottenere un miglior reddito dal mercato e migliorare così la redditività delle loro aziende.

 

L’etichettatura della carne ovina: valorizzare l’origine del prodotto

Il consumatore europeo deve poter conoscere l’origine geografica della carne ovina che acquista. Per poter distinguere la carne ovina prodotta localmente e quella importata, i produttori europei e le loro cooperative chiedono un’etichettatura obbligatoria dell’origine della carne ovina (anche per la carne importata), fino ai punti di vendita. Questa etichettatura deve includere in maniera obbligatoria la menzione del Paese di origine (nome del Paese Terzo per le importazioni) e dell’origine “Unione Europea” abbinate.

 

La Cooperativa Agricola di Pomonte ha organizzato, lo scorso 26 febbraio, avvalendosi della collaborazione esperta dei dottori Angelo e Giovanni Ghislandi, un incontro tecnico, uno tra i primi a livello nazionale, in cui sono stati illustrati gli elementi più significativi della tecnologia di identificazione elettronica degli ovini e dei bovini. Si tratta di una nuova opportunità per gli allevatori, che permette di identificare gli animali, individualmente, attraverso un sistema informatizzato che sostituisce in parte la vecchia marca auricolare, aiutando l’allevatore nella gestione globale degli animali.

 

Se gli operatori lo desiderano, possono essere apposte menzioni complementari, quali la data di abbattimento (che potrebbe rafforzare l’attrattiva del consumatore per la carne fresca) o delle informazioni sulle condizioni di allevamento. Tutte queste misure dovrebbero permettere di apportare un valore aggiunto alla produzione europea, mantenendo allo stesso tempo un prezzo della carne accessibile ai consumatori. Di conseguenza, è necessario prevedere una legislazione comunitaria specifica per l’etichettatura della carne ovina. Un’etichettatura comunitaria di questo tipo non dovrebbe, però, intralciare le indicazioni geografiche e le iniziative di etichettatura esistenti in certi paesi, anche se spesso sono giudicate complesse (marchi, sistemi di certificazione, iniziative regionali per la qualità).

 

Trasparenza nella catena alimentare

Affinché sia migliorata la distribuzione dei margini in seno alla catena alimentare che sia per la carne o altri prodotti provenienti dall’allevamento ovino, è necessario informare, in totale trasparenza, gli operatori della filiera e il pubblico sui prezzi della carne ovina al livello della produzione, della trasformazione, della distribuzione e del consumo. Un’informazione trasparente sulla formazione dei prezzi costituisce un passo necessario verso la riduzione degli squilibri in seno alla catena alimentare o, addirittura, il controllo dei margini abusivi praticati da taluni distributori a scapito degli altri anelli della filiera e del consumatore. Ciò dovrebbe permettere di evitare un eccessivo ribasso dei prezzi. A questo scopo, dovrebbe essere creato un osservatorio comunitario dei prezzi e dei margini di guadagno e l’informazione dovrebbe essere disponibile per le persone interessate.

 

La promozione del prodotto europeo tramite la sua origine

Il livello del consumo di carne ovina in Europa non rispecchia sufficientemente le qualità intrinseche di questo prodotto alimentare (produzione agricola che rispetta l’ambiente e il benessere degli animali, come pure le rigorose norme igieniche e sanitarie della Comunità europea). La carne ovina prodotta localmente, secondo le norme europee, resterà un punto di forza per il Vecchio Continente. In particolare, per mantenere e sviluppare l’interesse dei consumatori e dei giovani per questa carne, è necessario rinforzare e migliorare la promozione della stessa sul mercato comunitario, soprattutto attraverso l’informazione sull’origine del prodotto e sulle sue qualità.

Per fare ciò, la Comunità Europea deve aumentare i fondi dedicati alla promozione. I messaggi prioritari del COPA-COGECA riguardo lo sviluppo dei prodotti agricoli devono essere seriamente presi in considerazione dalla Commissione, particolarmente per quanto concerne le azioni di promozione su scala paneuropea, la trasparenza e la semplificazione delle procedure amministrative legate ai programmi di promozione, così come la possibilità di promuovere la carne ovina generica prodotta nei Paesi dell’UE.

 

Agire a livello della produzione: necessità di ristrutturazione per migliorare la competitività

Il settore ha bisogno di misure strutturali che rafforzino il ruolo della produzione ovina nel modello europeo di agricoltura multifunzionale.

In alcune regioni della Comunità europea, una migliore organizzazione della filiera può aumentare la sua competitività. Un riconoscimento giuridico e degli incentivi per creare e gestire delle associazioni di produttori di carne e di latte dovrebbero essere stabiliti per permettere di concentrare l’offerta in modo collettivo, di ridurre i costi relativi alla trasformazione e alla commercializzazione del prodotto e di aumentare il valore aggiunto per i produttori, ad esempio, tramite degli aiuti agli allevatori affinché possano migliorare e investire nelle loro azioni di marketing. La produzione di latte di pecora si è sviluppata in certe regioni della Comunità europea a tal punto che costituisce, in una certa misura, un’alternativa economicamente sostenibile alla produzione di carne di agnello. Dei programmi di riconversione verso la produzione lattiero-casearia dovrebbero quindi poter essere appoggiati e applicati laddove sia opportuno.

L’innovazione e la diffusione delle conoscenze tecniche saranno indispensabili per una migliore ottimizzazione dei costi di produzione. Lo sviluppo della ricerca applicata in questo campo dovrebbe essere incoraggiato dalla Comunità europea. La ricerca dovrebbe includere anche la coordinazione delle strutture di miglioramento genetico.

 

Sostegno finanziario dell’allevamento ovino

Riguardo la possibilità per gli allevatori di ricavare un buon reddito sul mercato, attualmente, è possibile ottenere soltanto un margine molto limitato sulla carne ovina o sui prodotti connessi come la lana. Quindi, un aiuto specifico per l’allevamento ovino resta oggigiorno indispensabile per sostenere il reddito degli allevatori, stabilizzare e radicare la filiera, dal momento che gli allevatori sono davanti ad un aumento costante dei loro costi di produzione.

L’abbandono dell’allevamento molto probabilmente avrà importanti conseguenze in termini di occupazione e di dinamiche sociali nelle zone rurali, per l’ambiente e dal punto di vista del patrimonio culturale. Aiuti adeguati alle diverse situazioni dovrebbero essere proposti e messi in atto d’urgenza dagli Stati Membri, per mantenere l’attività di allevamento ovino e caprino in regioni specifiche a più lungo termine. Questi aiuti porteranno una stabilità e permetteranno di remunerare i servizi pubblici non legati al mercato (benessere degli animali, protezione dell’ambiente) forniti dagli agricoltori.

Nella produzione ovina, oltre ai costi tipici di produzione, pesano fortemente sull’economia della filiera i costi amministrativi e i costi specifici collegati al trasporto e alla distribuzione del prodotto (ad esempio, consumo maggiore di imballaggi). Poter gestire in maniera più efficace i costi legati alla produzione equivale a far aumentare la produttività della filiera. Alcuni investimenti, allo scopo di migliorare questa produttività, dovrebbero poter essere sostenuti dalla Comunità europea, senza escludere la possibilità di ricorrere ad altre fonti di finanziamento oltre alla PAC (tipo i fondi regionali).

 

Gestire meglio certi i rischi e certe crisi

Oltre ai rischi collegati al clima e al mercato, qualsiasi squilibrio sanitario può avere gravi conseguenze sull’allevamento ovino. L’applicazione efficace e ragionata della nuova strategia comunitaria per la salute animale sarà determinante nella prevenzione e nella gestione dei rischi/crisi sanitarie causati da malattie quali l’afta epizootica o la febbre catarrale degli ovini.

Qualsiasi politica sanitaria applicata al settore deve tenere conto degli ultimi dati scientifici. Le misure prese devono essere proporzionali al grado di rischio sulla base del rapporto costo/beneficio, in particolare per quanto concerne le Tse.

Oltre ai rischi sanitari, in molte regioni europee l’allevamento ovino è soggetto al rischio permanente di attacchi da parte di grandi predatori, in particolare il lupo. Questi attacchi generano perdite dirette (perdita di animali) e indirette (come aborti, perdita di latte, perdita di patrimonio genetico) per le aziende ovine. Questo tipo di attacchi e perdite dovrebbero essere riconosciuti come facenti parte del rischio in agricoltura e dovrebbero essere previste delle regole armonizzate di indennizzo per sostenere in particolare gli allevatori più esposti, che utilizzano metodi di allevamento tradizionali come la pastorizia.

I produttori europei evidenziano la necessità di anticipare i conflitti tra gli interessi dell’attività economica e quelli della protezione dell’ambiente. La Commissione europea dovrebbe dunque proporre un sistema di gestione di tali conflitti spingendo al dialogo e fornendo agli allevatori le informazioni necessarie.

 

Tracciabilità e identificazione degli ovini e dei caprini

Qualsiasi tipo di identificazione degli ovini e dei caprini deve essere economicamente accessibile, fattibile, sicura per gli animali e pratica da usare. Attualmente, l’identificazione elettronica non è pratica, è onerosa e non funziona in modo appropriato in varie situazioni pratiche riscontrate in tutta l’UE. Ciò è stato confermato da studi condotti in tutta l’UE e da esperienze pratiche in Paesi che hanno già cercato di adottare l’identificazione elettronica. I produttori europei insistono sul fatto che l’identificazione elettronica dovrebbe essere volontaria e che la necessità e l’efficacia dal punto di vista dei costi dell’identificazione elettronica degli ovini e dei caprini devono essere accertate in modo realistico. Per diminuire l’impatto economico sui produttori, l’acquisto e l’applicazione del sistema di identificazione elettronica dovrebbero poter essere appoggiati dalla Comunità europea e dagli Stati Membri tramite, per esempio, l’asse 1 del 2° pilastro.

 

Qualsiasi tipo di identificazione degli ovini e dei caprini deve essere economicamente accessibile, fattibile, sicura per gli animali e pratica da usare.

 

Misure complementari

Sistemi di accompagnamento alle misure sopraccitate dovrebbero essere sviluppati, così da rinforzare la competitività e la capacità di reagire dei produttori e del settore cooperativo ai segnali del mercato. Le autorità europee dovrebbero appoggiare i produttori tramite:

  • la promozione dell’insegnamento e della comunicazione sul mestiere;
  • la promozione della professione di allevatore/pastore ovino, che è cruciale.

Il settore, infatti, ha bisogno di giovani per continuare ad esistere. Inoltre, una comunicazione positiva sui benefici pubblici provenienti dalla presenza di un patrimonio zootecnico ovino e dei suoi prodotti aiuterà i produttori a riconquistare l’interesse della società. Di conseguenza, è necessario condurre azioni di comunicazione e di scambio tra gli operatori del settore e il grande pubblico, così come gli istituti scolastici. Devono essere incoraggiati dei programmi di mobilità degli operatori e degli studenti di agronomia tra vari Paesi.

Infine, une vero e proprio sostegno all’insediamento dei giovani dovrebbe completare gli sforzi intrapresi nella comunicazione e formazione.

 

Rivalorizzazione della lana e degli altri sottoprodotti

Malgrado le sue numerose qualità, al giorno d’oggi la lana è un prodotto naturale sottovalutato. Molto spesso, nell’allevamento ovino la lana è semplicemente un prodotto connesso, il cui prezzo copre appena i costi della tosatura. Inoltre, il legislatore europeo classifica la lana greggia come sottoprodotto a rischio e prevede di farlo anche in futuro. È opportuno che le autorità pubbliche valutino l’impatto di questa classificazione in termini economici e di rischio sanitario e, se necessario, rivalutino la decisione, prendendo contemporaneamente in considerazione il principio della proporzionalità rispetto al rischio. Lo stesso vale anche per i prodotti conosciuti come il “quinto quarto” (pelli, intestini, ecc…).

L’immissione sul mercato di lana destinata ad un utilizzo tecnico non dovrebbe tradursi nella pratica in un aumento del peso amministrativo che porta a costi e controlli esagerati per le aziende. Lo stesso vale per i requisiti sproporzionati relativi al trasporto della lana grezza, in particolare in materia di omologazione dei veicoli per il trasporto.

Un rafforzamento della ricerca per trovare nuovi utilizzi per la lana e per il quinto quarto sono dunque indispensabili. Dovrebbero essere concessi degli incentivi (per esempio di natura fiscale) allo sviluppo di attività quali la trasformazione artigianale o la trasformazione ad uso industriale della lana (ad esempio, isolamento termico e sonoro).

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