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Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Sicurezza alimentare
(Articolo di pagina 202)

Rapporto Rasff 2007 sulla sicurezza degli alimenti

La globalizzazione incalza anche a tavola ma mette a rischio la sicurezza alimentare. Nel 2007 al Rasff sono pervenuti 961 allarmi e oltre 2000 informazioni su casi a rischio-salute. Pesci e crostacei in testa, seguiti da carne e frutta e verdura

 

Sono ancora severissimi i controlli che l’Italia effettua sui prodotti agroalimentari che circolano all’interno dei confini nazionali: sia su quelli che sono nei suoi negozi (di origine italiana e non), sia su quelli che giungono alle sue frontiere.

I dati del rapporto 2007 sul sistema di “Allerta rapida per alimenti e mangimi” (Rasff – Rapid Alert System for Food and Feed), presentato dalla Commissione Europea lo scorso fine luglio, parlano chiaro: l’Italia è il primo Paese UE per numero di segnalazioni inviate a Bruxelles (come nel 2006). Se si analizzano i dati dettagliatamente, si scopre che elevata attività non significa che i prodotti siano di origine italiana, ma che Roma mette in campo controlli puntuali. Più di altri paesi UE.

 

Nella prima metà del 2008 sono state 1.435 le notifiche di alimenti avariati o contaminati giunte al Ministero della Salute.

 

Su un totale di 2.976 notifiche inviate a Bruxelles dalle autorità europee, quelle segnalate delle ASL italiane e dei Carabinieri (NAS), tramite il Ministero della Salute, hanno rappresentato quasi il 18,5% del totale (sono 555). Dopo l’Italia, per numero di notifiche, ci sono la Germania (376) e la Gran Bretagna (364), seguite da Spagna, Olanda, Danimarca, Polonia e Francia.

 

Un banco prodotti salumeria.

 

Le quasi tremila notifiche giunte a Bruxelles si dividono così: 961 (+4,5% rispetto al 2006) hanno riguardato prodotti già presenti nei negozi europei e per i quali è stato necessario disporre un ritiro dal mercato. Le altre 2.015, invece, si riferivano a prodotti bloccati alla frontiere, prima ancora di essere disponibili sugli scaffali (+0,5%).

Dei 961 allarmi il 43% è relativo al mercato interno e a prodotti fabbricati in Europa, mentre il 42% interessa prodotti importati dalla UE. Tra i Paesi extra-europei che hanno immesso prodotti alimentari irregolari al primo posto c’è la Cina, con ben 352 segnalazioni (l’11,8% del totale), seguita da Turchia (293), Stati Uniti (191), Iran (133) e India (113). Le principali irregolarità riscontrate sono di natura igienico sanitaria e di natura formale: vanno dai problemi legati all’etichettatura non regolamentare dal punto di vista sanitario, all’assenza di certificazioni sanitarie, al traffico illegale, passando per la presenza di corpi estranei o in cattivo stato di conservazione, fino alle importazioni illegali di prodotti alimentari, le immissione sul mercato di novel food non autorizzati e OGM non autorizzati (solo 45 notifiche contro le 129 dell’anno precedente).

I settori in cui sono state riscontrate le principali irregolarità sono prodotti ittici, carne, frutta e verdura. Nella prima metà del 2008, invece, sono state 1.435 le notifiche di alimenti avariati o contaminati giunte al Ministero della Salute, Direzione generale per la sicurezza degli alimenti e della nutrizione: vanno dal tonno dello Sri Lanka contaminato con istamina venduto in Veneto all’insalata con il topo, dalle vongole italiane con la salmonella al latte francese avariato distribuito in Toscana; poi, granchi e calamari al cadmio, verdesca al mercurio, scorfani e merluzzi con larve di insetti, ostriche francesi vendute a Genova con il virus dell’Epatite A, per finire con la salsa tartufata bianca con il botulino. Tra i prodotti italiani a rischio nel 2008, molti sono stati scoperti dopo la vendita all’estero: in Germania hanno segnalato la ricotta di pecora con la listeria, in Belgio il mangime per piccoli animali con le enterobatteriacee, in Olanda addirittura l’acqua per ghiaccioli alla fragola con un’infestazione da muffe. Crescono le irregolarità per dietetici e prodotti alimentari, ma anche quelle per prodotti della pesca, gelati e dolciumi. Ma i rischi maggiori sono nella categoria frutta secca e snack.

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