Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2003

Rubrica: Consumi
Articolo di Tirelli F.
(Articolo di pagina 75)

Passato e presente nei consumi di carne

 

 

I consumi di carne possono essere distinti in tre periodi: quello più remoto, che caratterizza la prima del secolo scorso; il secondo, che riguarda l’età del benessere, 1950-80; il terzo, quello attuale. Il primo periodo attiene ai tempi durante i quali la carne era un mito irraggiungibile per troppe famiglie, un privilegio di pochi, un distintivo sociale per chi poteva consumarla ogni giorno. Per gli altri, se le risorse lo permettevano, arrivava la domenica, magari utilizzandola per fare il brodo della minestra. Anni duri quelli, ricchi solo di privazioni, e la carne, a cominciare da quella bovina, era la prima privazione alla quale le famiglie si sottoponevano. Poi, arrivò il benessere diffuso del dopoguerra e la carne giunse su tutte le tavole, per via del prezzo accessibile e l’aumentato potere d’acquisto delle famiglie, ma anche per una ragione psicologica: mangiare carne significava salire la scala sociale. Una conquista che le statistiche hanno registrato confrontando i 37 chili che si consumavano nel 1938 con gli 85 (pro capite) del 2001. S’intende carni di tutte le specie. Poi, viene il terzo periodo, con le fettine agli ormoni e la colesterolofobia, che hanno portato disaffezione nei consumi, incoraggiando le scelte ideologiche dei vegetariani e quelle dietetiche di chi, optando per la dieta mediterranea, è convinto di conservare la linea fisica. Occorre prendere atto che manca una cultura della carne, così che si sottovalutano valore alimentari di fondamentale importanza: per esempio, i dietologi ricordano che l’uomo divenne eretto quando divenne onnivoro e cominciò a mangiare la carne. La carne resta la principale fonte di ferro e zinco, aumenta il valore biologico delle proteine degli alimenti vegetali assunti contemporaneamente. Rappresenta un alimento insostituibile per un’alimentazione completa ed equilibrata, soprattutto nelle fasi difficili della crescita. Esiste una relazione stretta tra consumi di carne e statura. Secondo i dati rilevati dalle visite di leva, la statura media degli italiani, che fino al 1947 si fermava a 167 centimetri, è salita a 174 cm nel 2000. Vale a dire 7 cm in più nel giro di mezzo secolo. La carne bovina rappresenta, inoltre, l’alimento ideale per ridurre la massa adiposa e favorire la massa magra nei giovani, mentre risponde egregiamente al fabbisogno proteico per chi svolge attività sportiva. Ma non deve mancare nemmeno nelle diete degli anziani, perché aiuta a mantenere il peso ideale, ad evitare carenze di proteine e concorre a produrre uno stato di benessere generale. Tutto ciò dovrebbe essere divulgato attraverso campagne promozionali continuative, puntando sulle differenti fasce di età dei consumatori. La scuola dovrebbe essere destinataria di informazioni non occasionali, ma l’alimentazione dovrebbe costituire materia di studio per gli studenti. La certificazione di qualità che oggi deve accompagnare il prodotto è importante e va incoraggiata quella facoltativa riguardante le razze, l’alimentazione e la vigilanza sanitaria, di cui sono stati oggetto i capi macellati. Ma per mettere ordine sul mercato nei consumi della carne occorre vincere i tabù vegetariani, colesterolici e dietetici, diffusi tra i consumatori; questo compito, importante per gli allevatori ed i consumatori, va affrontato con il concorso di tutte le componenti della filiera e quello delle istituzioni pubbliche, che dovrebbero stimolare l’iniziativa facendone un obiettivo di politica nazionale a sostegno della carne. Un obiettivo non secondario se è vero che un rapporto fiduciario tra chi produce e chi consuma costituisce un fattore di stabilizzazione della domanda e, quindi, di certezza di mercato. Esigenze irrinunciabili per coloro che debbono programmare le produzioni e muoversi in relativa certezza dei ricavi.

Fortunato Tirelli

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