Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 12, 2003

Rubrica: Produzione
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 25)

Vitelli a carne bianca e normativa sul benessere: le modifiche strutturali

Inizia con questo articolo la collaborazione con la nostra rivista la dott.ssa Giulia Mauri. Milanese, proviene da parte di madre da una famiglia di agricoltori e allevatori di bovine da latte e vitelloni. Prima di laurearsi in medicina veterinaria, ha seguito in Irlanda l’attività di due veterinari specializzati l’uno in animali da reddito, l’altro in cavalli galoppattori. Ha svolto il tirocinio pratico presso l’ASL di Milano N 2 nelle aree A e C e presso le cliniche equina e bovina della rinomata Università di Medicina Veterinaria di Hannover (Germania). I suoi campi d’interesse sono la zootecnia, il benessere animale e la comunicazione fra mondo zootecnico e mondo dell’informazione.

Il primo gennaio 2004 scadono i tempi per omologare le strutture alla Direttiva Europea 97/2/Ce e allevare vitelli a carne bianca in maniera tradizionale ormai non è più possibile.

è inutile nutrire speranze di proroghe e deroghe: i nostri partner europei non lo permetterebbero.

Dati pubblicati sulle riviste di settore dicono che già dal primo gennaio 2003 il 75% degli allevamenti olandesi è conforme ai precetti Ce e addirittura fin dalla seconda metà del 2002 il 100% dei tedeschi è in regola.

Che vantaggio avrebbero a favorire il potere concorrenziale dei produttori italiani? Hanno anzi tutti i vantaggi a spingere per una rapida e rigida applicazione della Direttiva e conquistare così nuove fette di mercato nel Bel Paese.

è quindi ormai urgente, oltre che necessario, adeguarsi alla Direttiva.

Del resto credo che la nuova Normativa non vada vista unicamente come fonte di spese e fastidi, ma come un’opportunità di sviluppo e ammodernamento: comporta radicali cambiamenti del management, ma di fatto consente notevoli vantaggi. Infatti, per quanto sia stata richiesta a gran voce dalle associazioni ambientaliste e dai consumatori, la Direttiva è frutto di studi sul benessere svoltisi in tutta l’Unione Europea.

Uno di questi programmi di ricerca commissionati dalla UE è stato assegnato al gruppo di studio della professoressa Verga, della facoltà di medicina veterinaria dell’università di Milano, e a quello del professor Andrighetto di Padova.

 


 

Allevamento di vitelli del gruppo olandese Van Drie.

 

Anche gli allevatori, che da tempo si sono adeguati, cominciano a fornire giudizi e opinioni preziosi. Basandomi quindi sui risultati ottenuti in Europa, a Milano e a Padova, sulle constatazioni degli allevatori e su mie osservazioni sul campo, voglio proporre alcuni suggerimenti pratici, al fine di abbinare l’adattamento alla Normativa all’occasione di rinnovo di alcune strutture aziendali e potenziare gli effetti positivi del nuovo management sulla produzione. Credo che per poter trarre gli innegabili vantaggi della nuova metodica di allevamento sia innanzitutto necessario accettare che il benessere degli animali è un vantaggio anche per l’allevatore, in quanto legato a doppio filo colle capacità di resa (oltre ad essere ormai necessario ed indispensabile per la sensibilità della nostra Società).

è necessaria una sensibilità nuova nei confronti dei vitelli, che sia frutto, però, non di generico buonismo, né di umanizzazione, bensì risultato di studi sul benessere svoltisi nei centri di ricerca europei.

Le esigenze dei vitelli sono molteplici e complesse e vanno dalla qualità dell’ambiente in cui sono allevati, alla possibilità di instaurare rapporti con i consimili, fino alle caratteristiche dei contatti con l’uomo.

La Normativa si esprime su questi temi con novità fondamentali quali il box di gruppo una volta raggiunte le otto settimane d’età dei vitelli, l’estensione dello spazio pro-capite in proporzione al peso vivo degli animali fino a 1,8 mq/capo e l’introduzione di un alimento solido fibroso nella dieta.

Gli interventi da compiere sulle strutture sono notevoli e vale la pena di conoscere a fondo cosa essi possono comportare.

Cominciamo parlando del box: gli accorgimenti sono tanti e tutti presentano vantaggi e svantaggi. L’allevatore deve scegliere la miglior soluzione per il suo caso, valutando caratteristiche climatiche, strutture e management della sua azienda.

La pavimentazione può essere con lettiera o grigliato. La lettiera in paglia permette maggior isolamento termico contro il freddo, favorisce la formazione di un buon letame, assorbe i liquidi e svolge il duplice ruolo di elemento di arricchimento ambientale e di fonte di fibra ruminabile, cose entrambe apprezzate dai vitelli. Tuttavia richiede più manodopera, è costosa e va aggiunta più volte per ciclo.

Simili difetti presentano anche la lettiera in stocchi di mais, che ha un basso potere assorbente, in carta, che si inzuppa rapidamente, in trucioli, che, proveniendo da mobilifici, comporta il rischio di contenere muffe, legni velenosi, olii o vernici tossiche, con riflessi negativi sulla salute dei soggetti allevati, come nel caso della cosiddetta "Malattia X", e di cascame di cotone, economicissima, ma habitat ideale per molti batteri e quindi poco apprezzata dai macelli attenti ad alcuni modelli di protocollo HACCP.

Il grigliato può essere in legno o cemento. Nel primo caso è decisamente meno freddo, va lavato e disinfettato con più cura alla fine di ogni ciclo e può essere meno resistente all’usura. Il grigliato in cemento non deve essere troppo liscio per ridurre il rischio di rovinose scivolate; altrettanto non deve essere né troppo duro né troppo ruvido per evitare il rischio di abrasione degli unghioni dei vitelli. Inoltre è più freddo.

Questa seconda caratteristica può venir ridotta aggiungendo al cemento elementi coibenti o isolanti quali l’argilla espansa, la pomice o la laterlite.

Le fessure del grigliato devono avere diametro inferiore al piede dei vitelli e bordi non taglienti per evitare lesioni agli arti; per lo stesso motivo l’anima di ferro del grigliato non deve essere visibile e il cemento non deve essere sbrecciato.

I buchi possono essere a foro o a fessura; i primi permettono una migliore deambulazione agli animali, i secondi favoriscono la rapida eliminazione dei liquami e mantengono il box più pulito.

Esistono anche pavimenti ricoperti con gomma: quelli scanalati permettono il raggiungimento di un elevato livello di pulizia, mentre quelli a piano inclinato non consentono un valido deflusso delle deiezioni e sono meno apprezzati dai vitelli; e quindi meno adatti. Secondo la Direttiva 97/2/Ce le pareti divisorie devono permettere il contatto fra vitelli di differenti box.

Il suggerimento è di adottare un’altezza tale da non permettere ai vitelli di saltare da un box all’altro. Sembra un’ovvietà, ma talvolta è accaduto nel caso dei vitelloni e ha sempre avuto pessime conseguenze; capita che il vitello non riesca a passare completamente nel nuovo box e finisca per ferirsi anche mortalmente con le strutture del recinto; se invece supera la recinzione rischia di venire aggredito dai nuovi compagni.

Spesso il lato del box adibito alla distribuzione del latte viene realizzato con due semplici tubi orizzontali e un unico vascone stretto e lungo, su modello degli allevamenti olandesi. Non sembra però la soluzione ideale né per i vitelli né per l’allevatore. Infatti i primi sono costretti a ingerire rapidamente tutto il pasto e, data la posizione del vascone, rischiano frequentemente problemi digestivi conseguenti alla mancata induzione della doccia esofagea.

L’allevatore da parte sua trova molte più difficoltà nell’identificare con tempestività i vitelli-problema o semplicemente i meno ingordi che, inesorabilmente, con questa soluzione finiscono per manifestare ritardi di crescita.

Gli Olandesi suppliscono a questo problema componendo, smistando e ricomponendo i gruppi molto frequentemente (anche settimanalmente) in base al peso e alla velocità di assunzione del latte. La cosa però comporta tre svantaggi: richiede tempo, è costosa e non favorisce i vitelli. Manipolare i gruppi vuol dire interferire con i legami e le gerarchie creatisi.

Ad ogni rimescolamento i vitelli devono ricominciare a conoscersi e, quel che è peggio, a riformare quell’abbozzo di gerarchia, già presente alla loro pur giovane età. Capita che le coppie instauratesi vengano separate, che i più forti debbano ricominciare ad affermare la loro posizione: il risultato finale è stress e calo della resa. E ogni settimana si ricomincia daccapo.

Questi inconvenienti vanno e possono essere evitati adottando le poste autobloccanti (le cosiddette trappole) analoghe a quelle per bovini adulti, ma ovviamente di misura adatta. Questa soluzione non comporta svantaggi se non l’investimento iniziale; in compenso permette ai vitelli di consumare tutta la loro razione in assoluta tranquillità e all’allevatore di individuare immediatamente i soggetti inappetenti (senza però doverli obbligatoriamente spostare in un altro box perché, alimentandosi con la stessa dose degli altri, spesso recuperano il peso).

I vitelli apprenderanno senza sforzo durante il periodo del box singolo a infilare il capo nella trappola per raggiungere il secchio. L’operatore allora non dovrà far altro che bloccare le trappole e somministrare il latte. Non bisogna infatti dimenticare che la Legislazione consente di legare i vitelli per un’ora al momento dei pasti.

L’operatore potrebbe concludere la distribuzione del latte, controllare che gli animali abbiano effettivamente terminato il pasto, individuare gli inappetenti e infine liberare i vitelli.

è questa una procedura solo apparentemente laboriosa, che, una volta divenuta routinaria, può essere svolta rapidamente. E tuttavia è una procedura fondamentale: entrare in stalla e osservare gli animali è e sarà sempre indispensabile per intervenire tempestivamente e prevenire i problemi; inoltre è un obbligo specificatamente prescritto nella Direttiva Ce.

Solo osservando quotidianamente i vitelli e la funzionalità delle strutture si possono mettere a segno quelle migliorie specifiche per ogni singola azienda che possono risolvere molti problemi pratici non prevedibili né contemplati nelle soluzioni generiche.

Voglio ricordare che entro le prime 8 settimane i vitelli possono, secondo la nuova Normativa, essere allevati in box singolo e solo per i più vecchi viene imposto l’uso del recinto di gruppo.

Studi sul comportamento hanno infatti dimostrato che in natura, per i primi due mesi di vita, i vitelli trascorrono il tempo isolati dal resto della mandria per difendersi dai predatori.

Questo significa che le otto settimane iniziali saranno utilizzate in allevamento per l’acclimatamento, l’apprendimento dell’assunzione del latte dal secchio e gli eventuali trattamenti tipici della fase iniziale del ciclo di allevamento.

Inoltre la tanto temuta diffusione di eventuali patologie potrà essere limitata da questa misura sanitaria. Non sarà certo necessario possedere un capannone attrezzato a box singoli e uno a box di gruppo!

Si utilizzeranno sempre gli stessi recinti grazie a pareti mobili: al momento di passare dal box singolo a quello di gruppo si elimineranno alcune delle pareti divisorie delle poste individuali e se ne manterranno altre, in base a quanti animali si desidera che compongano un gruppo; basterà avere l’accortezza di non creare recinti troppo stretti e lunghi, poco confortevoli per i vitelli.

Così facendo i vitelli rimangono nell’ambiente a loro noto e si trovano in gruppo con almeno un vicino con cui hanno già interagito in precedenza, attraverso le pareti forate, annusandosi e leccandosi reciprocamente.

è questo un aspetto da non sottovalutare, visto che secondo alcuni Autori, i vitelli sono in grado di riconoscersi fra vicini di box, tanto da fare più rapidamente gruppo con questi se lasciati liberi in una mandria di coetanei di grosse dimensioni. La conoscenza reciproca si è potuta instaurare proprio grazie ai semplici leccamenti ed annusamenti attraverso le pareti forate.

Infine vorrei spendere due parole sullo spazio pro-capite da assegnare ad ogni vitello. La Direttiva Ce fissa tre differenti valori di superficie calpestabile in base al peso vivo dei vitelli: 1,5 mq/capo sotto i 150 kg; 1,7 mq/capo fra i 150 e i 220 kg; 1,8 mq/capo oltre i 220 kg.

Ritengo che adottare fin dall’inizio del ciclo gli 1,8 mq/capo sia in fin dei conti vantaggioso; infatti si eviteranno i rimescolamenti.

Adottando invece la progressiva dilatazione dello spazio pro-capite -come suggerito dal Legislatore- non si ottiene la possibilità di allevare più vitelli, ma solo un innalzamento del lavoro e un uso ridotto delle strutture.

Infatti, se si mantengono i gruppi invariati, bisognerà dilatare i recinti e questo comporterà un sottoutilizzo del capannone nei primi tempi del ciclo.

Se invece si preferirà ridurre la numerosità dei box spostando gli animali divenuti eccedenti, si dovrà ricorrere all’uso di ulteriori recinti per la sola fase finale di allevamento; quindi anche in questo secondo caso si avrà un sottoutilizzo delle strutture.

Certo, si osserverà che questa necessità potrebbe non presentarsi perché controbilanciata dai casi di mortalità, ma non è il caso di dire che far conto sulla mortalità per rimanere nei limiti indicati dalla Legge non è certo auspicabile e in un allevamento con un corretto management non dovrebbe neppure venir preso in considerazione.

Dr.ssa Giulia Mauri

Eurocarni
Anno:

Numero:


Cerca negli articoli di Eurocarni:
Euro Annuario Carne
La banca dati Europea del mercato delle carni sempre aggiornata, utile strumento di lavoro per gli operatori del settore lavorazione, commercio e distribuzione carni.