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Eurocarni nr. 11, 2002

Rubrica: Fuoricampo
Articolo di Minucci A.
(Articolo di pagina 82)

Anna Sogno, “Per non dimenticare”

La leggendaria figura di Edgardo Sogno, medaglia d’oro della Resistenza, scomparso due anni fa, non ha certo bisogno di presentazioni. Grazie anche alle "memorie" dettate alcuni mesi prima della morte al giornalista Aldo Cazzullo, (“Testamento di un anticomunista”), si conosce ogni momento della sua avventurosa esistenza da quando, giovanissimo, partì volontario per la guerra di Spagna a quando, nel 1974, venne arrestato (e poi assolto) per tentativo di colpo di Stato.

Non si può dire altrettanto della sua incomparabile compagna Anna Arborio Mella, pittrice di grande sensibilità, che il coraggioso "cavaliere senza macchia e senza paura" sposò nell’immediato dopoguerra e con la quale ha condiviso gioie e dolori di un’esistenza esaltante e angosciosa che lo ha visto acclamato eroe della Resistenza, ambasciatore dell’Italia all’estero, ma anche — se pur per poche ore — inquilino delle patrie galere.

Anna Sogno è rimasta volontariamente nell’ombra del marito, ma basta guardare i suoi lineamenti aristocratici, ascoltare le sue parole e soffermarsi su i suoi dipinti esposti alla galleria Dantesca di Torino per trovare una conferma al famoso detto: «accanto a un grande uomo c’è sempre una grande donna».

 

“L’incendio”, 2001, olio su tela.

 

Parliamo dunque di questa sensibile pittrice, senza peraltro abbandonare l’eroico comandante, la cui presenza (oltre a un bellissimo ritratto) si avverte in ogni dipinto, da quelli realizzati nelle città in cui fu trasferito come diplomatico, alla serie dedicata all’attentato terroristico alle Torri gemelle di New York, a cui la Sogno ha dedicato una decina di tele "Per non dimenticare".

"Edgardo — dice — non ha visto la tragedia delle Torri gemelle: il demoniaco splendore di questo incendio lo avrebbe devastato come ha devastato me".

Un’angoscia che si percepisce in ognuna delle grandi tele che, come tanti fotogrammi, raccontano con impeto il drammatico succedersi della tragedia: l’impatto dei due aerei, il divampare delle fiamme, il fumo, il crollo, il cumulo delle macerie su cui aleggia cupo un senso di morte.

"L’attacco — dice — senza una dichiarazione di guerra, il silenzio dell’assassino, rappresentano quella viltà e quella slealtà che Edgardo ha sempre disprezzato e combattuto".

Bastano queste parole per capire il profondo vincolo che legava Anna Sogno al marito, ma anche alla patria della Libertà. E la voce le si riempie di commozione nel ricordare il suo arrivo a New York, l’entusiasmo della gente, l’incontro con questo nuovo mondo pieno della felice impetuosa follia dei grattacieli. "Devo molto a questo Paese — dice — per molti aspetti di coerenza, di solidarietà e di aiuto nei momenti difficili. Anche per questo non posso dimenticare".

Fu certamente un amore a prima vista quella della Sogno per gli Stati Uniti anche perché la sua pittura (che si potrebbe definire post-impressionista) per la carica di spontaneità è molto vicina alla gioviale vivacità degli americani. Nei suoi dipinti infatti tutto è risolto velocemente senza pentimenti con colori franchi, puliti, pieni di energia. Un’artista insomma che ha fatto tesoro delle lezioni di Achille Funi e di Aldo Carpi, suoi insegnanti all’Accademia di Brera che, giovanissima, frequentò insieme a Dova, Crippa e Fiume, suoi compagni di corso.

Un periodo certamente spensierato e felice, alimentato dall’entusiasmo della giovinezza e dai primi risultati artistici che certamente avrebbero inorgoglito il bisnonno milanese che fu tra i fondatori della Scapigliatura lombarda. Nelle sue tele signoreggiava allora il romantico paesaggio piemontese e lombardo, che però sarebbero presto stati sostituiti dalle favolose cupole della Birmania.

Certo, in quel periodo, lei non poteva immaginare che, appena terminato il conflitto mondiale, sarebbe diventata la moglie dell’eroico partigiano Edgardo Sogno, conte dei Rata del Vallino, e che avrebbe cominciato a girare il mondo insieme al marito ambasciatore.

È facile capire che essere moglie di un personaggio scomodo come Edgardo Sogno significava essere perennemente attanagliata dagli impegni e dai pensieri, ma Anna, nel bene e nel male, ha sempre trovato uno spazio per alimentare la sua grande passione. Lo testimoniano tanti episodi, ma uno ci sembra particolarmente significativo per sottolineare la personalità di questa artista.

Mentre tutta la stampa nazionale sui occupava della vicenda umana e politica del comandante Sogno, lei bussò alla porta del Cottolengo per fare qualcosa di utile per gli sfortunati ospiti e nel contempo ritrarre le scene di vita all’interno dell’istituto. Una esperienza dalla quale, racconta, di avere tratto grande conforto nel vedere l’atmosfera di pace e di complicità fra gli ospiti e l’esercito di religiosi e laici che gli sono compagni e assistenti.

"Sono tanti gli episodi edificanti a cui ho assistito — dice — ma uno in particolare mi ha colpito. Ero nelle cucine intenta ad un bozzetto quando mi sento toccare una spalla: era il signor Luis, noto a tutti per la sua gentilezza e per i suoi improvvisi vuoti di mente. Voleva parlarmi da solo. L’amica religiosa che stavo ritraendo mi strizzò l’occhio e finse di dovere uscire per una commissione. Restai sola con Luis: non c’eravamo mai visti, ma per una buona mezz’ora credo di avere ascoltato un uomo dolce e fiero di sé quasi fosse il sosia di mio marito. A distanza di anni il suo ricordo sintetizza a meraviglia la mia felice esperienza fra quelle mura".

Ma testimonia anche, aggiungiamo noi, la grande sensibilità e la dolcezza di questa donna straordinaria.

Augusto Minucci

Anna Sogno: so as not to forget

The legendary figure of Edgardo Sogno who was awarded the Gold Medal for the Resistance and who passed away two years, certainly doesn’t need any presentations. His wife Anna (maiden name Anna Arborio Mella) is instead less well known. Anna is a sensitive artist who dedicated a series of her works to the terrorist attack at the Twin Towers in New York, called "So as not to forget". "The attack," she said, "without a declaration of war, and the assassin’s silence, represent the cowardice and the treacherousness that Edgardo always despised and fought against". Talking about the U.S., she commented, "I owe that country a lot, for many aspects of coherence, solidarity and help in difficult times. For this reason too, I cannot forget".

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