Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 9, 1998

Rubrica: Assemblee
Articolo di Muratori V.
(Articolo di pagina 77)

Un forum per valorizzare le carni bovine italiane

È stato indetto e organizzato da "Informatore Zootecnico"

Finalmente a confronto, in un esemplare Forum, tutte le componenti della filiera italiana delle carni bovine, dai consorzi di qualità alle associazioni di razza, fino alle rappresentanze dei consumatori.
Il Forum è stata organizzato dall’"Informatore Zootecnico" e si è tenuto a Bastia Umbra nel corso dell’importante manifestazione Agriumbria che ad ogni edizione cresce d’importanza e di qualità.
I relatori sono stati molto numerosi e qualificati. Noi cercheremo di riassumerne i rispettivi interventi in poche righe ciascuno cercando di non tradirne le tesi.
Ha aperto il Forum Giulio Zucchi del Dipartimento di protezione e valorizzazione agroalimentare di Reggio Emilia, che ha avuto anche il compito di inquadrare i temi dal dibattito. "Il consumatore italiano - ha notato Zucchi - è un consumatore sazio, soprattutto di carni, e i consumi hanno tendenza a rimanere stabili o semmai a ridursi. La carne bovina, rispetto alle altre carni, è la più penalizzata. Perché? Perché non si è mai fatta una politica di presentazione di prodotto: la carne bovina viene presentata al consumatore oggi come trent’anni fa, le altre carni giungono sui banchi di vendita dopo terze, quarte, anche quinte lavorazioni e il loro aspetto è decisamente più attraente. Occorre pertanto che i macellai si adeguino non limitandosi alla fiorentina o alla bistecca ma anche alla valorizzazione di altri tagli considerati meno "nobili"."
Francesco G. Pugliese, dell’Associazione nazionale allevatori bovini italiani da carne di Perugia, secondo relatore, ha definito prioritaria la possibilità per il consumatore di identificare la provenienza delle carni: "Chi compra una bottiglia di acqua minerale può leggere in etichetta tutte le caratteristiche, chi compra un chilo di carne non sa dove è stata prodotta, di che razza è l’animale che l’ha fornita, quando e dove il capo è stato macellato. Occorre che il consumatore abbia più informazioni e possa identificare e scegliere il tipo di carne che più gli aggrada".
Dei grandi pregi della razza Piemontese ha riferito Vittorio Faroppa, dell’Associazione allevatori di questa razza che ha sede a Carrù (Cuneo). La Piemontese rappresenta un patrimonio di circa 350.000 capi dei quali 180.000 vacche. Gli allevatori in Piemonte che allevano solo questa razza sono 12.000, ma capi di Piemontese sono presenti, assieme ad altre razze, in altre 8.000 stalle.
Per la stessa Associazione ha parlato anche Albino Pistone denunciando il fatto che, a livello politico, solo un terzo o poco più degli allevatori accede agli aiuti comunitari e il livello dei premi è la metà rispetto a quanto percepiscono gli allevatori degli altri paesi europei.
Il piacentino Giuseppe Pantaleoni (Associazione allevatori di Charolaise e Limousine) ha sottolineato che le razze da carne sono soltanto, in Europa, un mercato di nicchia essendo l’allevamento dominato dalle razze da latte. Occorre pertanto una massiccia informazione per far conoscere al consumatore le grandi qualità delle due superlative razze di origine francese.
Di una grande razza a duplice vocazione (latte e carne) come la Pezzata rossa (40 milioni di capi nel mondo, 45.000 a duplice vocazione e 4.000 da sola carne nel nostro paese) ha parlato Tullio Luttmann dell’Associazione nazionale degli allevatori di Pezzata rossa, che ha sede a Udine. "È necessario - ha detto - un coordinamento della filiera specifica per informare al meglio il consumatore e fargli conoscere i pregi di queste carni e l’importanza di una giusta frollatura. I francesi ci battono su questa strada e hanno molta considerazione per l’allevamento italiano giungendo persino a reclamizzare la Garronaise come razza italiana."
Un attacco alla politica governativa che da mezzo secolo privilegia l’informazione alle razze da latte è venuto da Antonio Biancardi del Consorzio carni italiane bovine garantite. Il Piano carni, che nel 1992 era un progetto snello ed efficace, nel tempo è stato infarcito da vincoli che hanno impedito a molti allevatori di parteciparvi. Il relatore ha invitato il Ministero delle politiche agricole ad applicare correttamente la legge 820 per l’identificazione certa del capo allevato e l’etichettatura delle carni.
Una risposta a questa domanda è venuta dal rappresentante del Ministero citato, Angelo Cardiello. "C’è un problema di competenze - ha detto il relatore - su questo problema, fra il Ministero della sanità e quello delle politiche agricole, problema che sta per essere risolto con l’applicazione corretta del regolamento Ce n. 820/97 del Consiglio. È prevista anche una commissione Stato-Regioni che valuterà i disciplinari di etichettatura. Dall’1 gennaio 1998 non si può etichettare se non si dispone di un disciplinare approvato ai sensi del regolamento 820/97 e questo, una volta che la norma sarà a regime, garantirà la rigorosa informazione sul prodotto carne per l’intera filiera produttiva."
Per il colosso Coop Italia (1.330 punti vendita, 3.300.000 soci, 34.500 dipendenti, 1.000 miliardi di vendite per le sole carni di cui 550 per la bovina) è intervenuto Romano Strambi. "Già dal 1985-86 - ha detto - le Coop hanno sollecitato garanzie sulla qualità delle carni e sull’identificazione degli animali per avere un prodotto sicuro. Sono stati dettati capitolati ad allevatori e macellatori. Nel 1989 si è iniziato con i vitelli a carne bianca, nel í90 coi bovini e poi coi suini. Nel í98 si è varato un capitolato anche per le carni avicunicole. I risultati sono stati importanti: ad esempio in Toscana per le carni a marchio Chianina si è passati da 600 a 2.000 capi macellati nel 1997. Ora lo stesso progetto è in atto per Piemontese e Romagnola."
La Federcarni di Roma, rappresentata da Adelmo Brecchia, sul problema dei marchi la pensa in modo diverso. È la "bottega della carne", cioè il macellaio sotto casa, a fornire le migliori garanzie ed è questa particolarità che lo distingue dalla Gdo. La voce dei consumatori è stata fatta sentire da Roberto Brunelli di Milano, rappresentante, appunto, del Movimento consumatori. L’obiettivo da raggiungere è di definire la qualità delle carni, certificarle e garantirle. Si cerca (ma è difficile trovarla) la Chianina. All’italiano interessa che la carne sia buona, nazionale o estera che sia. L’allevamento irlandese, ad esempio, produce carni di grande livello. L’importante, per il consumatore, è che ogni pezzo di carne abbia un suo "documento d’identità". Occorre anche educare il consumatore: la frollatura è una fase molto importante: molti consumatori non lo sanno.
Fra gli altri intervenuti al Forum vanno citati Francesco G. Pugliese, produttore che ha proposto di abolire il Piano carni del quale è risultata impossibile un’applicazione generalizzata, Giuseppe Pantaleoni, altro produttore che ha tracciato un paragone fra Chianina e Chianti. C’è chi sa produrre un Chianti ottimo e chi mette sul mercato un Chianti di qualità nettamente inferiore. Lo stesso vale per la Chianina: c’è chi la sa allevare e chi no. Nostro compito è dettare norme rigide che tutti debbono osservare.
Paolo Fraddosio (Consorzio carni bovine garantite di Roma) ha rilevato che sul piano della genetica e sul controllo di produzione l’Italia è il paese in Europa con norme più severe: nel 1997 sono stati effettuati 3.171 sopralluoghi a cura di zootecnici e veterinari.
Paolo Canestrari ha illustrato l’attività dell’Anabic (l’Associazione allevatori bovini da carne) che detiene il "Libro genealogico" delle cinque razze da carne allevate in Italia: Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana e Podolica. Il relatore si è detto d’accordo col relatore Pantaleoni: "La qualità parte da lontano e non solo dalla tecnica di allevamento, ma dal miglioramento genetico. E questa è la prima attività dell’Anabic. Stiamo cercando di individuare alcune linee genetiche onde intervenire su alcuni parametri qualitativi, in primo luogo la tenerezza".
A conclusione degli interventi si è sviluppato un dibattito nel corso del quale hanno ancora preso la parola Angelo Ciardello, Giulio Zucchi e altri.

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