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Eurocarni nr. 9, 1998

Rubrica: Convegni
Articolo di Ascari T.
(Articolo di pagina 36)

Nel mirino di Bruxelles la carne bovina italiana

Gli allevatori contro la riforma OCM carne `98 che taglia all’Italia 1.200 miliardi. In un convegno nazionale a Reggio Emilia presentate dal Conazo le proposte di modifica.

Dopo la crisi della mucca pazza del 1996, per i produttori italiani di carne bovina si profila un’altra mazzata: una proposta di riforma europea penalizza l’Italia, con drastici tagli degli aiuti, rispetto ai produttori di altri paesi. È la proposta di OCM (Organizzazione comune di mercato) della carne bovina presentata dalla Commissione europea lo scorso marzo.
Obiettivo primario della riforma è la riduzione del 30% del prezzo di intervento a sostegno del mercato. Per effetto di questi tagli, solo in parte compensati dalle nuove risorse previste, la filiera della carne bovina subirà, a livello comunitario, una perdita media di 509 lire/kg, complessivamente 5.500 miliardi. Gli effetti della nuova OCM non saranno però uguali per tutti. A rimetterci di più sarà l’Italia che accuserà una perdita di -1.018 lire/kg, complessivamente più di 1.200 miliardi. Seguono l’Olanda con -931 lire/kg, la Francia con -609 lire/kg e la Germania con -516 lire/kg. A guadagnarci nettamente è l’Irlanda che beneficerà di un incremento del valore della filiera pari a +113 lire/kg.
Così come è stata concepita, la proposta OCM ‘98 verrebbe a creare un enorme differenziale competitivo tra i vari paesi europei. A fare la parte del leone, anche per quel che riguarda i premi per gli scambi internazionali, è ancora l’Irlanda. L’intera produzione nazionale irlandese, infatti, verrebbe a ricevere premi per 3.243 lire al chilo, un importo addirittura corrispondente allo stesso prezzo mondiale della carne bovina (circa 3.000-3.500 lire/kg). In sostanza gli irlandesi produrrebbero carni a costi pressoché vicini allo zero. Per gli allevatori italiani, a cui è destinato un premio di 995 lire/kg, rimanere sul mercato sarebbe pressoché impossibile.
Altro dato che evidenzia come la zootecnia da carne bovina italiana sia stata ancora una volta bistrattata dalla Commissione europea è il plafond di capi ammessi a usufruire del premio speciale di quota comunitaria assegnato a ogni paese. All’Italia è assegnata una quota del 6,6%, un valore che non trova alcun riscontro nel peso reale del nostro paese nella filiera da carne, né in termini di consistenza (9%) né tanto meno come capi macellati (19%). All’orizzonte del comparto carne bovina, forte di 200.000 aziende, 180.000 addetti, 5.500 miliardi di produzione lorda vendibile e oltre 4,3 milioni di capi macellati, si profila una nube oscura al punto da rischiare di oscurarlo totalmente. E dai 2.500 allevatori del gruppo Conazo (seconda realtà nazionale del settore con 250.000 capi macellati trasformati e commercializzati all’anno, per un fatturato aggregato di 606 miliardi) è partito forte il richiamo, rivolto al governo e al ministro delle Politiche agricole, a tenere ferme le posizioni a difesa della nostra zootecnia da carne bovina.
Le proposte del Conazo sono state presentate nel corso di un convegno nazionale organizzato a Reggio Emilia l’11 luglio scorso, insieme a Unicarni e Macello cooperativo di Pegognaga, dal titolo "Agenda 2000: quale futuro per la filiera della carne bovina italiana".
"La proposta di OCM carne bovina marzo í98 - ha spiegato il presidente del Conazo Gabriele Franceschi - rischia di avere ripercussioni negative sia sulle complessive dinamiche di mercato comunitario, sia, direttamente e in maniera pesante, sulla filiera italiana. Occorre dunque un impegno comune di governo e operatori del settore per ottenere una impostazione più equa della riforma. Fino ad ora le posizioni del governo fanno ben sperare." Queste le proposte di modifica da adottare per riequilibrare la situazione, avanzate dal Conazo.
Anzitutto si chiede che le risorse previste dalla OCM ‘92 siano congelate ai livelli attuali (3.218 milioni di ecu) e che le risorse aggiuntive della nuova OCM ‘98 (4.159 milioni di ecu) vadano distribuite sulla base dei capi macellati dagli stati membri. Contestualmente dovrà essere abolito il vincolo Uba/ettaro e il limite di 90 capi/azienda, in quanto non esiste una chiara correlazione con i "reali" rischi di impatto sul territorio.
Altra modifica necessaria, a giudizio del Conazo, riguarda la destinazione delle risorse aggiuntive previste dalla OCM. Per non svantaggiare l’Italia, che macella più di quanto produce, tali risorse dovranno essere ripartite non in base alla produzione ma secondo i volumi di macellazione. Infine occorrerà superare le interrelazioni tra OCM carne e OCM latte, destinando i 1.175 miliardi assegnati all’Italia interamente alle carni bovine e non anche alle vacche da latte, che andranno inserite nella OCM latte.
Intervenendo nel dibattito che è seguito alla relazione di Gabriele Franceschi, il sottosegretario alle Politiche agricole Roberto Borroni ha affermato che anche il governo italiano non è soddisfatto delle proposte contenute nella OCM carni bovine, giudicate penalizzanti per i produttori italiani. Per questo motivo, ha aggiunto, con il sostegno della filiera produttiva, sarà intensificato il lavoro politico di confronto e di mediazione con i partner europei per ottenere un reale riconoscimento della zootecnia italiana.
I lavori del convegno erano stati aperti dal presidente di Unicarni Ildo Cigarini. Sempre nell’ambito del convegno, Ersilia Di Tullio, dell’Osservatorio agroindustriale Nomisma, ha presentato un’approfondita comunicazione sul ruolo strategico della filiera carne bovina in Italia, accompagnata da attenta analisi dell’impianto della proposta OCM ‘98 e dei suoi aspetti negativi.
Paolo Cattabiani, vicepresidente Anca Legacoop, ha tratto le conclusioni del convegno - che si è svolto alla presenza di una folta rappresentanza di allevatori, nella sala conferenze Unicarni di Reggio Emilia - osservando tra l’altro che il patrimonio bovino dell’Italia è diminuito già del 7,5% in tre anni, dal che risulta palese l’urgenza e la fondatezza delle modifiche prospettate.

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