Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 1998

Rubrica: Enti e associazioni
Articolo di Ascari T.
(Articolo di pagina 93)

La sfida del Cunaco: il coniglio a marchio

Promuovendo un Disciplinare nella produzione cunicola per il rilancio dell’intero comparto. Con l’immissione sul mercato di un prodotto garantito per qualità e salubrità.

 

 

Sicché, anche il coniglio avrà un Disciplinare di Produzione. Con un suo logo "Specialità Tradizionale Garantita", abbinato alla dizione "Coniglio Tradizionale" e alla citazione del suo organo di controllo. Promotore di questa importante innovazione nel marketing del prodotto cunicolo, il Cunaco (Consorzio Nazionale Cunicolo), una struttura consortile sorta d’intesa fra operatori della filiera e Ministero delle Politiche agricole, per porre argine alla pesante crisi che ha investito il settore.

L’inizio del tracollo del coniglio porta una data: 13 dicembre 1996. E un luogo: Bologna. Dove, nel corso di una conferenza stampa in cui si dissertava sulle scorrettezze commesse da alcuni allevatori, si è arrivati a parlare, senza alcun fondamento, di coniglio "pazzo".

È bastato abbozzare l’abbinamento del terribile aggettivo all’iniquo roditore per richiamare di riflesso nell’opinione pubblica il non ancora assorbito shock della mucca inglese e provocare l’immediato azzeramento dei consumi di quella carne. Il danno è stato oltremodo pesante. Sicché, anche a distanza di parecchi mesi dal fatto e malgrado le puntuali e tempestive rettifiche e precisazioni, si è ancora ben lontani dall’aver raggiunto gli abituali livelli. Ma tant’è! Il danno dell’incauta sortita ormai era compiuto. E per stabilirne l’entità è bastato compiere un esame comparativo tra i prezzi realizzati nelle venti settimane successive alla data del 13 dicembre 1996, confrontandoli con quelli registrati nello stesso periodo dei due anni precedenti. Si è potuto così appurare che la perdita subita dagli allevatori, in tale periodo, si aggira intorno ai 190 miliardi di lire.

Per un comparto che realizza un giro d’affari complessivo di 2.100 miliardi di lire, si tratta di un salasso che incide sugli introiti previsti per circa il 30%.

Ed è stata per l’appunto l’entità della perdita a mettere in allarme l’intero settore inducendolo (finalmente) a interrogarsi sulle proprie condizioni di salute e a compiere un’approfondita indagine sullo stato dell’intera filiera per avere informazioni precise da mettere a disposizione di tutti gli operatori interessati. Si trattava di appurare anzitutto chi e quanti sono, dove operano, quanto producono gli allevatori di conigli in Italia. Per avere un quadro di riferimento preciso. E per individuare le linee di intervento necessarie a raggiungere gli obiettivi di razionalizzazione e modernizzazione del settore.

Partendo, intanto, dagli indicatori di cui già si poteva disporre.

Accertato, infatti, che il mercato cunicolo è rappresentato da una produzione annua di circa 140 milioni di capi e che realizza un giro d’affari complessivo superiore ai 2.100 miliardi; constatato che gran parte della produzione è concentrata nel Nord Italia, con accentuazione nel nord-est e che in quelle stesse zone si registra il livello più elevato nel consumo di carne di coniglio, si poneva il complicato problema di mettere ordine nel variegato mondo degli operatori del comparto, costituito da figure professionali diverse che vanno dalle industrie di trasformazione ai macellatori, dai grossisti ai mediatori, dagli importatori ai fornitori di mangimi. E tutte disomogenee tra loro per dimensioni, attività, influenza territoriale.

Da tutto ciò trapela in tutta evidenza la sostanziale fragilità di un settore economico in cui vivono situazioni di conflittualità superiori al livello fisiologico. Ed è proprio l’"emotività" che lo connota a rendere i prezzi del coniglio vivo in perenne instabilità. Mentre, di converso, i prezzi al consumo restano sostanzialmente stabili, salvo fisiologiche variazioni stagionali.

Purtroppo è essenzialmente sull’allevatore che si scaricano tutte le tensioni, essendo l’anello debole della catena. Perché geograficamente isolato e totalmente assorbito dal suo lavoro, e quindi impreparato ad affrontare le problematiche economico-commerciali.

È precisamente da questa analisi che ha preso le mosse l’iniziativa del Cunaco con la messa a punto di un progetto in chiave di marketing e di comunicazione, puntando al posizionamento strategico e competitivo di un prodotto, con vantaggio economico per gli allevatori e ogni altro soggetto della filiera, in un clima di riconquistata fiducia dei consumatori. Il primo tratto di questo percorso sarà dunque quello di creare le condizioni affinché una quantità relativamente importante di produzione cunicola possa essere immessa al consumo in modo riconoscibile al fine di ottenere una "posizione preminente" su un mercato esistente, consolidato e tuttavia estremamente parcellizzato. Attribuendo da subito al prodotto coniglio un vantaggio competitivo esclusivo rappresentato dal nuovo marchio che racchiude il logo comunitario della "specialità tradizionale garantita" e quello storico del Consorzio. In sostanza il Cunaco si propone di raggiungere una posizione di leadership qualitativa e quantitativa sul mercato mediante una larga adesione di allevatori al Disciplinare di Produzione. Adesione che non comporta né investimenti né rischi, bensì favorevoli prospettive economiche e di mercato.

Per raggiungere questi obiettivi il Cunaco prevede di operare sul mercato come agency, occupandosi direttamente di marketing, comunicazione gestione dell’uso del marchio, di rapporti con le istituzioni, la stampa ecc., curando naturalmente la rigorosa applicazione e il rispetto del Disciplinare di Produzione e i necessari controlli presso gli allevatori aderenti.

Il braccio operativo del Consorzio sarà un concessionario legato da un contratto che sarà obbligato nello spirito di una politica predeterminata. Potrà essere un’azienda da individuare fra quelle esistenti (o da creare ad hoc) che dia garanzie di serietà operativa e di solidità finanziaria. Il concessionario si approvvigionerà direttamente presso gli allevatori aderenti al Disciplinare, in grande misura utilizzando gli attuali macellatori, ritirando il prodotto e pagandolo nei modi e nei tempi consueti, a prezzi concordati col Cunaco che saranno o prestabiliti per l’intero anno o decisi dagli andamenti settimanali del mercato di Verona, con l’aggiunta di un sovrapprezzo predefinito. Per l’allevatore ci sarà in ogni caso la garanzia di un prezzo più remunerativo rispetto a quelli correnti, oltre alla sicurezza del ritiro dell’intera produzione. Responsabilità dell’allevatore aderente sarà quella di produrre sempre un coniglio di qualità rispondente ai requisiti richiesti dal Disciplinare, che possa quindi essere introdotto sul mercato col marchio del Consorzio. Gli allevatori, ovviamente, saranno liberi di partecipare all’iniziativa, così come di allontanarsene per seguire altre strade.

Si partirà con un obiettivo di commercializzazione di carni controllate di 8-12 milioni di conigli annui, tutti o quasi destinati alla grande distribuzione. Il tutto comporterebbe una cifra d’affari, in termini di prodotto vendibile, e cioè di fatturato, compresa fra gli 80 e i 120 miliardi di lire. Un intervento, quindi, che a prima vista potrebbe sembrare contenuto e modesto (pari all’incirca all’8% del mercato), sufficiente però a creare un circolo virtuoso tale che altre organizzazioni saranno necessariamente indotte a imitare sul piano della identificazione e della riconoscibilità dei prodotti, generando in tale modo sana concorrenza e contribuendo alla completa modernizzazione del comparto. Il che, in fondo, è il vero obiettivo socioeconomico che si propone di perseguire il Ministero attraverso l’azione svolta dal Consorzio Nazionale Cunicolo. Aprendo finalmente lusinghiere prospettive di mercato per un prodotto che da anni attende il suo "giorno da leone".

Terenzio Ascari

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