Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 1998

Rubrica: Interviste
Articolo di Pisi G.
(Articolo di pagina 81)

Il costo della felicità

Emma Lamacchia e Marco Calamai parlano del centro “La Lucciola“ di Stuffione di Ravarino

 


Marco Calamai e Marcello durante l’allenamento di basket
nella piccola stalla che d’inverno diventa palestra.

Il centro per l’infanzia “La Lucciola” da anni porta avanti un’azione di terapia ed educazione dei bambini con gravi disturbi motori e mentali. Per proseguire questa attività occorrono risorse umane ed economiche

 

“La lucciola”, un’associazione con sede a Stuffione di Ravarino (Modena), nata qualche anno fa grazie all’impegno della neuropsichiatra infantile Emma Lamacchia, si occupa di bambini e adolescenti autistici, down, psicotici e con problemi del comportamento. Come spesso accade, è grazie al volontariato che si riesce ad aiutare chi è più debole e svantaggiato. Infatti "La Lucciola" è un’associazione senza scopo di lucro e si pone come punto di riferimento per servizi terapeutici rivolti all’infanzia. L’attività condotta dagli operatori del centro è basata su un programma di carattere prevalentemente educativo, psicoterapeutico e riabilitativo. L’associazione, che ha iniziato la propria attività in una casa privata di Monzuno, ha come nuova sede la villa Bonasi-Bellucci di Stuffione di Ravarino, donata alla curia modenese e da quest’ultima destinata alla "Lucciola", che oggi è in grado di offrire fino a dieci posti-letto ai ragazzi che necessitano di una permanenza prolungata.

Per tentare di avvicinarci a questo mondo dobbiamo obbligatoriamente abbassare la guardia e metterci in gioco senza timore.

Non è difficile vedere la diversità degli altri ma lo è invece accettare la destabilizzazione che ci assale quando ci accorgiamo delle analogie e del patrimonio umano che ci accomuna a ciò che Emma Lamacchia e Marco Calamai hanno definito "normalità incompleta": una realtà drammatica, che va affrontata con coraggio, senza la retorica delle belle frasi di circostanza.

Visitiamo la sede de “La Lucciola” un pomeriggio d’inverno dove il grigio del cielo ci immerge in un’atmosfera irreale e sospesa nel tempo. Non zuccherosi pietismi o melensa compassione ci accolgono sulla soglia della villa di Stuffione, ma la discrezione, il rigore professionale e, soprattutto, l’energia e la forza d’animo di chi ha scelto di lavorare sodo per ottenere dei risultati.

Emma Lamacchia, responsabile del centro, ripercorre così le tappe della sua attività e delle motivazioni che l’hanno spinta a volere che il centro di terapia integrata per l’infanzia diventasse realtà. «Ho sempre lavorato a Modena e da 28 anni mi occupo di bambini con problemi. Per circa dieci anni ho esercitato in ambulatorio e ho diretto un centro di riabilitazione motoria specifico per bambini con paralisi. Nel 1980, con la riforma sanitaria, questi servizi sono stati trasformati e mi sono trovata a lavorare in un servizio territoriale, un ambulatorio di neuropsichiatria infantile dove sono venuta in contatto con altre patologie: down, autismo, problemi sociali e di comportamento. Dopo le speranze iniziali nei confronti dell’inserimento scolastico, ero molto perplessa nel vedere la fatica dei genitori, degli insegnanti e dei bambini nell’affrontare la loro nuova modalità d’integrazione nella scuola normale.

Ciò che mi ha spinto a cercare nuove soluzioni è stata la constatazione che all’interno della scuola i bambini si trovano in una situazione di grande solitudine. Questo è il dramma. Vero che hanno una carenza di strumenti di conoscenza e di comunicazione, ma hanno anche grande ricchezza e passione verso gli altri che traspare dai loro atteggiamenti. All’interno della scuola però non riescono a esprimere queste qualità, che sono soprattutto qualità umane, e non riuscendoci hanno sempre la conferma di essere ragazzi inferiori. Mi sono chiesta perché fosse così difficile, con gli strumenti che abbiamo, educare e aiutare questi ragazzi. Ho deciso perciò di provare in prima persona come fosse l’educazione di questi ragazzi.»

Il compito che si sono prefissati i volontari de “La Lucciola” è di modificare l’approccio ai problemi di questi. Se le terapie riabilitative tradizionali erano, e sono, basate sull’attività ambulatoriale, "La Lucciola" porta avanti un programma che passa attraverso l’educazione: un’educazione condotta in un ambiente che riunisce attenzione terapeutica e ricchezza di stimoli in cui il bambino, sotto la guida degli operatori specializzati, è immerso nella molteplicità della vita quotidiana fatta di dialogo, di piccoli lavori domestici, di canto e di movimento.

Villa Bonasi-Bellucci, adattata e ancora in via di ristrutturazione, costituisce un luogo stimolante di vita reale che dà modo ai bambini di affrontare le situazioni quotidiane, dalle più elementari alle più complesse. L’ambiente, ideato e realizzato con grande cura, dagli spazi esterni, come il prato, l’orto e gli animali, all’arredo interno, è ricco di suggestioni estetiche che trasmettono un senso di armonia e familiarità.

«Qui i bambini fanno un’attività terapeutica che si presenta come un’attività educativa – chiarisce Emma Lamacchia – e la vita quotidiana viene condivisa tra operatori e bambini. La giornata tipo è costruita semplicemente. Gli spazi sono pensati in modo che i bambini possano orientarsi e agire da soli. Scendono dal pulmino al cancello, sanno qual è il loro ingresso, entrano e sanno dove mettere i cappotti, i più grandi aiutano i più piccoli. Fanno poi una piccola colazione nella sala da pranzo dove ci sono tavoli di dimensioni diverse per ogni età. Hanno un grande rispetto delle cose della casa perché sono le loro. Sanno che sono le loro. Se si rompe un oggetto vogliono capire chi è stato, non per attribuire una colpa, ma per riconoscere la responsabilità di chi compie un’azione.»

L’attività motoria dei bimbi viene attuata attraverso i giochi e i piccoli lavori legati alla campagna, ma la vera sorpresa è l’allenamento di basket tenuto regolarmente da un allenatore d’eccezione, Marco Calamai, che da ormai due anni mette la sua esperienza al servizio dei bambini de "La Lucciola".

Così ogni giorno ci si allena con la serietà e la determinazione di una squadra di serie A, con i palloni e i canestri offerti dalla Federazione Italiana Pallacanestro, che per intervento del presidente Petrucci ha istituzionalizzato l’iniziativa tramite la mediazione di Paolo Ercolani, presidente del Comitato Nazionale Allenatori.

«L’incontro con Marco Calamai è stato assolutamente casuale. Mai avrei pensato – confessa la dottoressa Lamacchia – di fare giocare questi bambini a basket, perché non fanno nessuno sport di gruppo. In genere si associa il basket agli adulti in carrozzina ma per bambini era una realtà impensabile. Da noi per esempio c’è una bambina autistica che non riusciva a tenere nessun oggetto in mano, ora invece, dopo aver partecipato agli allenamenti di Marco, riesce, anche se per poco tempo, a tenere la palla in mano: è un grande successo da cui è derivata una sua maggiore attenzione al mondo esterno. Nella nostra casa di Monzuno, dove ci trasferiamo in estate, Calamai ci vide giocare e un giorno mi disse che gli sarebbe piaciuto allenare i nostri bambini. Inutile dire che io ero molto scettica, ho pensato che fosse un’idea "strampalata", però per una volta si poteva anche fare, non mi sentivo di dire di no. Quando ho assistito all’allenamento, sono rimasta senza parole perché Marco ha guidato tutto il gruppo di bambini, che in estate sono molto numerosi, per due ore e li ha fatti giocare. Da lì è iniziata la nostra collaborazione.»

L’esperienza è stata talmente positiva da istituire degli incontri regolari. Ed ecco i bambini giocare nella piccola stalla che d’inverno funge da palestra. Attenti e desiderosi di cimentarsi, in quel mondo a velocità rallentata Marcello, Valentina, Giacomo, Gregorio, Marchino, Martina, Tommy e Simona, contro tutte le leggi della biologia, sono alle prese con passaggi, palleggi e… canestro!

«La finalità che diamo al basket – interviene Marco Calamai – è di tipo socializzante. Nella pallacanestro la palla mette in contatto diretto i ragazzi e questa possibilità nasce dalla capacità aggregante del gioco di squadra. Da questa intuizione abbiamo costruito un lavoro che è diventato un fatto di risonanza nazionale dal momento che non ci sono esperienze simili con ragazzi così gravi e con tipologie così diverse. Questo rende la nostra realtà particolare rispetto a quelle che siamo abituati a conoscere. Un elemento che ci contraddistingue è che io faccio allenamento con loro come fossero ragazzi normali, per cui c’è da parte mia la stessa severità e gli stessi rimproveri, ma i risultati sono notevoli: hanno acquisito delle sicurezze anche nella loro vita. Centrare un canestro rappresenta una gratifica. Spesso sono sconfitti, ma spesso sono anche vincitori. I ragazzi, come ognuno di noi del resto, vogliono il contatto con gli altri e allo stesso tempo lo temono perché hanno paura di venire ancora una volta rifiutati. Ecco che allora la palla è un modo delicato per entrare in contatto con l’altro. Toccante il caso di una bambina autistica che non parlava assolutamente; la prima volta che ha toccato la palla ha avuto una reazione di pianto, ma in quel momento ha scoperto il contatto con gli altri e ora comincia a parlare.»

Le attività motorie aiutano il bambino ad avere presente anche il significato simbolico delle azioni che compie. I gesti e i movimenti dell’allenamento di basket rimandano al fatto che si può guardare verso l’alto, verso il futuro, verso la crescita possibile. Certo le patologie non possono venire cancellate, ma aiutare i bambini ad avere dignità e stima di sé stessi, questo sì è possibile. Riuscire a cantare o centrare un canestro per loro significa acquisire più sicurezza e significa comunicare al mondo la propria esistenza e la propria dignità di essere umano.

Recentemente è stata firmata una convenzione con l’Usl che permetterà di ricevere un contributo pubblico che non potrà però coprire interamente il fabbisogno del centro. La magnifica villa di Stuffione è stata uno sforzo notevole. «La cosa principale – chiarisce Emma Lamacchia – è la risorsa umana degli adulti che vogliono condividere il dolore di questi bimbi; questo è il momento fondamentale del volontariato. Dietro l’isolamento c’è dolore e affrontarlo fa paura. La risorsa umana è ciò che ci occorre maggiormente. Qui i bambini hanno trovato una spazio per tirare fuori la loro voce più intima. Questa è la loro villa e il loro parco. Sono loro i “padroni di casa”, questo loro lo sanno ed è questo fattore che permette un’educazione all’autonomia e alla crescita interiore.»

L’esperienza de “La Lucciola” è importante dal punto di vista professionale, ma per noi è stata soprattutto importante la testimonianza umana che abbiamo raccolto durante il colloquio con Emma Lamacchia e Marco Calamai. Questi bimbi desiderano soprattutto che gli amici abbiano stima di loro, che li cerchino, che vogliano giocare con loro, che qualcuno dica loro "tu mi piaci".

Giovanna Pisi

 

Aziende che hanno compiuto donazioni

in favore de “La Lucciola”

 

Gruppo Nadini Spa
Vignola (MO)

 

Attrezzeria Paganelli
Cinisello Balsamo (MI)

 

GAN Assicurazioni
Modena

 

Società Modenese per Esposizioni, Fiere e Corse Cavalli Spa
Modena

 

Lion Club Wiligelmo
Modena

 

A.R.C.A. Circolo E.N.E.L.
Prato

 

Henkel
Milano

 

Coop Estense
Modena

 

Tecno Engeneering 2C Srl
Roma

 

Linea Verde Garden
Casalecchio di Reno (BO)

 

C.I.A.M.
Marsciano (PG)

 

Progetto Verde Coop
Napoli

 

EDIS Srl
Modena

 

Immobiliare Montecarlo Spa
Modena

 

Manitou Srl
Castelfranco Emilia (MO)

 

Bulgarelli Srl
Spilamberto (MO)

 

Gemadex Srl
Modena

 

Carrozzeria Bianchini
Spilamberto (MO)

 

Elettropiù Srl
Spilamberto (MO)

 

Confesercenti
Modena

 

Ditta Bellei Mauro
Modena

 

AMCM
Modena

 

Ditta Bellentani Mauro
Modena

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