Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 1998

Rubrica: Convegni
Articolo di Ferrero M. L.
(Articolo di pagina 67)

Filiera carni

Il seminario tenutosi a Cuneo nei giorni scorsi ha suscitato grande interesse, focalizzando la questione dei segni ufficiali di qualità, delle marche interprofessionali e delle marche d’impresa, analizzando i vari aspetti che riguardano il problema

 

 

Stefano Cesari, dell’Ente Fiere di Verona, saluta brevemente invitando gli "addetti ai lavori" a considerare l’importanza di orientare le fiere verso l’individuazione del mercato, sia come marketing che come politiche agricole.

Il primo relatore a prendere la parola è Giovanni Posani. Introduce il discorso parlando dell’agricoltura che verrà e sottolinea l’inefficacia del decapling, poiché sostiene: "Una politica che tende a privilegiare il dato è molto penalizzante per le organizzazioni, per gli orientamenti (competitivo e qualitativo) e ininfluente per quello ambientale".

Antonio Biancardi, presidente del Consorzio Intercarne Qualità, presenta la problematica relativa all’anagrafe del bestiame in Italia: "Con molti anni di ritardo, l’Italia ha iniziato a rendere esecutive le disposizioni comunitarie in materia. Benché – continua – vi sia un insieme di deroghe che testimoniano la necessità di adeguare il dispositivo comunitario, troppo teorico, alla realtà quotidiana, vissuta negli allevamenti". Ritardo, certamente, ve ne è molto, anche nell’applicazione del Reg. Ce del Consiglio 820/97, uno dei più recenti. Infatti l’attuale sistema di registrazione nazionale non prevede di rilevare il numero identificativo della madre del soggetto, per cui un eventuale controllo incrociato non sarebbe possibile, rendendo difficoltoso accertare le irregolarità. Antonio Biancardi pone l’accento sulla teoricità delle disposizioni: "A titolo di esempio possono essere richiamati i problemi verificatisi nella produzione e nella consegna delle marche auricolari in alcune zone d’Italia, che al momento vengono appaltate tramite gare indette dalle Ausl di competenza. Ciò è vincolante per l’allevatore che deve attendere i tempi di produzione e consegna della ditta prescelta dalla Ausl. Inoltre in alcuni casi comporta ritardi nella consegna e un livello qualitativo della marca non sempre eccezionale (le gare di appalto sono effettuate al ribasso), per cui possono essere perse o risultare una lettura difficile. L’entità delle perdite è notevole se si considera che nel caso di bovini in stalle da ingrasso questi inconvenienti raggiungono il 10% dei casi, e anche di più se i bovini sono allo stato brado".

Va aggiunto che la consegna delle marche riesce a soddisfare il fabbisogno per circa tre mesi. In più ciò causa diversi inconvenienti nelle stalle da ingrasso, senza garantire contemporaneità tra la consegna della marca e la sua applicazione, aumentando di conseguenza solo la burocrazia per l’allevatore.

Il presidente del Consorzio Intercarne Qualità prospetta una soluzione: dare all’allevatore la libertà di acquistare la marca dove vuole, purché sia stata omologata dall’autorità nazionale competente (Ministero della Sanità), e vincolare la ditta fornitrice a consegnare all’allevatore la modulistica di denuncia della nascita e degli altri eventi e a comunicare alla Ausl (ex Usl) competente gli identificativi delle marche consegnate a ciascun allevatore.

L’anagrafe del bestiame è molto importante e deve diventare multifunzionale: garantire l’aspetto sanitario e un miglioramento produttivo in termini di qualità.

L’anagrafe potrebbe diventare un utile strumento per affrontare le questioni di tipo fiscale, amministrativo e di contrasto alle frodi.

"Se venisse creata una sorta di Autority pubblica terza, questa assumerebbe il compito di coordinare tra loro le diverse amministrazioni pubbliche competenti e le Associazioni di allevatori incaricate per la gestione dei Llgg e dei controlli funzionali", chiarisce il presidente. L’Autority dovrebbe prevenire e risolvere i conflitti e dettare norme comuni.

Il sistema di registrazione dovrebbe prendere in considerazione anche le esigenze di tipo zootecnico e comunitario, utilizzando dei codici semplici che permettano di identificare il titolare e l’ubicazione della stalla. L’uso di microchip snellirebbe molta burocrazia, consentendo il rilevamento agevole e non oneroso dell’identificativo del bovino al macello.

"È importante coinvolgere i produttori e farli collaborare con le pubbliche amministrazioni, incentivandoli con contributi pubblici che incrementino l’impiego dell’anagrafe", conclude Antonio Biancardi.

"La certificazione elettronica è un sistema efficace e veloce", dice Pier Giorgio Sabatini, responsabile del Conazo.

Certificare l’origine dei prodotti agricoli, che aderiscono a un marchio collettivo consente ai meccanismi di controllo di intervenire con efficacia. La carta microchip (tipo bancomat) permette di verificare la qualità della bestia, con dei costi minimi: verranno emessi i certificati solo per quella bestia e, terminata la carne, termineranno i certificati. Un codice di sicurezza può garantire dalle falsificazioni.

Le normative sanitarie in materia sono tante, con modifiche, leggi, circolari e deroghe. Pietro Noè, del Ministero della Sanità, espone in ordine cronologico tutte le disposizioni in materia, sottolineandone alcune come l’etichettatura dei prodotti e l’individuazione delle stalle.

"La qualità deve essere controllata", evidenzia anche Davide Barchi, della Regione Emilia Romagna, secondo cui occorre un cambiamento strutturale della professionalità nell’agricoltura.

"Cambiamento che deve riguardare anche la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti. Deve essere esercitato un autocontrollo da produttori e concessionari, supervisionato dalla Regione (l’ispezione dei luoghi di produzione e trasformazione)", aggiunge Barchi. Di conseguenza, l’uso del marchio deve rispettare delle modalità (esami analitici, documentazione tecnica) e i prodotti QC devono essere sostenuti da un contributo finanziario.

È una strada onerosa? "No – risponde Davide Barchi – La non qualità costa molto di più, quindi ottimizzare il sistema produttivo vince sia in termini di qualità che di competitività."

È l’intervento di Paolo Laudisio, direttore della Bovinmarche a fare la distinzione tra qualità e sanità. La sanità di un prodotto deve essere tutelata e garantita per tutti. Invece la qualità è data dall’insieme di caratteristiche che soddisfano le esigenze del consumatore.

I parametri, su cui poggia il discorso di Laudisio, sono ricavati da associazioni di produttori con piccole aziende che constano in media di 14 capi di bestiame; questi sono bravi allevatori, ma poco abituati a codificare il loro lavoro. Di qui la necessità di creare associazioni, che si occupino degli aspetti più burocratici e formare una rete di vendita che dia garanzie al consumatore.

Gianni Tugnoli, responsabile Coop Italia, spiega che il suo gruppo assomma in sé tutte queste caratteristiche. I 1.300 punti vendita Coop, conosciuti come "la catena della qualità", hanno sempre un unico obiettivo: soddisfare il consumatore. Tramite sondaggi, statistiche e interviste nei loro siti cercano di capire cosa vuole il cliente; tre sono i punti cui dare maggior risalto: la garanzia di salubrità, il sapore, il giusto rapporto qualità/prezzo. Di qui le forniture solo da allevamenti selezionati, marchiati Coop. Tecnicamente il loro sistema di garanzia è molto preciso: controllo della filiera, capitolato della fornitura, selezione dei macelli, selezione degli allevatori, scelta delle tecniche di allevamento (l’alimentazione, per esempio, senza anabolizzanti e alcuni tipi di medicinali), infine identificazione dei capi. Il servizio di controllo del servizio di qualità è effettuato tramite ispettori Coop, analisi fatte dal fornitore e dall’acquirente. Naturalmente i fornitori che non rispecchiano le caratteristiche richieste vengono esclusi. Il tutto al costo di un miliardo.

La qualità negli altri paesi europei ha la stessa importanza. L’esperienza francese apporta un notevole contributo in questa direzione.

Jean Morand, responsabile Interbev (Francia), pone l’accento sulle stesse preoccupazioni vissute dal mercato italiano: "Anche in Francia, prima del 1996, il 90% delle carni era anonimo. La crisi portata dalla Bse ha fatto esplodere nel consumatore il bisogno di essere rassicurato da una parte, e ne ha aumentato il potere dall’altra", dice. Va ricordato che in Francia le organizzazioni di difesa e tutela dei consumatori sono molto potenti.

I "Critères qualité controlés" (criteri di qualità controllata) vengono applicati per garantire, informare e rassicurare. Oggi, in Francia esistono ben 40 marche che garantiscono 400 macelli per 150.000 tonnellate di carne commercializzata. CQC è una filiera creata nel 1997 da Interbev, per dare una risposta concreta ai consumatori. Due gli obiettivi principali:

a) reperire con facilità le marche di carne bovina ufficialmente garantita;

b) dare garanzie della veridicità dei criteri di qualità dichiarati da queste marche, garantite da controlli, effettuati da un organismo indipendente conforme alla norma NF 45011.

Le certificazioni si basano su un piano di controllo annuale, che va dall’allevamento al punto vendita. I prodotti che possono portare il marchio CQC devono rispettare almeno tre criteri fondamentali:

— le condizioni dell’allevamento devono essere superiori alla regolamentazione;

— la carne deve derivare da bovini grossi nati, allevati e abbattuti in Francia;

— le caratteristiche della carne devono corrispondere alla norma relativa alla valorizzazione della tenerezza (refrigerazione, pH, maturazione).

I tipi di riconoscimento ufficiali sono quattro, il Label che fa riferimento a una qualità superiore, la certificazione di conformità del prodotto, l’Aoc che dà la garanzia di legame con il territorio e l’Ab, cioè agricoltura biologica.

La qualità deve essere descritta, registrata, provata e controllata; da qui derivano obblighi che devono essere rispettati dagli allevatori (identificazione degli animali tenuta nei registri di allevamento), dai macellatori (identificazione della carne e rintracciabilità tramite il registro di abbattimento e i ticket del peso), dai distributori (riconoscibilità tramite l’etichetta informativa).

L’identificazione del bovino è uno strumento che va usato in parallelo alla certificazione dell’allevamento da cui proviene. Questo deve risultare indenne da malattie reputate contagiose, come tubercolosi, brucellosi, leucosi, Bse. Inoltre l’alimentazione somministrata è il terzo punto di garanzia della salubrità del bestiame, essa non deve contenere sostanze anabolizzanti, farina di carne e ossa, proteine di origine animale, eccetto quelle derivanti da prodotti lattieri.

Il funzionamento della filiera francese ha un costo elevato e Jean Morand puntualizza: "La filiera si autofinanzia e in futuro ciascuno dovrà finanziare la fase che più lo riguarda".

In conclusione dal seminario sono risultati evidenti due obiettivi, il cui raggiungimento è necessario per il mercato italiano: snellire la burocrazia, ma aumentare le garanzie, senza creare altri marchi, poiché ne esistono già molti e ciò creerebbe confusione.

Marina L. Ferrero

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