Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 3, 1998

Rubrica: Produzione
Articolo di F. F.
(Articolo di pagina 29)

Cremonini all'attacco

Il gruppo alimentare modenese investe 200 miliardi in un piano di sviluppo

 

 

Dopo una drastica cura di sfoltimento delle attività, il gruppo Cremonini ha fatto un accordo di partnership con i divi ristoratori Bruce Willis, Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenhegger; ha acquisito una quota della reggiana Nuova Campari (lavorazione di grassi e ossa); ha annunciato l’apertura per l’autunno del mega-impianto Inalca due di Casalpusterlengo, e ha dato il via allo sbarco della Marr (catering) a Piazza Affari.

 

La costellazione Cremonini ha mandato un segnale chiaro e forte. Finalmente. All’ultima assemblea dell’Assocarni qualcuno disse al presidente di quella associazione, il cavaliere del lavoro dott. Luigi Cremonini, che tutto il settore aspettava un messaggio da lui e dalla costellazione delle sue aziende. Per capire meglio la situazione globale post-muccapazza, per avere certezze, per programmare il futuro. Perché Cremonini è, comunque lo si guardi, un punto di riferimento. Come la stella polare.

Il segnale è arrivato, corredato di una raffica di buone notizie. Il gruppo Cremonini, il più importante in Italia per la macellazione e lavorazione della carne bovina, il maggior produttore europeo di hamburger (40.000 tonnellate l’anno, pari a 100 miliardi di lire), leader del catering e nella ristorazione sui treni, vara un piano di investimenti di 200 miliardi. Il colosso, frenato da alcuni anni da una inquietante esposizione bancaria, di cui una buona parte a breve, ha ridotto drasticamente l’indebitamento in due duri anni di tagli e sfoltimenti delle attività, portandolo a 880 miliardi di lire, cioè dimezzandolo.

L’operazione sfoltimento ha comportato la vendita nel 1996 e nel 1997 della catena di fast food Burghy, ora sotto la bandiera di McDonald’s, dell’azienda olearia Olitalia di Forlì (ceduta a Giuseppe Cremonini, uscito dal gruppo), della tenuta agricola Castiglion del Bosco, in provincia di Siena, di 2.200 ettari, di Ticket Restaurant e infine, nel 1998, dello stabilimento Europork di Spilamberto, Modena, al gruppo olandese Dumeco, uno dei leader europei della carne, specialmente suina (il contratto di cessione è tuttora in via di perfezionamento).

Alla fine del 1997 Luigi Cremonini è ripartito all’attacco. Dopo la difesa viene il contropiede, o la ripartenza, come dice Arrigo Sacchi. Cremonini e Giuseppe Mangano, amministratore delegato dal 1995 della Ca.fin., cassaforte del gruppo (il 66,6% è di Luigi Cremonini e il 33,3% degli eredi di Luciano Brandoli, uno dei tre soci fondatori; come è noto, Giuseppe Cremonini, fratello di Luigi, è uscito dal gruppo e si sta dedicando all’industria olearia e, soprattutto, a quella della pizza), hanno perfezionato un accordo di partnership con Planet Hollywood, il gruppo americano della ristorazione di Bruce Willis, Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenhegger.

Ai tre divi ristoratori il gruppo Cremonini fornirà, attraverso la Marr di Rimini, oltre la ricerca delle locations in Italia, tutto quanto serve all’esercizio dei ristoranti. Uno è stato aperto a Roma, in via del Tritone, e altri sette seguiranno entro il 1998. La business community nazionale e internazionale e gli operatori del settore carne, che si conoscono tutti fra loro in tutto il mondo, hanno capito così che qualcosa bolliva in pentola dalle parti di Modena e dintorni.

La conferma si è avuta con il recente acquisto da parte della Ca.fin. del 13% del capitale della Nuova Campari di San Martino in Rio, in provincia di Reggio Emilia, un’azienda strategica e redditizia poiché specializzata nella lavorazione di oli e grassi per la cosmesi ottenuti dalla trasformazione di ossa animali e scarti di macellazione. D’ora in poi Cremonini smaltirà in quest’azienda tutti gli scarti della macellazione e altri sottoprodotti dei suoi stabilimenti.

Ma il colpo col botto è un altro: in settembre o in ottobre aprirà i battenti il nuovo stabilimento totale della macellazione e della lavorazione delle carni Ultrocchi-Inalca di Casalpusterlengo, che si vede grande come una piccola città sulla destra dell’autostrada Bologna-Milano.

L’Inalca-bis di Casalpusterlengo, sorella minore per età dell’Inalca di Castelvetro, Modena, recentemente ampliata e ammodernata, sarà la fabbrica totale di carne più moderna d’Europa. Lo stabilimento, costato finora 150 miliardi e dotato di un impianto di depurazione capace di servire una grande comunità, darà lavoro a 400 dipendenti e abbatterà e lavorerà, inizialmente, 100.000 capi bovini l’anno. Attualmente l’intero gruppo abbatte e lavora 400.000 capi: nel 1999 sarà in grado dunque di portarsi a quota 500.000.

Altro annuncio col botto, decisamente clamoroso, anche se da qualche tempo erano filtrate avvisaglie e indiscrezioni, è l’atterraggio della Marr in Piazza Affari. La società riminese di catering dispone di 14 centri di distribuzione sul territorio italiano, occupa 1.200 addetti, serve 26.000 clienti e fattura oltre 700 miliardi. Nel 1997 ha fatto registrare un risultato operativo netto di 32,8 miliardi e un utile gestionale di 10,4 miliardi.

L’arrivo della Marr alla Borsa di Milano è previsto per il giugno del 1999: lo hanno deciso la Ca.fin., gruppo di controllo della Marr, e i tre soci di minoranza Nat West Ventures, B&S Electra (fondo pensioni della General Electric) e la finanziaria americana Advent International di Boston, che insieme detengono il 29% del catering riminese, pagato 51 miliardi. (I soci di minoranza hanno acquistato soltanto una fetta dell’attività distributiva, mentre le proprietà immobiliari della Marr sono rimaste al gruppo Cremonini). Il bilancio della Marr da alcuni anni è certificato da Arthur Andersen; tutto il gruppo Cremonini farà certificare il proprio bilancio consolidato da quest’anno in poi da Price Waterhouse.

Il gruppo Cremonini, che ha recentemente chiuso un’operazione Eurobond da 250 miliardi di lire al fine di diluire nel tempo una parte consistente dei debiti a breve, nel 1997 ha raggiunto un fatturato consolidato di 2.256 miliardi, 155 più del 1996, conseguendo un utile operativo lordo di 40 miliardi.

Secondo il piano di attacco costruito dall’amministratore delegato Giuseppe Mangano (ex Henkel e Bsn-Danone), il fatturato aggregato dovrebbe portarsi a 2.425 miliardi alla fine del 1998, a 2.722 miliardi nel 1999, a 3.022 miliardi nel 2000.

Il piano, che comporterà un impiego di 200 miliardi, sarà indirizzato soprattutto a sviluppare il vero core business del gruppo, cioè la macellazione e lavorazione delle carni bovine, nonché il catering e la ristorazione. Le operazioni di sfoltimento delle attività, che hanno portato il numero dei dipendenti da 4.500 a 3.400, hanno reso possibile una cospicua riduzione dei costi fissi del gruppo.

Contestualmente, come ha dichiarato Mangano alla stampa, il gruppo ha ricercato e recuperato efficienza migliorando i processi di lavorazione, tutti improntati al più alto livello qualitativo, intensificando la terapia quotidiana dei controlli di gestione e, soprattutto, concentrandosi sul padroneggiamento della filiera bovina, sotto le bandiere European Quality Beef e Pascoli del Sole, cioè dalla selezione delle bestie fino al porzionato sottovuoto esposto sui banchi carne della grande distribuzione e delle macellerie, "rintracciabile" a ritroso fino alla bestia nell’allevamento.

F. F.

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