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Eurocarni nr. 2, 1998

Rubrica: Brevi dall'Est
Articolo di Nikitovic M.
(Articolo di pagina 37)

Ancora un no all’esportazione del baby beef in Italia

 

 

Dopo le tante esitazioni dell’ultimo trimestre ’97, il Consiglio dell’Eu ha deciso il 29 dicembre di non prorogare le misure autonome commerciali per il 1998 alla Repubblica Federativa di Iugoslavia. Le misure contengono una lunga lista di prodotti industriali, tessili, chimici, metallurgici, ecc. La lista contiene anche le concessioni commerciali per un numero di prodotti agricoli, per esempio circa 10.000 tonnellate della carne bovina, baby beef, bovini vivi, vini, tabacco e diversi prodotti di frutta e verdura.

La causa della decisione del Consiglio dell’Eu è riassumibile nella "irriverenza e inadempimento delle condizioni politiche" formulati dall’Eu. Solo il delegato di un paese ha votato contro, mentre i rappresentanti di due paesi si sono astenuti. Quindi, dopo sei mesi dalla decisione del 29 aprile 1997, quando l’Eu approvò le misure autonome commerciali per il ’97, la nuova decisione dell’Eu ha eliminato queste concessioni minime per il 1998.

I danni per l’economia iugoslava che verranno nel corso del ’98 saranno certamente enormi e dovrebbero emergere nella caduta della produzione industriale e nell’esportazione. Già nel 1997 l’esportazione raggiunta era solamente 2,3 miliardi di dollari, che rappresenta il 40% dell’esportazione del 1990. Invece di aumentare, lo scambio commerciale con l’estero deve cadere.

La produzione industriale nel 1997 ha superato appena il 50% del volume realizzato nel 1990. Quindi, dopo le sanzioni dell’Onu che sono durate 4 anni, adesso il cosiddetto "muro esterno" delle sanzioni continua a distruggere l’economia iugoslava, già caduta a un livello molto basso. Così continua la povertà dell’intera popolazione con paghe mensili di 200 Dm e pensioni di 180 Dm.

I frequenti scioperi delle varie industrie, dei sindacati, della sanità e degli impiegati dell’istruzione pubblica scuotono molto spesso il paese. Bisogna ricordare che il governo Usa ha recentemente prorogato l’embargo economico contro la Iugoslavia, congelando i sicuri mezzi finanziari slavi in Usa, elencando anche i motivi della propria decisione.

La lista incomincia con l’assenza della democratizzazione del paese, la liberazione della stampa compresa, il pieno status autonomo per la regione di Kossovo, il rispetto e la piena uguaglianza per la popolazione albanese in Serbia, il riconoscimento delle ex repubbliche slave (Slovenia, Bosnia, Herzegovina), la ripartizione della proprietà dell’ex Iugoslavia fra le ex repubbliche, le riforme economiche e la privatizzazione. Infatti l’Eu ha aggiunto ancora un motivo: la disistima e l’inadempimento delle condizioni formulate nel suo rapporto dal signor Gonzales che ha visitato Belgrado nell’aprile dell’anno scorso nel nome dell’Eu. Naturalmente si tratta dei punti chiave della politica ed economia attuale del regime, però nel centro delle obiezioni della comunità internazionale sono i diritti umani e la democratizzazione del paese. In verità tutte le riforme sono state bloccate per un periodo di 4 anni dalle sanzioni dell’Onu. Però le stesse sono state sospese nel novembre 1995 e cancellate nel dicembre ’96.

La vecchia nomenclatura politica e quella attuale, molto vicina all’ex sistema politico ed economico, non accettano le osservazioni che provengono dall’Eu e dagli Usa e hanno solo il compito di rimanere al potere ad ogni costo. Quindi la politica del regime ha creato la crisi politica ed economica, delle quali non si vede la fine.

L’isolamento internazionale del paese, iniziato alla fine del 1991, continua oggi col "muro" delle sanzioni esterne creando un collasso economico e sociale. Certamente l’unica risposta alle richieste della comunità internazionale sono le riforme e la democratizzazione.

L’indugio e l’esitazione prolungano solamente l’isolamento internazionale del paese, la crisi politica ed economica e la povertà di tutta la popolazione. Solamente una piccola percentuale della gente (in gran parte gente che fa parte della nomenclatura politica) ha sfruttato la guerra per arricchirsi in modo illegittimo.

 

Niente baby beef per l’Europa

Dopo le lunghe aspettative durate sei anni, tutto era pronto per l’inizio dell’esportazione della carne bovina e di bovini vivi verso l’Italia e la Grecia.

I tre macelli già approvati da Bruxelles stavano facendo gli ultimi preparativi per iniziare il lavoro. Però alla fine di dicembre è arrivata una notizia molto triste da Bruxelles: l’embargo delle esportazioni continua. Questo è un grosso colpo per l’intera economia, per la zootecnica, gli allevamenti di bestiame bovino e per l’industria della carne.

Per illustrare le conseguenze negative solamente nel settore delle carni, basta ricordare che le esportazioni sono diminuite di quattro volte, come mostra la Tabella 1.

Milenko Nikitovic

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