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Eurocarni nr. 2, 1998

Rubrica: Qui Bruxelles
(Articolo di pagina 21)

Il costo della riforma prevista da Agenda 2000

 

La riforma dell’agricoltura europea secondo le indicazioni riportate in Agenda 2000 non sarà certo indolore per le casse comunitarie e provocherà alla fine un notevole aumento della spesa agricola. I calcoli effettuati dalla stessa Commissione europea parlano di un aumento di spesa tra il 2000 e il 2006, che rappresenta il primo periodo di applicazione della nuova riforma agricola, di oltre 21.000 milioni di ecu che potrebbe raddoppiarsi e arrivare a toccare i 45.000 milioni di ecu.

Dopo i primi due anni di avvio della riforma, nei quali la spesa aumenterebbe rispettivamente di 330 milioni di ecu nel 2000 e di 1.520 milioni di ecu nel 2001, si passerebbe ad aumenti di oltre 4.000 milioni di ecu per anno.

I conti della Commissione sono stati fatti tenendo presenti le economie che si verificherebbero per talune voci di spesa e i maggiori costi che si evidenzierebbero per altre voci. Per ora Agenda 2000 concentra la sua attenzione sul settore dei seminativi, su quello lattiero-caseario e su quello della carne. L’analisi dei costi maggiori al netto delle economie che si realizzeranno conferma come lo spirito della riforma del terzo millennio si basa sull’apertura globale dei mercati, quindi sulla spinta alla massima competitività per le produzioni comunitarie e alla sempre maggiore concessione di aiuti compensativi ai produttori. In ossequio al dictat partito dall’Uruguay round, quindi, sempre meno aiuti all’export e maggiori sostegni ai redditi interni.

Per i seminativi si prevede che i nuovi indirizzi di politica agricola dovrebbero portare a una sensibile riduzione dei premi all’esportazione (circa 5.000 milioni di ecu in meno), all’abolizione degli aiuti al mais insilato (meno 6.000 milioni di ecu) e alla riduzione del premio per le oleaginose (meno 3.640 milioni di ecu).

Il cambio di rotta previsto da Agenda 2000 comporterà invece un aumento delle spese per indennità compensative da corrispondere direttamente ai produttori nell’ordine di circa 14.000 milioni di ecu ripartite in circa 2.320 milioni di ecu per ciascuno degli anni che vanno dal 2000 al 2006. In definitiva per il settore seminativi il bilancio è positivo in quanto i maggiori costi sono ampiamente coperti dalle economie che si andranno a realizzare.

I conti per il settore lattiero-caseario si basano ugualmente su un incremento di spesa di 13.700 milioni di ecu per la concessione dei premi alle vacche da latte, secondo una ripartizione crescente che parte dai 760 milioni di ecu del 2000 per salire progressivamente ai 3.040 milioni di ecu degli anni a regime che vanno dal 2004 al 2006. In questo caso però le economie derivanti dalla riduzione dei premi all’esportazione sono solamente 1.760 milioni di ecu ai quali si aggiungono 2.220 milioni di ecu per le conseguenze derivanti dalle riduzioni dei prezzi. Il bilancio si chiude quindi in maniera nettamente negativa con un sensibile aumento delle spese per questo settore che dovrebbe continuare ad essere basato sulle quote nazionali di produzione.

I maggiori costi sono però previsti per il settore della carne bovina ove le nuove spese dovrebbero essere, nell’arco dei sette anni dal 2000 al 2006, pari a circa 20.230 milioni di ecu, mentre verrebbero ridotte di 5.260 milioni di ecu le restituzioni all’esportazione in conseguenza del drastico taglio degli aiuti all’esportazione. Agenda 2000 prevede infatti una completa riforma del regime dei premi alle vacche nutrici, ai bovini maschi giovani e adulti e alle vacche da latte che dovrebbe far arrivare nelle tasche degli allevatori 1.140 milioni di ecu nel 2001, 2.650 milioni di ecu nell’anno successivo e quindi 4.110 milioni di ecu per ciascuno degli anni che vanno dal 2003 al 2006.

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