Edizioni Pubblicità Italia

Eurocarni nr. 2, 1998

Rubrica: Ridiamoci sopra
Articolo di Benimeo N.
(Articolo di pagina 13)

Nei macelli inglesi germi a go-go

 

 

Nel marzo 1996, periodo in cui scoppiò il bubbone della mucca pazza, le televisioni di tutto il mondo offrirono al pubblico immagini di strutture di macellazione e lavorazione delle carni della Gran Bretagna di livello igienico assolutamente incompatibile con la normativa comunitaria e con quella del nostro paese.

I lettori di questo giornale sanno che i macelli, i laboratori di sezionamento, gli stabilimenti per la produzione di prodotti a base di carni, di preparazioni di carni, hamburger e gli impianti frigoriferi per la refrigerazione, congelazione, surgelazione e stoccaggio delle carni per poter funzionare devono essere riconosciuti idonei sotto il profilo strutturale e igienico da tutta una serie di autorità nazionali, nonché dalla Ue che opera con un corpo di ispettori veterinari di alto profilo professionale.

Questi ispettori, se le cose non vanno bene, possono proporre tutta una gamma di prescrizioni ivi compresa la sospensione e/o la revoca del numero di riconoscimento d’idoneità attribuito a ciascun stabilimento al momento dell’inizio dell’attività operativa.

Senza numero, niente lavoro. Almeno così dovrebbe essere.

La tv però ci ha ampiamente dimostrato che le cose in Gran Bretagna vanno in modo diverso nonostante le rimostranze avanzate dagli operatori italiani nelle sedi opportune; rimostranze volte a far capire che oltre Manica vengono tollerate situazioni che in Italia, malgrado le proroghe e le deroghe alla definitiva applicazione e rispetto delle direttive comunitarie 91/497 e 91/498/Cee, non sono tollerate.

La risposta ai "giusti piagnistei" è stata sempre la stessa: "Nel Regno Unito le direttive vengono applicate come negli altri paesi della Comunità". Cosa assolutamente non vera.

D’altronde la Commissione come poteva interessarsi dei macelli e degli stabilimenti di sezionamento se, tra virgolette, "non gliene fregava più di tanto dela Bse"?…

La malasanità della Bse non è stata colpa dei veterinari, bensì, come ha ampiamente dimostrato la Commissione europarlamentare d’inchiesta, della Commissione oltre che beninteso di "tutto lo staff anglosassone".

Da tanto tempo si sapeva che gli stabilimenti inglesi lasciano molto a desiderare, però nessuno è mai intervenuto, lasciando al passare del tempo il compito di recuperare condizioni più accettabili e meno difformi dai livelli igienici dei macelli e laboratori degli altri paesi comunitari.

La inadeguatezza, la precarietà e quindi la "pericolosità" di detti impianti ora è certificata nientepopodimeno che dall’Associazione medica britannica che ha lanciato il grido di dolore sulla inadeguatezza delle condizioni igieniche delle strutture e degli impianti di lavorazione delle carni nel Regno Unito, così come si legge da un’agenzia dell’Ansa del 12 gennaio scorso:

"(Ansa) — Londra, 12 gennaio. A causa delle inadeguate condizioni igieniche dell’industria alimentare, in Gran Bretagna tutta la carne cruda va considerata e trattata come fosse infetta.

A lanciare il perentorio monito è l’Associazione medica britannica che in un rapporto presentato alla Commissione agricoltura della Camera dei comuni di Westminster stamane invita a vedere ogni taglio o piatto di carne non cotta servito nel paese come potenziale fonte di intossicazione alimentare.

L’associazione di categoria non usa aggettivi ma non lascia nemmeno spazio a dubbi sottolineando che nelle strutture deposte alla preparazione delle carni per le tavole del paese "le condizioni igieniche sono tali" da giustificare l’allarme.

Nel 1997, stando al rapporto, oltre un milione di persone ha sofferto di qualche forma di intossicazione alimentare e 200 sono morte. I pericoli in agguato sono molti e non vengono solo da batteri famigerati come quelli del botulismo o certi tipi di salmonella o escherichia coli.

Il rapporto è destinato a creare imbarazzo al governo che ancora deve sciogliere il nodo del bando alle esportazioni di carni bovine e prodotti derivati imposto al Regno Unito da Bruxelles sul montare della crisi della mucca pazza che, oltre a puntare il dito contro certe forme di zootecnia intensiva, metteva sotto accusa le condizioni igieniche di mattatoi e macelli del paese".

Di fronte ad affermazioni di tale gravità, Bruxelles non può far finta di niente e deve inviare nel Regno Unito i propri ispettori per confermare o smentire la denuncia dell’Associazione medica, in quanto non sono in ballo soltanto problemi commerciali, ma anche e soprattutto rischi per la salute dei cittadini che consumano carni prodotte in condizioni assolutamente inaccettabili.

Nel dopoguerra gli inglesi ci dicevano che la civiltà di un popolo si misurava dall’istruzione e dalla quantità di sapone che consumava; oggi è d’obbligo dir loro che l’unità di misura è data anche dal numero dei microbi che contaminano gli alimenti che quel popolo produce.

Nando Benimeo

P.S. "Il sapone e l’istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo andare sono più micidiali" (Mark Twain)

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