Coi vari menu si percorre un viaggio attraverso usi, costumi, tradizioni che costituiscono la cultura dei popoli
Nella Sala delle Poste, ubicata all’interno dello splendido palazzo dei Pio, si è svolta a Carpi, dal 9 al 17 giugno, a cura dell’Accademia Italiana della Cucina ed in concomitanza dell’interessante convegno “Il riso tra storia e gastronomia” una deliziosa mostra, dal tema “Un secolo di menu italiani”.
L’Accademia si ritiene, a giusto titolo, l’alfiere della Civiltà della Tavola, unica istituzione intenta, da più di cinquant’anni, a propugnare la preminenza della cultura gastronomica sull’avvilente commercializzazione del cibo e su ogni forma d’ignoranza alimentare, attraverso un’intensa attività culturale condotta e realizzata con grande spirito di servizio, disinteressato ed impegnativo.
La pubblicazione “Un secolo di menu italiani” a cura dell’Accademia Italiana della Cucina.
Questo lungo cammino, percorso in totale autonomia, incurante delle lusinghe e delle sollecitazioni esterne, ha fatto sì che l’Accademia conservasse intatta la propria origine culturale, espressa dai suoi fondatori, che erano personalità di primo piano nella cultura italiana del tempo. L’Accademia, organizzata in Delegazioni territoriali — ad oggi 211 in Italia e 75 all’estero, con oltre 7.000 associati — lavora intensamente alla valorizzazione, alla ricerca e all’ampliamento della conoscenza della cultura gastronomica italiana. Per consegnare alle nuove generazioni un patrimonio culturale che, oltre ad essere espressione delle origini della propria terra, sia arricchimento personale, ricerca della qualità, conoscenza della storia, della formazione della cucina locale, dei suoi contatti e contaminazioni con altre culture, della selezione, della scelta dei prodotti tipici di ogni regione, paese, villaggio. L’Accademia Italiana della Cucina, quindi, istituzione culturale della Repubblica sempre attenta alle interessantissime sfaccettature della poliedrica civiltà gastronomica della nostra terra, con la mostra “Un secolo di menu italiani” ha voluto mettere maggiormente in evidenza il filo sottile che lega intimamente il cibo al momento di festa che l’uomo, dal più al meno conosciuto, vuole condividere con la persone che sono presenti alla sua tavola.
«Il menu — come giustamente afferma nel depliant della mostra il dottor Dell’Osso, presidente nazionale della associazione — va spesso al di là del semplice cartoncino, più o meno gradevole cui prestare attenzione solo per conoscere e pregustare quello che andremo ad assaggiare: ha, invece, una importanza fondamentale nell’accostamento dei piatti e dei vini, nella valorizzazione della cucina del territorio, nella salvaguardia della tradizione gastronomica, nella storia e nell’evoluzione della civiltà della tavola. È anche testimone muto, ma eloquente, di eventi in onore di personaggi illustri, protagonisti della vita pubblica e delle vicende di molti Paesi del mondo. Consente, inoltre, di conoscere i gusti di un’epoca, di seguirne l’evoluzione, attraverso le differenze nella preparazione delle vivande nel corso degli anni e, infine, di comporre, tessera dopo tessera, quel vastissimo mosaico di usi, costumi, tradizioni che costituiscono la cultura dei popoli».
Il catalogo di “Un secolo di menu italiani” propone numerosi menu di diverse epoche e contesti. Ne tracciamo un breve riassunto. Dalla metà dell’Ottocento ai primi anni del Novecento sono presentati i menu dei pranzi di gala offerti dai re d’Italia, i Savoia Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III; del 1930 è quello del matrimonio tra Umberto e Maria José del Belgio per arrivare, dopo la nascita della Repubblica, a quelli relativi ai ricevimenti di stato offerti dai vari presidenti alle personalità in visita in Italia. C’è, ad esempio, quello del 1984 offerto da Pertini al Quirinale alla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, e quello altrettanto famoso del 1990 preparato a Venezia per Ciampi. Sono stati presentati i menu dell’Alitalia, la compagnia di bandiera italiana, proposti in occasione dei viaggi dei Papi in pellegrinaggio nel mondo, come quello di Paolo VI di ritorno dal Sud Africa nel 1969, o quelli di Giovanni Paolo II a Lourdes, in Polonia, in Terra Santa e negli Stati Baltici.
Un menu dedicato ad Enzo Ferrari.
Un menu all’Eliseo per l’ex presidente della Repubblica Segni.
Di grande respiro, poi, e variopinti, i menu dei grandi avvenimenti e famosi personaggi italiani festeggiati all’estero, dei grandi alberghi, dei transatlantici italiani, dell’Alitalia, dei grandi artisti, dei militari (per citarne due, Guglielmo Marconi ed Enzo Ferrari).
Infine, un grande risalto viene dato ai “Magnifici del presidente dell’Accademia”, dove compaiono i menu dei più noti e migliori ristoranti d’Italia, che hanno ottenuto il gradimento dell’associazione.
Clara Scaglioni