Se facciamo un’analisi attenta dei consumi alimentari ci accorgiamo da subito che i consumi nazionali sono plafonati, che quind
È un avvenimento importante ed al tempo stesso determinante per il comparto, che al momento sta vivendo una preoccupante fase di crisi economica caratterizzata da mancanza di risultati e da scarse prospettive future. Solo con la corretta applicazione di una nuova politica di Distretto, e non di campanilismi, si può pensare ad una seria svolta
Se facciamo un’analisi attenta dei consumi alimentari ci accorgiamo da subito che i consumi nazionali sono plafonati, che quindi non possono più crescere, e anzi stanno denunciando una flessione più o meno accentuata a seconda del genere di prodotto. Non a caso rileviamo nel campo ortofrutta delle cadute con due cifre. Per proteggerci si impongono scelte strategiche precise e definite:
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la produzione deve essere di qualità e mirata alle evoluzioni ed all’assorbimento dei mercati. Il mercato nazionale non dico vada abbandonato, ma dev’essere gestito, mentre va sicuramente potenziata l’attenzione ai mercati esteri o meglio ai mercati dei Paesi Terzi. Credo sia importante al riguardo rilevare che il food rappresenta con i suoi 21 miliardi di euro la voce più significativa del nostro paniere. Non sono moda e abbigliamento gli ambasciatori del made in Italy perché si fermano a 13 miliardi di euro su un complessivo nazionale 2006 di oltre 100 miliardi di euro di export. In queste vendite all’estero non partiamo avvantaggiati perché la distribuzione italiana, fuori dai confini nazionali, è inesistente e quindi ci scontriamo con il nazionalismo più o meno esasperato dei francesi e degli americani che sono leader mondiali della distribuzione Gdo e Do. I nostri territori, Langhirano in primis, avranno un futuro economico certo solo se sapranno recuperare il famoso triangolo “francese” territorio–prodotto–uomo, privilegiando non il prodotto, non l’uomo, bensì il territorio. Solo così facendo avremo la certezza di avere e distribuire ricchezza. Fare un prodotto buono non è più sufficiente. In questo Distretto siamo bravi a fare della cosa più complicata un prodotto semplice: il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano. Ma non siamo bravi a comunicare. Questa è la nostra non attitudine, per cui rischiamo che prodotti più facili da realizzare (come per esempio il prosciutto di Parma fatto in Canada ed il Regianito fatto in Argentina) grazie ad una migliore comunicazione diventino i nostri competitor su mercati importanti quali quello nordamericano, giapponese e australiano. Tutto ciò deve condurci ad una riflessione profonda: il nostro plus non è il prodotto, che con l’aiuto della chimica e della farmacia si può fare in Paesi diversi (non a caso il prodotto più venduto al mondo, la Coca-Cola, è stato inventato da un farmacista), non è l’uomo inteso come sviluppo tecnologico, sono le tecnologie prodotte dal territorio il nostro vanto ed hanno rappresentato e — ne sono certo — rappresenteranno un supporto di grandissimo valore. Le aziende che producono tecnologie le propongono al mercato e, quando sono valide, e nel nostro caso lo sono, il mercato giustamente le fa sue e noi non possiamo chiedere alle aziende di non vendere ma dobbiamo essere contenti perché così facendo contribuiscono al benessere sociale ed economico del territorio. Siamo arrivati al territorio, al nostro stile di vita, alla nostra vocazione di fare arte, di essere artisti nella produzione del food, nessuno fuori dal confine fisico geografico di questo neonato distretto può fare, comunicare e vendere questo. La nostra orografia, la nostra cultura hanno un grande valore e lo dobbiamo comunicare, diversamente assisteremo presto ad una delocalizzazione produttiva in funzione logistico-distributiva o peggio ancora in funzione dei minori costi produttivi e sarebbe la fine per questa area, e non meravigliamoci se questo dovesse accadere, nessuno cinque anni fa avrebbe previsto di fare l’olio extra-vergine di oliva in Arabia Saudita mentre oggi questo accade: la famiglia reale ha una azienda agricola di 35 km2, ha fatto impiantare 600.000 ulivi ed ora l’olio d’oliva si può produrre anche in questo Paese. Verrebbe da chiedersi con quali caratteristiche. All’esame olfattivo, che è il più importante per l’olio d’oliva, non ci sono differenze con quanto prodotto in Italia dalla stessa ditta. La nostra ricchezza è il territorio al quale potremo abbinare i prodotti intesi in senso lato come risultati di processi economici: dalla tecnologia al food.
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Il Distretto dovrà educarci a pensare in modo diverso più sinergico e meno individuale, affrontare i mercati lontani non è semplice, è oneroso, per cui forme nuove di aggregazione diventano sempre più indispensabili come diventa indispensabile che la promozione del territorio e dei suoi prodotti sia fatta in modo sinergico dagli enti del territorio e dalle aziende. Per chi frequenta le fiere internazionali è squallido vedere che la presenza delle Camere di Commercio in alcune occasioni supera il numero degli espositori Italiani: un esempio il Summer Fancy Food di New York. Questo significa che si premiano le occasioni di fare turismo a scapito e a danno di chi vorrebbe che quegli stessi denari venissero spesi per scouting od analisi con il fine vero di fare marketing territoriale. Credo che attraverso queste nuove strutture economiche che sono i Distretti si debba porre fine alla richiesta spasmodica di visibilità dei vari soggetti politici che a vario titolo hanno frequentato a nostre spese i mercati producendo, in termini economici, zero.
Il Prosciutto di Parma Dop, il Parmigiano Reggiano Dop e il Salame Felino Igp sono alcuni dei prodotti (assieme ad altri e non solo di salumeria, come ad esempio il vino) che il Distretto si propone di valorizzare.
Siamo certi che soli, anche se più dimessi, sapremo fare meglio e soprattutto grazie a ciò che contraddistingue e differenzia il produttore dal politico: la voglia di raggiungere risultati che a volte va oltre l’interesse del singolo.
Mission
Valorizzazione del prodotto agroalimentare tipico Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano e delle attività tipiche locali.
Questa definizione include pertanto, oltre alle comuni aziende di produzione e prima trasformazione di prodotti agricoli e zootecnici tipici, una serie di attività del settore secondario e terziario che contribuiscono a valorizzare e a creare valore aggiunto al prodotto agroalimentare tipico, soprattutto in termini di qualità percepita e valorizzazione nell’occasione d’uso.
In queste attività vanno inserite le attività agricole integrate con forme di turismo enogastronomico.
Localizzazione
18 comuni intesi come area tipica per la produzione del Prosciutto di Parma e di altri prodotti leader dell’economia di distretto.
Il sistema delineato è un sistema produttivo plurisettoriale, che va considerato come fattore di forza dell’aerea a grande valenza strategica futura.
Viene logico chiedersi perché parlare di plurisettorialità di fronte ad un distretto caratterizzato dal prodotto prosciutto in senso lato e Prosciutto di Parma in senso mirato. Abbiamo già assistito in passato a stravolgimenti economico produttivi, basti pensare alla progressiva diversificazione del comparto conserve vegetali che nel periodo degli anni tra il 1950 e il 1960 era leader nella economia provinciale. Oggi un dato è certo: non esistono più ciminiere espressione delle vecchie e romantiche fabbriche del pomodoro, perché così venivano qualificate.
Il settore si è impoverito ed è ora relegato ad un ruolo meno importante concentrato in meno di dieci unità produttive significative nell’ambito dell’intera provincia di Parma, mentre in passato era strategico nell’area di questo distretto in quanto rappresentava la maggior fonte di assorbimento di manodopera despecializzata femminile.
Soggetti economici
I primi soggetti economici del Distretto sono le aziende di trasformazione e stagionatura carni suine nonché le attività del secondario e del terziario legate alla trasformazione del prodotto, al suo confezionamento nonché alla sua promozione e distribuzione sul mercato dei consumi comunitario ed extracomunitario.
Altri soggetti interessati sono tutte le componenti politiche economiche del territorio.
In futuro grande importanza e valenza acquisteranno le attività di supporto alla comunicazione ed al marketing di prodotto, oggi come oggi indispensabile supporto senza il quale non si può pensare di crescere e di crescere in termini quantitativi e di successo, non solo percentuali (va rilevato che anche i termini rigorosamente statistici nel breve termine non sono mai l’espressione di una crescita economica o di una produzione di ricchezza certa).
Tipologia di prodotto
Prosciutto di Parma Dop, Parmigiano Reggiano Dop, Salame Felino Igp, prodotti della salumeria in genere e vini dei colli di Parma Dop.
Punti di forza e punti di debolezza
Se la globalizzazione porta inevitabilmente con sé un aumento del clima competitivo ed un rischio di standardizzazione della qualità dei prodotti tipici, e se si assume la competizione come variabile imprescindibile di valutazione delle dinamiche di sviluppo locale occorre prendere atto di una grande trasformazione in atto.
La globalizzazione oggi non è più giocata solo come competizione tra imprese per dimensione, densità e concentrazione di funzioni produttive, ma anche fra “sistemi a rete” organizzati in forma flessibile e variabile.
Di conseguenza la competizione diventa la diversa capacità dei sistemi locali di combinare ed organizzare le opportunità economiche e le risorse sociali, in vista del posizionamento più vantaggioso nei processi di riorganizzazione territoriale.
L’economia globale premia le differenze rispetto alla standardizzazione, premia quelle eccellenze che sono in grado di portare valore aggiunto alle reti locali.
Va ricordato che non è il locale, in quanto tale, che viene trovarsi fuori mercato, ma il locale che non lega la sua identità ad una proposta forte di contenuti qualitativi oggettivi e caratterizzata dalle eccellenze esprimibili dal territorio. L’equazione più corretta, più spendibile, più vendibile è quindi rappresentata dal binomio prodotto-qualità della vita, dove questa deve essere intesa come territorio, storia, tradizione e cultura.
Va ricordato che l’internazionalizzazione può rappresentare un formidabile fattore di potenziamento dell’economia locale se questa si organizza in modo da rendere visibile la sua differenza specifica (nella qualità dei suoi prodotti, nella sicurezza alimentare che esprimono, nella flessibilità del servizio, nel servizio al cliente) e nel ricercare i potenziali clienti che sono in grado di apprezzarla – e che non devono rappresentare solo il consumo di nicchia ma di fasce sempre più vaste.
In questa fase un ruolo determinante sarà svolto dalla comunicazione tesa ad un marketing mirato del territorio. Gli elementi di forza del territorio sono:
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l’ambiente (non a caso come Comune di Langhirano e come Comunità Montana Parma-Est ci siamo impegnati ed abbiamo ottenuto la Certificazione ISO 14001 e stiamo per ottenere anche la Registrazione EMAS);
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i percorsi enogastronomici oggi tanto di moda e in grado, se correttamente gestiti, di portare notevole flusso turistico sull’area del distretto.
Se la pluritematicità dei prodotti espressi unita alla frammentazione del comparto produttivo sono stati in passato occasione di produzione e distribuzione di ricchezza, ora sono fonte di criticità e frammentazione nelle politiche economiche locali.
Appare evidente come questo processo di frammentazione dell’identità locale costituisca un elemento di debolezza dell’area anche a causa della scarsa integrazione tra soggetti economici privati e decisori istituzionali.
L’identificazione di queste problematiche richiede ai soggetti istituzionali una revisione delle politiche attraverso il coinvolgimento pieno e puntuale degli operatori economici locali, dei privati cittadini, dei consorzi di tutela, delle associazioni di categoria e degli altri attori delle politiche economiche e sociali quali il mondo del terziario e del commercio per troppo tempo lontani dalla politica economica locale.
Il primo risultato di questo nuovo corso è rappresentato dalla sottoscrizione da parte di tutti i Comuni del territorio di un protocollo d’intesa ratificato poi dal Consiglio della Provincia di Parma che di fatto ne ha sancito la costituzione.
Credo che una affermazione forte alla fine di questa macroanalisi vada fatta: con il Distretto verso un futuro certo, senza il distretto il rischio dell’instaurarsi di un processo di crisi economica e sociale di lungo periodo di cui sono solo ipotizzabili i riflessi gravi, rappresentati da aziende che chiudono e da conseguenti fenomeni non meno pesanti di sottoccupazione e di disoccupazione.
Sono convinto che il distretto agro-industriale del prosciutto, unitamente al distretto turistico governato dalla Comunità Montana Parma-Est, rappresentino i nuovi strumenti di governo del territorio e della politica economica ad esso afferente in funzione di un risveglio-economico produttivo per le nuove prossime 15 generazioni.
Vincenzo Dieci
Assessore Attività Produttive
Comune di Langhirano (PR)