Recenti studi sul notidano grigio o capopiatto Hexanchus griseus

Una recente iniziata nel 2000 ha permesso di ampliare le conoscenze sulla biologia dei capopiatti nel Mediterraneo, in particolare in Sicilia Nord-Orientale, comprendendo il Tirreno Sudorientale, da Capo d’Orlando allo Stretto di Messina fino a Taormina

di De Maddalena A.
Il genere Hexanchus Rafinesque, 1810 (Ordine Hexanchiformes, famiglia He-xanchidae) include due specie, il capopiatto o notidan

 

Alessandro De Maddalena

 

Il genere Hexanchus Rafinesque, 1810 (Ordine Hexanchiformes, famiglia Hexanchidae) include due specie, il capopiatto o notidano grigio, Hexanchus griseus (Bonnaterre, 1788) e il notidano dagli occhi grandi, Hexanchus nakamurai, Teng, 1962.

Entrambe le specie vivono nel Mare Mediterraneo, ma mentre H. nakamurai è assai raro, tanto che la sua presenza in acque italiane non è mai stata confermata con certezza, al contrario, H. griseus è uno degli elasmobranchi più comuni nel Mediterraneo. H. griseus in inglese è detto bluntnose sixgill shark, in francese requin griset, in spagnolo cañabota.

È immediatamente riconoscibile per avere sei paia di fessure branchiali, un’unica pinna dorsale posta in posizione assai arretrata ed un peduncolo caudale breve.

Più in dettaglio, la morfologia di questa specie è la seguente: le fessure branchiali sono tutte poste anteriormente all’origine della pinna pettorale e le prime sono più lunghe delle seguenti. L’unica pinna dorsale, moderatamente grande, ha l’origine posta in corrispondenza della parte posteriore delle pinne pelviche. Le pinne pettorali sono moderatamente lunghe ma ampie. Il lobo superiore della pinna caudale è notevolmente allungato, mentre l’inferiore è corto. La lunghezza del peduncolo caudale è uguale o leggermente maggiore alla lunghezza della base della pinna dorsale. Il corpo è assai massiccio, la testa è ampia, arrotondata in vista dorso-ventrale. La bocca è eccezionalmente ampia e lunga. Gli occhi sono grandi. Gli spiracoli sono piccoli.

Per quanto riguarda la colorazione, la parte superiore è grigio chiara, grigio scura, bianca, marrone o giallo ocra, e più chiara lungo la linea laterale; la parte inferiore è leggermente più chiara della parte superiore o anche biancastra, ad eccezione della regione branchiale, che mostra una colorazione scura con margini frastagliati.

A volte i margini posteriori delle pinne sono bianchi. Un’area bianca è presente in corrispondenza dell’ascella della pinna pettorale.

La superficie inferiore della pinna pettorale ha la stessa colorazione scura della superficie superiore, eccetto alla base, che è grigio-biancastra. Gli occhi sono di un verde fluorescente.

La colorazione è di norma più chiara negli esemplari giovani. I denti sono particolarmente caratteristici: i superiori sono stretti ed appuntiti con una cuspide principale e con 0-3 cuspidi secondarie a seconda della posizione del dente, mentre gli inferiori sono molto più grandi, con forma a pettine, aventi fino a 11 cuspidi secondarie. Raggiunge una lunghezza accertata di almeno 482 cm ma, come si vedrà più oltre, si stima che possa arrivare sino a quasi 600 cm. Alla nascita misura 56-70 cm. I maschi raggiungono la maturità sessuale a 300-350 cm e le femmine a 300-482 cm.

Lo sviluppo embrionale è di tipo viviparo aplacentale. Le figliate sono costituite da un numero di piccoli variabile da un minimo di 22 a un massimo di 108.

La dieta del notidano grigio è costituita da pesci cartilaginei, pesci ossei, cefalopodi, gasteropodi, crostacei, mammiferi marini, ricci di mare e carcasse. La dieta varia comunque a seconda dell’età e dell’area geografica. Il capopiatto va a caccia delle sue prede prevalentemente di notte.

Frequenta soprattutto le zone profonde, ed è prevalentemente bentonico, delle acque delle piattaforme continentali ed insulari e della parte superiore delle scarpate, a profondità che vanno da 0 fino ad almeno 2500 m.

Gli esemplari giovani si rinvengono in acque più basse rispetto agli adulti.

Oltre che nel Mare Mediterraneo è diffuso anche negli Oceani Atlantico, Pacifico e Indiano.

Malgrado le grandi dimensioni e una notevole versatilità nell’alimentazione, non è pericoloso per l’uomo.

Naturalmente deve comunque essere trattato con grande cautela.

Una recente ricerca, iniziata nel 2000, ha permesso di ampliare le nostre conoscenze sulla biologia dei capopiatti che vivono nel Mediterraneo, in particolare nelle acque della Sicilia Nord-Orientale, comprendendo il Tirreno Sud-Orientale, da Capo d’Orlando allo Stretto di Messina, e lo Ionio Nord-Occidentale, sino a Taormina.

 

Capopiatto

Una rarissima immagine subacquea di un notidano grigio o capopiatto (Hexanchus griseus) in acque mediterranee, fotografato a 750 m di profondità (foto riprodotta per gentile concessione di E. Gilat e A. Gelman).

 

Lo studio è stato compiuto attraverso l’esame di 37 esemplari catturati in operazioni di pesca commerciale.

Sono stati raccolti i seguenti dati: lunghezza, peso, sesso, contenuto stomacale, attrezzo di cattura, esca, profondità, luogo e data della cattura. Sono, inoltre, state effettuate osservazioni sui parassiti dei capopiatti.

Gli esemplari avevano una lunghezza compresa tra 182 e 500-600 cm. Un esemplare pescato nel dicembre 2000 nello Stretto di Messina, di lunghezza totale stimata tra 5 e 6 metri, sembrerebbe essere il più grande mai registrato per questa specie.

L’analisi dei contenuti stomacali è stata eseguita su 23 esemplari, rinvenendo teleostei (60,87% degli stomaci esaminati), elasmobranchi (4,35%), crostacei decapodi (8,70%), molluschi cefalopodi (13,04%), echinodermi (4,35%) e resti non identificati (39,13%). I pesci ossei rappresentano quindi l’elemento fondamentale nella dieta dei notidani grigi in acque italiane, dalle piccole sardine (Sardina pilchardus) ai grandi pesci spada (Xiphias gladius) e pesci sciabola (Lepidopus caudatus).

Non sempre i capopiatti si nutrono di animali vivi, alimentandosi spesso di pesci presi all’amo, soprattutto delle vittime dei palangari, anche di grandi dimensioni come i pesci spada.

Si è osservato un rapporto tra i sessi pari a 1:1.69=maschi:femmine (cioè, ogni 100 maschi ci sono 169 femmine, Ndr). Questa dominanza numerica suggerisce una forma di segregazione sessuale.

Solo due esemplari sembravano essere sessualmente maturi.

Nessun neonato, né femmine gravide sono stati registrati nel corso di questo studio.

Ferite provocate dai denti di uno o più maschi durante il corteggiamento o l’accoppiamento, sono state osservate sul corpo di una femmina.

Si è evidenziato che il capopiatto mostra forti variazioni nella colorazione, solitamente con un’elevata quantità di macchie nere nella cavità orale.

I notidani grigi sono stati catturati più spesso nei periodi marzo-aprile, luglio-agosto e ottobre-dicembre, ma sembrano essere presente nell’area di studio durante tutto l’anno. Gli esemplari sono stati catturati in acque di profondità compresa tra 40 e 250 m (più spesso al di sotto di 90 m).

Due degli squali esaminati ospitavano copepodi ectoparassiti, identificati come Lepeophtheirus salmonis (Copepoda, Caligidae).

La maggior parte dei notidani grigi vengono pescati come catture accessorie, ma in alcune località della costa siciliana, come Torre Faro e Palermo, esiste una pesca mirata a tale specie.

Gli attrezzi da pesca usati sono palangari di fondo, palangari pelagici, tramagli e reti da posta.

Sebbene il valore commerciale di questi animali sia modesto, a seguito della vertiginosa diminuzione delle popolazioni di pesci ossei, i pescatori hanno rivolto sempre maggiore attenzione ai capopiatti.

Di conseguenza, anche i notidani grigi hanno, in breve, subito una netta diminuzione, che andrà con ogni probabilità ad aggravarsi nel giro di pochi anni.

Le carni di capopiatto sono particolarmente apprezzate in Sicilia, sotto il nome di “pesce vacca”, per cui gli esemplari catturati sono per lo più consumati localmente.

Anche in acque nostrane il notidano grigio si è dimostrato una specie inoffensiva, evitando il contatto con i bagnanti ed avvicinandosi solo occasionalmente ai subacquei senza mostrare alcun comportamento aggressivo.

Dott. Alessandro De Maddalena

Presidente della Società

Ittiologica Italiana

Curatore della Banca Dati

Italiana Squalo Bianco

Membro del Gruppo Mediterraneo di Ricerca sugli Squali

 

Bibliografia

Barrull J. – Mate I., (2002), Tiburones del Mediterráneo. Librerìa El Setciències, Arenys de Mar, 292 pp.

Capapé C. – Hemida F. – Guélorget O. – Barrull J. – Mate I. – Ben Souissi J. – Bradaï M.N., (2004), Reproductive biology of the bluntnose sixgill shark Hexanchus griseus ( Bonnaterre, 1788) (Chondrichthyes: Hexanchidae) from the Mediterranean Sea: a review. Acta Adriatica, 45(1): 95-106.

Celona A. – De Maddalena A. – Romeo T., (2005), Bluntnose sixgill shark, Hexanchus griseus (Bonnaterre, 1788), in the eastern north Sicilian waters. Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia, 56: 137-151.

De Maddalena A., (2001), Squali delle acque italiane. Guida sintetica al riconoscimento. Ireco, Formello, 72 pp.

De Maddalena A. – Bänsch H., (2005), Haie im Mittelmeer. Franckh-Kosmos Verlags-GmbH & Co., Stuttgart, 240 pp.

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Alessandro De Maddalena Capopiatto