Fioriture di Ostreopsis ovata e presenza di biotossine su molluschi: i controlli effettuati nel litorale apuano

di Faiman L. , Ingle E. , Lanni L. , Pedata M.
Abbiamo provato a chiedere ad alcune persone cosa fosse la ciguatera

 

Abbiamo provato a chiedere ad alcune persone cosa fosse la ciguatera. Ebbene, qualcuno ha risposto che si tratterebbe di un ballo sudamericano da fare con un casco di frutti tropicali sulla testa, altri un vestito esquimese da indossare nella stagione calda del polo, altri ancora l’hanno identificata con un piatto a base di carne o pesce molto piccante o con una farfalla in via di estinzione che si troverebbe solo nella foresta amazzonica. Purtroppo niente di tutto questo: la ciguatera è una forma di intossicazione causata dal consumo di pesci tropicali e subtropicali che hanno accumulato delle tossine naturali attraverso la loro alimentazione. È noto che le tossine si originano da diverse alghe dinoflagellate. Allora perché, da qualche tempo, se ne comincia a parlare anche in Italia? Bèh, dato che il pesce rappresenta il prodotto più globalizzato che c’è, non solo perché “portato”, ma perché attraverso il mare “può muoversi praticamente in tutto il mondo”, non è fuori luogo pensare che qualche prodotto ittico, magari etichettato, possa venire da mari lontani, dove, a nostra insaputa, si possono formare queste tossine. Ma a dire la verità oggi si parla di ciguatera perché certe alghe si trovano già nei nostri mari, dalla Liguria al litorale toscano di fronte a Massa Carrara, fino agli avvistamenti del Golfo di Gaeta. Allora abbiamo ritenuto opportuno pubblicare il seguente contributo per fare un po’ di chiarezza sulla questione e per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento in modo che, senza creare inopportuni allarmismi, si possa comprendere meglio il fenomeno, cercando di fare il possibile per prevenirlo, prima di giungere a fronteggiare le fasi critiche di emergenza, dove tutto diventa più difficile.

Maurizio Dell’Agnello

 

Introduzione

I molluschi bivalvi, oltre ad essere veicolo per la trasmissione di diverse malattie d’origine batterica e/o virale, sempre più spesso sono chiamati in causa come fonte di possibili intossicazioni da biotossine algali nell’uomo. Le principali intossicazioni umane, associate al consumo di molluschi contaminati, vengono classificate in base alla sintomatologia che le diverse da biotossine sono in grado di determinare:

  • PSP (Paralytic Shellfish Poisoning ) che determinano una sindrome paralitica;
  • DSP (Diarrhetic Shellfish Poisoning ) che determinano una sindrome diarroica;
  • ASP (Amnesic Shellfish Poisoning ) che determinano una sindrome amnesica;
  • NSP (Neurotoxic Shellfish Poisoning ) che determinano una sindrome neurotossica.

Le alghe che più frequentemente sono chiamate in causa per la produzione di tossine appartengono ai generi Dinophysis spp. , Alexandrinum spp. e Pseudo-Nitzschia spp. , che si riproducono in condizioni di temperatura relativamente elevata e con buona disponibilità di azoto e fosforo.

Sebbene non siano stati ancora chiariti né il meccanismo né le condizioni ambientali che inducono la produzione di tossine, queste ultime tendono ad accumularsi nei molluschi filtratori che appunto si nutrono utilizzando il fitoplancton presente nell’ambiente.

La presenza delle tossine nei molluschi assume grossa rilevanza dal punto di vista igienico-sanitario anche in ragione del fatto che microalghe (spesso anche specie prima sconosciute nel Mediterraneo), potenzialmente tossiche, sono segnalate sempre più frequentemente in diverse aree geografiche. Le acque di zavorra e le carene delle navi possono veicolare specie di microalghe anche da aree geografiche molto lontane (es. esotiche) ed inoltre la pratica, ormai usuale, del trasferimento di molluschi vivi da un allevamento all’altro o da un’area marina ad un’altra, può contribuire alla diffusione nei nostri mari di specie non autoctone.

Oltre alle citate alghe e tossine, la cui presenza viene monitorata nell’ambito dei piani di sorveglianza che le ASL attuano per classificare e monitorare le acque destinate alla raccolta e all’allevamento dei molluschi, negli ultimi anni non sono state infrequenti le segnalazione della presenza di altre specie potenzialmente tossiche. Fra queste bisogna considerare l’Ostreopsis ovata che, in più occasioni, è stata ritrovata lungo le coste di diverse regioni italiane (segnalazioni in Puglia, Sicilia, Toscana, Liguria).

L’Ostreopsis , appartenente alla famiglia delle dinoficee, è un genere che predilige le temperature elevate e la luce; per questa ragione si sviluppa soprattutto in ambito costiero nei primi metri d’acqua dalla riva.

L’elevata concentrazione di sali di azoto e fosforo è inoltre condizione necessaria per il manifestarsi di fioriture algali.

Il genere Ostreopsis è costituito da diverse specie che producono tossine termostabili responsabili principalmente di una neurointossicazione da ciguaterotossina che può causare moria di pesci e invertebrati; nell’uomo i sintomi dell’intossicazione sono caratterizzati da vertigini, febbre, dilatazione delle pupille, tosse, irritazione delle vie respiratorie e dissenteria.

Le tossine che possono derivare dalla O. ovata , pur appartenendo al gruppo della ciguateratossina, sembra abbiano un effetto tossico limitato ad altri animali marini; in letteratura, infatti, non vengono riportati casi di intossicazione per l’uomo. Le segnalazioni di casi di intossicazione di bagnanti avvenuta in Liguria nell’estate scorsa, peraltro non a seguito di ingestione di molluschi, ma semplicemente per aerosol, ha riaperto il problema sui possibili rischi per la salute pubblica. Le ASL della regione Toscana si sono pertanto attivate al fine di intensificare i controlli anche in aree non ancora classificate, dove sono presenti banchi naturali di molluschi bivalvi.

Nel presente lavoro vengono riportati i risultati delle analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana (Laboratorio di Ittiopatologia e Acquacoltura del Dipartimento territoriale di Pisa; Reparto di Ittiopatologia Acquacoltura e Apicoltura della sede di Roma) su campioni di acqua e molluschi prelevati lungo il litorale apuano ad opera della Unità Funzionale Sanità Pubblica Veterinaria della ASL 1 di Massa e Carrara Zona Apuane.

 

Materiali e metodi

La zona di interesse, ai fini del campionamento, si estende per circa 13 km sul litorale della provincia di Massa Carrara; in tale area sono stati scelti 7 punti di prelievo ritenuti a più elevato rischio in quanto sono presenti “barriere frangiflutti” che limitano notevolmente il naturale ricambio idrico (Fig. 1 ). In detti punti sono stati prelevati campioni di acqua e molluschi (mitili) da banchi naturali:

  • i campioni di acqua, opportunamente fissati in formalina, sono stati posti in cilindri di sedimentazione e successivamente analizzati al microscopio, per identificare ed enumerare il fitoplancton potenzialmente tossico;
  • tutti i campioni di molluschi sono stati analizzati con metodi immono-enzimatici (E.L.I.S.A) per la determinazione della saxitossina e dell’acido okadaico;
  • i campioni risultati negativi sia per la presenza fitoplancton potenzialmente tossico che per i valori di assorbanza ottenuti dallo screening con la metodica E.L.I.S.A sono stati considerati negativi e senza necessità di effettuare ulteriori indagini di laboratorio;
  • sui campioni risultati positivi per la presenza fitoplancton potenzialmente tossico e/o con valori di assorbanza superiori a quelli degli standard di riferimento, sono stati saggiati mediante prova biologica (mouse-test ) quale metodo di riferimento ufficiale per svelare la presenza di tutte le classi tossine riconducibili a molecole paralitiche (PSP) e diarroiche (DSP); tali prove di laboratorio prevedono l’inoculo di estratti, acidi o lipidici in topi di 18-20 g come indicato nel DM del 16-5-2002 “Tenori massimi e metodiche di analisi delle biotossine algali nei molluschi bivalvi vivi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini” in GU 16 luglio 2002, n. 165.

 

Risultati

La presenza di O. ovata è stata rilevata in cinque punti di prelievo su sette; le stazioni risultate negative si collocano agli estremi nord (La Madonnina) e sud (Sporting club) dell’area di interesse per il monitoraggio; la concentrazione di cellule per litro variava da poco meno di 400, fino a circa 8.000 (Tab. 1 ).

 

Tabella 1

 

Le prove condotte con metodi immunoenzimatici (Tab. 2 ) sui molluschi prelevati nei medesimi punti di campionamento (contemporaneamente all’acqua), hanno evidenziato concentrazioni di saxitossina sempre inferiori al limite di legge (DLgs 530/92) pari a 800 µg/kg di parte edibile.

 

Tabella 2

 

Il test E.L.I.S.A. per l’acido okadaico, che per legge deve essere inferiore a 160 µg equivalenti per kg di peso equivalente, è risultato negativo (inferiore alla rilevabilità del metodo) in sei casi su sette, mentre in un solo caso (Colonia Facis ) ha rilevato una concentrazione superiore a quella dello standard a concentrazione più bassa.

I risultati ottenuti con mouse-test (Tab. 3 ) non mostrano alcun campione positivo per le PSP, mentre mettono in evidenza tre campioni positivi per le DPS corrispondenti ai prelievi effettuati nei seguenti punti: Colonia Facis, Colonia Torino e Colonia Fiat.

 

Tabella 3

 

I campioni corrispondenti ai punti La Madonnina e Sporting club non sono stati sottoposti al mouse-test in quanto nei campioni di acqua non è stata rilevata la presenza di fitoplancton potenzialmente tossico e i test immunoenzimatici nei molluschi hanno dato esito negativo. Nella Tabella 4 vengono raggruppati tutti i risultati ottenuti dalle analisi effettuate; in particolare si evidenzia la presenza di O. ovata in cinque punti di campionamento, con una massima concentrazione di cellule per litro nei punti Pontile Massa Nord e Pontile Massa Sud.

 

Tabella 4

 

In tali casi, però, l’elevata concentrazione di fitoplancton potenzialmente tossico non si associa alla presenza di tossine in molluschi. Al contrario, ad una concentrazione di fitoplancton tossico inferiore (rilevata nei punti Colonia Fiat, Colonia Facis, e Colonia Torino) è stata rilevata anche la presenza di biotossine algali liposolubili nei molluschi.

Gli unici punti in cui non è stata rilevata la presenza né di biotossine algali né di fitoplancton tossico sono i punti di campionamento La Madonnina e Sporting club.

 

Conlusioni

Le indagini effettuate hanno confermato la presenza di O. ovata anche lungo il litorale apuano, in accordo con quanto rilevato dall’ARPAT negli anni scorsi quando, associate alla fioritura algale, sono state evidenziate anche morie di molluschi gasteropodi ( Patella coerulea ) e di echinodermi ( Paracentrotus lividus ): le prime si staccavano dal substrato roccioso, i secondi manifestavano una evidente perdita di aculei. Anche nell’estate scorsa sono stati rilevati segni di sofferenza nei medesimi animali, ma non si dispone di dati quantitativi e di soggetti su cui effettuare specifiche indagini.

I dati analitici derivanti dal materiale raccolto dalla ASL hanno consentito di identificare l’alga e di misurarne la concentrazione, nonché di escludere, almeno con i metodi immunoenzimatici, la presenza di Saxitosssina e acido okadaico a livelli tali da determinare una tossicità per l’uomo. Non è stato, però, possibile effettuare indagini specifiche mirate all’identificazione di Ciguatera, tossina che, in teoria, potrebbe essere prodotta dall’Ostreopsis . D’altro canto, i mouse test , positivi in tre casi su sette, hanno evidenziato un effetto tossico in presenza dell’alga.

Occorre anche sottolineare che le prove, mediante test immuno-enzimatici per le biotossine algali liposolubili, devono essere condotte con la consapevolezza che l’eventuale rilevamento sia riferibile al solo acido okadaico, come viene evidenziato nei risultati ottenuti dai campionamenti in prossimità dei punti Colonia Fiat e Colonia Torino.

Alla luce di quanto ottenuto si ritiene pertanto necessaria un’oculata pianificazione del monitoraggio costiero anche per i prossimi periodi con eventuale intensificazione dei campionamenti nei periodi in cui è ipotizzabile una fioritura algale e contemporaneamente affinare i metodi di indagine affinché possano essere identificate le specifiche tossine.

L. Faiman

ASL 1 MS Zona Apuane

E. Ingle

L. Lanni

M. Pedata

Ist. Zooprofilattico Speriment. delle Regioni Lazio e Toscana

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